Archivio mensile:luglio 2017

Emma – parte prima

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foto personale

Quando riaprì gli occhi, Emma vide il sole, le foglie verdi e il viso di un uomo. “So che cos’è tutto questo” pensò in estasi.

Era il mondo che aveva sognato di vedere a diciassette anni… e ora l’aveva raggiunto… le sembrava così semplice, normale, che il sentimento che provava era come una benedizione impartita in due parole all’universo: Ma naturalmente.

Guardava il volto inginocchiato vicino a lei, e sapeva che in passato avrebbe dato la vita per poterlo vedere: una faccia senza segni di dolore, di paura o di colpa. Aveva la bocca più che fiera, come se sentisse l’orgoglio di essere entusiasta per stare lì a guardare i suoi occhi.

Emma constatò che i lineamenti decisi facevano pensare all’arroganza, alla tensione, all’ironia… eppure il viso non aveva niente di tutto questo. Ne era la somma finale: un’espressione di serena decisione e sicurezza, un’innocenza spietata che non avrebbe chiesto né accordato pietà. Un viso che non aveva niente da nascondere…

Chi era Emma?” si chiese Barbara, che aveva trovato un brandello di carta, tutto stropicciato e in parte consunto, tra le pagine di un vecchio diario scolastico, dove annotava i suoi pensieri.

Stava rovistando nei cassetti della sua vecchia cameretta da ragazza, che era accatastata nel garage, quando scorse una copertina di pelle blu o meglio il dorso blu di qualcosa che le pareva familiare. Era tra libri ingialliti e malmessi e blocchi di carta pieni di scarabocchi e sicuramente stonava in mezzo a loro.

In realtà era alla ricerca dei vecchi vinili, che aveva messo in un cassetto della sua scrivania, ordinati dentro le loro confezioni originali. Quindi rimase stupita nel vedere quel pezzo della sua vita, quando aveva sedici anni o giù di lì.

Come ci è finito in questo cassetto?” pensò Barbara, mentre rovistava curiosa, tornando indietro negli anni.

Era una donna di oltre quarant’anni, sposata, divorziata e con due figli adolescenti come era lei quasi trent’anni prima al tempo di quel diario.

Aprì con delicatezza quelle pagine che contenevano le sensazioni dei primi amori e le relative prime delusioni. Carlo il vicino di casa che l’aveva fatta sognare per anni. Roberto, il primo filarino, col quale aveva pomiciato nell’androne di casa. Alberto, la prima delusione. Ricordava come l’aveva scaricata brutalmente. «Hai una faccia che fa schifo!» le aveva detto, quando credette di averlo conquistato. “Certo che provai rabbia e vergogna” pensò Barbara, che aveva presente il suo viso butterato dall’acne e foruncoli pustolosi.

Scorse i disegni infantili in stile Heidi dell’amica Serena, la sua compagna di banco. Sorrise, perché era lei con Leo, altro amore finito male.

Tra quelle pagine ingiallite dal tempo, riempite con la sua scrittura minuscola e svolazzante c’erano anche un paio di fotografie in bianco e nero dai bordi seghettati come usava nel dopoguerra. Ricordi della nonna Rachele con sua madre piccola nel giardino di casa.

Tuttavia era stato quel pezzetto di carta a prenderla, a chiedersi chi era Emma.

Barbara girava quel foglio, strappato malamente da un quaderno a quadretti, su cui erano scritte un paio di frasi, cancellate e vergate più volte. Non era la sua scrittura, tutta svolazzi e minuta, ma si presentava lineare e rotonda ben raccordata nelle lettere.

Si domandò di chi fosse. Una ragazza o un ragazzo? Per i ghirigori sulla A e sulla P era quasi certa che la mano fosse femminile, mentre il resto era neutro. Lei scriveva con caratteri minuscoli e inclinati approssimativamente a destra, mentre la riga tendeva a salire verso l’alto, tutta sbilenca. La grafia dell’ignota scrittrice era perfettamente dritta, come le cancellature e le riscritture.

Barbara osservò muta quel pezzo di carta ingiallito con qualche taglio in corrispondenza delle pieghe. Non riusciva ad associarlo a nessuna delle sue amiche, nemmeno quelle che all’epoca avevano velleità letterarie.

È il riassunto di un libro? No, non mi sembra” pensò con aria smarrita “Forse è l’incipit di un racconto… Ma quale racconto? Personalmente non ci ho mai provato. Basta leggere poche righe di questo diario per capire il perché”.

Sorrise. Ricordava come fosse negata per l’italiano in quegli anni nonostante tutti gli sforzi fatti per migliorarsi. Errori di grammatica, ortografici si sprecavano e quando arrivava il sei con una sfilza di meno per Barbara era come avere vinto la sfida più ardua.

Riaprì il diario alla ricerca di un indizio. Si accoccolò sui talloni, appoggiando la schiena alla scrivania, tenendo il diario sulle gambe.

Lunedì 6 maggio 1974

Oggi ho conosciuto Roby, finalmente! Gli ho parlato o meglio ho farfugliato qualcosa mentre le orecchie diventavano rosso fuoco! …

Mentre leggeva, aveva presente quanto fosse imbranata e come con un nonnulla diventava un peperoncino rosso.

[Continua]

La seconda e ultima parte sarà pubblicata domani

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Ministoria extra – il traffico – la mia storia

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Scrivere Creativo propone un tema che sarà di attualità tra non molto.

Nel delirio del traffico della città, proviamo a focalizzarci sui dettagli. Scegliete una di queste macchine nella foto e scrivete un dialogo di cinque battute tra l’autista e il/i passeggero/i.

Miniesercizio extra 25

Nel delirio del traffico del venerdì sera una Volvo blu è ferma, incastrata tra due colonne di auto. Il display dell’autostrada segna “Code per 5Km verso il mare”.

«Alberto, facciamo l’inversione di marcia. Soffro di claustrofobia» suggerisce Fiorenza che si fa vento con un ventilatore da borsetta.

«Avrai voglia di scherzare?»

«No. Parlo su serio. Altrimenti scendo».

Il ronzio della ventola di raffreddamento urla inviperita, mentre Alberto e Fiorenza tacciono.

«Alberto non riesco a stare chiusa qui dentro» annaspa con le parole Fiorenza quasi cianotica.

«Te l’avevo detto che era una pazzia partire a quest’ora» risponde rabbioso Alberto, ingranando la marcia per fare venti metri.

Miniesercizio 25 – la mia storia

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Tema intrigante propone oggi Scrivere creativo.

Esistono momenti in cui la semplice vista di un paesaggio suscita ricordi di avventura e un’improvvisa voglia di evadere. Immaginate una persona appena uscita da lavoro, posa la bici e fissa affascinato quella corda legata all’albero. Dopo alcuni minuti inizia a correre. Inventate una storia di 100 parole avendo a disposizione: una corda – una corsa – questa foto

miniesercizio 25

 

Il lunedì è un giorno difficile da affrontare, pensa Michele, mentre prende la bicicletta gialla dalla rastrelliera dell’ufficio dove lavora. Il sole picchia duro nonostante siano le diciannove. Attraversa il parco per tornare a casa. Scorge tra due alberi una corda. Si ferma, appoggia la bicicletta a un blocco di cemento e, colto da un irrefrenabile istinto, comincia a correre sul prato. Sente l’aria calda sul viso e gocciolare il sudore sulla schiena. Sbuffa, ansa, si appoggia a un tronco.

Sono proprio pazzo, pensa mentre ritorna sui suoi passi. Trova il blocco ma non la bicicletta.

“Ben ti sta, coglione”.

Esercizio di sceneggiatura – Tramonto

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Tramonto – Foto personale

Questa volta Scrivere creativo propone un esercizio impegnativo. Sei vignette per un fumetto. Ecco la mia sceneggiatura

Vignetta uno

tratta da Turismo.it

Due ragazzi si tengono per mano.

Sullosfondo il sole tramonta e tinge di rosso il mare. Non parlano, si guardanoteneri e innamorati.

Vignetta due

Nuvola. “Elisa…” dice il ragazzo. “Dimmi?” risponde lei.

Lui guarda il mare rosso, mentre Elisa lo osserva. Sul mare volteggiano i gabbiani.

Vignetta tre

Nuvola. “Elisa, vedere questo mare mi rende poeta”

Elisa sorride, mentre lo abbraccia. I loro piedi sono bagnati dalla risacca del mare. Il sole sta affondando all’orizzonte.

Vignetta quattro

Nuvola. “Abbiamo perso ancora questo tramonto.
Nessuno ci vide questa sera con le mani intrecciate
mentre la notte azzurra cadeva sopra il mondo” recita il ragazzo. “Chi l’ha scritto?” domanda Elisa. “Pablo Neruda”.

Il sole è quasi scomparso all’orizzonte. I gabbiani volano radenti il mare.

Vignetta cinque

I due ragazzi si abbracciano, baciandosi coi piedi immersi nell’acqua. Alle loro spalle la pineta diventa scura e le loro ombre si allungano sulla spiaggia.

Vignetta sei.

Riprendono a camminare verso la duna che li separa dalla pineta. Il crepuscolo crea ombre cinesi sulla spiaggia.

FINE

Ministoria extra – Un bar tranquillo – La mia storia

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Col caldo feroce di questi giorni anche Scrivere Creativo diventa cattivo.

Ecco la sfida

La porta e la colonna separano tre scene distinte:
1 – Una donna che sta entrando nel locale;
2 – Un ragazzo che sta mangiando da solo;
3 – Due ragazzi che stanno discutendo.
Questo è un esercizio più difficile del solito.
Scrivete una storia che collega queste tre scene. Liberamente. Come preferite voi.

Miniesercizio extra 24

ed ecco cosa la mia mente accaldata ha pensato bene di mettere insieme

Rodolfo sta parcheggiando di fronte al bar. Il caldo oggi è torrido e non lascia scampo. Una bibita fresca è quello che serve per abbassare la temperatura del corpo. Si sta avviando verso l’ingresso, quando sente un forte gemito a pochi passi da lui. Una donna dai lunghi capelli biondi si lamenta toccandosi il viso. Barcolla, sembra sul punto di accasciarsi a terra.

Rodolfo fa due passi di fretta e la sorregge per le braccia. Non capisce cosa sia avvenuto, finché non guarda dinnanzi a sé. Il vetro della porta d’ingresso presenta il segno dell’impatto della faccia della donna.

«Ce la fa a camminare?» domanda Rodolfo, che cinge con un braccio la bionda.

Solo dei gemiti ed esclamazioni di dolore, mentre lui spinge la porta per entrare.

Alberto nel tavolo accanto all’ingresso è assorto nel mangiare un piatto fresco di verdura. Sta pensando a Elisa, al suo addio frettoloso e incomprensibile. Una rottura che gli ha lasciato un vuoto dentro di sé. Sta con la forchetta a mezz’aria, quando sente un botto, come se la vetrata fosse stata colpita da un oggetto con violenza. Alza lo sguardo dalla terrina ricolma d’insalata e pomodoro, guardandosi intorno. Vede solo alle sue spalle due ragazzi che stanno discutendo animatamente. Qualche frammento della discussione arriva alle sue orecchie.

«Non vuoi credermi» borbotta indispettito chi gli volge le spalle.

L’altro dai capelli scuri e lunghi fino alle spalle scuote il capo come per confermare l’affermazione dell’amico.

«Non posso» dice con un filo di voce. «Come potrei? Ti sei dimostrato inaffidabile. Ti facevo un amico e non un nemico».

«Non è vero» sussurra a sua discolpa l’altro. «Credi che avendo tenuto un altro atteggiamento…».

«Mi hai pugnalato alle spalle» replica amareggiato.

Alberto sente una voce che gli chiede qualcosa. Si volta e vede un uomo che regge una donna più incosciente che presente.

«La signora ha sbattuto il viso sulla vetrata e deve sedersi» dice Rodolfo, che sistema la donna sulla sedia libera di fronte ad Alberto.

Lui ha un moto di stizza, che reprime subito ma non passa inosservato a Rodolfo.

«Capisco, amico» fa con ironia Rodolfo, mentre osserva le condizioni del viso della donna. «Capisco d’aver interrotto il tuo pasto ma il tempo di prendere qualcosa di umido per la faccia della signora e poi togliamo il disturbo».

Alberto diventa rosso, posando la forchetta nella terrina. Prende un pacchetto di fazzoletti di carta dalla tasca dei pantaloni e lo porge a Rodolfo.

«Prendi e usa pure la mia acqua fredda» dice a sua discolpa, avendo dimostrato una certa insensibilità alle condizioni della donna.

«Enrica, cosa ti è successo?» pronuncia allarmato il ragazzo dai capelli scuri, che ha interrotto la discussione con l’amico.

Rodolfo alza lo sguardo nella direzione della voce mentre bagna qualche fazzoletto per passarlo sul viso di Enrica, che continua a tenere gli occhi chiusi e a lamentarsi.

«Vuole che l’accompagni al Pronto Soccorso?» domanda premuroso Rodolfo, ignorando l’esclamazione del ragazzo.

«No. Mi sta già passando» dice Enrica. «La ringrazio. Senza il suo aiuto non avrei saputo cosa fare».

Aiutata da Rodolfo si rimette in piedi barcollando vistosamente.

«Venga che le offro qualcosa di fresco» propone Rodolfo, mentre saluta Alberto.

«Grazie per l’aiuto» gli dice, allontanandosi.

Alberto riprende a mangiare col pensiero fisso su Elisa.

I due ragazzi continuano la loro discussione.

“Avrebbe potuto morire dinnanzi a loro” pensa Rodolfo, tenendo sotto braccio Enrica. “Ma non li avrebbe distolti dalle loro occupazioni”.

La mia storia – miniesercizio 24

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Oggi è lunedì. Non lo sapevate? No? 😀 Beh! vi informo io e vi tedio con la nuova sfida di Scrivere Creativo.

Cosa hanno pensato? Nulla di trascendentale peccato che sia complicato fare i soldi. Ecco cosa propongono

State assistendo a una presentazione. A un certo punto vi mostrano questa slide: le cinque caratteristiche per diventare virali sui social. Così, lasciate il lavoro perché vi è venuta in mente l’idea del “post perfetto”. Inventate una storia di 100 parole avendo a disposizione:

– Una slide

– Il post perfetto

– Questa foto

miniesercizio 24

e così ho inventato il post perfetto 😀 Soldi a palate… Bé, va bene. Ho capito che resto povero come sono.

Rodolfo in terza fila legge “Catartico”. Mi devo purificare dalle contaminazioni, pensa rapito dalla slide. Domani vita nuova. Mi devo dedicare a costruire il post perfetto, pubblicarlo e diventare più ricco di Bill e Mark. Colla liquidazione di Energia Pulita compra un computer supergalattico. Si chiude in mansarda e ignora le lamentele di Adele, la compagna. Comincia a scrivere, butta via bozze e carta. Il post deve essere sublimale. Poche frasi ma dall’effetto immediato. Argomento banale ma visto in modo inaspettato. Deve indurre alla catarsi chi lo legge. Avverte un’emozione, che nemmeno la porta sbattuta da Adele riesce a distrarlo.

Ministoria extra – il litigio – la mia storia

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Scrivere creativo per tenerci svegli e allenati propone questa nuova sfida.

A volte diamo per scontate le bellezze reali e ci concentriamo sul digitale.
Le due ragazze al centro e in basso nella foto preferiscono concentrarsi sullo smartphone. Scrivete una storia basata su un litigio tra queste due ragazze per qualcosa che hanno visto sullo smartphone.

Miniesercizio extra 23

Le nuvole scorrono nel cielo dietro al ponte che attraversa la baia. Il sole va e viene giocando a nascondersi tra quei batuffoli bianchi. Edo è seduto sotto il gazebo sul limitare della spiaggia, mentre sorseggia una granita al limone. L’afa è mitigata da una leggera brezza, che increspa le onde che si infrangono quiete sulla spiaggia. Sembra tutto perfetto, almeno è quello che pensa Edo, quando qualcosa disturba la bellezza della vista.

Sono le voci stridule di due ragazze, che stanno litigando.

Edo depone la granita sul tavolino e si volta a guardare. È irritato perché sono riuscite a rovinargli quel momento di contemplazione serena.

«È colpa tua» dice la bionda agitando lo smartphone.

«Nemmeno per sogno!» replica indispettita la rossa coi lunghi capelli che si agitano con il movimento del capo.

Edo sorride. Con tanta bellezza da osservare in silenzio proprio qui dovete venire a litigare? Riprende la granita e ricomincia il diverbio. Gli viene la voglia di prendere quello stupido strumento del diavolo e scagliarlo lontano a perdersi in fondo al mare.

«Guarda» urla la bionda, mostrando il display all’amica.

L’altra stringe gli occhi. Con riverbero della luce non si vede quasi nulla. Le prende la mano con lo smartphone e la ruota, finché riesce a osservare quanto compare.

«E con questo?» obietta la rossa, sollevando lo sguardo dallo schermo.

La bionda sbuffa e sta per replicare adirata, quando vede quello che non aveva visto.

«Scusa» mormora la ragazza, abbassando gli occhi. «È stato un abbaglio».

la mia storia – minesercizio 23

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La calura estiva ha rattrappito le idee e mi limito a questi esercizi di Scrivere creativo.

oggi il tema era attiguo al torrido clima di questi giorni. Ecco l’input

Ogni nostra azione, sensazione, emozione è spesso collegata a una marca, a un brand. Immaginate di bere una coca cola con ghiaccio e limone. Improvvisamente avete in mente un’idea per eliminare le marche dalla nostra vita. Siete euforici e lo comunicate al barista.

Inventate una storia di 100 parole avendo a disposizione:

– una coca cola con ghiaccio e limone

– un’idea rivoluzionaria

– questa foto

miniesercizio 23

e qui l’idea strampalata che ho avuto

Elena è seduta al tavolino nella piazza di Cocalandia. Un refolo di vento le scompiglia i capelli. Una Coca, un bicchiere e tanta sete ma zero idee. Quelle sono sparite sotto la calura estiva. Un rivolo di sudore scende dalla gola nell’incavo del seno. Sbuffa, versa un po’ di quel liquido marroncino nel bicchiere col limone. Accosta le labbra per sentire il sollievo del fresco delle bollicine. Lampadina.

«Bell’idea» dice a mezza voce, mentre sorseggia la bevanda. Un sorriso e un’altra sorsata. «Sì, proprio bella».

È una rivoluzione a pensarci bene. Però, pensa, è talmente intrigante che me la scippano.

Primo attacco – la gravità – la mia storia

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Nuova sfida di Scrivere creativo.

Eccoci al secondo appuntamento con “attacchi impossibili“.

Come spiegato l’altra volta: se le prime tre proposte avranno abbastanza svolgimenti continueremo a proporre questo tipo di esercizio, altrimenti cambieremo rotta.

Ecco l’attacco di oggi:

In questo esercizio dovrete creare un racconto dove la gravità svanisce. Racconterete di un luogo dove la gravità svanisce di colpo.

Non necessariamente svanisce in tutto il pianeta, magari soltanto in una metropoli, o in una sola nazione o addirittura in un piccolo paesino di cinquecento anime.

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Raccontate dello stupore, raccontate dei primi momenti di sconvolgimento, ma dite anche come ci si organizza in un’occasione del genere. Le auto diventano inutili, come viene gestito questo aspetto dalla comunità, che sia lo stato, il paesino o il mondo intero?

Spiegate i piccoli momenti di vita quotidiana e le grandi scelte storiche, le eventuali guerre in atto o in procinto di scatenarsi.

Pensate alle conseguenze nei luoghi pubblici: ospedali, ristoranti, aziende industriali, trasporti e tutto il resto.

Insomma, questo primo attacco è verso la gravità.

Vediamo come ve la cavate!

Bonus (facoltativo): provate a scrivere il racconto da due punti di vista diversi.

Buon divertimento!

Come sempre pubblicate i vostri svolgimenti nei commenti, su Facebook e/o sui vostri social linkando a questo articolo!

Ciao!

Eliana ha sempre sostenuto di essere in grado di sollevare gli oggetti con la forza del pensiero. Però nessuno ha mai assistito a questo prodigio.

«Non mi vuoi credere, nemmeno tu» borbotta la ragazza, rivolgendosi al suo compagno.

Marco trattiene una risata, che avrebbe innervosito ancora di più Eliana. Fa strane smorfie nel tentativo di apparire serio, finché quasi strozzandosi non prorompe in una bella sfida.

«Ci scommetto che tu non sarai in grado di sollevare la sedia dove sono seduto».

Eliana lo guarda di sbieco. Si sente presa per i fondelli. Lei ha parlato di oggetti non di persone o mobili.

Diventa rossa come un peperone maturo, gonfia le guance e fa uscire tutta l’aria dei polmoni come un uragano. Intreccia le dita della mano e sta per urlare tutto il suo malumore quando vede i piedi di Marco staccarsi da terra. La sedia è mezz’aria a due metri da terra.

«Sei impazzita?» esclama terrorizzato Marco, aggrappato con le mani al bordo della sedia.

Le nocche biancastre mostrano tutto il suo terrore. Anziché scendere sfiora coi capelli il soffitto. Soffre di vertigini. Guarda in basso ma chiude subito gli occhi. Se torna la forza di gravità normale, perché questo è il suo pensiero, mi sfracello sul pavimento. Ben che vada finisco in ortopedia.

«Eureka!» dice Eliana battendo le mani come una bambina che ha visto il suo migliore amico.

«Vedi, incorreggibile San Tommaso» ribatte la ragazza, che gonfia ancora le guance per espirare l’aria immessa nei polmoni.

«Sì, ti credo» lo implora Marco, che deve piegarsi pericolosamente in avanti, perché il soffitto preme sul suo capo.

Il suo cuore pare un metronomo impazzito. Bum, bum, bum! Spera che le gambe della sedia reggano all’urto col pavimento. È terreo in volto. Le labbra serrate come a trattenere l’urlo di terrore che sente salire dentro di sé.

Eliana sembra presa da un senso di onnipotenza. Se riesco a sollevare Marco e una sedia, posso alzare qualsiasi cosa con la sola forza del pensiero. Sposta gli occhi verso destra e vede muovere Marco nella direzione del suo sguardo. Li rotea e la sedia compie la medesima evoluzione. Riesco ad annullare la forza di gravità, pensa battendo le mani, mentre il corpo di Marco beccheggia come una nave in preda alla tempesta.

Il ragazzo non sa più a che Santo votarsi per ritornare sul pavimento incolume. Li ha esauriti tutti e ricomincia da Pietro. Trema come una foglia al vento e teme di fare la sua fine. Volare lontano.

«Eli» balbetta incerto. «Fa la brava. Fammi scendere dolcemente».

La finestra è aperta e l’appartamento è al sesto piano. Con tutte le evoluzioni che la ragazza si diverte a fare Marco si accorge di essere terribilmente vicino.

Eliana si sposta a sinistra, poi a destra. Salta e si accuccia. Si muove per la stanza frenetica in preda al delirio di onnipotenza, perché è convinta di poter dominare ogni cosa con la sola forza di volontà. Non ascolta le parole terrorizzate di Marco che infila la finestra e sparisce alla sua vista. Sente un urlo e un schianto. Poi il silenzio.

«Lasciami» esclama Eliana interdetta, sentendo la presa ferrea delle mani di Marco sul suo braccio. «Che ti prende?»

Lui sta ansimando e con la voce roca dice: «Fammi scendere».

Lei si mette dritta nel letto e lo guarda storto. «Dovresti bere meno alla sera».

La mia storia – Miniesercizio 22

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Scrivere creativo questa settimana propone questo.

Vi è mai capitato di trovare un libro che vi rivela tutto quello che avevate bisogno di sapere su voi stessi? Immaginate che questo sia il titolo del libro. Inventate una storia di 100 parole avendo a disposizione:
– Un libro
– Ho visto cose

– Questa foto

miniesercizio 22

ecco la mia storia

Alberto fa scorrere il dito sui libri esposti nel contenitore e si ferma su ‘ho visto cose…’. Un tuffo al cuore. Autore ‘Alberto’. “Sono io’”esclama prima di spegnere il sorriso. Lo apre e comincia a leggere. “Ho visto cose che solo io ho potuto vedere”. Si siede sullo sgabello. Lo sfoglia. La sua vita passa dinnanzi ai suoi occhi. Non è possibile, pensa sconcertato. Continua a girare le pagine alla ricerca di qualcosa, di conferme. Qualcuno ha plagiato la sua vita, ha scritto col suo nome la sua storia.
Avverte una mano femminile sulla spalla. Si gira. «Signore sta bene?»