Archivi giornalieri: 14 gennaio 2018

Disegna la tua storia – La noia

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Da questa immagine sul sito di Michele Scarparo è nata questa storia.

(Guttuso) Figura, tavola e balcone

 

Non si poteva dire che l’allegria regnasse nell’abitazione di Piera. Tutt’altro. Peppe, il compagno quando era in casa, passava il suo tempo a leggere il quotidiano sportivo e a malapena rispondeva ai suoi vaghi accenni di conversazione. Solo qualche grugnito e delle occhiate di sbieco per essere stato disturbato. A lei non restava altro che rifugiarsi in camera a dormire.

Un tempo non era così. Almeno all’inizio.

Si erano conosciuti casualmente al bar. Lei era entrata per prendere un caffè e soddisfare un bisogno corporale urgente. Lui leggeva il quotidiano sportivo seduto a un tavolo, mentre sorseggiava il solito spritz. Lo faceva tutti giorni quando usciva dal lavoro.

Peppe aveva alzato gli occhi nell’istante in cui Piera tornava dai servizi e le fece un sorriso, accennando un movimento col capo. La ragazza si fermò un attimo, incerta se rispondere oppure no. Il viso era sconosciuto ma emanava delle buone sensazioni. Andò al bancone dove l’aspettava il caffè ormai tiepido. “Non fa nulla” pensò Piera, mandando giù in unica sorsata quel liquido nero. In realtà era solo un pretesto per usare i servizi. Poi si volse verso il tavolo e incrociò nuovamente quegli occhi azzurri. Quel tardo pomeriggio non aveva alcun impegno né doveva fare la spesa. Era libera. Con passo sicuro, dopo aver pagato la consumazione, si diresse verso il tavolo, dove quel giovane aveva sorriso due volte.

«Ciao» disse Piera, ponendosi davanti.

Peppe abbassò il giornale, fece con viso una smorfia di sorpresa e valutò la ragazza. “Non è una tipa timida” pensò prima di rispondere.

«Ciao. Non mi pare di conoscerti» affermò con calma, accennando con la mano di accomodarsi sulla sedia di fianco a lui.

Piera mosse il capo per confermare che non lo conosceva, mentre si sedeva, accavallando le gambe con grazia.

«Piera» si presentò.

«Peppe» e allungò la mano.

Nessun imbarazzo da parte di Piera stringendola con vigore a sancire la loro conoscenza.

«Prendi qualcosa? Uno spritz? Un aperitivo?»

«Ho già consumato ma uno spritz lo bevo volentieri in tua compagnia».

Peppe fece segno al barista con due dita della mano bene in vista.

Piera ricordava con chiarezza quel pomeriggio inoltrato di maggio, perché da quel momento cominciarono a frequentarsi quasi tutti i giorni, dando l’avvio del loro sodalizio.

Dopo qualche tempo decisero che nessuno dei due si sarebbe trasferito nella casa dell’altro ma avrebbero preso in comune una nuova abitazione per vivere insieme.

I primi tempi furono esaltanti per entrambi ma presto prese il sopravvento della routine fatta di gesti abituali, scanditi da tempi pressoché regolari.

Alla mattina Piera si alzava prima perché alle sette e trenta doveva presentarsi alla biblioteca dove lavorava. Peppe poteva alzarsi mezz’ora più tardi, perché i suoi orari glielo consentivano. Alle sette di sera si trovavano al bar dove si erano visti la prima volta per lo spritz, per rincasare insiema. Lei andava in cucina, lui in salotto a leggere il giornale in attesa di mangiare. Il dopo cena non era molto vario. Anzi difficilmente c’erano variazioni. Lui finiva di leggere il giornale, le guardava la televisone se non era impegnata con lavatrice o qualche lavoro domestico.

Si faceva sesso solo alla domenica mattina alle otto prima della colazione. Una cosa veloce, quasi per obbligo, tanto per dire di averlo fatto. Nei primi tempi non c’erano orari o giornate fisse, si faceva e basta.

Insomma all’entusiasmo iniziale era subentrato la noia. Eppure avevano appena trent’anni.

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