Emma – parte prima

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foto personale

Quando riaprì gli occhi, Emma vide il sole, le foglie verdi e il viso di un uomo. “So che cos’è tutto questo” pensò in estasi.

Era il mondo che aveva sognato di vedere a diciassette anni… e ora l’aveva raggiunto… le sembrava così semplice, normale, che il sentimento che provava era come una benedizione impartita in due parole all’universo: Ma naturalmente.

Guardava il volto inginocchiato vicino a lei, e sapeva che in passato avrebbe dato la vita per poterlo vedere: una faccia senza segni di dolore, di paura o di colpa. Aveva la bocca più che fiera, come se sentisse l’orgoglio di essere entusiasta per stare lì a guardare i suoi occhi.

Emma constatò che i lineamenti decisi facevano pensare all’arroganza, alla tensione, all’ironia… eppure il viso non aveva niente di tutto questo. Ne era la somma finale: un’espressione di serena decisione e sicurezza, un’innocenza spietata che non avrebbe chiesto né accordato pietà. Un viso che non aveva niente da nascondere…

Chi era Emma?” si chiese Barbara, che aveva trovato un brandello di carta, tutto stropicciato e in parte consunto, tra le pagine di un vecchio diario scolastico, dove annotava i suoi pensieri.

Stava rovistando nei cassetti della sua vecchia cameretta da ragazza, che era accatastata nel garage, quando scorse una copertina di pelle blu o meglio il dorso blu di qualcosa che le pareva familiare. Era tra libri ingialliti e malmessi e blocchi di carta pieni di scarabocchi e sicuramente stonava in mezzo a loro.

In realtà era alla ricerca dei vecchi vinili, che aveva messo in un cassetto della sua scrivania, ordinati dentro le loro confezioni originali. Quindi rimase stupita nel vedere quel pezzo della sua vita, quando aveva sedici anni o giù di lì.

Come ci è finito in questo cassetto?” pensò Barbara, mentre rovistava curiosa, tornando indietro negli anni.

Era una donna di oltre quarant’anni, sposata, divorziata e con due figli adolescenti come era lei quasi trent’anni prima al tempo di quel diario.

Aprì con delicatezza quelle pagine che contenevano le sensazioni dei primi amori e le relative prime delusioni. Carlo il vicino di casa che l’aveva fatta sognare per anni. Roberto, il primo filarino, col quale aveva pomiciato nell’androne di casa. Alberto, la prima delusione. Ricordava come l’aveva scaricata brutalmente. «Hai una faccia che fa schifo!» le aveva detto, quando credette di averlo conquistato. “Certo che provai rabbia e vergogna” pensò Barbara, che aveva presente il suo viso butterato dall’acne e foruncoli pustolosi.

Scorse i disegni infantili in stile Heidi dell’amica Serena, la sua compagna di banco. Sorrise, perché era lei con Leo, altro amore finito male.

Tra quelle pagine ingiallite dal tempo, riempite con la sua scrittura minuscola e svolazzante c’erano anche un paio di fotografie in bianco e nero dai bordi seghettati come usava nel dopoguerra. Ricordi della nonna Rachele con sua madre piccola nel giardino di casa.

Tuttavia era stato quel pezzetto di carta a prenderla, a chiedersi chi era Emma.

Barbara girava quel foglio, strappato malamente da un quaderno a quadretti, su cui erano scritte un paio di frasi, cancellate e vergate più volte. Non era la sua scrittura, tutta svolazzi e minuta, ma si presentava lineare e rotonda ben raccordata nelle lettere.

Si domandò di chi fosse. Una ragazza o un ragazzo? Per i ghirigori sulla A e sulla P era quasi certa che la mano fosse femminile, mentre il resto era neutro. Lei scriveva con caratteri minuscoli e inclinati approssimativamente a destra, mentre la riga tendeva a salire verso l’alto, tutta sbilenca. La grafia dell’ignota scrittrice era perfettamente dritta, come le cancellature e le riscritture.

Barbara osservò muta quel pezzo di carta ingiallito con qualche taglio in corrispondenza delle pieghe. Non riusciva ad associarlo a nessuna delle sue amiche, nemmeno quelle che all’epoca avevano velleità letterarie.

È il riassunto di un libro? No, non mi sembra” pensò con aria smarrita “Forse è l’incipit di un racconto… Ma quale racconto? Personalmente non ci ho mai provato. Basta leggere poche righe di questo diario per capire il perché”.

Sorrise. Ricordava come fosse negata per l’italiano in quegli anni nonostante tutti gli sforzi fatti per migliorarsi. Errori di grammatica, ortografici si sprecavano e quando arrivava il sei con una sfilza di meno per Barbara era come avere vinto la sfida più ardua.

Riaprì il diario alla ricerca di un indizio. Si accoccolò sui talloni, appoggiando la schiena alla scrivania, tenendo il diario sulle gambe.

Lunedì 6 maggio 1974

Oggi ho conosciuto Roby, finalmente! Gli ho parlato o meglio ho farfugliato qualcosa mentre le orecchie diventavano rosso fuoco! …

Mentre leggeva, aveva presente quanto fosse imbranata e come con un nonnulla diventava un peperoncino rosso.

[Continua]

La seconda e ultima parte sarà pubblicata domani

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  1. Pingback: Emma – seconda parte | Newwhitebear's Blog

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