Ministorie extra – La finestra sul mondo – la mia storia.

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Consueto appuntamento con Scrivere creativo.

Sfida un po’ più tosta del normale.

Quando siamo abituati a una certa visuale, la visione di insieme ci sfugge e ci concentriamo sui dettagli. Immaginate una persona che sta guardando fuori dalla finestra e si sta concentrando sui passanti che stanno attraversando la strada. In uno di essi riconosce un amico di infanzia. Scrivete una storia terminando ogni frase con “accordi”.

Miniesercizio extra 21

Ed ecco quello che ho pensato.

Ernesto era lì, alla finestra. Guardava fuori ma sembrava perso nei suoi pensieri. Certo dal quinto piano, pensò, socchiudendo gli occhi, cosa posso distinguere? Ma il suo cruccio era rivolto altrove. Gli americani, da quando c’era Trump, gli hanno chiuso la porta in faccia. Non erano questi gli accordi.

Poi tornò con lo sguardo sulla strada, dove correvano veloci le macchine. Sorrise vedendo quel signore. Non lo distingueva bene ma a spanne gli sembrava dell’età di suo padre. Quindi piuttosto anziano. Sì, perché lui ha quasi ottant’anni! Una piega strana si formò sulla guancia, quasi un ironico sorriso. L’uomo metteva un piede giù dal marciapiede ma lo ritirava in fretta, impaurito dal concerto di clacson delle auto. Quanto erano strani gli accordi!

Più che musica era una cacofonia di rumori tra sgommate e accelerate brusche. Ernesto continuava a fissare quella strada trafficata e piena di persone impazienti. Chiuse fuori tutti quei decibel molesti. Doveva concentrarsi su quei contratti, che la società madre americana voleva che riscrivesse. Però non riusciva a staccare gli occhi dal vetro, mentre le immagini dei pedoni scorrevano come macchie colorate. ‘Uffa’ mormorò, sbirciando quei fogli sul tavolo. ‘Perché dovrei stracciare quegli accordi?’

Scosse la testa. Si mosse per la stanza, inquieto, mentre squillava il telefono. Lo guardò infastidito. Non rispose. Dopo un po’ tacque. Forse avevano compreso che voleva essere lasciato in pace. Si girò verso il tavolo. Il salvaschermo era in movimento. Sorrise. Quel direttore d’orchestra dirigeva con mano ferma battendo per gli orchestrali il ritmo degli accordi.

Musica e immagini gli avevano fatto comprendere che non era il caso di cambiare nulla. Tra galantuomini gli accordi sono sempre accordi.

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