Considerazioni libresche

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foto di Veronica

Vorrei fare alcune considerazioni sulle due kermesse libresche concluse da poco. Premetto che non le ho viste nessuna delle due. Non mi interessa riportare cifre o dire chi ha vinto, perso, ecc. Semplici pensieri nati dalle letture di blogger, media o altro.

1) Quando c’è sana concorrenza, le idee nascono, si sviluppano e fioriscono. Concorrenza significa competizione e non urlare più forte. Credo che di questo il salone di Torino abbia trovato lo stimolo per migliorarsi, per produrre un prodotto che possa piacere. Forse se non ci fosse stata la scissione e di conseguenza lo stimolo, non avrebbe saputo innovarsi e offrire qualcosa di nuovo. Riavvolgere il nsatro del tempo è fatica inutile.

2) Se ‘tempo di libri’ non ha suscitato entusiasmi si è voluto bocciare l’arroganza di Mondazzoli e Gems, le quali ha creduto che sarebbe bastato il loro nome per attirare gli amanti del leggere. Non hanno capito che il lettore non si guida al guinzaglio come un docile cagnolino ma ama spaziare libero senza imposizioni. A parte uno di loro, non ho letto autocritiche ma solo giustificazioni. ‘Abbiamo avuto poco tempo’, ‘questa era l’edizione zero’. Però un merito l’hanno avuto: stimolare Torino a innovarsi. E non è poco!

3) si dovrebbe insegnare ai signori del marketing che i numeri vanno letti come si leggono le storie. Istat ha certificato che 59% degli italiani non legge un libro. Dico leggere e non comprare. Due cose distinte. Rispetto a dieci anni fa il numero dei non lettori è cresciuto del 5%. Ma solo il 14% legge con una certa regolarità (dieci anni fa erano il 15%). Intendo quella fascia di persone che leggono almeno un libro al mese. Non vi annoio con i dati per età che sono sconfortanti. In soldoni i giovani sono il 10% circa della popolazione presa in esame, mentre migliora la percentuale tra gli over cinquanta – due persone su dieci. Quindi le kermesse vanno tarate su questi numeri. Il radical chic che compra il volume X, reclamizzato in TV, sui media in genere e che lo ripone intonso in libreria a prendere polvere, difficilmente si scomoderà per unirsi alla folla festante che frequenta i saloni del libro. Al massimo segue distaccato qualche conferenza di un vip. Il lettore forte, quello che legge almeno un libro al mese, cerca testi fuori dalle righe e sarà anche quello che affollerà le kermesse libresche. Se queste sono piatte, tendenzialmente le eviterà. Se invece sono interessanti, vicino al loro modo d’intendere la lettura, farà in maniera di andarci.

4) La competizione o la concorrenza in Italia è vista in due modi. Urlata, isterica, ricca di colpi bassi oppure addormentata con qualche sonnifero in maniera che lo status quo rimanga invariato e non disturbi il manovratore.

In conclusione i due saloni possono coesistere ed entrare in una competizione d’idee virtuosa se sapranno darsi un target e un’identità precisa in date distanti, senza tentare di forzare la mano o inglobare l’altro con la forza. Devono seguire il lettore e non costringerlo alle loro logiche editoriali.

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  1. Io sono andata da consumatrice solo al salone di Torino, quindi non sono in grado di fare paragoni, ma devo dire che ho visto tanta gente innamorata dei libri. Soprattutto giovani e questo non poteva farmi più piacere. Oltre agli stand sono stati creati eventi collaterali per avvicinare alla lettura, scuole invitate, personaggi dei fumetti protagonisti in fiera, case editrici minori ma curatissime nel prodotto che esponevano fior fiore di libri, insomma davvero un grande impegno.
    Certo mi sovviene il pensiero che l’editoria sia industria attorno a cui girino cospicue somme di denaro, ma cosa non lo è al giorno d’oggi?

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  2. Condivido. Le critiche, la concorrenza. gli errori possono danneggiare se non distruggere – In questo caso sono stati una spinta a fare meglio, ad ideare e a rinnovare. L’atmosfera era molto vivace, l’offerta varia e interessante. Tra Torino e Milano credo esisterà sempre “concorrenza”, se però non è sleale e favorisce nuovi frutti…

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  3. conosco abbastanza il mondo delle fiere, di fatto la concorrenza non esiste , prospera invece il cannibalismo, cioè l’uno mangia l’altro. Alla fine una fiera soccombe anche perché fare una fiera costa parecchio a chi espone e si sceglie di fare quella che porta affari veri. E spesso questa è all’estero. Con i libri un po’ è diverso perché si tratta di fiere b2c, poco destinate a lanciare un prodotto ma più interessate a venderlo. Del resto i lanci si fanno altrove, con recensioni e premi più o meno guidati. Per il resto condivido tutto e il Salone di Torino mi piace, anche se i miei libri li compro in libreria.

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    • la fiera dei libri è una vetrina per vendere, per invogliare il lettore a comprare. Comprare in libreria è bello ma spesso è condizionato. Non trovi tutte le offerte – i motivi sono arcinoti -. In una fiera dove molti editori espongono il loro catalogo è più facile mettere d’accordo domanda e offerta.

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  4. Buon giorno Gian Paolo !
    Come tradotto Google Translate, ho capito che nella vostra città della squadra del giocatore gioca un giovane romano di nome Felip! 🙂
    Capisco che si tratta di un forbal squadra? 🙂 Se sì, come squadra Chiam in campionato giocare? 🙂
    Non siete obbligati a rispondere a me, ma se volete maggiori informazioni sul giocatore romeno Felip, ho bisogno di avere maggiori informazioni su di lui di trovarlo nel database della Federcalcio rumena e la Professional Football League della Romania! 🙂
    Questo è solo se si desidera! 🙂
    Grazie per gli auguri e le testimonianze fato! 🙂
    Vorrei che il giovane romano onore Felip per rappresentare la Romania e essere di uso reale nella vostra squadra natale! 🙂
    Una settimana così bello! 🙂
    Con simpatia e prieenie,
    Alesa! 🙂

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