Disegna la tua storia – nro 7 – L’occhio e il pastorale

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Antonia osservò quello che era stato dipinto sul muretto di cinta della sua villetta.

Si domandò cosa volesse rappresentare un occhio e il pastorale vescovile prima di chiamare Giuseppe per cancellare tutto.

“Un simbolo religioso? Ma quale?” si chiese spostando il peso del corpo da una gamba all’altra. Si dondolava, tenendo la mano sotto il mento. Forse aveva il timore che scappasse via.

«L’occhio di Dio?» borbottò a mezza voce, stringendo gli occhi per mettere a fuoco la figura, appena abbozzata con lo spray. «Non è certo tipico di chi imbratta i muri con vernice indelebile».

Antonia scosse la testa per negare questa interpretazione del disegno. La rappresentazione era diversa. Un triangolo con inserito l’occhio. Qui c’era solo il pastorale sullo sfondo.

«Se invece del pastorale fosse il bastone dei pastori?»

Camminò avanti e indietro, cercando una soluzione ai suoi quesiti, che non trovava.

Poi decise di andare a prendere la macchina fotografica per immortalare quell’assurdo disegno senza senso.

Mentre rientrava, pensò che forse era il segno di qualche banda di malfattori. Ricordava di aver letto a suo tempo che i ladri usano una codifica per stabilire se la casa merita di essere visitata. Quindi foto e poi ricerche, nelo mentre Giuseppe avrebbe tinteggiato il muretto.

«Giuseppe ho bisogno urgente di lei. Deve tinteggiare il muretto, che me lo hanno imbrattato» disse al telefono, una volta in casa.

«Subito?» chiese perplesso l’uomo.

«Direi di sì» si affrettò a precisare. «Ho l’impressione che siano dei segni pericolosi».

Antonia sentì una specie di grugnito dal ricevitore e un borbottio che assomigliava a un ‘va bene’. Adesso doveva cercare la compatta digitale, che di sicuro era nascosta in qualche cassetto. La fotocamera del telefono proprio non c’era verso di usarla con cognizione di causa. Foto mosse o sfocate era il minimo che produceva ma anche le inquadrature erano una follia. “No. Maglio la vecchia e amata compatta” pensò, mentre rovistava nel cassetto della scrivania.

«Eccola!» gridò brandendola trionfante.

Tutta baldanzosa si diresse verso il cancello. A metà vialetto si fermò Incredula. Vedeva una schiena che si muoveva al di là del muretto. Giuseppe stava lavorando di buona lena dipingendo di bianco il muro di cinta. Non poteva crederci. Aveva appena telefonato e lui aveva praticamente finito di imbiancare tutto. Il disegno era sparito sotto il colore che generosamente aveva spalmato.

«Giuseppe» cominciò Antonia abbassando le braccia lungo i fianchi.

L’uomo si volse e portando il pennello all’altezza della fronte la salutò. Poi lo depose nel bidone.

«Antonia, ti ho chiamata a lungo ma sembrava che tu dormissi» fece Giuseppe, riprendendo il lavoro. «Allora come eravamo rimasti d’accordo la settimana scorsa, ho cominciato per finire prima di sera».

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