Disegna la tua storia – nro 6 – una pistola e un cuore

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Raffaela guardava il disegno ma non le ispirava nulla. Doveva scrivere un pezzo da pubblicare nella pagina della cultura di domani. Una storia credibile ma la mente rimaneva vuota.

Prese un foglio bianco e la penna stilografica. La caricò con l’inchiostro color seppia. Era sempre stata un’originale nelle sue manifestazioni esteriori, attirandosi le critiche del suo capo.

«Meno fantasia e più concretezza» le aveva detto l’ultima volta in ufficio, trovandola con la testa fra le nuvole.

Raffaela aveva abbozzato, pronunciando: «Ha ragione. I risultati contano di più degli articoli creativi».

Però appena si era allontanato e non poteva più udirla, aveva esclamato arrabbiata: «Sei una merda!»

Poi a testa bassa aveva cominciato a scrivere il pezzo che sarebbe stato pubblicato il giorno dopo.

Due o tre ore di lavorio intenso che le aveva fatto storcere la bocca. Parole insulse, banali ma piene d’effetto come piaceva a lui.

Infatti quando Raffaela aveva consegnato il lavoro, notò sul suo viso quella nota di compiacimento beota che lei odiava.

«Vedi, Raf» aveva iniziato il capo con l’elogio del pezzo. «Quando sei concreta, sei insuperabile. La migliore dell’intera redazione».

Lei annuì con un sorriso stereotipato stampato sul viso. “Che coglione! Non riesci nemmeno a distinguere un articolo fresco da uno vomitevole. È questo fa parte della seconda categoria” pensò conservando il sorriso ebete sulle labbra, mentre il capo continuava negli apprezzamenti, che lei non ascoltava più. Si era chiusa nella sua bolla personale, isolandosi dal mondo.

Adesso era a un punto morto da dove nessuno sarebbe riuscito a smuoverla, se non riusciva a trovare quell’incipit per superare il blocco del foglio bianco. Quel dannato disegno proprio non le andava per nulla. Non le suggeriva nulla, nemmeno la più banale delle frasi.

“Una pistola che punta al cuore?” meditò osservandolo per l’ennesima volta. Scosse la testa piena di riccioli biondi, la sua disperazione, quando alla mattina appena alzata doveva pettinarli.

Il disegno era celebre e tutti ne avevano parlato con toni pieni di entusiasmo, come se fosse un capolavoro. Per lei era una stupidaggine ma si sa che remava controcorrente. La critica ne parlava come se l’artista fosse il nuovo Tiziano, perché secondo loro era un inno contro la violenza.

«Ma è mai possibile che un cuore e una pistola possano essere un messaggio di amore e di pace?» borbottò, cincischiando con la stilografica, mentre il foglio era desolatamente bianco.

La mente continuava a girare a vuoto, senza uno straccio d’idee valide. Si alzò dalla scrivania, fece due passi verso la pianta che occupava un intero angolo. Una splendida zamia che prosperava nel suo ufficio da diversi anni. L’accarezzò, le sussurrò qualche parolina nella speranza che potesse darle l’ispirazione per iniziare l’articolo. Guardò l’ora e imprecò sotto voce. Tra sessanta minuti doveva consegnarlo e il foglio era bianco.

Osservò il disegno.

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Cominciò a scrivere.

Se le pistole sparassero cuoricini anziché pallottole, molte donne sarebbero ancora vive

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