Archivi giornalieri: 2 novembre 2017

Attacco impossibile – Il sorriso – parte seconda

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La prima parte la potete leggere qui.

da Scrivere Creativo

“Non c’è pace” pensò, mentre ascoltava quella voce.

«La tua curiosità sarà premiata» disse con timbro privo di inflessioni quella persona misteriosa. «Sorridere è un oltraggio al dolore. Tutti dobbiamo essere consapevoli che la vita è un percorso che ci porterà alla morte e ci sarà poco da ridere. Il mondo dei vivi è una porta girevole che fa entrare in quello dei morti».

«Dunque è questo il motivo per il quale sarà vietato sorridere?» domandò Clarissa, spalancando gli occhi nel buio per la sorpresa. Le sembrava un motivo del tutto ridicolo e improbabile. “Certo, lo sanno tutti che si nasce e si muore” pensò, appoggiandosi alla testiera. “Bella scoperta fa il nostro presidente!” C’era veramente poco da ridere per questo.

Non sentendo una risposta, Clarissa riprese a parlare.

«La nostra vita può essere felice oppure no ma per tutti giunge la morte. Se per questo devo smettere di sorridere non mi pare che sia un gran motivo”.

Cominciava ad avere noia di questo dialogo assurdo. Lui parlava senza rispondere alle domande che Clarissa gli rivolgeva. “È meglio mettersi a dormire. Tra tre ore mi devo alzare per prendere il treno” mormorò in silenzio, mettendosi su un fianco. Pochi istanti dopo un respiro cadenzato e sottile era l’unico rumore nella stanza.

Niente sogni e tanto meno sorrisi. Buio pesto e sonno pesante.

Alle sei e trenta la sveglia fece sentire prepotente la sua voce. Clarissa avrebbe voluto dormire ancora ma si doveva alzare. Infilate le pantofole, si trascinò in bagno per prepararsi. Alla colazione ci avrebbe pensato al termine della vestizione. Confusamente ricordava che si era svegliata di soprassalto intorno alle tre ma le sembrava più un pessimo sogno che la realtà di una conversazione assurda. Ricordò in modo vago che una voce impersonale l’aveva sconsigliata dal sorridere per motivi che aveva scordato. Forse non erano validi e quindi li aveva rimossi dalla memoria. Velocemente si fece una doccia calda, avendo cura di non rovinare la piega del giorno prima. Dell’ammonimento notturno se ne dimenticò. Scelse per il viaggio un abito leggero a fiori e delle ballerine nere. Il taxi la stava aspettando per accompagnarla alla stazione. Afferrata la ventiquattro ore già pronta dalla sera precedente, s’infilò nell’auto.

Il tassista era serio come se fosse successo qualcosa di grave ma anche i rari passanti mostravano un viso infelice nonostante la splendida giornata. Tutti apparivano cupi e corrucciati senza motivo apparente. “Va bene che sia presto ma…” pensò Clarissa mentre pagava l’uomo. Il suo viso era impassibile, non muoveva nessun muscolo della faccia. Una maschera di bronzo. Questo la sorprese, perché non accennò a un gesto di ringraziamento dopo i suoi saluti.

Il treno era già fermo sul binario, pronto a imbarcare gli ultimi ritardatari. Clarissa affrettò il passo per raggiungere la carrozza dove aveva il posto prenotato. Sedutasi lanciò un’occhiata distratta fuori dal finestrino. Spalancò la bocca ma rimase senza voce. Un attacchino stava affiggendo un avviso che le ricordò quello letto durante la notte.

Controllò Whatsapp che presentava il segnale di un messaggio non letto. Lo lesse. Era quello della notte e del tutto simile al manifesto che vedeva dal finestrino. Il treno si mosse. Era partito. Però qualcosa ronzava nella testa, perché avvertiva delle stonature sia nel messaggio che nel manifesto.

Clarissa si osservò intorno. Nessuno sorrideva, tutti con la faccia da funerale. Avrebbe voluto alzarsi e interrogare i compagni di viaggio, perché avevano quel viso triste ma rimase ancorata al suo posto. Tra poco più di due ore sarebbe arrivata a destinazione ma c’era qualcosa dentro di lei che avrebbe preferito che il viaggio non terminasse mai. Aveva paura ad affrontare il mondo esterno per il timore che non potesse sorridere più.

Poi l’occhio cadde distratto sullo schermo dello smartphone. Martedì trentuno ottobre. Tornò a leggere il messaggio notturno. Arrivato venerdì diciassette ore tre. “Eppure oggi è martedì trentuno” si disse sorpresa. Controllò l’agenda degli appuntamenti: ‘Milano, martedì trentuno ore undici’.

“È questa l’anomalia che inconsciamente annotavo” bofonchiò Clarissa, mentre controllava la data del quotidiano, che era quella letta sullo schermo del telefono. “Com’è possibile che un messaggio del genere sia rimasto in ghiaccio per tutto questo tempo?” pensò, mentre vedeva con la memoria il manifesto in stazione del tutto simile a quello ricevuto.

“Uno scherzo del destino oppure stava avvenendo una magia?” si chiese, tornando a scrutare i compagni di viaggio. Non era cambiato nulla. Visi seriosi, nessun accenno di sorriso, nemmeno mascherato. Poi ricordò le parole della voce misteriosa che parlavano di dolore, di morte in contrapposizione alla vita e alla gioia. Dunque si riferiva alla serata odierna con quelle parole ma adesso era solo mattina.

Scosse il capo facendo ondeggiare i cuoi capelli biondi. Clarissa era una consulente, esperta nella sicurezza aziendale. Una free lance, come sosteneva lei, ma assai apprezzata nel suo campo. Tra poche ore avrebbe presentato a un cliente importante un progetto per mettere in sicurezza la loro struttura web. Lei non avrebbe realizzato nulla ma fornito le linee guida da seguire nel mettere in piedi la rete di protezione. Avrebbe verificato che i punti cardine fossero fissati secondo le sue direttive.

Aprì la ventiquattro ore per prendere il fascicolo che avrebbe presentato al cliente. Doveva rileggere alcuni passaggi che non riusciva a fissare nella mente.

Il problema sorriso scivolò indietro sommerso da altri pensieri.

[continua]

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