Archivi giornalieri: 1 gennaio 2018

Disegna la tua storia – immagine di Waldprok – La casa nel bosco

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Questa è l’immagine di Waldprok

e questa è la storia

Vista da lontano sembrava la casa delle streghe ma da vicino era una casetta in legno semplice e ben tenuta che spiccava nel buio della notte.

Stava nel bosco di Venusia, che si estendeva per molti chilometri a nord del paese, in una radura lambita da un sentiero stretto e tortuoso. Vi abitava una donna, Gina, che la curava con amore.

Gina era rimasta vedova di Tino ma non aveva voluto lasciarla, quando era restata sola.

Tutte le mattine percorreva quel sentiero per andare a Venusia al mercato a comprare quello che l’orto e il forno a legna non poteva produrre.

Una passeggiata in silenzio di circa mezz’ora. Spesso una nuvola di vaghe forme di suoni e di colori la avvolgevano. Gina non aveva coscienza in quei frangenti di qualcosa che potesse assomigliare a un pensiero neppure lontanamente. Li accoglieva come era solito fare con i viandanti che passavano vicino alla sua casa. Senza storie e sempre col sorriso sulle labbra.

In una mattina di gennaio Gina percorreva quel sentiero tra i fumi della nebbia che si stava dissolvendo e un sole che appariva malaticcio tanto era pallido e pensava a qualcosa che aveva letto la sera precedente.

Capita talvolta che lo spirito umano in modo inconscio esamina, rifiuta o accetta gli eventi di qualunque natura essi siano. Tali attività avvengono perché le persone ignorano di possedere delle sfaccettature della propria personalità che si manifestano senza segni visibili all’esterno’.

Gina si fermò cercando di dare consistenza a quelle parole, di capire cosa si celasse dentro quel pensiero. In effetti riflettendo era una verità che come tale aveva assunto come un dogma, un segno del destino.

Qualche sera prima si era addormentata turbata e addolorata per la perdita di Molly, che era morta dopo averle tenuto compagnia per molti anni. Era un ciclo del destino che si era compiuto ma nonostante questo avvertiva un senso di disturbo del quale ignorava l’origine. Eppure il mattino seguente si era svegliata decisa d’imprimere alla sua vita una nuova direzione, mettendo alle spalle tutto quello che era stato.

“Ecco il senso di quella frase” si disse riprendendo il cammino. “L’operazione notturna di riflessione su quell’evento si è svolto a mia insaputa”.

Si strinse nel suo mantello e aumento l’andatura. Quel giorno voleva essere presto al mercato per evitare la ressa del mezzogiorno.

Arrivata a Venusia capì come far avvenire la svolta della sua vita. Doveva lasciare la casa nel bosco e trasferirsi in paese. Non poteva continuare a vivere da sola. Troppi rischi, perché isolata come era se le fosse successo qualcosa sarebbero passati giorni, mesi e forse anni prima che qualcuno verificasse il motivo del suo assentarsi.

Adesso il problema si era spostato dove stabilirsi nel paese ma l’avrebbe affrontato nei giorni seguenti.

Di buon passo raggiunse il mercato.

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DIALOGO DI UN VENDITORE D’ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE

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Con questo pezzo di Giacomo Leopardi tratto dalle Operette morali voglio auguravi un sereno 2018, sperando che sia migliore del 2017 che ci ha appena lasciati.

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Da libreriauniversitaria.it

La lettura è sempre amena e non manco di leggerlo ogni anno. Come il venditore di almanacchi vendiamo la speranza che l’anno nuovo sia un pelo migliore dell’anno precedente.

BUONA LETTURA

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?

Passegere. Almanacchi per l’anno nuovo?

Venditore. Sì signore.

Passegere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?

Venditore. Oh illustrissimo sì, certo.

Passegere. Come quest’anno passato?

Venditore. Più più assai.

Passegere. Come quello di là?

Venditore. Più più, illustrissimo.

Passegere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?

Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.

Passegere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?

Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.

Passegere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?

Venditore. Io? non saprei.

Passegere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?

Venditore. No in verità, illustrissimo.

Passegere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?

Venditore. Cotesto si sa.

Passegere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?

Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.

Passegere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?

Venditore. Cotesto non vorrei.

Passegere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?

Venditore. Lo credo cotesto.

Passegere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?

Venditore. Signor no davvero, non tornerei.

Passegere. Oh che vita vorreste voi dunque?

Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.

Passegere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?

Venditore. Appunto.

Passegere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Venditore. Speriamo.

Passegere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.

Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.

Passegere. Ecco trenta soldi.

Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.