Disegna la tua storia – immagine di Etiliyle – La siepe

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Da questa immagine di Etliyle nasce questo

https://etiliyle.files.wordpress.com/2017/12/20171109_162732.jpg?w=361&h=645

Un volo di gabbiani ondeggiava sopra la mia testa. Mi fermai a osservarli nelle loro evoluzioni. “Se ci sono, vuol dire che l’inverno è alle porte” mi dissi, riprendendo la passeggiata tra alberi semi spogli e una siepe di un bel colore rosso ruggine.

L’aria era frizzante ma quel sole di un giallo sbiadito riscaldava ancora. Volsi gli occhi verso il cielo, insolitamente limpido per il mese di novembre. Nebbie e nuvole non mancavano ma quest’anno erano meno presenti. Il gracchiare stridulo degli uccelli mi strappò un sorriso. Volteggiavano senza apparente fatica in voli circolari senza un battito di ali.

Al di là della siepe bassa si estendeva la campagna brulla e arata di recente. Loro sapevano che tra non molto avrebbero avuto mangime gratis a volontà, quando sarebbe cominciata la semina. Però a pensarci bene il tempo della semina era già scaduto da almeno un mese. Quindi non capivo il motivo di quel volare in circolo dei gabbiani.

Scossi la testa e ripresi la passeggiata, anche se continuavo a pensare agli uccelli che si muovevano sopra il campo. Era inutile sforzarsi. Se erano lì, un perché esisteva ma non ero in grado di sciogliere l’enigma. Incassai la testa nel giubbotto per ripararmi dal freddo che era diventato più pungente.

Quel viottolo di campagna in sterrato costeggiava i campi, mentre sullo sfondo non c’erano case ma solo alberi a fare da divisoria tra i vari appezzamenti. Un posto tranquillo per una camminata distensiva tra il silenzio della piana per l’assenza di qualsiasi attività umana. Un modo semplice per scaricare le tensioni di questi giorni, respirando a pieni polmoni l’aria tagliente del primo pomeriggio.

Su questo sentiero si avventuravano solo le macchine agricole e chi, come me, ama passeggiare nel silenzio per gustare il panorama e concentrarsi nei propri pensieri. In realtà non c’era molto da osservare: la calma piatta dei campi. I filari di pioppi, carpini e robinie quasi spogli. Le siepi basse di more che nascondevano la scolina. Però erano i pensieri che ricevevano il maggior impulsi dalla tranquillità della camminata.

Ragionavo su quello che era la mia esistenza, dove volevo arrivare. Erano riflessioni caotiche dove parole e immagini si mescolavano tra loro senza un filo logico che potesse unire il tutto. Mi chiedevo il motivo per il quale quello che scrivevo non funzionava. Le storie, lo stile, il tono narrativo non accalappiava l’attenzione del lettore. Ma come migliorarmi?

Mi fermai osservando un punto dell’orizzonte, immerso in una bolla che mi isolava dal mondo. “Penso troppo” mi dissi, riprendendo a camminare, “e questo non funziona nei miei manoscritti”.

Ero in un punto morto come nei disegni di un motore, belli da vedere ma impossibile da avviare.

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