Attacco impossibile – il sorriso – parte sesta

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Continua la storia di Clarissa. Chi si fosse perso le altre puntate può leggere qui la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta.

Buona lettura.

Quella mano fredda come il marmo le dava calore. Tutte le paure erano state cancellate dalla sua mente. Un bel sorriso si dipinse sul viso di Clarissa. Qui non c’era un solo antagonista al presidente ma tutta una folta schiera di spiriti ribelli. Avvertiva una sensazione di benessere come mai le era successo prima.

La luce diventava sempre più forte ma i suoi occhi erano come cechi. Abituati al buio, adesso faticavano a mettere a fuoco quello che stava oltre la sorgente luminosa.

A lei sembrò di avere camminato o forse volato per un lungo tempo ma le sensazioni erano fallaci. Aveva perso il senso temporale ma nemmeno quello spaziale era sicuro. Le pareva di avere ancora un piede nel mondo dei vivi ma forse non aveva metabolizzato di aver oltrepassato la barriera che divideva i due ambienti.

Ilaria le teneva la mano sinistra con forza e determinazione e camminava al suo fianco. Quando sbucò da quel punto di luce, Clarissa percepì le stesse emozioni di Alice quando varcò lo specchio magico e si trovò nel giardino dei fiori parlanti. Come lei era curiosa di conoscere chi abitava questo luogo fatato.

Clarissa aprì la bocca per lo stupore. Un giardino così colorato non l’aveva mai ammirato. Il sole illuminava le aiuole che parevano la tavolozza di un pittore. Rose, dente di leone, camelie, fiori di loto nello stagno. Si volse verso Ilaria che era rimasta al suo fianco, mentre lei inarcava la sopracciglia destra per la sorpresa. “Possibile che splenda il sole a mezzanotte?” si chiese interdetta. Ricordava che aveva controllato l’ora e questa segnava le ventidue. Quindi poteva splendere nel cielo solo la luna.

Era ammutolita per la sorpresa, incapace di esprimere una qualsiasi parola. Vide venirle incontro una persona che conosceva bene: era il ricercato dei manifesti. Le sorprese non finivano mai. Si stava ponendo una domanda se il suo era un sogno oppure una realtà virtuale, quando l’uomo si fermò dinnanzi a lei.

«Benvenuta tra noi, Clarissa» disse baciandole la mano con galanteria.

«Oh!» fu l’unico suono che uscì dalla sua bocca.

L’uomo sorrise. Un sorriso franco e spontaneo. “Ma Andrea a quale mondo appartiene?” pensò catturata dalle sue riflessioni.

«Non si preoccupi del mio stato» ribadì l’uomo prendendole la mano lasciata da Ilaria. «Quello che le sembra reale non lo è e viceversa».

«Qualcuno le dà la caccia» aggiunse sottovoce Clarissa come a metterlo in guardia da pericoli oscuri.

Andrea sorrise, scuotendo la testa: «Nessuno mi prenderà in futuro. Io sono uno spirito libero».

Clarissa annuì. Qui tutto appariva in modo inverosimile. Però scacciò dalla sue mente questi pensieri per avvertire una sensazione di leggerezza del tutto ignota fino a poche ore prima. “Devo smetterla di ragionare come se questo fosse il mondo da chi provengo” mormorò in silenzio prima di passeggiare in questo giardino davvero poco umano.

Fatti pochi passi, si sedettero su una panchina in silenzio. Clarissa chiuse gli occhi per assaporare la pace del luogo ma una voce familiare glieli fece riaprire. Vide l’amica Ludovica che passeggiava mano nella mano con Roberto, il suo storico compagno, che era deceduto proprio un mese prima in un pauroso incidente sul grande raccordo anulare. Avrebbe voluto richiamare la loro attenzione ma qualcosa la frenava. Non poteva distogliere il loro amore né intromettersi disturbandoli. Li lasciò sfilare, fingendo di non averli visti.

«È una notte magica questa» spiegò Andrea notando l’approccio sorpreso di Clarissa. «Il mondo dei vivi si mescola con quello dei morti. Non solo qui».

«Ma quel manifesto?»

Andrea sorrise. La domanda era intelligente. «Quel manifesto?» disse allargando le lunghe braccia. «Non ci dà sorprese. È reale ma sbagliato. Riporta una data del 2021. Ovvero del futuro».

Una nuova risata accompagnò le sue parole.

«Però potrebbe essere una data del 2010. Ovvero del passato» aggiunse Andrea serio. «Quel 2017 è una finzione e una forzatura allo stesso tempo. Ma vedrai che ti riserverà ancora sorprese».

Adesso era Clarissa che avrebbe desiderato chiarire i motivi del manifesto ma Andrea si era alzato e non avrebbe risposto alle richieste di chiarimento. Anche lei si alzò per seguirlo.

I dubbi, le sensazioni di provvisorio tornarono a far capolino nella sua mente, impedendole di assaporare la calma del mondo dei morti.

Mentre seguiva Andrea, Clarissa vide la sala riunione del cliente. Intorno al tavolo rotondo c’erano tutti, lei compresa che illustrava delle slide. Si fermò rapita dalla visione. In quella stanza non ci aveva messo piede e non capiva come potesse essere là. Eppure udiva la sua voce che presentava quello che teneva nella sua ventiquattro ore. Un tono sicuro e suadente che avvolgeva i partecipanti. Aveva riconosciuto il presidente, il direttore e il capo progetto. Le immagini scorrevano lente sullo schermo, accompagnate dalle sue spiegazioni. Affascinata era a bocca aperte e con gli occhioni azzurri aperti per la sorpresa.

Andrea sorrideva nel vederla e non interruppe la visione. Come era apparsa, così sparì.

«È brava nello spiegare» fece l’uomo, cingendole le spalle. «Un’altra realtà che potrebbe sembrare un sogno».

Clarissa si riscosse dallo stupore che le aveva tolto la possibilità di parlare. Guardò Andrea cercando di capire per quale strano gioco immaginava eventi fantomatici che non corrispondevano alla realtà.

«È solo una mia fantasia quello che ho visto» si schernì Clarissa, passando una mano nei capelli, spostandoli dietro il collo. «In quella sala non ci sono mai entrato oggi».

«Sicura?»

Lei si fermò per guardare negli occhi Andrea. Doveva essere razionale per non cadere nel mondo del virtuale. Si stava accorgendo che era tutta una finzione che la sua mente generava sotto l’influsso della notte, quando il mondo dei morti apriva le sue porte e la distinzione svaniva.

«Sì» rispose laconica, rimettendosi a camminare.

L’uomo sorrideva in modo quasi beffardo. Forse sapeva qualcosa che lei ignorava e non intendeva rivelare. Riprese a camminare mentre il sole lasciava il posto alle stelle. Non c’era il tramonto che si conosceva nel mondo dei vivi. Il cielo non si tingeva di rosso ma divenne buio, punteggiato da mille spilli luminosi.

Clarissa rimase attonita. “Va bene che la notte sia magica ma tutto mi appare irreale” rifletté fermandosi ad ammirare lo spettacolo del passaggio dalla luce al buio. Le sorprese non erano finite.

«Oh!» esclamò Clarissa, quando apparve una nuova immagine. Era sera e lei stava tavola con la direzione della società, che le offriva il pranzo. Era tra le due persone che la dirigevano. Era nel posto d’onore. Riverita e ammirata. Ascoltò a bocca aperta per la sorpresa quello che dicevano.

«Ha spiegato con chiarezza cosa dobbiamo affrontare nei prossimi mesi» disse il direttore tra un boccone e l’altro. «Sarà impegnativo ma con il suo supporto ce la faremo».

Il capo progetto annuiva con la bocca piena. Il presidente mostrava la sua soddisfazione. Udiva la sua voce impastata di stanchezza ma anche felice per l’esito dell’accoglienza che aveva ricevuto il suo progetto. Guardava l’ora, perché aveva perso il treno per il ritorno a casa. Mostrò preoccupazione, perché viaggiare di notte non le era mai piaciuto.

«Non si preoccupi» la rassicurò il direttore, vedendola tesa per l’orario. «Le abbiamo prenotato una stanza al Gran Hotel de Milan. Paghiamo noi».

Lei farfugliò qualcosa e la visione svanì.

[continua]

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