Daniele – parte ventiduesima

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Se funziona” ammise Natalina con le lacrime agli occhi, “sarebbe un bella beffa per chi sta di guardia”.

Daniele afferra il telefono e chiama Fiorenzo, un amico di vecchia data. Avevano avuto un percorso scolastico comune che aveva cementato una sincera amicizia. Poi le loro strade si erano divise ma il rapporto era rimasto saldo. Si frequentavano di rado ma si sentivano spesso al telefono. Fiore, come lo chiamava con affetto Daniele, operava nel 118. Qualche battuta sui vecchi tempi prima di spiegargli quale favore desiderava da lui. Natalina trattenne il fiato. Sentiva solo le parole di Daniele. Troppo poco per capire se l’amico li avrebbe aiutati.

Sarebbe perfetto” fece Daniele.

…”.

Ok. Ti aspetto. Spero di ricambiarti la cortesia con gli interessi” e gli dettò l’indirizzo di casa.

Muoviamoci” affermò Daniele. “Tra poco meno di mezz’ora sono qui. Prepariamo una borsa con dentro le nostre cose. Non stiamo via molto. Forse una notte. Al massimo due”.

Dove?” chiede Natalina.

Al pronto soccorso!” fece con ironia tagliente Daniele.

Sara imprecò contro Daniele che invece di proteggerla la mandava allo sbaraglio. Si strinse nelle spalle. Cercò con lo smartphone la farmacia più vicina e impostò il percorso. Uscita in strada finse indifferenza ma dentro moriva dalla paura. Sapeva di essere nel loro mirino e non aveva molte speranze di farla franca. Doveva prestare molta attenzione e seguire le istruzioni di Daniele, anche se non era certo della loro buona riuscita. Con lentezza si mosse nello scarso traffico della sera, tenendo d’occhio gli specchietti laterali e quello retrovisore interno.

Se qualcuno mi segue’ pensò la ragazza, ‘dovrei accorgermene con una certa facilità’. Guidando con prudenza e facendo attenzione a chi stava alle sue spalle, si fermò nella farmacia sulla Trionfale. Impacciata comprò una confezione di pannoloni. Adesso veniva la parte più complicata. Come metterlo. Portava jeans alquanto stretti ed eseguire l’operazione nella Smart avrebbe presentato qualche difficoltà. La prima era che doveva fare lo spogliarello sotto un lampione, attirando gli sguardi dei tiratardi romani. La seconda era l’abitacolo, piuttosto angusto. ‘Nemmeno un bravo contorsionista riuscirebbe a farlo agevolmente’ pensò, mentre tornava verso la Smart. Stava per mettere in moto l’auto quando scorse a cento metri sulla sinistra le luci sfolgoranti di grande bar pasticceria. Si mosse per parcheggiare di fronte, avendo cura di infilare nella capace tracolla un pannolone. Il locale era sufficientemente affollato. Non troppo ma nemmeno poco. Ordinò un caffè, osservando chi entrava nel locale. Solo persone in uscita. Nessun ingresso sgradito o pericoloso. Colse il momento per compiere l’operazione in relativa tranquillità.

I servizi?” chiese al barista.

La prima porta sulla destra al termine del bancone” rispose cortese.

Un’ultima occhiata e poi si infilò nella porta. Qualche minuto dopo riapparve nella sala. Tirò un sospiro di sollievo. Era andato tutto bene, anche se l’ingombrante pannolone le dava non poche noie. L’abbigliamento non era molto indicato, perché la costringeva a una goffa andatura a gambe divaricate. Quella tipica dei cavallerizzi. ‘Sopporterò’ pensò, mentre beveva il caffè, apparso sul bancone.

Pagò, tenendo un occhio rivolto all’ingresso del locale. Nessuna faccia sospetta, così le sembrò. Uscita, si diresse con passo deciso verso la Smart. La zona era ben illuminata. Notò una vettura bianca con una donna a bordo, parcheggiata una cinquantina di metri più avanti. A Sara scattò subito un segnale d’allarme. ‘Quell’auto non è lì per caso’ si disse, chiudendo la portiera. Si immise nel flusso del traffico, piuttosto scarso, anche se era domenica sera e solo le ventidue. Anziché puntare l’aeroporto preferì girare verso Rione Prati. Il Leonardo da Vinci poteva aspettare. Doveva capire se era seguita. La Yaris bianca era visibile alle sue spalle. Le stava dietro come un’ombra, senza cercare di nascondersi. Pareva un gesto di sfida oppure mostrava troppo sicurezza.

Sara chiamò Daniele per prendere istruzioni alla luce del pedinamento. La situazione non le garbava per nulla. Aveva pessime sensazioni. ‘Non mi va di fare da esca’ pensò, richiamando il numero sul telefono.

Ciao” disse la ragazza.

Dimmi. Hai molto?” fece Daniele irritato. Non poteva perdere molto tempo. Fiore era arrivato e si doveva sbrigare. La sceneggiata doveva essere perfetta, se voleva beffare i suoi guardiani.

Solo questo. Sono seguita da una donna con una Yaris. Sono nel rione Prati”.

Daniele ci pensò un attimo. “Punta sull’Aurelia direzione A12. All’innesto dell’autostrada ritorna verso Fiumicino. Se noti variazione al tuo seguito, rientra in città e fermati in posto sicuro. Altrimenti vai all’aeroporto come concordato. Non fare manovre che potrebbero insospettire il tuo inseguitore”.

Sara rimase in silenzio prima di salutare e chiudere la conversazione. ‘Bell’aiuto mi ha dato’ rifletté indispettita. ‘Quale sarebbe il posto sicuro?’ le verrebbe da ridire, se la situazione non fosse complicata. Con calma imboccò la vecchia Aurelia, che percorse con circospezione. Prestò attenzione a chi la seguiva. La Yaris bianca era sempre lì, dietro di lei a una cinquantina di metri. I suoi fari illuminavano l’abitacolo della Smart. Procedette a velocità costante, uscendo da Roma.

Osservando il retrovisore interno, le parve di notare che la guidatrice fosse occupata a telefonare. ‘A chi?’ si domandò con una punta di ansia. Il traffico era davvero scarso, ammise con un brivido di paura. Un’imboscata sarebbe stata perfetta. Daniele si era raccomandato di fare il pieno prima di consegnare la Smart. ‘Ma dove?’ pensò Sara, che non aveva incontrato nessuna stazione di servizio. ‘Non me ne frega nulla della benzina. O trovo una stazione di servizio con personale oppure il serbatoio rimane a secco’ si disse determinata la ragazza.

Con la Yaris incollata alle sue luci posteriori si diresse verso l’aeroporto. Parcheggiò nell’area più illuminata e vicina all’ingresso. La consegna della Smart l’avrebbe effettuata alla luce del sole. ‘Daniele può dire quello che vuole’ rifletté Sara, ‘ma fare da parafulmine proprio no. Ci tengo a tornare a casa sana e salva’.

Velocemente guadagnò l’ingresso nell’aerostazione e puntò con decisione verso il bar.

La notte sarebbe stata lunga. Restare sveglia sarebbe stata una bella impresa.

Eliseu con Clara chiamò Juan per accertarsi che fosse fuori del portone. A quel punto uscì dirigendosi con passo svelto verso la limousine nera con targa consolare.

Una volta dentro al sicuro Eliseu spiegò al cognato la situazione. “Non dovremmo correre pericoli” disse, stringendo la mano di Clara, “Ma due gruppi di persone stazionavano sotto il caseggiato. Le loro intenzioni non sono amichevoli”

Juan mostrò sorpresa. Non capiva il motivo del coinvolgimento della figliastra e della cognata in quello che stava accadendo. “Nessuno può associarvi a Natalia e sua sorella. Il mio omonimo portoghese ti ha usata come scudo per seguire Natalina senza farsi notare. Gli altri, non credo, ti assoceranno con quei lontani anni veneziani. Non vedo pericoli imminenti”.

Eliseu annuì ma chiarì che era solo una mossa precauzionale, quella di stare chiusa un paio di giorni nell’ambasciata. “Daniele mi spellerebbe viva, se capitasse qualcosa a Clara” concluse.

Juan continuava a comprendere poco quel ragionamento e i motivi per i quali la figliastra correva dei pericoli. Gli sembrò che Eliseu fosse reticente e gli nascondesse una parte di verità.

Va bene” accondiscese Juan. “Per alcuni giorni sarete mie ospiti. L’ambasciata è un porto di mare ma lì starete al sicuro.

Giunto dinnanzi al cancello. La limousine entrò, dopo che gli occupanti furono identificati e ammessi nel recinto interno.

[continua]

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  1. Il piano di Daniele sembra funzionare e le sue istruzioni danno buoni frutti.
    La donna al volante della Yaris che sta seguendo Sara potrebbe giocare qualche tiro mancino.
    Attendo nuove mosse, ci regalerai un altro brivido!
    Buona serata Gian Paolo, un abbraccio 🙂

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