Archivi giornalieri: 17 agosto 2017

Incipit profetico – n.ro 1

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Scrivere creativo propone ogni giorno un incipit profetico. Questo è il primo.

 

Saranno tre donne. Apriranno la seconda porta del tempio e lo saccheggeranno. Fuggiranno come volpi e soltanto un bambino vedrà il loro viso.

Quel fanciullo era Giacomo e viveva in una città lontana nel tempo e dal luogo.

Le tre donne indossavano uno strano vestito ricco di colori, che il bambino non aveva mai visto. Avevano età e statura diverse ma erano svelte come dei gatti. Giacomo le osservò come con destrezza avevano aperto la seconda porta del tempio, un portale di legno massiccio intarsiato d’oro. Anche quell’immagine lo affascinò, perché non ricordava di avere mai visto nulla di simile, nemmeno sul libro di storia della scuola.

“Ma dove sono?” si chiese incapace di staccare la vista da quella visione.

La più vecchia del gruppo si intrufolò nella piccola apertura del portone, seguita dalle altre due. Percossero un corridoio buio rischiarato debolmente da torce morenti.

«Svelte» incitò la donna, di cui si intravedeva solo il viso dal colorito olivastro. «Non possiamo perdere tempo. Il gran maestro sa già che c’è stata un’intrusione nel tempio e sta accorrendo coi soldati».

A passo svelto raggiunsero il centro della sala, dove su un piedistallo stava una coppa ricolma d’oro e d’argento. Il tesoro del tempio di Visnù. Le due giovani l’afferrano e la vuotarono in un enorme bisaccia che la guida del gruppo estrasse da sotto il sari.

«Veloci. Andiamocene» intimò la donna con la sacca caricata sulla spalla. Era curva sotto il suo peso ma camminava svelta verso il portone, prima che si richiudesse intrappolandole nel tempio.

Giacomo a bocca aperta per la sorpresa e la curiosità ascoltava e osservava con gli occhi sgranati per lo stupore. Con le mani le incitava a fuggire, perché la porta senza rumore aveva iniziato a chiudersi.

La guida delle tre donne si fermò e spinse fuori le altre due.

«Forza» gridò Giacomo, pensando di aiutarla a uscire. «Forza, scappa o rimarrai chiusa dentro».

Con un balzo la donna uscì dalla fessura ma il sari rimase impigliato nel battente chiuso. Provò a tirarlo, a strapparlo ma pareva che fosse impossibile sia a romperlo che a estrarlo. Con mossa rapida si girò più volte abbandonando l’indumento per terra e rimanendo con una sottogonna e una camicia bianca.

Giacomo applaudì quando alla fine la donna a lunghe falcate raggiunse le altre due, che non si erano accorte di nulla.

«Correte. Correte» le incitò Giacomo che vedeva arrivare dalla città un uomo dalla barba bianca e dal turbante azzurro, avvolto in una tunica bianca che avanzava seguita dai soldati.

Le tre donne con la pesante bisaccia che impediva di correre più rapidamente si avviarono verso un bosco di piante basse e quasi secche, sollevando polvere e sassi al loro passaggio.

Giacomo fremeva, perché avrebbe voluto aiutarle a fuggire. In quel posto sarebbe stato difficile nascondersi e sarebbero state facilmente individuate e catturate.

“Perché parteggio per loro?” si chiese il bambino. “Hanno profanato un tempio ma sono anche delle ladre”.

Ricordava gli insegnamenti della madre. Non doveva nominare il nome di Dio invano, né comportarsi in modo sconveniente nei luoghi di culto. Però quello su cui batteva di più era che non doveva rubare. Dunque lui parteggiava per chi aveva infranto le regole. Però secondo la sua visone erano le più deboli e si si doveva aiutarle.

La corsa delle tre donne nel misero boschetto divenne sempre più debole, mentre faticavano a respirare per la polvere e il caldo. Il brahmano e i soldati erano sempre più vicini e urlavano di fermarsi.

«Correte più forte. C’è una grotta a cento metri» gridò Giacomo che si torceva le mani per l’ansia. «Ancora un piccolo sforzo».

La più giovane del gruppo ruzzolò a terra esausta e ansante, scuotendo la testa, perché non aveva intenzione di alzarsi.

«Madre, Ajala è caduta e non vuole alzarsi» disse la fanciulla fermandosi accanto alla sorella.

La donna valutò la distanza che le separava dalla grotta, il punto di salvezza, e quanto erano vicini i soldati. Fece due balzi e gettò la sacca nell’imboccatura e ritornò sui suoi passi.

«Giacomo, Giacomo».

La voce di sua madre lo stava svegliando.

«Giacomo, stai facendo il tuo solito brutto sogno?» chiese la donna vicino al letto.

«Uffa, mamma. Ho perso il finale».

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