Daniele – parte venticinquesima

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Ireos – foto personale

Ormai mancava poco alla destinazione. Un paio di stazioni. All’incirca un’ora di viaggio e poi sarebbero arrivati. Erano solo loro due, anche se un paio di persone erano salite nelle fermate precedenti. Però avevano preferito altri compartimenti. Evidentemente non gradivano la loro presenza, pensò Daniele. Il viaggio era filato liscio. Solo una mezz’ora di ritardo aveva accumulato il treno, nonostante il lungo viaggio. Quindi sarebbero arrivati poco prima delle sei. Il buio era ancora fitto. Anzi una nebbia umida e compatta impediva di vedere fuori anche le luci. Era da un paio d’ore che faceva da compagna di viaggio silenziosa. La carrozza era ben riscaldata e i vetri umidi per la condensa colavano gocce come se piovesse. Daniele aveva coperto col suo piumino Natalina, che ogni tanto mugolava. ‘Starà sognando’ si disse più volte il ragazzo, sorridendo.

Adesso era venuto il momento di svegliarla. Tra poco sarebbero arrivati. Le accarezzò i capelli con dolcezza. Lei si agitò come se qualcuno le volesse interrompere un bel sogno. Daniele passò con la mano sul collo, titillandole il lobo dell’orecchio. Natalina aprì dapprima un occhio e poi l’altro.

Che c’è?” domandò, facendo roteare lo sguardo alla ricerca di qualcosa di familiare.

Si eresse di scatto, facendo scivolare il piumino per terra. Sembrava sorpresa di trovarsi su un treno. Daniele la baciò delicatamente su una guancia. “Tranquilla” le disse. “Siamo quasi arrivati”.

Natalina sgranò gli occhi. “Arrivati?”

Daniele sorrise. “Sì. Tra un po’ scendiamo a Venezia”.

La ragazza si girò di scatto per osservare il suo viso. ‘È vero che abbiamo preso un treno’ ricordò, facendo affiorare nella mente gli ultimi istanti di lucidità prima del sonno profondo. ‘Ma come siamo finiti a Venezia?’

E che ci facciamo a Venezia?” chiese con lo sguardo sorpreso e un po’ sospettoso.

Andiamo a prendere tua sorella” ribatté Daniele con calma.

Adesso Natalina era sveglia completamente, mentre percepiva che il treno stava rallentando fino a fermarsi. “Ma perché Nati dovrebbe essere a Venezia?” fece, aggrottando le sopracciglia. Non capiva per quale motivo dovesse essere proprio lì e non in un altro posto.

Daniele le accarezzò il viso prima di spiegare. Natalina gli appariva fragile e smarrita ma sapeva che non era vero. Raccolse il piumino dal pavimento e lo pose sul sedile davanti. Guardò fuori dal finestrino. Le poche persone che aspettavano il treno si stringevano sciarpe intorno al collo e portavano berretti di pelo in testa. Qualcuno camminava nervosamente, lasciando dietro di sé una leggera scia di vapore. Doveva esserci molto freddo. Di sicuro molti gradi in meno rispetto a Roma.

Hai una sciarpa?” le domandò.

Natalina fece segno di no con la testa. “Non hai risposto alla mia domanda” lo incalzò la ragazza.

Ho l’impressione che patiremmo il freddo” ribatté Daniele, continuando a ignorare quello che le aveva chiesto.

Mi stringerò a te” replicò asciutta Natalina.

Daniele la strinse, prima di baciarla, mentre il treno si metteva in movimento per fermarsi tra poco più di mezz’ora a Venezia Santa Lucia. “Riportiamo a casa Natalia” ribatté deciso.

Natalina scosse il capo. Non le aveva spiegato nulla. Lo guardò con lo sguardo interrogativo in attesa di una spiegazione convincente.

Ricordi cosa mi hai detto?” le chiese Daniele.

Ho ancora sonno. Sono tutta indolenzita per avere dormito scomoda. Quindi non sono in vena di ascoltare degli indovinelli” disse Natalina, strizzando gli occhi.

Daniele fece una debole risata. “Ma la spiegazione del mistero è nel tuo sogno!”

Insomma di quale sogno parli?” disse spazientita. “Quando dormo di solito sogno e li ricordo pure. Quindi prova a spiegarti. Forse riesco a trovare il sogno giusto nel mio catalogo”.

Daniele sospirò. “Ti avevo chiesto, perché eri del parere che tua sorella fosse in pericolo. Tu mi hai descritto un sogno. Lei era in una stanza coi letti a castello e un armadio addossato a una parete. Ricordi ora?”

Natalina lo guardò stupefatta. Certo che ricordava quel sogno angosciante ma da quello ricavare che Natalia si trovasse a Venezia ci voleva solo l’immaginazione e fantasia di Daniele, pensò, distendendo i lineamenti del viso. “E tu hai dedotto da quel sogno strampalato e confuso che Nati si trova a Venezia?” domandò, guardandolo con gli occhi sgranati per l’affermazione che le appariva talmente assurda da credere che Daniele avesse preso un colpo in testa.

Sei mai stata in un ostello?” le chiese Daniele.

No”.

Quello che hai descritto è tipico degli ostelli per la gioventù” replicò il ragazzo sereno.

A Natalina sembrò di sognare. ‘Ammesso che sia l’arredo di una stanza di ostello, perché questo doveva trovarsi proprio a Venezia?’ si domandò incredula.

Se io mi volessi nascondere, dove andrei?” disse Daniele, ponendosi una domanda pleonastica. “Nel posto dove nessuno pensa che possa andare” fece, dandosi la risposta da solo.

Ma sarebbe il primo luogo che esplorerei, se fossi in loro” ribatté Natalina poco convinta della sua spiegazione.

Daniele rise, stringendola. “Finiamo la chiacchierata al bar della stazione, mentre facciamo colazione” disse, alzandosi. “Raccogliamo le nostre cose. Il treno sta sul ponte translagunare e tra poco si ferma”.

Un aria gelida li accolse. La nebbia galleggiava intorno alle luci gialle. Il marciapiede era bagnato come se avesse piovuto. Pochi nottambuli o forse stanchi pendolari erano sulle banchine in attesa di imbarcarsi sul treno. Chiusero tutti i bottoni del piumino ma il gelo si insinuava lo stesso sotto, facendoli rabbrividire. Velocemente si infilarono nel bar. Un banconiere assonnato stava lucidando dei bicchieri. Lo specchio alle sue spalle rifletteva un locale vuoto. La macchina del caffè emetteva qualche sbuffo di vapore.

Un caffè, un cappuccino e due brioche” ordinò Daniele, cercando con l’occhio il tavolino più defilato e lontano dai vetri appannati ma che consentisse di osservare chi entrava.

Si sistemarono in attesa dell’ordinazione, mentre Daniele depose la borsa per terra. Senza alzare troppo il tono della voce, riducendolo a un bisbiglio, Daniele iniziò a spiegare la sua tesi.

Hai ragione, dicendo che Natalia venendo qui si sarebbe gettata nelle fauci del leone”.

Daniele fece una pausa, perché il banconiere stava portando la loro colazione. Il caffè era amaro e forte ma lo avrebbe tenuto sveglio dopo la notte insonne. Addentò la brioche, che sembrava plastica, facendo una smorfia di disgusto.

Natalia è scomparsa da un mese. Ma con te si è fatta viva una decina di giorni fa. Giusto?” chiese Daniele a conferma.

Natalina annuì, mentre finiva il suo cappuccino, non meno amaro del caffè di Daniele. Se non fosse stato per il lungo viaggio, avrebbero convenuto che in quel bar servivano colazioni tutt’altro che invitanti.

Dunque per venti giorni ha vagato alla ricerca di un posto sicuro, braccata dai suoi amici. Probabilmente li ha fregati un’altra volta oppure ha minacciato di svelare tutto alla polizia” raccontò Daniele, cercando di ricostruire i movimenti di Natalia.

All’inizio avrà usato diversi nascondigli a Roma. Di certo ne avrà avuti più di uno. Ma l’ambiente dei tossici è chiacchierone e poco sicuro. I segreti sono quelli di Pulcinella. Poi avrà preso il primo treno a lunga percorrenza per scendere alla prima stazione e dirigersi verso un’altra destinazione”.

Natalina lo guardava ammirata, perché era esattamente quello che avrebbe fatto anche lei, se avesse dovuto far perdere le sue tracce.

Sono certo che hanno controllato i posti veneziani, non appena hanno scoperto che era partita col treno. Natalia non è una sciocca e avrà girato su e giù per l’Italia, prima di puntare su Venezia. Loro hanno montato la guardia per diversi giorni, sperando di pizzicarla. Poi hanno desistito” spiegò Daniele, sbottonando il piumino.

Perché avrebbero rinunciato?” domandò curiosa Natalina.

Daniele sorrise, prendendole la mano. “Se dopo una dozzina di giorni non si era recata a Venezia, hanno ritenuto che avesse puntato verso altre località. Brancolavano nel buio, deducendo che non sarebbe mai andata lì. Quindi hanno concentrato le ricerche a Roma, seguendo Sara. Perché? Dopo venti giorni di vita randagia era plausibile che si fosse messa in contatto con l’amica. Tu eri troppo distante per darle aiuto”.

Natalina scosse la testa. La ricostruzione era debole. “Ma perché non è andata all’estero? Perché dieci giorni fa mi ha contattato?” chiese la ragazza.

Daniele annuì per confermare che non aveva spiegato alcuni dettagli. “Credo che Natalia sia scappata in fretta e furia con pochissimo bagaglio per muoversi più agilmente. Ma con scarso denaro e forse della merce non piazzata e difficile da sbolognare senza lasciare una traccia. Questo loro lo sapevano e hanno pensato che avrebbe tentato di mettersi in contatto con Sara. Forse anch’io ero sotto controllo senza essermene accorto. Se le persone più vicine fossero sotto controllo, logicamente secondo tua sorella quella più sicura per chiedere aiuto rimanevi tu. E l’ha fatto”.

Natalina era convinta delle spiegazioni. Diversi punti oscuri avevano una spiegazione razionale. Tuttavia non tutto la persuadeva. ‘Perché dopo la famosa telefonata notturna non si era fatta più viva?’ si domandò, mordendosi un labbro.

Aveva cominciato ad albeggiare, anche se la nebbia era ancora abbastanza fitta. Il bar si stava animando con i pendolari che andavano a lavorare in terraferma. Avevano ordinato un toast e un succo di mirtillo per giustificare la loro presenza da più di un’ora. Daniele teneva d’occhio le persone che entravano. ‘Se avessero ragionato un po’, avrebbero allertato di nuovo gli amici veneziani. Natalina assomiglia troppo a sua sorella per passare inosservata e poi potevano avere trasmesso una mia fotografia’, rifletté Daniele, toccandosi la guancia. Avvertì che la peluria era cresciuta. Lo specchio dietro il bancone mostrava un viso con una barbetta nera abbastanza visibile. Un paio di occhiali neri e un Borsalino in testa sarebbe stato un camuffamento abbastanza passabile, tanto da passare inosservato se qualcuno era sulle loro tracce. Il problema era Natalina. Renderla diversa dalla realtà non era semplice. Pensò che una sciarpa, un berretto di pelo e un paio di occhialoni da vamp sarebbero stati sufficienti per non essere riconosciuta. Doveva aspettare l’apertura dei negozi per comprare tutto quello che aveva in mente. Di certo nell’area commerciale della stazione avrebbe trovato tutto quello che cercavano.

Daniele guardò l’orologio posto sopra lo specchio. ‘Ancora un’oretta buona’ si disse.

[continua]

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  1. Buon fine settimana caro amico! .Il mio mario fell e del polso izquierda.Estoy mano stanca era rotto e non ho tempo o il desiderio di essere su internet. Esso ha un cast e ora devono aspettare il ciere osso

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  2. Accidenti che detective che è Daniele. Ha immagazzinato ogni tessera pronto ad incastrarla al momento giusto ed il risultato è strabiliante.
    Le parole di Natalina hanno permesso al giovane di capire dove fosse il nascondiglio di Natalia, i suoi repentini spostamenti e la sua fuga da diverse città
    Bella trama, ricca di colpi di scena.
    L’ultima puntata è attesissima!
    Felice sera, un abbraccio ♥

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