Daniele – parte ventiquattresima

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Quest’anno albicocche – foto personale

Marco alla guida dell’Audi nera seguiva come un ombra l’auto di Daniele. Non capiva cosa stesse facendo. Dopo aver percorso il GRA la macchina aveva puntato verso Napoli ma arrivato a circa metà strada era uscito dall’autostrada per ritornare a Roma lungo l’Appia.

Nello specchietto retrovisore interno vedeva il suv che lo tallonava quasi incollato alle luci di posizione della sua auto. Era infastidito, perché non ne comprendeva il motivo. Alzò le spalle e si concentrò sul Golf. L’orologio del cruscotto segnava le ventitré e mezzo. Imprecò, perché erano due ore che seguiva come uno scemo quell’auto, senza sapere dove si stava dirigendo. ‘Dentro ci sono un uomo e una donna’ rifletté Marco. ‘Ma sono la sorella e il suo amico?’ Adesso i dubbi crescevano. Pensò che lo stessero prendendo per i fondelli portandolo in giro per Roma e dintorni.

Chiamò Alice, che stava pedinando Sara. “Si è rintanata in aeroporto. Pare non voglia schiodarsi” gli confermò la donna. La sentì imprecare. Non comprese il motivo di quella sequela di parolacce.

Ali, che c’è?” chiese Marco allarmato. Poi il nulla. Provò a mettersi in contatto senza risultati. Il nervosismo cresceva. Aveva la quasi certezza che erano stati più scaltri di lui e li avevano fregati, usando due specchietti per attirare delle allodole credulone. Seguiva come un’ombra, qualcosa che gli appariva come un fantasma. L’auto davanti teneva un passo lento, rispettando tutti i limiti di velocità. Era il percorso che lo stava innervosendo. Ormai gli era chiaro che inseguiva una chimera.

Mi hanno bidonato’ si disse, bestemmiando. ‘Mi hanno fanculato!’ L’auto, che stava pedinando, entrò in un enorme casermone del quartiere di Centocelle. Pochi istanti dopo riprese la strada col solo guidatore, immergendosi nel dedalo delle strade del quartiere. Dopo qualche minuto Marco la vide parcheggiata davanti a un grosso condominio. Il guidatore scese ed entrò nel caseggiato. L’orologio digitale del display sul cruscotto segnava quasi le due di notte. Marco si fermò, appoggiando la testa sul volante. Dopo quasi due giorni di sosta davanti alla casa di quell’uomo, che aveva accolto la sorella della ricercata, si ritrovava con un pugno di sabbia in mano. Le due lepri gli erano sfuggite. L’amica era ferma a Fiumicino, bloccando Alice e lui a inseguire un fantasma Un fiasco in piena regola. Duro da digerire e da raccontare al boss. Le ultime luci del condominio si stavano progressivamente spegnendo. La via si stava svuotando del suo traffico, già scarso per natura. Sul display dell’Audi comparve il segnale di una chiamata entrante. Segnalava ‘Alice’.

Dimmi” disse Marco con voce roca.

La strega mi ha messo nel sacco” annunciò con voce funerea.

Silenzio. “Come messa nel sacco?” sbottò irato.

Due poliziotti mi hanno chiesto i documenti e lei è sgusciata via senza che io potessi seguirla” confessò con un filo di voce Alice.

Porca puttana Eva” sbraitò Marco. “Controlla se la preda è tornata a casa. Poi troviamoci al solito posto”.

Sgommando si allontanò per tornare, dove abitava Daniele. Jorge dentro il suv si guardava smarrito. La donna scaricata alcuni minuti prima non era di certo Natalina, né il guidatore era l’amico. ‘Ma chi ho seguito?’ si domandò, immaginando la sfuriata di Juan. ‘È inutile tornare dov’ero prima. Chissà dove sono finiti’.

Come Daniele aveva previsto, Natalina si era accoccolata su di lui, addormentandosi. Visto che il compartimento era vuoto, si era spostata di fianco, appoggiando la testa sul suo petto e in breve un sonno leggero l’aveva colta. Il tepore di Daniele, il rumore ritmato delle ruote sulla rotaia avevano favorito il suo rilassamento.

Dormi” le disse, accarezzandole i capelli.

Stava per cercare il numero di Sara, quando lei lo chiamò.

Dove sei?” le sussurrò per non svegliare Natalina, che aveva ripreso a dormire tranquilla.

All’hotel” chiosò garrula e gli raccontò gli ultimi avvenimenti.

Dopo la sua ultima telefonata Sara si era innervosita alquanto, perché percepiva di essere stata incastrata. ‘Qui non posso passare la notte’ rifletté, osservando che le persone si stavano diradando. Se si muoveva, quella donna l’avrebbe seguita come un’ombra e non si sarebbe liberata di lei. Era ormai mezzanotte e presto l’aerostazione sarebbe rimasta deserta. Era al banco del bar, praticamente da sola, quando vide due carabinieri che perlustravano corridoi e sale. ‘Ecco i miei salvatori!’ si disse. Pagò la consumazione e poi si diresse verso di loro.

Vedete quella donna” fece con uno dei due. “È sempre al telefono e parla di pacchi con aria misteriosa”.

Il carabiniere annuì e la vide intenta a conversare gesticolando al cellulare. Era congestionata in volto. Ogni tanto la voce diventava stridula, mentre si muoveva nervosa, come se avesse qualcosa da nascondere. Il poliziotto fece un cenno al compagno, avvicinandosi alla donna per chiederle i documenti. In effetti aveva un’aria piuttosto sospetta. Una velina riservatissima parlava di probabili attentati in aeroporto. Quindi identificarla avrebbe tolto molti dubbi. Sara nel frattempo di corsa era andata verso l’uscita per recuperare la Smart, che fortunatamente non aveva riconsegnato.

Così mi sono liberata e ho potuto arrivare all’hotel senza nessuno alle calcagna” concluse con tono soddisfatto.

Daniele ridacchiò. Aveva ritrovato la Sara dei tempi del liceo, quando era in grado di uscire pulita dalle situazioni più ingarbugliate.

Bene” disse il ragazzo a conclusione della telefonata. “Resta lì tappata dentro. Ti chiamo quando il pericolo è cessato”.

Fra quanto?” chiese Sara agitata.

Credo entro ventiquattro ore” fece Daniele, chiudendo la telefonata.

Si appoggiò soddisfatto allo schienale. Le luci esterne lasciavano dietro di sé una scia luminosa. Il treno notte sfrecciava sicuro nelle stazioni semi addormentate. La loro carrozza pareva deserta. Solo il loro compartimento era ben illuminato e lo sarebbe stato per tutta la notte. Tanto non avrebbe dormito. Il romanzo acquistato all’edicola, ‘Un paese rinasce’, gli avrebbe tenuto compagnia.

Tutte sono al sicuro’ si disse Daniele, posando il libro sul tavolino.

Il treno rallentò per arrestarsi nella stazione. Poche persone erano sul marciapiede in attesa. L’orologio segnava poco dopo la mezzanotte. Daniele allungò il collo per leggere il nome della stazione. ‘Arezzo’ si disse. ‘Ancora cinque ore prima di arrivare’. Il rumore della porta della sua carrozza gli fece capire che forse ci sarebbero stati ospiti. Doveva immaginarlo ma sperò che andassero in un altro compartimento vuoto. ‘Non ho potuto prenotare una cabina a due posti’ ricordò, ‘perché erano tutte occupate. Per le cuccette Natalina sarebbe finita in una carrozza per sole donne. Lontana da me. Non potevo lasciarla sola. Quindi solo posti a sedere col rischio di avere compagni indesiderati’.

I passi del corridoio sembravano al femminile. Passò una signora, che trascinava un trolley, senza fermarsi. Daniele sospirò ma prima di arrivare c’erano ancora molte soste con possibilità di avere compagnia. Le porte si chiusero con fragore, mentre il capostazione agitava la paletta della partenza. Il treno prese slancio e in breve fu inghiottito dal buio della notte.

Era venuto il momento di ascoltare anche l’amico per sincerarsi che tutto era filato liscio come da programma.

Ciao, Fiore” domandò Daniele con un filo di apprensione.

Tra mezz’ora siamo a casa. Tutto come previsto” rispose Fiorenzo.

Grande!” esclamò Daniele, facendo sobbalzare Natalina. “Ci sentiamo domani”.

Jorge e Juan si trovarono alle tre al McDonald’s di Stazione Termini. Dovevano fare il punto della situazione. L’obiettivo al momento non era centrato e le possibilità di raggiungerlo erano nulle. Juan non era affatto contento di come stava procedendo l’operazione e Jorge invece di aiutarlo sembrava remare contro.

Dimmi come sei riuscito a farti buggerare” chiese Juan, che avrebbe voluto fumare una sigaretta per calmare la collera interna.

Jorge abbassò gli occhi. Doveva ammetterlo. Aveva seguito l’Audi, che a sua volta era incollata al posteriore di un Golf, senza molto criterio.

Quando ho visto uscire l’auto dal cancello condominiale” spiegò Jorge, “ho pensato che la preda volesse fuggire”.

Juan imprecò sottovoce. ‘Basta che vada via un attimo e zac! Combina il patatrac’ pensò, osservando due ragazze dai capelli viola. “Ma prima di gettarti all’inseguimento di un miraggio non potevi valutare chi fosse a bordo?”

Jorge distolse lo sguardo da Juan. Le due ragazze gli mandarono un bacio con la mano. D’istinto lo rimandò indietro, mentre loro ridacchiavano. Pareva che volessero farsi rimorchiare. Sospirò prima di rispondere. “Era buio. Dentro ho notato due ragazzi giovani. Un uomo e una donna. Più o meno della corporatura di chi tenevano d’occhio” fece Jorge, alzando le spalle. Il locale era praticamente deserto. “E poi anche l’altro era partito di scatto al loro inseguimento. Quindi due più due fanno quattro”.

Quale altro?” domandò dubbioso Juan. Non risultava che ci fossero altre persone in agguato.

Quello dell’Audi nera” commentò poco convinto Jorge. “L’ho visto seguire la ragazza stasera. E poi teneva d’occhio anche il ragazzo con una compagna”.

E tu sei un babbeo” rimbeccò acido Juan. La caccia per il momento era sospesa. Era inutile montare la guardia a un posto freddo. Come rintracciare le prede ci avrebbe ragionato nella mattina, dopo una sana dormita.

Le due ragazze dai capelli viola si alzarono. “Ci fate compagnia?” disse quella più rotonda con fare civettuolo.

Juan lanciò un occhiata a Jorge che annuì. ‘Meglio la loro compagnia che stare con Jorge’ pensò.

Dove?” chiese Juan, alzandosi.

Qui vicino” replicò la ragazza, prendendolo sotto braccio.

[continua]

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  1. Buongiorno Gianpaolo.
    Leggo le pagine dei tuoi racconti a puntate solo qualche volta, questione di tempo, credimi perché sono davvero interessanti e strutturati da suscitare curiosità. Bravo. È ovvio che, non essendo io costante, mi perdo un po’. Verrà il giorno in cui inizierò dalla prima parte e leggerò i post come i capitoli di un romanzo, ciò che in effetti è.
    Buona giornata! 🙂

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  2. Querido amigo: Me es imposible estar en internet, solo algunos momentos, mi esposo se cayó y se quebró la muñeca de la mano izquierda. Solo le han colocado yeso pero tengo que ayudarlo bastante, siempre en mi corazón te enviío un enorme abrazo!!!!

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  3. Daniele è una gran volpe ed è riuscito con il suo piano a gabbare gli inseguitori rimasti con un pugno di mosche in mano. Un altro giorno per far cessare il pericolo, chissà cosa trama il ragazzo.
    Ed ora voglio proprio vedere come si comporterà Juan.
    Un caro abbraccio 🙂

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