Disegna la tua storia – un’immagine di Etiliyle – La fortezza

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Da una bella immagine di Etiliyle si può ricavare una breve storia.

https://etiliyle.files.wordpress.com/2017/12/20171206_115242739560607.jpg?w=363&h=647

La chiamavano fortezza. I venusiani l’avevano sempre citata affettuosamente così quel blocco che dominava la piana di Venusia. Si ergeva maestoso su un’altura che chiamarla collina faceva sorridere. Però per loro era la montagna, visto che tutto attorno era calma piatta e quel dosso che sporgeva dal terreno sembrava davvero un qualcosa di altissimo e impervio.

Per questo motivo cinque o forse sei secoli prima il principe, oppure era solo un conte oppure non era nessuno ma poco importa, aveva deciso di costruire la fortezza su quello sputo emerso dal terreno. Non c’era la necessità di fossati o ponti levatori bastava chiudere i pesanti portoni di legno e ferro per isolarsi dal mondo e difendersi dai nemici.

Però per gli abitanti del paese cresciuto ai suoi piedi era motivo d’orgoglio e di sicurezza la fortezza. Era un qualcosa che faceva parte di loro che si tramandava di anno in anno come un bene di famiglia.

Del famoso principe o pseudo tale non era rimasto nulla, nemmeno un lontano discendente e la fortezza era diventata un patrimonio di tutti i venusiani. Ogni abitante, dal neonato al vecchio prossimo a morire, era proprietario di qualche pietra grigia che costituiva la sua recinzione esterna.

Nei testamenti dei venusiani, come si poteva ben leggere nelle carte custodite dai notai, stava scritto “…ti lascio in eredità le seguenti pietre della fortezza: …” e seguiva l’elenco dettagliato delle sue proprietà murarie.

Quando nell’anno di grazia duemila c’era stata la necessità di rimetterlo in sesto, ogni cittadino, nessuno escluso, si era tassato in rapporto al numero di pietre possedute da ogni singolo clan. Ogni abitante si comportava da perfetto ‘umarell’. Come quei vecchietti che osservano i lavori stradali spesso in coppia, nella loro tipica posa: mani dietro la schiena, parlottano osservando le voragini e le gru in azione.

umarell

Foto tratta dal sito http://www.umarell.net

«Qualcuno che non abita a Venusia si domanderà chi sono gli umarell. Loro sono ovunque, anche fuori Venusia. Basta essere un po’ osservatori. Li potete trovare, dove è appena accaduto un incidente stradale. Ma anche assistere al litigio in un bus strapieno per un posto a sedere oppure in coda alla posta. Al supermercato… insomma in qualsiasi posto di Venusia come nel resto del mondo. Però l’autentico umarell adora guardare i lavori stradali. È quello che ama le ruspe, le gru, i cingolati in generale, le auto che eseguono manovre di parcheggio difficoltose, i negozi di ferramenta, le cantine, i garage e … È quello che tutti gli appaltatori pubblici temono. Sono loro che controllano l’avanzamento dei lavori, se rispettano le regole e sono pronti alla denuncia pubblica. Ma voi lettori, fate mente locale: dentro ognuno di noi alberga un po’ del umarell. L’importante è rendersene conto».

Con questo spirito i venusiani avevano eseguito il restauro della fortezza in tempi certi. Adesso era lì, bella e pulita che mostrava il suo splendore agli ignari turisti che per caso, e ce ne voleva di casualità per farne arrivare uno, passavano per Venusia.

E sì! Venusia era un posto magico, ignoto alla maggioranza della gente. Però chi era dotato d’immaginazione la raggiungeva senza fatica.

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  1. Esistono luoghi fantastici, per fortuna. Ora vado a rilassarmi in riva al mare, lontano, lontano, lontano, nel paese di Meraviglia. E scriverò sul mio taccuino osservando, di tanto in tanto, due unicorni e un grosso arcobaleno. Buona giornata.

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