Attacco impossibile – Il sorriso – parte prima

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Questo attacco impossibile proposto da Scrivere creativo un paio di mesi fa era già stato sviluppato ma  quello che vi propongo è una versione differente da quella del 11 agosto. Sarà più lunga e divisa in almeno due parti.

 

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«Se alle tre del mattino ti svegli e per la dolcezza del sogno ti viene da sorridere… non farlo» sussurrò una voce a Clarissa, che smorzò subito quell’accenno di sorriso che aveva fatto nel sonno.

Quel suggerimento ebbe un effetto brusco su di lei: si svegliò in preda all’ansia. Eppure il sogno era stato davvero bello e simpatico, perché si era ritrovata bambina sull’altalena, provando una sensazione che l’aveva resa felice.

Si mise eretta senza accendere la luce, chiedendosi chi le avesse suggerito quella sciocchezza destandola. Non capiva il motivo per il quale non doveva essere lieta per il sogno, appena vissuto. “Chi è che m’impone di rimanere seria?” si domandò, passando una mano sulla faccia a scacciare improbabili fantasmi.

Gli occhi si abituarono all’oscurità della notte, intravedendo gli oggetti della stanza o almeno era quello che credette, scorgendo dei chiari e scuri intorno a sé. Avrebbe potuto accendere la luce ma la paura la frenò. “Paura di cosa?” si chiese sistemandosi in silenzio sul letto.

Viveva sola nel suo bilocale. Il compagno l’aveva cacciato la settimana scorsa dopo l’ennesimo litigio. Per precauzione aveva cambiato la serratura della porta d’ingresso. Era già d’accordo col falegname per cambiare anche i serramenti e installare cancelletti alle porte finestra. Il sistema d’allarme era attivato. Quindi le sembrava impossibile che qualcuno avesse potuto introdursi in casa senza che lei ne avesse percepito la presenza.

Il terrore si stava impossessando di lei.

Si mise in ascolto trattenendo il respiro. Udì solo il rimbombo del suo cuore. Null’altro. Stava per chiedere ad alta voce chi fosse, quando sentì un nuovo sussurro.

«Non sfidarmi e rimani calma».

Faceva presto a dire di rimanere calma, quando qualcuno a lei ignoto pronunciava parole che incutevano paura.

«Se sorridi, te ne pentirai» aggiunse quella voce dal timbro impersonale.

«Perché?» domandò Clarissa in modo appena percettibile.

Nessuna risposta. Solo il silenzio rotto dal suo respiro.

“Eppure” si disse incrociando la braccia sul petto. “Eppure mi ha parlato e in qualche misura anche minacciata”. Si chiese se fosse il caso di accendere la luce per vedere in faccia la misteriosa persona ma decise di non fare nulla, rimanendo al buio.

Doveva innanzitutto calmare l’angoscia interna e poi elaborare un piano. Se non era la sua immaginazione che le faceva udire delle parole, voleva dire che una persona stava immobile nella sua stanza.

Doveva rimuovere la tensione che le impediva di ragionare con lucidità. Doveva concentrarsi su qualcosa di positivo. Immaginò di cancellare dalla sua mente tutti i pensieri negativi che la stavano condizionando e le auto suggestioni che la costringevano a subire lo stress per le parole ascoltate. Applicò la tecnica di training autogeno che le avevano insegnato. Certo non poteva aiutarsi con la musica ma tentò di farlo in maniera virtuale.

Di nuovo la voce interruppe questo stato di benessere mentale che faticosamente aveva raggiunto.

«Non credi alle mie parole. Consulta il tuo smartphone».

Clarissa sussultò in preda all’ansia. A tastoni cercò su comodino il telefono, accendendolo. Segnava qualche minuto dopo le tre. C’era un messaggio di notifica.

A partire dalle ore zero di venerdì 17 settembre è fatto divieto di sorridere in qualsiasi circostanza. Si deve mantenere l’espressione del viso seria. I trasgressori saranno puniti severamente in rapporto alla forza del sorriso. Il presidente Amurri

Clarissa rilesse più volte la notifica chiedendosi il motivo per il quale era vietato sorridere.

«La tua curiosità sarà soddisfatta presto» affermò la voce misteriosa come se questa avesse il potere di leggerle il pensiero.

Clarissa rabbrividì. Avvertiva crescere dentro di sé il tarlo del dubbio. Doveva trovare la forza di accendere la luce. Toccò l’interruttore e la stanza s’illuminò. Non c’era nessuno né vicino né altrove. Era sola. Sotto il letto era impossibile, perché non passava nemmeno un dito. L’armadio pareva chiuso. In realtà la voce non era ovattata ma nitida e vicina. Dunque le pareva che fosse un fantasma che sapeva leggere bene la sua paura.

Doveva organizzarsi e non era facile perché ignorava le motivazioni del divieto come le punizioni associate. “Non sorridere mai?” pensò perplessa, strofinandosi con le mani gli occhi. Il risveglio era stato brusco e traumatico ma la perdita del sonno si faceva sentire. “Non è mica facile. Vedere una buffa situazione che strapperà un sorriso. Ma come fare per cancellarlo?”

Doveva inventarsi qualcosa ma le palpebre tendevano a chiudersi. Spense la luce e si predispose a riprendere sonno. Stava per prendere sonno, quando la voce affondò nella sua mente come una stilettata.

[Continua]

 

 

 

 

 

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