Daniele – parte diciannovesima

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primule in giardino – foto personale

Daniele aggrottò accigliato la fronte. Poi distese i lineamenti e alla fine comparve un leggero sorriso sulle labbra. “Sali” disse, azionando l’apertura della porta. Si mise di lato rispetto al battente semi aperto.

Natalina aveva sobbalzato lievemente a quel trillo inaspettato. Osservò il viso di Daniele alla ricerca del nome di chi aveva suonato. Le bastò una frazione di secondo per capire chi fosse. Al malumore iniziale subentrò la sensazione che forse si sarebbe venuto a capo del mistero di sua sorella.

Eliseu rimase fredda e impassibile sul divano, come se fosse lì per caso. Del nuovo arrivato pareva non importarle nulla sia fosse uomo o donna.

Clara di sghimbescio si volse verso Daniele e incrociò il suo sguardo attraverso lo specchio di lato alla porta. Non abbassò gli occhi né si rimise composta sul divano. Continuò a fissare quello che di certo era suo padre biologico. Più l’osservava, più provava empatia verso di lui. Ana, che considerava la madre, anche se non lo era, aveva sempre sostenuto di ignorare chi fosse. Clara ammise che non le aveva raccontato bugie. Solo Sara ne conosceva l’identità. Quest’uomo le assomigliava tremendamente e poi il richiamo del sangue non poteva mentire. Adesso che era sola, avrebbe voluto vivere con lui. Con Sara, no. Con lei, no. Però non poteva decidere. Sarebbe stato Juan, il patrigno, a stabilire il suo futuro almeno per i prossimi quattro anni. Poi con la maggiore età avrebbe deciso in autonomia. ‘Se deve attendere quattro anni, saprà farlo?’ era quanto si chiedeva con un pizzico di ansia. Si rimise composta. Qualunque fosse la persona che stava salendo, per lei era un dettaglio trascurabile, di poco conto.

Daniele aveva notato lo sguardo insistente della ragazzina ma non voleva farsi suggestionare da pensieri che potrebbero essere falsi. Però la supposizione di Natalina, che Clara fosse la fantomatica figlia, poteva essere vera. Di una cosa aveva la certezza. Juan ed Eliseu non si conoscevano. Hanno fatto il viaggio insieme ma da perfetti sconosciuti, pensò Daniele. Come la falena insegue la luce, loro seguivano Natalina, che avevano scambiata per sua sorella. Quello che gli rimaneva ignoto, era il motivo del loro viaggio, iniziato all’aeroporto di New York, dove Natalina aveva dovuto fare scalo per raggiungere Milano. ‘Un incontro casuale oppure programmato da una regia esterna?’ pensò, Daniele, accogliendo Sara sulla porta. ‘Ecco un nuovo quesito da sciogliere’.

Ciao”. Un casto bacio di Daniele sulla guancia accolse Sara.

Lei si irrigidì, osservando il divano. Avrebbe voluto non essere qui ma ormai c’era. Non poteva fare dietro front e sparire.

Credo che Eliseu Mello e la nipote Clara le conoscerai già” fece Daniele, tenendola per un braccio.

La ragazza annuì brevemente e agitò la mano in segno di saluto. ‘Fetente’ si disse Sara, pensando a Daniele. ‘Poteva anche dirmelo che c’erano loro’. Doveva mascherare l’ansia interna. Era conscia che la conversazione avrebbe assunto toni sgradevoli per lei.

Ciao Eli” disse lei rivolta alla vecchia amica. “Ciao Li…” e il saluto rimase a metà.

Daniele sorrise. Ho la conferma che Clara è effettivamente mia figlia, pensò il ragazzo. La ragazzina ebbe un sussulto appena percettibile ma riprese la compostezza della postura. Più che sorpresa mostrò un senso di fastidio. ‘Sempre con quel nome’ sbuffò in silenzio.

Ciao Clara” fece Sara, che ricordava con quanta acrimonia la sera precedente la figlia avesse detto che il suo nome non era Lisa.

Le due donne le fecero posto sul divano, dove Sara si sistemò col busto rigido in mezzo a loro.

L’atmosfera era gelida. Tutti in silenzio o quasi. Daniele chiese a Sara cosa desiderasse. “Noi stiamo prendendo un tè” concluse. La ragazza annuì, accettando l’offerta. Daniele sparì in cucina a preparare un nuovo infusore col tè verde. Dal soggiorno arrivavano appena udibile i loro respiri. Mentre aspettava il bollore dell’acqua Daniele provò a raccogliere le idee. Grandi passi in avanti non c’erano stati. Solo un tassello era andato al posto giusto: Clara o Lisa, come si era abituato a chiamarla. Però era più personale che relativo alla scomparsa di Natalia. La presenza di Eliseu potrebbe servirgli per forzare la mano a Sara, che si era mostrata alquanto reticente.

Rientrato nella stanza, Daniele rimase deluso. Tutti in silenzio, come se aspettassero che fosse lui a parlare. L’imbarazzo era concreto. Nessuno fiatava. Daniele stava per porre una domanda, quando fu preceduto da Natalina.

Quando al JFK di New York sono salita sul volo Air France, ho ascoltato una conversazione in portoghese tra te e un uomo. Sono rimasta stupita. Come mai ti trovi in Italia?”

Un breve sospiro. Uno schiarirsi della voce. “Una settimana fa mio cognato, Juan Pinto, mi ha svegliato nel cuore della notte con una terribile notizia. Ana, mia sorella, era deceduta. Era ammalata e l’avevo sentita qualche giorno prima. Non immaginavo un crollo così repentino. Non sono riuscita a darle l’estremo saluto”.

La sua voce si incrinò per la commozione e gli occhi divennero lucidi. Natalina si alzò per abbracciarla. “Sono addolorata. Non volevo rinvangare questo dolore” disse Natalina dispiaciuta.

Ripresa la compostezza, Eliseu spiegò come avesse fatto il viaggio con questo sconosciuto. L’aveva sentita parlare in portoghese con la compagna Marcia, che l’aveva accompagnata da San Diego dove vivevano.

Daniele sorrise. Aveva intuito anche questo. Tuttavia ascoltò quanto aveva da dire Eliseu senza intervenire.

Quest’uomo disse di essere brasiliano. Ma so riconoscere un portoghese da un brasiliano nella parlata. Secondo me era originario della zona nord del Portogallo. Braganza o da quelle parti”.

Natalina annuì. Non poteva essere brasiliano. Lì si usano altri termini e la cadenza era differente. Ricordava con chiarezza la sua voce.

È stato strano che ti abbia scambiata per tua sorella. Sono una buona fisionomista” disse Eliseu, volgendo lo sguardo verso Natalina. “Ti ho solo intravvista. Il taglio degli occhi e la voce erano identici a quelli di Natalia”.

Natalina sorrise, ammettendo che questi due particolari avrebbero tratto in inganno chiunque. In particolare la voce.

Poi a Roma, dove Clara mi attendeva, ho scoperto che anche tu avevi fatto il viaggio da Milano. Una coincidenza strana. Credevo di aver rivisto casualmente una vecchia amica, che sembrava non avermi riconosciuta. Così vi ho seguito fino a qui” concluse il suo racconto Eliseu.

Potevi fermarmi” convenne Natalina.

Eliseu parve riflettere prima di rispondere. “Quell’uomo, Juan, così ha affermato di chiamarsi, non mi mollava e mi aveva seguito nel volo verso Roma. Non intendevo dargli modo di infastidire anche te”.

Daniele era soddisfatto. La sua intuizione si era rivelata giusta e a quel punto ruppe gli indugi e affrontò il problema degli avvenimenti veneziani.

Eliseu, ci trovi qui, perché abbiamo una questione urgente da risolvere. Natalia è scomparsa e temiamo il peggio” esordì Daniele, modulando la voce di un’ottava in meno rispetto al solito.

Eliseu parve scrollarsi da dosso l’apatia che aveva mostrato fino a quel momento. Stupore misto a dubbi si stamparono sul suo viso. Non capisco, perché ne accenna con noi, pensò, aggrottando la fronte.

Sara ebbe un sussulto di sorpresa. Non comprendeva dove voleva parare Daniele. Ne avevano discusso il giorno precedente senza arrivare a nulla. Riprendere gli stessi discorsi non avrebbe consentito di giungere a conclusioni differenti.

Le uniche che sorrisero furono Natalina e Clara per ragioni opposte. La prima, perché finalmente avrebbero costretta Sara a dire la verità. La seconda, perché forse sarebbe uscita la notizia che il padre aveva un nome.

Perché pensi che possa aiutarti a trovare Natalia?” domandò Eliseu accigliata. “Sono almeno dieci anni che non la vedo o la sento. Forse Sara è più utile di me”.

Daniele fece un cenno di diniego col capo. “Sara mi ha detto” fece una breve pausa per calcare il tono sul concetto che voleva esprimere, “che tu e Natalia eravate molto intime”.

Daniele aveva affermato una falsità sapendo che corrispondeva al vero. Sara divenne paonazza e stava per ribattere che lei non aveva mai detto nulla di simile, quando Eliseu rispose con tono pacato.

Sì, hai ragione. Abbiamo avuto una relazione molto stretta” fece, senza provare il minimo senso di imbarazzo. A lei erano sempre piaciute le donne e non l’aveva mai nascosto. “Però dopo un anno il sodalizio si sfasciò. Gli atteggiamenti di Natalia non mi piacevano e voleva coinvolgermi nelle sue tresche amorose e non solo quelle”.

Per Natalina ebbe l’effetto della deflagrazione di una bomba. Per Sara una spiacevole verità, che aveva tenuto nascosta. Non ne aveva mai parlato con nessuno di questo. A Clara la rivelazione non era tale. Sapeva da tempo che zia Eliseu aveva tendenze sessuali opposte alle sue. Lei non le condivideva ma le capiva.

L’imbarazzo durò qualche secondo, perché Daniele riprese a fare domande. “Puoi aggiungere qualche dettaglio, Eliseu?” E attese che parlasse.

Una piccola pausa. Un sospiro. Poi spiegò. “Natalia qualche mese dopo il suo arrivo a Venezia cominciò a frequentare delle persone che non mi piacevano. Uomini anziani o comunque più vecchi di noi. Se fosse stato solo sesso, mi sarebbe dispiaciuto ma tutto sommato era suo diritto vivere come meglio credeva. Ma la droga no. All’inizio mi coinvolse o almeno ci provò. Ma poi gli dissi chiaramente che non ne volevo sapere dei suoi traffici. L’avevo vista fornire bustine. Coca da sniffare. In cambio riceveva buste gonfie. Immagino che contenessero banconote”.

Il silenzio calò sulla stanza. Daniele non si rallegrò di avere intuito anche questo. Qualcosa gli diceva che presto sarebbe arrivato alla soluzione.

Poi i nostri rapporti si sono raffreddati. Natalia e Sara si sono trasferite di casa, in un campiello non molto distante da dove eravamo. Noi siamo rimaste all’ostello. Anzi sono rimasta da sola, perché Ana è tornata a Coimbra con Clara”.

Sara avvertì lo sguardo pungente di Eliseu e Clara. Però prima che loro rivelassero la verità, le anticipò.

Clara è mia figlia” disse senza imbarazzo. “Un medico compiacente ha certificato che la madre era Ana. È nostra figlia, Daniele”.

Adesso il silenzio faceva davvero paura, tanto era assordante.

[continua]

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  1. Colpo dopo colpo diventa sorprendente questa trama.
    E il colpo di coda è in arrivo, la scena è ancora aperta!
    Daniele è un bel protagonista, fino alla fine :))
    Un caro abbraccio da Affy

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