Daniele – parte diciottesima

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foto personale

Daniele appuntò su un foglio i suoi dubbi e le parole di Natalina. Era inutile proseguire sul filone di John o Juan. Non avrebbe cavato un ragno dal buco.

Stava per iniziare a esaminare i motivi della fuga precipitosa da Venezia di Natalia, quando lo stacco musicale lo informò che era in arrivo una telefonata. Guardò il display e rimase sorpreso. Non tanto chi stava chiamando ma perché chiamava. Sul volto di Daniele aleggiava lo stupore. Lo sguardo di Natalina si posò su di lui. Non capiva esattamente la situazione. Forse è Nati che chiama? Ma no, pensò, avrebbe esclamato qualcosa.

…”.

Ciao” disse Daniele.

…”.

No. Non sono solo” fece il ragazzo, sistemandosi meglio.

Forse è Sara, pensò Natalina delusa, ma non comprendo il motivo del suo viso sorpreso.

…”.

Mi spiace. Ma è no. Lei resta qui”.

…”.

Vedi tu”.

…”.

No. Non vengo a prenderti. Ciao” concluse Daniele, riponendo il telefono sul tavolino basso.

Natalina sta per chiedere spiegazioni, quando il campanello dell’ingresso trillò. Una lunga sonata, come se avesse fretta di essere aperto. Lo sguardo interrogativo di Natalina si posarono sugli occhi sorpresi di Daniele.

Non può essere Sara’ si interrogò Daniele. ‘Troppo poco tempo è intercorso tra la telefonata e il suono del campanello. Solo se fosse stata sotto, all’ingresso, avrebbe potuto essere già qui. Mi ha chiesto di andarla a prendere a casa. Quindi…’. Si alzò, mentre udì un nuovo squillo perentorio. “Vengo, vengo” disse il ragazzo con uno sbuffo di impazienza.

Sullo schermo del citofono vide un volto di donna, che non conosceva. I capelli scuri volavano per il vento.

Sì?” fece Daniele, sollevando la cornetta.

L’ingegner Daniele Proietti?” domando la voce femminile.

Sì” disse meccanicamente. Come a dire ‘se hai suonato questo campanello, chi vuoi che sia’.

Posso salire, se non disturbo?” proseguì con accento non perfettamente italiano.

Terzo piano. Scala B” la informò Daniele, mentre azionava l’apertura elettrica della porta.

L’ingresso era semi socchiuso. Daniele aspettava il rumore della porta dell’ascensore che si apriva. Natalina lo osservava incuriosita. Non riusciva a immaginare chi potesse essere. Daniele era stato laconico. Spiccio nella telefonata e parco al citofono. Doveva attendere per togliersi la curiosità.

Una figura femminile accompagnata da una ragazzina si presentò nel vano della porta, che Daniele teneva aperto. La donna appariva giovane. Poteva avere all’incirca la loro età.

Lei allungò la mano. “Eliseu Mello”.

Si accomodi” disse Daniele, stringendo con vigore la mano protesa. “Daniele Proietti”. Si mise di lato per fare entrare le due ospiti.

Natalina si levò dal divano per osservarle. Due perfette sconosciute, pensò.

Mi chiami Eliseu e può darmi del tu” soggiunge, facendo un passo verso il soggiorno.

Chiusa la porta alle sue spalle, Daniele osservò quel viso infantile. Aveva un aspetto familiare ma si concentrò sulla donna.

Lei…” lui indicò col viso Natalina, “è…”.

Non terminò la frase, perché Eliseu lo precedette.

Ciao, Natalia. Non ti ricordi di me?”

Sul viso di Daniele comparve un accenno di sorriso che sparì quasi subito. ‘Dunque avevo ragione. Seguiva Natalina convinta che fosse sua sorella’ si disse.

Lo sguardo di Natalina trasmetteva stupore e sorpresa.

Mi dispiace deluderti, Eliseu” cominciò con tono compassato Daniele. “Lei è Natalina, la sorella di Natalia”.

Adesso la sorpresa si trasferì sul volto di Eliseu. Emise un “Oh!” di stupore misto al rammarico della pessima figura. Eppure non aveva avuto dubbi quando l’aveva vista. Sembrava proprio quella ragazza conosciuta quindici anni prima. Forse esaminandola con più attenzione, qualche particolare avrebbe dovuto metterla in guardia. La statura più bassa, il seno meno pronunciato. Dettagli quasi marginali.

Daniele avvertì uno sguardo, si sentì osservato e valutato. Si volse verso quella ragazzina che non assomigliava per nulla a quella che aveva chiamato zia. Eliseu aveva il colorito della pelle che tendeva all’olivastro, lei era di un incarnato bianco che la rendeva splendente. Però c’era un qualcosa di familiare in quel viso, qualcosa che gli ricordava qualcuno. ‘Chi?’ pensò, mentre girava lo sguardo verso di lei.

Scusatemi. Presa dalla foga di salutare una vecchia conoscenza, ho dimenticato di presentarvi Clara. Clara Mello, la ragazza della mia povera sorella, Ana” e col capo la invitò a fare un passo avanti.

Ciao, Clara” disse Daniele, accarezzandole una guancia.

Ciao” la salutò Natalina, stringendole le mani con calore.

Clara divenne rossa a quel contatto. Aveva provato un brivido. Quell’uomo, alto, affabile le piaceva. Se fosse stato suo padre ne sarebbe stata fiera. Juan, il marito di sua madre, era una brava persona ma troppo fredda per lei. Tra loro non era mai scattata empatia. Per questo motivo Ana aveva preferito rimanere a Vicenza, quando Juan si era trasferito a Roma nell’ambasciata. Da una settimana viveva con lui ma sperava di partire con la zia Eliseu per l’America.

Sedetevi” le invitò Daniele, indicando il divano. Raccolse i fogli dal tavolino, ponendoli in un cassetto di un piccolo scrittoio.

Prendete qualcosa? Un caffè? Un tè? Una cioccolata calda?” chiese loro, muovendo con rapidità gli occhi sulle due donne.

Natalina stava accanto a Daniele, leggermente smarrita per questa improvvisa irruzione dal passato lontano di Venezia. Poi si soffermò su Clara. Pare la versione di Daniele al femminile, pensò, osservandone il viso. Lo sguardo in rapida successione passò dagli occhi di Clara a quelli di Daniele. Ebbe un sussulto. ‘Sono identici!’ rifletté. ‘Come è possibile?’ C’era anche un altro dettaglio del tutto uguale. Una fossetta sul mento. Ricordava di averla notata proprio stamattina, mentre facevano all’amore.

Per me un tè” disse Eliseu, che aveva notato come Natalina mettesse a confronto Clara e Daniele. Sorrise. Mia sorella non aveva mentito nel raccontarmi che il padre biologico era Daniele, pensò compiaciuta. Era stata Sara a rivelarlo ad Ana in un momento di intimità. Solo un nome e una fotografia alquanto sbiadita.

Poi si rivolse alla ragazza. “Tu cosa prendi?”

Una cioccolata calda” disse Clara, senza staccare gli occhi da quella coppia. ‘Se Daniele è mio padre, sarei felice di vivere con lui e Natalina’. Avvertì che le guance imporporavano. Non aveva dubbi adesso. Gli assomigliava in modo tremendo.

Daniele si avviò in cucina, seguito da Natalina.

Hai visto?” gli sussurrò in un orecchio.

Cosa?” rispose col labiale Daniele.

Natalina lo guardò sorpresa. Lui sempre attento, pronto a cogliere anche il più minuscolo dei dettagli, non aveva associato Clara a Lisa. “Lisa” borbottò, mentre preparava la cioccolata calda.

Il contenitore del tè rimase a mezz’aria, mentre il cucchiaino gli cade dalla mano. Daniele era impietrito. L’evidenza dei fatti era sotto il suo naso e non aveva saputo coglierla. Ecco cos’era quell’aria familiare che aveva trovato in Clara. Era sua figlia, quella che lui conosceva come Lisa. Natalina aveva visto quello che lui aveva solo avvertito in modo indistinto.

Natalina ridacchiò, mentre raccoglieva il cucchiaino da terra. “Faccio io” gli disse, mentre finiva di riempire l’infusore col tè verde. “Controlla la cioccolata che sia al punto giusto”.

Su un vassoio stava una tazza grande per il cioccolato e un piattino coi biscotti danesi. Su un altro le tre tazze da tè con i biscotti secchi, la zuccheriera, un bricco di latte freddo.

Questo” fece Natalina, indicando il vassoio di Fulgenzi con l’uomo, “lo porti tu a Clara”. E aggiunsi sottovoce. “Vedrai che faccia felice farà”.

Io porto quello con il tè” concluse, strizzando un occhio.

Clara si mangiava con gli occhi Daniele. Avrebbe voluto abbracciarlo, sentire il suo calore, vedere i cartoni preferiti con lui, parlare e prendergli la mano. Erano anni che sognava tutto questo ma non si era ancora realizzato. Essere stata servita da lui come se fosse la sua piccola principessa l’aveva mandata in orbita. Il suo sguardo diverso, insistente le aveva fatto comprendere che anche lui aveva realizzato che lei era sua figlia.

Daniele assorto a contemplare Clara, non ascoltava quello che Natalina ed Eliseu si dicevano ma in particolare aveva dimenticato che Sara stava arrivando.

Il trillo imperioso del campanello gelò l’atmosfera. Se erano dimenticati di Sara. Quello squillo li riportò alla realtà.

Sullo schermo illuminato del citofono c’era il viso di Sara.

[continua]

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  1. La paternità di Daniele un po’ me l’aspettavo, impossibile pensarlo fuori dai giochi.
    Trama interessante, ben costruita, da seguire con attenzione.
    Complimenti per i tulipani, fiori bellissimi.
    Un abbraccio 🙂

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