Archivi giornalieri: 28 aprile 2017

Daniele – parte ventitreesima

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Artù dormiente – foto personale

L’ambulanza arrivò con i lampeggianti accesi. I passanti si fermarono incuriositi per osservare dove andava. Jorge sollevò il capo dallo smartphone e notò che si era arrestata davanti al portone che doveva controllare. Si domandò per chi fosse venuta. Prestò attenzione alle manovre. Dal portellone posteriore due operatori del 118 estrassero la barella e suonarono un campanello che l’ambulanza occultava.

Da una Audi nera un uomo stava al telefono e girò il capo per seguire la manovra del mezzo di soccorso. Chiuse velocemente la conversazione e si concentrò sui due operatori che stavano entrando nel caseggiato. Qualcosa gli tornava storto. In primo luogo il mezzo era arrivato con i soli lampeggianti accesi, come se non ci fosse nessuna urgenza. Poi gli parve che avesse suonato il campanello del personaggio da tenere d’occhio. Scese dall’auto e si appostò abbastanza vicino alla porta e non troppo distante dalla sua Audi. ‘Se l’impiccione e la sorella tentassero una sortita con il 118 li bloccherò’ pensò l’uomo, accendendo una sigaretta. Stava camminando, quando lo smartphone gli annunciò una nuova telefonata. ‘Merda’ si disse, vedendo chi chiamava.

Che c’è ancora?” rispose indispettito. Non poteva perdere d’occhio la porta.

…”.

Ho capito. Seguila senza tante storie” e chiuse la conversazione.

Fiore, terzo piano. Scala b” gli disse al citofono Daniele, preparandosi a ricevere l’amico.

Fiore aveva all’incirca la sua corporatura e quindi poteva essere scambiato per lui, specialmente nel buio della sera. Per la ragazza che lo accompagnava non aveva un’idea di come apparisse. L’avrebbe scoperto solo quando si sarebbe presentata alla porta.

La luce dell’ascensore si accese. Il rumore del suo movimento ruppe momentaneamente il silenzio del caseggiato. Di solito c’era più caciara ma stasera tutto appariva tranquillo in modo inconsueto. Dalla porta dell’ascensore spuntò la barella e poi i due operatori nella loro divisa arancione. Un cenno di saluto e la porta dell’appartamento di Daniele si chiuse silenziosa alle loro spalle.

Da sotto le coperte spuntò una bambola gonfiabile, sul tipo di quelle usate per le esercitazioni. Messa in posizione e ben occultata, appariva come una persona da trasportare al Pronto Soccorso. In fretta si scambiarono i vestiti. Fiore e Angelica, l’operatrice che faceva squadra con lui, si misero gli abiti di Daniele e Natalina, presero in consegna le chiavi dell’auto del ragazzo, una Golf nera. Completarono gli accordi.

Tu esci per primo con la mia macchina e punti verso il GRA” disse Daniele, che completava la vestizione. Rise vedendo Natalina, impacciata in una tuta di una taglia più grande.

Una boccaccia fu la risposta della ragazza. “Meriti un selfie” affermò Daniele, mentre aiutava Angelica a infilarsi i calzoni di Natalina, visibilmente stretti.

Ora siamo seri” fece Daniele, rivolgendosi a Fiore. “Io vado al Pronto Soccorso del San Camillo. Giusto?”

Fiore annuisce. “Continua” invitò l’amico.

Parcheggio nella zona riservate alle ambulanze e me ne vado. I vostri indumenti li metto nel tuo armadietto, nello spogliatoio. La mia macchina la tieni tu. Passerò nei prossimi giorni a prenderla” completò Daniele, pronto a scendere con la barella. “Poi più tardi ci sentiremo per confermare che tutto procede secondo tempi e modi concordati”

Roger” disse Fiore, strizzando un occhio.

Lui e Angelica scesero nella corte a prendere l’auto di Daniele, uscendo dal parcheggio condominiale con lentezza.

Cazzo” disse l’uomo appostato poco distante, gettando la cicca per terra. “Questi stronzi hanno chiamato il 118 per sviare la mia attenzione”.

Con due falcate si fiondò sull’Audi per mettersi alle calcagna della Golf di Daniele, seguito dal suv di Jorge.

Daniele, visto che il duo era corso dietro a Fiore, con calma messa la barella sull’ambulanza, se ne andò verso il San Camillo. Natalina tolse da sotto le coperte la bambola, i loro vestiti e la borsa da viaggio, tenendoli presso di lei nell’abitacolo.

Nello spogliatoio del 118 si cambiarono e chiamarono un taxi per farsi portare a Stazione Termini, dove un notturno li aspettava per portarli a destinazione.

L’atrio della stazione era il solito casino rumoroso. Un suk da corte dei miracoli, specialmente di sera. Uomini e donne che chiedevano soldi. “Mi presti dieci euro? Mi servono per tornare a casa” diceva la ragazza, che chiaramente era in crisi di astinenza. ‘Altro che biglietto’ pensò Daniele, facendo segno di no con la testa. ‘Ti serve per la dose’. Homeless che preparavano i giacigli di cartone per la notte. Dall’uscita su via Giolitti c’era il consueto banchetto dei personaggi delle tre carte, pronti a spennare l’ingenuo passante, che aveva l’ardire di sfidarli. Non aveva mai capito come qualcuno cadesse nel tranello che quegli astuti giocatori gli tendevano. ‘Eppure lo sanno anche i bambini che il gioco è truccato’ pensò Daniele sorridente. In alto i grandi tabelloni con binari e treni e sotto tante persone a naso in su a scrutarli per conoscere binario e orario di partenza o arrivo. Daniele lesse che il loro notturno tra mezz’ora sarebbe partito. Aveva tutto il tempo necessario per andare all’edicola e comprare un libro. Il viaggio sarebbe stato lungo. Lui sarebbe stato sveglio ma Natalina no. Era quasi certo che sarebbe crollata. Daniele non era mai riuscito a dormire in treno. Luci, rumore e sobbalzi lo tenevano sveglio. Poco lucido ma sveglio.

Dove andiamo?” chiese Natalina rimasta in silenzio fino a quel momento.

Pazienta un poco e lo scoprirai” disse Daniele con un sorriso enigmatico.

Finora il piano aveva funzionato. Stampati i biglietti, acquistati poche ore prima, si avviarono al binario. Il treno era lì pronto ad accoglierli. Prima di salire, Daniele prese il telefono per sentire Sara. Sapeva di essere stato un fetente. Era stata l’esca perfetta per trascinarsi dietro uno di quelli che controllavano le loro mosse. Il suo girovagare verso Fiumicino di sicuro aveva spiazzato l’inseguitore. Sapeva che la donna, che già l’aveva pedinato in modo maldestro adesso era alle sue costole ed era in continuo contatto col compare. Loro puntavano su Natalia e il suo nascondiglio. Quindi non potevano permettersi di seguire solo lui, trascurando Sara. Conoscevano i legami esistenti tra le due ragazze e la possibilità che fosse lei a raggiungere Natalia per portarla in salvo. Adesso però era venuto per Daniele il momento di accertarsi che Sara fosse al sicuro in aeroporto.

Ciao” fece Daniele, sentendo la sua voce.

Un mugugno indistinto fu la risposta.

Daniele stava per ridere ma poi si trattenne. Era davanti alla sua carrozza. Con un cenno della testa invitò Natalina a salire, mentre lui la seguiva. Le mostrò le prenotazioni. Gli scompartimenti erano quelli tradizionali a sei posti. I loro erano accanto al finestrino. Uno di fronte all’altro. Al momento era tutto vuoto ma mancava ancora un quarto d’ora alla partenza.

Problemi?” chiese Daniele, sedendosi.

Sei ignobile!” replicò Sara inviperita. “Io qui costretta a girare e stare dove c’è gente!”

Ma hai solo quella stupida donna alle calcagna!”

E chi lo sa! È di continuo al telefono” esclamò infuriata. “Quando mi vieni a prendere?”

Daniele soffocò una risata. “Martedì, se tutto va come penso io” disse gelido per non sbottare in uno sghignazzamento fuori luogo. Udì una bestemmia e una sfilza di epiteti poco carini. Non immaginava che il vocabolario di una donna fosse così colorito. “Riprendi la Smart e torna in città” le suggerì Daniele.

E dopo avermi fatto fare il giro del mondo” urlò Sara arrabbiata, “mi dici di tornare in città. E dove?”

Fermati in un albergo con garage e resta lì finché non ti chiamo. Poi ti spiego tutto” disse il ragazzo, chiudendo la conversazione.

Mentre il treno con lentezza si metteva in movimento, Natalina soffocava con una mano la risata che voleva uscire dalla sua bocca. Per il momento lo scompartimento era vuoto. Daniele avrebbe preferito la presenza di altri viaggiatori ma non poteva farci nulla.

Ancora un paio di telefonate, prima di dedicarsi a Natalina. Nessun passeggero transitava nel corridoio. Quasi tutti gli scompartimenti erano vuoti. Alcuni erano bui con le tendine tirate. Non era riuscito a trovare una cabina doppia libera ma nemmeno una a quattro posti. Quindi si era accontentato della seconda classe e posti a sedere. Questo non gli piaceva molto ma era un prendere o rinunciare.

Ciao, Eliseu” esordì Daniele.

Ciao”.

Dopo una breve pausa Daniele le chiese se erano al sicuro nell’ambasciata.

Sì. Ho spiegato tutto a mio cognato” confermò Eliseu. “Rimango chiusa dentro finché non mi telefoni”.

Ok. Dai un bacio da parte mia a Clara. Notte”.

[continua]

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