Attacco impossibile – il sorriso – parte settima

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Nuova puntata della storia di Clarissa e del sorriso. Per chi avesse perso le altre puntate, può trovare la prima, seconda, terza, quarta, quinta e sesta.

Adesso potete godervi la settima parte. La storia va alla conclusione.

Clarissa smise di sorridere, perché non capiva come potesse essere in due posti. Qui e altrove. Si diede un pizzicotto sul braccio. Avvertì dolore. Dunque era viva e sveglia.

Andrea la guardava sorridente e a tratti divertito. Questa umana gli faceva tenerezza, perché a tutti i costi voleva trovare spiegazioni razionali anche là dove non c’era nulla di logico. Si alzò, invitandola a seguirlo.

«Tra un po’ comincia la festa» disse, dirigendosi verso un angolo del giardino.

“Qui si divertono pure” pensò la donna assai frastornata dagli avvenimenti. “La morte non ha tolto loro il buon umore”.

Questo pensiero la fece sorridere, riflettendo sul fatto che, nonostante appaiano tutti giovani, non siano tristi per avere abbandonato la condizione di umani. “Come è possibile?” si domandò, osservando Ludovica e Roberto, che si tenevano per la mano come fanno gli innamorati. “Eppure tra poco lei lo dovrà abbandonare”.

Andrea le lesse la mente. “Deve scoprire da sola il motivo per cui non siamo tristi” si disse con un bel sorriso sulle labbra. Nemmeno quel proclama del presidente Amurri lo scalfiva. La sensazione di felicità terrena sarebbe sopravvissuta a tutto. L’ottimismo per il futuro non sarebbe mai morto. “Mi venga a prendere, se ne è capace!” pensò ridendo.

Clarissa avrebbe voluto porgli delle domande ma aveva percepito che non avrebbero trovato risposta. Si sforzò di capire dove si trovava e il perché era stata scelta per attraversare quella porta. Tornò a guardarsi intorno e si scoprì vecchia. Tutti erano più giovani di lei, anche Ludovica, sia pure di pochi anni. Questo dettaglio la colpì come una frustata. Lei con i suoi quarant’anni era la matussa di quel gruppo, che si apprestava a far baldoria.

“Forse mi hanno scelta, perché sono troppo seria. Rido poco e affronto il mondo con razionalità” si disse, mentre raggiungeva il luogo dove si udivano risate e allegria.

Avvertiva che il gesso col quale aveva impastata la sua vita tendeva a sgretolarsi per lasciare il posto a un’altra donna, più disinibita e frizzante. In quarant’anni non aveva mai amato seriamente. Qualche breve storia senza sbocchi, perché, prima doveva prendere la laurea, poi voleva sfondare nel mondo del lavoro. C’era sempre un qualcosa da anteporre alla sua vera personalità. Così gli anni si erano srotolati uno dietro l’altro, lasciando il suo cuore a secco.

Intorno a lei non c’era la mestizia di chi era morto troppo giovane ma la spensieratezza di aver cristallizzato la propria età. Nessuno di loro sarebbe invecchiato, sarebbero rimasti sempre giovani che una volta l’anno avrebbero varcato le porte che li dividevano dal mondo esterno. Si sarebbero riuniti con chi li amavano finché anche loro non sarebbero venuti nell’altro mondo.

Questa scoperta colpì come una frustata Clarissa, facendole comprendere che la vita è effimera ma la morte è eterna.

Andrea la strinse a sé. Aveva intuito che lei avrebbe saputo ribellarsi all’imposizione del presidente e guidare la riscossa del sorriso. Aveva le capacità e la determinazione a farlo. Ilaria aveva visto giusto nel sceglierla. Adesso era anche consapevole della propria forza.

Prese due calici da un tavolo per brindare al domani.

Clarissa era frastornata dall’allegria che la circondava e accettò il brindisi proposto da Andrea.

«A cosa brindiamo?» domandò, sollevando il bicchiere.

«A nulla» rispose pronto.

Lei ebbe un lampo di sorpresa negli occhi ma disse senza indugi: «Al nulla!»

Rise pensando che qualche ora prima si sarebbe rifiutata di levare un calice per brindare al niente, perché l’avrebbe ritenuta una scemenza. La sua grigia razionalità stava cedendo il passo alla gaia spensieratezza. “Da quando ho varcato quella porta” pensò, mentre sorseggiava quel liquido rosato dal gusto liquoroso, “il sorriso non è mai sparito dal mio viso”.

«Ottimo questo vino» disse Clarissa, posando il calice vuoto.

«Vino?» rispose Andrea. «Non sapevo che si chiamasse così. Noi lo chiamiamo nettare per il gusto vellutato».

Clarissa gettò all’indietro il capo, facendo scivolare i capelli biondi dietro la spalla.

«Vino o nettare» affermò ridendo, «è ottimo lo stesso».

Un velo di tristezza offuscò per qualche istante i suoi occhi.

«Perché sei triste?» domandò Andrea, smorzando il sorriso.

Lei non rispose subito. Non era riuscita a trattenere quel momento di malinconia.

«Tra poche ore devo varcare quella soglia e ritornare nell’altro mondo».

«E per questo sei triste?»

Clarissa abbassò gli occhi verso terra, perché avvertiva che una lacrima sarebbe spuntata.

«Sì».

Andrea rise perché gli umani erano buffi. La morte li spaventava ma dopo averla vista erano terrorizzati di tornare indietro.

«Ma puoi tornare il prossimo anno» suggerì Andrea. «Tu hai un compito nell’altro mondo».

Lei sgranò gli occhi azzurri per la sorpresa. “Un compito? E quale?” Non riusciva a immaginare quale fosse.

«Oltre al mio lavoro non ho altri incarichi da svolgere» precisò Clarissa.

Andrea le sfiorò con una mano i capelli prima di replicare.

«Sarai la nostra ambasciatrice di là. Combatterai per far vincere il sorriso su tutti i campi».

«Ma il presidente punisce chiunque sorrida».

Andrea sorrise, osservando il riaffiorare l’anima razionale di Clarissa.

«Non oserà» affermò con decisione sapendo che il percorso non era così semplice come voleva far credere.

«Non sono convinta che il presidente recederà dal suo proposito» disse, osservandolo senza timori negli occhi. «E poi chi seguirà una donna? Il mondo è maschilista e le donne hanno un rango minore».

«Ma tu ti sei fatta strada nel mondo del lavoro» disse Andrea guardandola di sbieco.

«Certamente. Ma mi chiedi di mettermi alla testa di un esercito di ribelli col sorriso sulle labbra» puntualizzò Clarissa per nulla convinta della bontà del progetto.

Andrea non replicò. Era convinto che lei sarebbe diventata una leader. Ne aveva il carisma.

La notte corse veloce verso l’alba. A uno a uno i corpi si disciolsero quando i raggi rosati del sole incendiò il quadrante orientale del cielo.

Ilaria si avvicinò sfiorandole una guancia prima di dissolversi nella luce incipiente. Poi fu il turno di Andrea a salutarla. Alla fine si ritrovò sulla strada, in Corso Manzoni appena fuori dell’Hotel.

[continua]

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  1. Apperò! Vedo che anche a te non dispiace il tema della fusione dei de mondi nella nottata di Halloween! Anche se la tua visione è più rosea della mia, i tuoi sono alla ricerca del sorriso, i miei cercano un assassino stupratore o una fidanzata bevitrice di sangue. 😛
    E giusto stamattina ho visto come potrebbe andare a finire la mia storia di Liam e Caitlyn, ma sono ancora parecchio indecisa…

    Liked by 1 persona

  2. Pingback: Attacco impossibile – Il sorriso – parte ottava | Newwhitebear's Blog

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