la mia storia – miniesercizio nro 72

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Riprendo le sfide delle 200 parole di Scrivere creativo.

Vi propongo questa.

Inventate una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

– Un vulcano attivo

– Una tastiera per computer

– Un pescatore ubriaco

– La foto seguente

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Pino guardava la pioggia che bagnava la finestra. Mille gocce scivolavano sul vetro a formare immagini fantastiche.

«Ecco un vulcano attivo» esclamò osservando un punto del vetro dove la goccia si infrangeva per originarne altre mille.

«Ecco il pennacchio che fuma» esultò battendo le mani.

Poi l’eruzione e la lava che scendeva veloce verso il basso. Un tripudio di immagini, di fantasie per effetto della pioggia ora violenta, ora leggera.

Pino torno alla sua scrivania. Doveva scrivere per domani un tema: Vita da pescatore. Però l’ispirazione si era seccata. Provo a poggiare i polpastrelli sulla tastiera del computer, sperando che si producesse la magia che questi accarezzando i tasti producessero la storia.

«Nulla» disse sconsolato il ragazzo, tornando a osservare i ghirigori della pioggia.

Il suo vulcano s’era spento. Non fumava più, non eruttava lava, s’era chetato. La pioggia no. Quella incessante continuava a bagnare il vetro.

Tornò alla tastiera e cominciò a scrivere.

Toni era un pescatore solitario. Usciva con la sua barca a motore al tramonto per andare a pescare con la lampara. Aveva sempre con sé una bottiglia di vino. Gli serviva per scacciare la solitudine e prendersi una bella sbronza.

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  1. Ho partorito..te lo lascio qui

    Giovanni era sinonimo di Manuelita, la sua barca bordata di arancione e verde, e di bevute al bar dove gareggiava per non tornare a casa da Carmela, la moglie sfatta dai seni cascanti. Se l’era sposata che era un fiore, naturalmente.
    Tutte le volte che tornava sbronzo Giovanni riceveva ramanzine in vernacolo napoletano, a volte incipriate di epiteti coloriti.
    “Sì nu puorc” era uno dei più gentili.
    Quanto adorava una bella birra ghiacciata dove scorrevano goccioline! Una bionda o una rossa poco importava.
    Nel bar da poco avevano creato uno spazio per chattare e il suo compagni di bevute Filippo, detto “O scansafatiche” smanettava spesso.
    Giovanni era curioso, ma non al punto di voler imparare. Capitò che una sera, verso le 21, si prese uno spavento memorabile che sfociò in una scazzottata con Filippo.
    Il suo amico era patito di fenomeni atmosferici e vulcani. Mise al massimo le casse e, scuotendo il tavolino dove poggiava la tastiera, iniziò a gridare:”Erutta erutta il vulcano: il terremoto!”. Preso “all’intrasatto”( ossia all’improvviso) e sapendo che il vulcano Marsili non era lontano ci credette Giovanni e scappò fuori. La sera era calma e non si udiva nulla: Filippo le prese di santa ragione.

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