Archivio mensile:giugno 2017

Primo attacco – senza capelli – la mia storia

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Scrivere creativo ne pensa sempre una e sono divertenti le le loro storie.

In questo esercizio dovrete creare un racconto dove nella comunità in cui vivono i personaggi i capelli sono stati vietati.

In pratica tutti devono essere rasati a zero. Uomini, donne e bambini. Ogni giorno tutti devono radersi.

Pensate alle conseguenze: fallimento di tutti i parrucchieri, i VIP senza acconciature luccicanti, i calciatori senza capigliature assurde, ma anche gli impiegati tutti quasi uguali, i politici, i dottori.

Immaginate le conseguenze di questa decisione, pensate ai possibili ribelli.

Insomma, questo primo attacco è verso i capelli.

Vediamo come ve la cavate!

Bonus (facoltativo): provate a scrivere il racconto inserendo almeno quattro figure retoriche.

Buon divertimento!

Come sempre pubblicate i vostri svolgimenti nei commenti, su Facebook e/o sui vostri social linkando a questo articolo!

Ciao!

29 giugno 2117

Dalle ore zero di stasera chiunque sarà trovato con un capello in testa o un pelo nel corpo sarà condannato a cinquanta frustate sulla pubblica piazza e a vent’anni di reclusione da scontare nelle segrete del Castello

Firmato

tratto dal web

Calvo

Andrea il capellone impallidisce nel leggere questo avviso, posto su tutti i muri di Calvizie, una ridente cittadina di Calvilandia. Lo conosce bene quel farabutto del Calvo, che per non sentirsi in solitudine ha deciso che tutti, proprio tutti, dovranno essere glabri come lui.

Andrea maledice i suoi concittadini calviziani, che alle ultime elezioni sono stati suggestionati dalla loquela del Calvo, la replica in peggio del Nano, che è vissuto nel secolo scorso.

Torna a casa pensando a come fare. La sua capigliatura non la vuole sacrificare. Ma come?

Anna la rossa è furibonda. “Ai miei ricci rossi non ci rinuncio!” proclama in piazza.

Un gruppo di uomini tutti tosati a zero la guardano storti e si avvicinano minacciosi con le forbici in mano.

“Venite pure avanti, leccaculi” urla Anna, mettendo le mani sui fianchi.

Il primo malcapitato barbiere improvvisato è a terra, che si lamenta. Non Ha capito cosa gli sia successo. Sa solo che si lamenta per il dolore.

Nino si ferma. Quella strega è più rapida del fulmine, pensa, vedendo Girolamo che si contorce a terra in preda a lancinanti sofferenze al basso ventre. Eppure non si è mossa!

Gli altri due battono in ritirata. “Se vuoi rasarla a zero” dicono all’unisono, “vai avanti tu. Non ce la squagliamo”.

Andrea osserva Anna e Nino che si fronteggiano. Lei a gambe divaricate e le mani sui fianchi. Lui con una forbice in mano che le gira intorno. Assiste alla scena divertito. Quel verme ha trovato pane per i suoi denti, pensa.

Girolamo che continua a lamentarsi come se stesse tirando le cuoia striscia lontano da quella furia rossa. Ci penserà il Calvo e i suoi sgherri a catturarla, si dice, lasciandosi sfuggire un “Che dolore! Che dolore!”.

“Hai paura?” lo incita la rossa. “In quattro contro una povera donna! Non avete le palle!”

“Vieni bella” mormora mellifluo Nino. “Voglio farti lo scalpo”.

Non ha appena finito di borbottare queste parole, che Nino si ritrova le forbici piantate sul palmo della mano. Esterrefatto e incredulo non trova il tempo di urlare per il dolore, mentre osserva la sua mano che sanguina copiosamente.

Anna si avvicina al manifesto e lo strappa.

“Venite a prendermi se siete capaci!” e si gira per prendere a braccetto Andrea.

I due ragazzi ridono soddisfatti passando tra due ali di persone senza un pelo.

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Ministorie extra – La finestra sul mondo – la mia storia.

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Consueto appuntamento con Scrivere creativo.

Sfida un po’ più tosta del normale.

Quando siamo abituati a una certa visuale, la visione di insieme ci sfugge e ci concentriamo sui dettagli. Immaginate una persona che sta guardando fuori dalla finestra e si sta concentrando sui passanti che stanno attraversando la strada. In uno di essi riconosce un amico di infanzia. Scrivete una storia terminando ogni frase con “accordi”.

Miniesercizio extra 21

Ed ecco quello che ho pensato.

Ernesto era lì, alla finestra. Guardava fuori ma sembrava perso nei suoi pensieri. Certo dal quinto piano, pensò, socchiudendo gli occhi, cosa posso distinguere? Ma il suo cruccio era rivolto altrove. Gli americani, da quando c’era Trump, gli hanno chiuso la porta in faccia. Non erano questi gli accordi.

Poi tornò con lo sguardo sulla strada, dove correvano veloci le macchine. Sorrise vedendo quel signore. Non lo distingueva bene ma a spanne gli sembrava dell’età di suo padre. Quindi piuttosto anziano. Sì, perché lui ha quasi ottant’anni! Una piega strana si formò sulla guancia, quasi un ironico sorriso. L’uomo metteva un piede giù dal marciapiede ma lo ritirava in fretta, impaurito dal concerto di clacson delle auto. Quanto erano strani gli accordi!

Più che musica era una cacofonia di rumori tra sgommate e accelerate brusche. Ernesto continuava a fissare quella strada trafficata e piena di persone impazienti. Chiuse fuori tutti quei decibel molesti. Doveva concentrarsi su quei contratti, che la società madre americana voleva che riscrivesse. Però non riusciva a staccare gli occhi dal vetro, mentre le immagini dei pedoni scorrevano come macchie colorate. ‘Uffa’ mormorò, sbirciando quei fogli sul tavolo. ‘Perché dovrei stracciare quegli accordi?’

Scosse la testa. Si mosse per la stanza, inquieto, mentre squillava il telefono. Lo guardò infastidito. Non rispose. Dopo un po’ tacque. Forse avevano compreso che voleva essere lasciato in pace. Si girò verso il tavolo. Il salvaschermo era in movimento. Sorrise. Quel direttore d’orchestra dirigeva con mano ferma battendo per gli orchestrali il ritmo degli accordi.

Musica e immagini gli avevano fatto comprendere che non era il caso di cambiare nulla. Tra galantuomini gli accordi sono sempre accordi.

La mia storia – miniesercizio 21

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Questa settimana bollente Scrivere creativo propone un nuovo esercizio.

Ecco il testo della sfida

Improvvisamente capita di voler stare solo con una persona, senza curarsi minimamente del resto del mondo. In questo caso, questa coppia è riuscita a prendersi la propria libertà dal caos della folla. Su un muretto. Inventate una storia di 100 parole, con protagonista il ragazzo della foto, avendo a disposizione:
– una coppia
– una folla

e questa è la foto

miniesercizio 21

e questo è il mio testo

L’oratore si sbracciava a parlare sotto il sole a quaranta gradi. Qualcuno usava il giornale per arieggiare il viso, altri cercavano un riparo improbabile dall’ombra della statua.

Andrea prese per mano Elisa. “Vieni” e la condusse sul muretto dove giungeva un’eco lontana di quella voce fastidiosa.

Lei lo guardò con gli occhi innamorati, tenendogli la mano. Di quello che diceva quell’uomo non gliene fregava niente. Arrivata con alcuni conoscenti, per fortuna aveva trovato Andrea che stava passeggiando nel parco. Senza di lui sarebbe bollita sotto il sole ma adesso il suo sole era Andrea.

Le loro gambe si muovevano allegre.

Ministoria extra – Attenzione interrotta – La mia storia

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Scrivere creativo propone una nuova storia senza limiti ma rispettando questo

L’imponenza dei monumenti non ci fa notare le persone. Immaginiamo di essere una di quelle persone che stanno guardando il monumento. Improvvisamente l’attenzione viene completamente annullata. Una persona sta chiamando il nostro nome da lontano. Scrivete la reazione della persona nella foto quando capisce chi è l’interlocutore.

e questa immagine – presumo Mosca

Miniesercizio extra 20

Ecco la mia storia

Ivan sta guardando l’obelisco Пиазза Семпион в Москве. Tiene per mano sua figlia. È una piccola piazza dove sorge il Novyy Evropeyeskij Theatr. Squallida come molte piazze di Mosca. Nulla in confronto con l’immensa Piazza Rossa.

“Ivan, Ivan”.

L’uomo si gira e nota solo un grigio casermone semicircolare che a fatica si staglia sul cielo plumbeo. Quasi si confondono.

Ivan alza le spalle. Forse solo il suono del vento, pensa l’uomo e torna a parlare ad Agnesa.

“Vedi…” indica con la mano l’obelisco.

“Ivan, Ivan”.

Non è possibile, si dice Ivan. Non è possibile che qualcuno mi chiami.

Alza le spalle e spiega ad Agnesa che quell’obelisco è stato eretto ma di nuovo quel fastidioso suono lo interrompe.

Si gira verso quell’edificio anonimo. Passa in rassegna le finestre. Tutte chiuse. Sembra disabitato. Eppure ha sentito il suo nome. Quasi gli sembra di avere le vertigini, di vedere oscillare quell’immenso obelisco che li sovrasta. Sbandamento, ansia e incapacità di dominare il senso di essere un microbo dinnanzi a questo monumento.

Agnesa lo guarda stupita.

“Papi, Papi” esclama la bimba.

È una bimbetta di dieci anni con un vestitino che copre a malapena le ginocchia. Due calze bianche spuntano dalle scarpe ormai consunte.

“Papi, cosa hai?” gli chiede scuotendo la mano.

“Niente, niente. Solo il vento che pronuncia il mio nome” spiega Ivan incerto.

“Ma no, papi” dice ridendo la bimbetta. “Sono io che ti chiamo!”

 

La mia storia – miniesercizio 20

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Nuova sfida in 100 parole per inventarsi una nuova microstoria. Grazie a Scrivere creativo mi accingo a questa nuova prova. Ecco il testo e relativa immagine

Questa anziana signora sta disegnando dei cerchi con un gesso alla fermata del tram. Nessuno conosce il motivo. Nessuno ne capisce il senso. Ma la sua espressione è soddisfatta e felice. Inventate una storia di 100 parole avendo a disposizione:
– Tre cerchi
– Una signora anziana

Miniesercizio 20

Ecco la mia interpretazione

 

“Uno, due e tre”. Con mano ferma Alexandra cerca di emulare Giotto. Si mette ritta e osserva i tre cerchi. “Perfetti?” Ride di gusto Alexandra. “Proprio per nulla!”

Un passante si ferma e li guarda. Solleva lo sguardo e vede questa signora non più giovanissima dai capelli grigi che spuntano da sotto un cappello di paglia, che un tempo era bianco.

“Cosa sono?” chiede curioso.

“Non vede?”

“Sì. Ma…” farfuglia quasi intimorito il passante.

“Ma cosa?” replica Alexandra mostrando dei denti gialli tra le labbra.

“Certo che vedo tre cerchi disegnati col gesso” borbotta incerto.

“Ma è la felicità terrena!”

Ministoria extra Alfabeti – la mia storia

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Scrivere creativo è curioso di leggere quali pensieri mi attraversano vedendo questa pagina di traverso. Un bel impegno senza dubbio trovare qualcosa che possa suscitare un ricordo.

Ecco la pagina incrimiunata

Miniesercizio extra 19 Rivelazioni

ed ecco cosa ne è uscito.

La frase che mi ha colpito

It is not becouse the mountain is too high that mind cannot pass over it, and it is not becouse water is too deep that the mind cannot cross over it.

ed ecco quello che ho pensato

Le montagne non mai sono sufficientemente alte né il mare troppo profondo, affinché la mente non possa andare altrove. Basta volare con l’immaginazione sulle ali della fantasia per raggiungere e oltrepassare i picchi più alti o per navigare sereni sull’oceano. Ecco che con la mente vedo le Torri del Vajolet illuminate di rosa dinnanzi ai miei occhi e la distesa verde del Mediterraneo solcata dalle navi.

 

La mia storia – miniesercizio 19

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Nuova sfida di Scrivere creativo.

Ddobbiamo percepire: l’energia del cantante nella foto  La persona con la maglia verde all’improvviso si alza e libera tutto ciò che aveva dentro da troppo tempo.
A disposizione:
– Una canzone
– Una frase gridata ad alta voce
– Questa foto

Paul canticchiava ‘wop bop a loo bop a lop bom bom’ seguendo l’aria stonata di quel musicista nero da strapazzo. Seduto sul prato all’ombra di un salice rimuginava tutto quello che nella sua vita non andava. Quella canzone più vecchia di lui che aveva ascoltato tante volte su Youtube continuava a rimbombargli nelle orecchie.

Non ne poteva più di quel nero che si ostinava a storpiarla. Una lagna. “Basta” urlò con tutta la forza della sua voce. “La stai massacrando!”

Si alzò di scatto e si avventò con la forza dei suoi vent’anni su di lui.

E pianse lacrime amare.

Avviso ai naviganti : ci sono, ci sono… purtroppo per voi

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il mio giardino – foto personale

Non sono sparito, né accuso la sindrome del foglio bianco. Diciamo che vi leggo – qualcuno se ne è accorto – rispondo – chi mi ha scritto ha trovato puntuale le risposta – ma sono impegnato a revisionare un vecchio testo. Avrei qualcosa di pronto ma preferisco tenerlo di riserva 😀

In questi giorni di estate anticipata mi rifugio nel mio giardino segreto e correggo le mie schifezze.

A presto naviganti.

Una storia extra VISIONI – miniesercizio

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Scrivere creativo si dimostra clemente. Ecco un miniesercizio extra

Questa ragazza ha una qualità particolare: riesce ad avere una visione delle cose che va oltre il reale. Pensa fuori dagli schemi, ha una visione più profonda.
Osservate il disegno, entrate nella testa della ragazza e scrivete qui sotto i suoi pensieri.
Nessun limite di parole o vincolo di argomento!
Disegno di Ame Soler [ Pagina FB: https://www.facebook.com/amesoler/ ]

Ame Soler

ed ecco la mia visione

Davanti allo specchio di profilo disegna quello che vede. Una ragazza con un picchio sulla spalla. Frenetica la matita nera schizza il foglio senza vedere quanto è riflesso.

Pochi tratti ed ecco prendere forma quel viso. Capelli neri, naso affilato. Ancora la mano segue il pensiero, quando il picchio si posa sulla spalla.

“Sarà un picchio oppure una gazza?”

Si chiede che importanza possa avere. Deve completare l’opera, mettere i colori, disegnare quello che vede. Una frenesia senza fine, un’ansia da prestazione.

Non stacca la matita finché c’è mina. Poi la getta sul tavolo e ne afferra un’altra, più morbida, appuntita. Altri colpi violenti e il disegno acquista vita.

Il sudore gocciola dalla fronte, scivola sul mento e si inabissa dentro di lei.

Adesso è finito.

Riavvolge il nastro e si ammira sullo schermo.

 

La mia storia – miniesercizio 18

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Tornano le ministorie di 100 parole di Scrivere creativo.

Ecco l’esercizio di oggi

Forse non tutti hanno notato il bambino dietro questo musicista. La madre gli sta facendo delle raccomadazioni. Immaginate una storia di 100 parole che comprenda un dialogo di due battute. Avete a disposizione:
– Questa foto
– Madre e figlio
– Una raccomandazione

miniesercizio 18

ed ecco la mia storia

La musica si diffondeva lenta per la strada, lasciando indifferenti i passanti. Lui pareva non essere preoccupato e continuava a girare la manovella.

Ilaria si era fermata non per ascoltare il musicista di strada ma per sgridare Sveva.

“Vedi” disse la madre “che ti sei sporcata la tuta?”

La ragazzina abbassò lo sguardo e controllò il petto. Non vide nulla. Ma sì qualche spruzzo di cioccolato. Roba da niente e alzò le spalle.

Ilaria prese un fazzoletto di carta e avvolse la barretta, prima di porgerla alla figlia.

“Fa attenzione! Non farlo gocciolare di nuovo!”

Sveva la guardò e sorrise.

 

BUONA LETTURA