Ministoria extra – il traffico – la mia storia

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Scrivere Creativo propone un tema che sarà di attualità tra non molto.

Nel delirio del traffico della città, proviamo a focalizzarci sui dettagli. Scegliete una di queste macchine nella foto e scrivete un dialogo di cinque battute tra l’autista e il/i passeggero/i.

Miniesercizio extra 25

Nel delirio del traffico del venerdì sera una Volvo blu è ferma, incastrata tra due colonne di auto. Il display dell’autostrada segna “Code per 5Km verso il mare”.

«Alberto, facciamo l’inversione di marcia. Soffro di claustrofobia» suggerisce Fiorenza che si fa vento con un ventilatore da borsetta.

«Avrai voglia di scherzare?»

«No. Parlo su serio. Altrimenti scendo».

Il ronzio della ventola di raffreddamento urla inviperita, mentre Alberto e Fiorenza tacciono.

«Alberto non riesco a stare chiusa qui dentro» annaspa con le parole Fiorenza quasi cianotica.

«Te l’avevo detto che era una pazzia partire a quest’ora» risponde rabbioso Alberto, ingranando la marcia per fare venti metri.

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  1. Cinque battute tra autista e passeggero eh? Ci provo (sforzo erculeo per un logorroico-grafone come ben sai)

    Fiorenza:”Allora che fai? La fai questa inversione oppure prendo la borsa e scendo?
    Alberto: “E il cane che fai, me lo lasci?”
    Fiorenza guarda tra l’interrogativo e il furioso Alberto, resta in silenzio per dieci lunghissimi secondi, non sa se uscire sbattendo la portiera e mandarlo a farsi fottere oppure rimodulare la domanda e dargli un’altra possibilità. Il cane sul sedile di dietro china di lato la testa con un’espressione “ma volete scherzare? Vuoi vedere che è tutta colpa mia?!?”
    Sul viso di Alberto appare una mezzaluna di sorriso, guarda negli occhi Fiorenza, le appoggia la mano sulla coscia sinistra che mostra la sua affusolata nudità oltre il tessuto del fresco vestitino estivo. Le sta da Dio.
    Alberto: “Cara, Fiorenza non ti preoccupare, ti porto fuori da questo delirio di traffico e si fottano tutti quanti e le loro partenze “intelligenti”!
    Fiorenza rimane imbabolata, ma sente che si può fidare. Tira un sospiro di sollievo, ricambia il sorriso e attende la prossima mossa del compagno di una vita.
    Alberto si attacca al clacson, abbassa il finestrino, tira fuori un fazzoletto dalla tasca e inizia a sventolarlo.
    Le automobili iniziano a farsi di lato, non senza difficoltà il muro di lamiere, carne e portiere si splalanca davanti all’auto di Albero e Fiorenza come il Mare Rosso davanti a Mosè e il popolo eletto.
    L’auto percorre qualche centinaia di metri, imboccca la rampa dello svicolo e scompare, lancinando la calda aria della striscia asfaltata con il suo clacson.
    Fiorenza:”Alberto, ma se ci fermava la Polizia?”
    Alberto:”Avrei detto che il cane si sentiva male…”

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  2. “Scusi ma così arrivo tardi alla stazione”, fece la signora in cremisi,truccatissima salita sul taxì mezz’ ora prima.
    “Non si preoccupi, faremo in tempo”, cercò di tranquillizzarla Peppino, napoletano trapiantato.
    “Ci vorrebbe un miracolo!”, languì la donna incipriandosi.
    Una motocicletta sgattaloiò e Peppino la fermò chiedendo al suo amico Gennero il passaggio fortuito.”
    “Non posso crederci: lei ha fatto il miracolo!”, commentò la signora allungandogli un centone.
    “Chi viene dal mio Sud non può perdere mai la speranza, signora bella!”
    Intanto il tramonto avanzava tingendo di rosso porpora il cielo..

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  3. “Hai gli abbaglianti accesi” dice Giulia, distogliendo subito lo sguardo dal cruscotto e volgendolo fuori dal finestrino.
    Cristiano sussulta lievemente e li spegne. Per un attimo rimane in silenzio, fissando il vuoto davanti a sé. Sono fermi da almeno dieci minuti e ci vorrà ancora chissà quanto prima di raggiungere la prima uscita.
    Il sole non si è ancora abbassato, ma una grossa nube ha già trasformato la luce del giorno, facendola deviare verso l’arancione opaco della sera. Nei grandi palazzi che costeggiano l’autostrada ci sono solo poche luci accese, non è ancora l’ora del rientro.
    “Probabilmente se ripassassimo di qui tra mezzora le facciate dei condomini qui di fianco sarebbero un tripudio di luci” dice Cristiano, seguendo lo sguardo di Giulia, che sembra scrutare al di là delle finestre buie.
    “Ci hai mai pensato al fatto che le cose esistono anche quando non le osserviamo?” risponde lei dopo un attimo di silenzio. “Chissà quanta vita nascosta dietro a quelle finestre, quanti odori e colori che sembrano riprendere vita solo quando qualcuno accende la luce, pur esistendo a prescindere”.
    Si volta a guardarlo. Lui le sorride e le accarezza una guancia. Lei gli prende la mano e la bacia, portandosela in grembo con un gesto stanco.
    “Oh, guarda, sembra che il traffico si stia muovendo” fa Cristiano, ingranando la prima.
    I palazzi alla loro sinistra già non esistono più.

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