Archivi giornalieri: 20 aprile 2017

Daniele – parte ventunesima

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copertina dell’ultimo libro
Racconti di Vita

Visto che è quasi ora di cenare. Faccio un salto da Toio per prendere qualcosa” spiegò Daniele, alzandosi dalla sedia. Poi si rivolse a Natalina. “Te la senti di arrivare all’angolo della via? All’enoteca? È sempre aperta. Poi guarda se ha qualche stuzzichino per aperitivo”.

Natalina annuì. Avrebbe preferito starsene in casa ma Daniele aveva in mente qualcosa. Vino e mangiare ce ne era a sufficienza per tutti. ‘Noi due in mezz’ora possiamo preparare un’ottima cenetta’ pensò, avviandosi verso la camera per indossare qualcosa.

Ho necessità di verificare quante persone controllano la casa” sussurrò Daniele, mentre infilava un giubbotto pesante. “Tu esci per prima e io ti seguo. Così posso vedere quante persone si muovono. Dobbiamo usare prudenza”.

Prima di uscire Daniele si raccomandò a Sara ed Eliseu di non rispondere al citofono né aprire la porta blindata. “Noi abbiamo le chiavi dell’ingresso” concluse il ragazzo.

Natalina ebbe un brivido. Non le andava di fare da esca ma aveva fiducia in lui. D’altra parte aveva compreso due cose. La prima era che lei si trovava sotto tiro di qualcuno che non vedeva di buon occhio il suo attivismo in Brasile. La seconda, sua sorella era entrata in un giro pericoloso. Daniele aveva intuito questo e non voleva che nessuno di loro corresse dei rischi inutili. Le precauzioni erano d’obbligo.

Uscita dal portone, si avviò per la via, mostrando sicurezza all’esterno ma ansia all’interno. Non doveva voltarsi ma proseguire ignorando chi le stava alle calcagna. Camminò spedita nella strada non ben illuminata. L’enoteca si vedeva in lontananza con le vetrine luminose e i barili a mo’ di tavoli. Nessuno sostava fuori. La temperatura, pur non essendo particolarmente rigida, avrebbe fatto congelare anche i più incalliti fumatori.

Daniele, uscito qualche istante dopo Natalina, allungò il collo, come se stesse cercando qualcosa. Dall’altra parte della strada un uomo ben imbacuccato, molto più del necessario, si avviò lentamente. Nel buio della sera non era facilmente riconoscibile. Anzi si notava solo la statura, mentre il resto era impossibile da decifrare. Dal suv, parcheggiato poco più avanti, scese il compare di Juan e seguì Natalina a una decina di metri. Daniele fischiò leggermente, mentre controllava che la Smart gialla fosse in ordine. Dunque come avevo previsto, pensò il ragazzo, avviandosi verso la trattoria da Toio. Due ospiti non graditi montano la guardia.

Natalina, come da accordi, finse di cercare qualcosa vicino alla vetrina, facendo attenzione al passaggio di Daniele. ‘Nessuno lo sta seguendo…’ pensò ma si corresse subito. ‘No. Una donna è chiaramente alle sue spalle’. Gli mandò un messaggio. ‘Fa attenzione. Una giovane donna con un giubbotto nero è alle tue spalle’.

Sulla parete ben ordinate c’erano innumerevoli bottiglie divise per regione e tipologia di vino. Bianchi, rosati e rossi. Gli spumanti erano in un scaffalatura separata. Chi sapeva cercare avrebbe fatto in fretta ma Natalina non aveva nessuna idea. Inoltre doveva perdere tempo in attesa che Daniele facesse la sua ricomparsa.

Ha trovato qualcosa?” fece una voce cavernosa dietro Natalina.

Lei si girò con calma. “Sì e no” ammise. “Mi può aiutare?”

Un uomo col grembiule blu sorrise e le chiese che tipo di vino cercava.

Un rosso” disse Natalina, guardandolo fisso negli occhi. Era la prima risposte che le venne in mente. Tanto per perdere altro tempo precisò che erano tutte donne. “Non troppo corposo ma nemmeno dolce. Insomma mi consigli lei. Cosa mi suggerisce?”

Un bel sorriso comparve sul volto di Natalina, mentre teneva d’occhio la vetrina.

Il proprietario le mostrò diverse bottiglie, mentre lei annuiva poco convinta. Natalina avvertì nella tasca del piumino la classica vibrazione di un messaggio in arrivo. Doveva sbrigarsi, perché Daniele era di ritorno. “Prendo queste due” disse in tono frettoloso. “Una borsa di plastica va bene. Mi dia anche un vassoio di tartine”. Con lo sguardo indicò degli stuzzichini sul bancone lucido.

Adesso aveva fretta. Sperò che Daniele avesse aspettato un po’ in attesa che lei riprendesse la strada di casa.

Daniele, non vedendola uscire, si fermò una decina di metri prima, come se cercasse qualcosa in tasca. Nel riflesso di una vetrina illuminata vide che la sua inseguitrice si era fermata incerta sul da farsi. Lui si girò e le andò incontro deciso. La donna sembrò fare dietro front ma poi ci ripensò e rimase ferma.

Mi scusi” disse Daniele, osservandone il viso. “Saprebbe dirmi che ore sono?”

Una scusa talmente plateale che non avrebbe ingannato nemmeno un bambino. Lei bofonchiò qualcosa di poco intellegibile in preda all’agitazione di essere stata scoperta. “Grazie. Non importa” fece Daniele con un mezzo inchino e riprese la marcia. I due uomini erano fermi. Quasi di fronte ma su marciapiedi opposti. Avrebbe potuto affrontarli ma lui sorrise, notando la figura minuta di Natalina sgusciare fuori dall’enoteca con due borse di plastica nelle mani.

Affrettò il passo per raggiungerla, incurante delle tre figure che si erano mostrate molto maldestre nel pedinamento. Le diede un bacio sulla guancia e le cinse le spalle. “Missione compiuta” sussurrò nel suo orecchio. Natalina si rilassò e prese sotto braccio Daniele. La sua presenza l’aveva rassicurata.

Rientrati in casa, si informò se qualcuno si fosse fatto vivo. “Nessuno” rispose Sara. “Tutto tranquillo. Qualcosa non va?”

Prima si va a tavola. Poi parliamo” disse Daniele secco.

Consumata in fretta la cena, tornarono nel soggiorno.

Non voglio mettervi in agitazione ma preferisco essere chiaro” esordì Daniele, mentre sorseggiava un succo di mirtilli. “Due gruppi di persone tengono sotto controllo il portone. Finché siamo qui, non corriamo pericoli”.

Si udì il respiro sibilante di Sara ed Eliseu, spaventate. “Chiamiamo la polizia” fece Sara. Daniele rispose con una risata, scuotendo il capo in segno di diniego. “Con quale scusa?” chiese ironico.

Il silenzio calò nella stanza. Daniele le guardò negli occhi, per interrogarle. Poi illustrò il suo pensiero sulle prossime mosse. Si rivolse verso Eliseu. “Tu, a parte Juan, non sei conosciuta all’altro gruppo. Quindi…”.

Eliseu lo interruppe per informarsi chi erano le persone che stavano in strada. Non capiva quali reali pericoli corressero.

Nessuna certezza ma credo che Juan e il suo compare puntino a Natalina per le sue attività in Brasile” e fece una breve pausa, osservando le reazioni della ragazza. Un suo lieve cenno del capo confermò la congettura di Daniele.

L’altro gruppo, un uomo e una donna, sperano che noi li conduciamo da Natalia” concluse Daniele, che rimase in attesa di domande.

Nessuno fiatò. “Quali sono i più pericolosi?” domandò Eliseu. “Non saprei ma non voglio che abbiate delle noie” rispose il ragazzo.

Daniele finì la sua bibita con calma, prima di riprendere a illustrare il suo piano. “Eliseu, hai detto che tuo cognato lavora all’ambasciata?”

Sì”.

Potresti contattarlo per farvi venire a prendere con una loro macchina? Chiedi anche ospitalità per diversi giorni” disse Daniele.

Non capisco i motivi” affermò decisa Eliseu.

Non capisci?” esclamò Daniele sorpreso. “Clara può diventare un oggetto di scambio interessante per Juan, che è l’unico ad associarvi a Natalina”.

Il gelo scese nella stanza. Le parole di Daniele avevano convinto tutti che la soluzione proposta fosse la migliore.

Eliseu prese il cellulare e chiamò l’ambasciata. “Tra mezz’ora saranno qui a prenderci” fece, riponendo il telefono nella borsa. “Sei stato convincente”.

Al cessato pericolo ti chiamo” disse Daniele, mentre annotava il numero nella sua rubrica.

Adesso c’era da sistemare Sara. “Tu” e con gli occhi si rivolse a lei, “dovresti trascinarti dietro uno dell’altro gruppo. Sotto casa c’è una Smart gialla. Piuttosto vistosa. Facilmente riconoscibile”. Daniele fece una bella risata alla sua battuta. “L’ho noleggiata a Fiumicino ieri mattina. Tu dovresti riconsegnarla e pagare il noleggio…”.

Ma…” lo interruppe Sara.

Niente ma. Ti dò carta di credito e documenti” e le spiegò cosa doveva fare e dove andare.

Una volta all’aeroporto resta lì. Sempre in posti ben frequentati. Evita toilette e corridoi poco illuminati…” le illustrò Daniele.

Ma se mi scappa…”.

Ti fermi alla prima farmacia. Compra un pacco di pannoloni e te ne metti uno” affermò deciso Daniele.

Sara divenne paonazza per la rabbia, mentre gli altri ridevano. “E se me ne vado a casa invece?” ribatté incollerita.

Daniele si grattò la guancia. “Non penso sia una saggia idea. Ho il presentimento che stanotte il gruppo di Natalia vorrà forzare la mano. Sanno che li ho individuati. Quindi passeranno all’azione”.

Il silenzio calò nella stanza. Gli sguardi si incrociarono timorosi. La situazione pareva seria. Molto di più di quanto si prospettava a prima vista

Sara, non so se sei nel loro mirino ma certi sgarbi devono essere ricambiati. Comunque credo che, se sono qui, è perché ti hanno seguita e ti tengono sotto controllo. E sai bene il perché”. Daniele espose il suo pensiero con chiara brutalità.

Sara annuì. Non ci teneva a fare l’eroina. Prese chiavi, documenti e carta e si avviò per uscire. Nel frattempo squillò il telefono di Eliseu per avvertirla che l’auto le attendeva in strada.

Daniele si alzò per accompagnarle alla porta. Baciò sulla guancia Eliseu e strinse Clara al petto. “Siate prudenti. Rimanete chiuse nell’ambasciata. Conto di rivedervi presto”. Le trattenne per consentire a Sara di uscire per prima in relativa sicurezza. Non dovevano associarla a loro.

Rimasti soli, Daniele illustrò a Natalina il piano che aveva pensato.

La ragazza sgranò gli occhi e poi scoppiò a ridere.

[continua]

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