Archivi giornalieri: 13 aprile 2017

Daniele – parte ventesima

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la prima rosa – foto personale

Nessuno mostrò sorpresa a quella rivelazione, perché gli unici, che in teoria dovevano ignorarlo, l’avevano ampiamente intuito.

Daniele si avvicinò a Clara per stringerla. “Ciao, piccola”. La ragazza ricambiò la stretta. “Ciao, papà”. Poi ognuno riprese il proprio posto senza aggiungere nulla alla rivelazione di Sara.

Dunque sesso e droga” disse Daniele, roteando lo sguardo sulle tre donne. “Dico bene, Sara?”

Sara annuì col capo. Non poteva negare. Ricordava bene quel giro. Droga contro soldi. Natalia, l’insospettabile universitaria, era una pusher che poteva sfuggire ai controlli. Il coperchio era stato sollevato, tanto valeva spiegare.

Io mi sono tenuta al largo da questo traffico, redditizio per tutti. Natalia tentò più volte di coinvolgermi ma preferì non partecipare” spiegò Sara con gli occhi bassi.

Però oltre a questo c’era anche sesso” incalzò Daniele, deciso a ottenere una confessione completa. Gli dispiaceva per Clara ma gli sembrava una ragazza più matura dei suoi quattordici o quindici anni. L’età esatta non la conosco ma facendo una bozza di conti deve essere quella, pensò Daniele, e di certo capirà di cosa stiamo parlando. “Sesso a pagamento” concluse dopo una breve pausa.

Sara annuì, travolta da tutte quelle rivelazioni. Si vergognava di quel passato, che aveva sperato di cancellare o ridurlo all’oblio ma la scomparsa di Natalia lo aveva portato a galla.

Daniele notò che Natalina aveva il viso serio e sofferente. Anche se ne avevano già parlato in privato, apriva una ferita nel suo animo. Era difficile ammettere che una sorella avesse venduto il proprio corpo in cambio di soldi.

La vostra fuga da Venezia è dovuta a uno sgarbo al boss che vi teneva in pugno” affermò Daniele. “L’avete denunciato alla polizia in modo anonimo per tenervi i soldi dell’ultima fornitura”.

Daniele usò ancora l’arma di affermare il falso per far affiorare la verità.

Sì” ammise Sara. “Natalia spedì le prove che incastravano Carlo. Io dovetti fuggire a Berlino. Lei trovò riparo a Roma”.

Daniele ebbe un lampo. Adesso aveva tutto chiaro. Sapeva dove si nascondeva Natalia ma c’erano degli ostacoli. ‘Li aggiro oppure li affronto di brutto?’ pensò senza trovare una risposta risolutiva. Accantonò la scelta a più tardi.

Eliseu” disse Daniele per attirare la sua attenzione. “Quel Juan era ancora sotto casa, quando siete arrivate?”

La donna sembrò pensarci. “Forse sì. Mi pare d’averlo intravvisto”.

Daniele si strofinò con la mano la guancia. La barba non tagliata gli dava fastidio. Una sensazione di prurito. Però non era il viso non rasato a preoccuparlo ma quel Juan che stazionava nella strada. Doveva escogitare un mezzo per metterlo fuori combattimento. ‘Come?’ pensò.

Il fatto che avesse seguito Natalina non significava nulla. Non era la prova che l’avesse scambiata per la sorella, rifletté Daniele, ma poteva essere interpretato in altro modo.

Hai detto di aver conosciuto un Juan a Venezia. Dico bene, Sara?” domandò Daniele dopo la breve riflessione.

La ragazza ebbe un sobbalzo. Ancora un fantasma del passato. Chi ne ha parlato? Si chiese accigliata. Già il giorno precedente Daniele aveva estratto quel nome. ‘Oggi è più diretto’ si disse. Poi associò la domanda a Eliseu, apparentemente slegata alla sua. Quel nome è molto comune nelle comunità portoghesi e questo poteva depistare. Aveva compreso dove puntava Daniele. Voleva capire se quel Juan fermo sotto casa è anche quello conosciuto a Venezia. Cercava un tassello che unisse quegli anni turbolenti veneziani alla scomparsa di Natalia.

Se cerchi una connessione tra la persona che monta la guardia a casa tua e quella conosciuta a Venezia” disse Sara rinfrancata, “sei fuori strada. Il nome è lo stesso ma le persone sono diverse”.

Eliseu sorrise. Anche lei aveva compreso il senso della domanda. “Quel Juan, che a Venezia si faceva chiamare da Natalia in modo esotico John, è mio cognato. Ha sposato Ana ed è il patrigno di Clara”.

Daniele abbozzò un sorriso amaro. Una stampella della sua intuizione era crollata miseramente. Eppure il suo sesto senso era all’erta. Gli suggeriva che quel personaggio che aveva fatto il viaggio da New York a Roma via Milano aveva uno scopo preciso: cercare Natalia, seguendo la sorella. Ma chi è veramente Juan? Si chiese Daniele. Poi si domandò se invece non stesse inseguendo un fantasma che rischiava di depistarlo.

Tutto era immobile nella stanza. L’aria, le persone, gli oggetti. Sembrava che si aspettasse un qualcosa per stimolare la conversazione ma tardava ad arrivare.

Clara era stata sempre in silenzio, attenta ad ascoltare i discorsi dei grandi. Molto di quello di cui parlavano per lei erano frasi oscure, senza senso. Però la sua ammirazione per Daniele cresceva, se lo coccolava con gli occhi. Aveva un modo di fare, di parlare che le piaceva. Mai un tono di qualche ottava sopra il loro. Mai uno scatto di nervosismo. Sempre razionale nell’esposizione dei fatti.

Daniele ruppe quell’atmosfera silente con una domanda, rivolta alla tre donne.

Chi è quel Juan che monta la guardia alla mia porta?”

Natalina scosse il capo. Per lei era un perfetto sconosciuto. Lo disse apertamente. “L’ho appena intravvisto insieme a Eliseu durante volo notturno. Quel viso non mi ricorda nessuna persona nota. Neppure incrociata durante i miei spostamenti a Bahia”. Natalina continuò a frugare nella mente con la speranza di attribuire a quel volto un significato. “No. Un volto proprio ignoto” concluse.

Eliseu non ritenne opportuno aggiungere altro. Aveva già spiegato come l’aveva conosciuto. Dopo la fiammata iniziale la conversazione era morta, perché lei si era infilate le cuffie per ascoltare della musica.

Decisamente enigmatica questa figura” ammise Daniele. “Non riesco a classificarla. Eppure ha trovato ad attenderlo un compare, che a spanne parlava portoghese come lui”.

Daniele si immerse in una riflessione. Gli venne un sospetto che doveva fugare. Aveva intuito il nascondiglio di Natalia. Non aveva prestato la dovuta attenzione alle parole della sorella ma adesso erano affiorate nella mente. In modo inconsapevole gli aveva permesso di comprendere il rifugio. Però era Juan con il suo compare al centro della sua attenzione. Doveva fare in modo che non lo seguisse, quando si sarebbe mosso alla ricerca di Natalia.

Natalina” fece Daniele per attirare la sua attenzione. “Tre mesi fa ci siamo sentiti per telefono, dico bene?”

La ragazza annuì col capo, anche se non comprendeva il senso di quelle parole. È vero che mi ha raggiunta a New York ma ritengo irrilevante la domanda, pensò, aggrottando la fronte.

Come è andata la raccolta di fondi per i meninos de rua?” domandò Daniele, suscitando la sorpresa di tutti. Non si aspettavano questo cambio di argomento, tanto lontano dalle questioni trattate in precedenza.

Natalina sgranò gli occhi. ‘Che c’entra quella raccolta con Natalia?’ pensò la ragazza, sbalordita da quella uscita di Daniele.

Abbastanza bene” rispose Natalina. “Non tutta la cifra ma un buon tre quarti è stato raccolto”.

Daniele si abbandonò a occhi chiusi sulla sedia, appoggiandosi allo schienale. Sembrava meditare la prossima domanda. “Qualcuno ha promesso e poi ha disatteso?” fece Daniele, azzardando un’intuizione.

Natalina fu colta in contropiede da questa affermazione. Di questo non ne aveva parlato con lui. Anzi erano pochi a conoscenza del fatto. ‘Che abbia capacità di leggere il pensiero?’ si chiese la ragazza, sgranando gli occhi.

In effetti la parte mancante…” e poi si fermò. Adesso comprendeva il nesso tra Juan e la domanda di Daniele. Chi aveva fatto mancare l’ultimo quarto era stato un gruppo portoghese. Juan, caso strano, è portoghese, si disse, cogliendo l’associazione tra le due cose.

La Medeos aveva promesso centomila dollari. Sembravano entusiasti. Hanno notevoli interessi in Sud America e negli States. Sarebbe stata una bella pubblicità. Ma al momento del closing hanno rinunciato. Sembravano intimoriti” spiegò Natalina.

Daniele sorrise soddisfatto. “Ma la cifra mancante…” iniziò a chiedere.

È mia intenzione tornare a New York alla ricerca di altri sponsor. Quei centomila dollari servono e sono urgenti” chiuse l’argomento Natalina.

Sara ed Eliseu si guardarono, non avendo capito il senso di quel dialogo.

In conclusione i due compari sono per te e ti vogliono intimidire” disse Daniele col sorriso sulle labbra.

Credo proprio di sì” ribadì Natalina.

Adesso questo tassello è andato a incastrarsi nel posto giusto, pensò Daniele, ma il problema rimane: come sfuggire alla loro attenzione. Non poteva spiegare la sua idea, perché oltre a Juan e il suo compare di certo c’erano i boss della droga sulle loro tracce. Non poteva coinvolgerle in questa operazione piena di rischi, né tanto meno mettere a repentaglio la loro sicurezza. Adesso c’era anche Clara da proteggere. Nessuna idea.

Daniele si strinse nelle braccia, sperando di trovare l’ispirazione vincente. L’orologio appeso al muro segnava le diciotto passate. Fuori c’era ormai buio da tempo. Lui le osservò, pensando a cosa fare. L’ideale sarebbe tenerle tutte nell’appartamento ma non era praticabile.

La lampadina si accese all’improvviso. Sapeva cosa fare nelle prossime ore.

[continua]

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