Daniele – parte sedicesima

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foto personale

Sotto la doccia Daniele rifletteva con due domande sempre a fior di bocca. ‘Lisa esiste? Se sì, è mia figlia?’ e l’altra ‘perché Natalina è partita in fretta e furia dal Brasile per cercare di scovare la sorella?’ Tuttavia non erano i soli. C’era da capire gli ultimi movimenti di Natalia prima del precipitoso rientro a Roma. Poi in questi nove anni come aveva vissuto, visto che non aveva un lavoro. Su questo punto c’era certezza. Ne aveva parlato con lei più volte, ricevendo risposte evasive. Infine dove andava, quando spariva senza dire nulla per un mese o due. In conclusione un bel mazzo di quesiti a cui si aggiungevano quelli del periodo veneziano.

È vero che Sara ha negato l’esistenza di una figlia ma Natalia l’aveva ammesso un giorno che facevano colazione a piazza Navona. Lisa non è un nome inventato’.

Si stava risciacquando, quando Natalina si intrufolò dentro. ‘Benedetta ragazza!’ sospirò, mentre le sue mani percorrevano il suo corpo.

Se Daniele voleva recuperare il tempo perduto, Natalina pareva avida di amore. Sembrava una molla sempre carica. Questa volta non fu il trillo del telefono a spegnere i bollenti spiriti ma il getto di acqua che diventò di colpo gelido. Risero teneramente abbracciati, mentre lui chiudeva con una mano il flusso freddo. Daniele infilò il suo accappatoio alla ragazza e cominciò a strofinarla con energia per riscaldarla.

Ti prendi un colpo!” affermò Natalina, vedendo la pelle d’oca del corpo di Daniele.

L’erba cattiva non muore mai!” rimbeccò il ragazzo, avvolgendosi in un telo di spugna. “Non mi hai ancora detto cosa vuoi fare. Andiamo in trattoria oppure ci facciamo qualcosa di veloce in casa?”

La ragazza rise, infilando le ciabatte di Daniele. “Che domanda sciocca! E chi vuole avventurarsi fuori? Stiamo divinamente qui”.

Infilata una t-shirt di Daniele, che le faceva da mini vestito e i pantaloni della felpa, Natalina era pronta con i capelli ancora umidi. Nonostante cadesse abbondante sul suo corpo minuto, si notavano i segni dei capezzoli sul tessuto. Il ragazzo mise una polo azzurra e i pantaloni blu della tuta. Erano pronti per la cucina.

Si vede che manca il tocco femminile. Quello attuale è scarso” rise Natalina per la sua battuta sciocca, mentre rovistava nei pensili alla ricerca della pasta e della passata di pomodoro.

Per caso ti proponi come donna tuttofare?” rimbeccò Daniele, che aveva estratto dal freezer un sacchetto di patate rosmarine surgelate da mettere in forno.

Avvertì sulle mani una bacchettata con un mestolo di legno. “Non azzardare più simili affermazioni!” era il consiglio intimato da Natalina. Daniele rise e la baciò.

Mentre nella pentola l’acqua bolliva per la pasta, un dolce profumo di sugo al pomodoro aveva invaso la cucina.

Volevo…” iniziò Daniele, mentre ne prelevava una cucchiaiata dalla teglia.

Zitto!” disse secca la ragazza. “Ora si pensa a mangiare. Prepara la tavola, il pane, acqua e vino. Niente domande”.

Daniele, zittito dal suo tono imperioso, sorrise. Natalina si comportava come lo stereotipo della classica mogliettina. Quasi non la riconosceva. “Veramente io…” fece timidamente. Un viso contrito apparve sul volto di Daniele, che stentava a rimanere serio.

Zitto e fa quello che ti ho detto” e abbassò il fuoco per salare l’acqua prima di mettere i gomiti integrali a cuocere. “Immagino niente formaggio?”

Daniele ci pensò un po’. Poi ricordò di aver comprato la settimana scorsa una busta di pecorino grattugiato. La barba gli prudeva, mentre se la toccava in continuazione. Oggi non l’aveva fatta e gli dava qualche fastidio. Da un cassetto prelevò la confezione. “Donna incredula, ecco il formaggio”.

Natalina controllò il contenuto e annuì con il capo. “Aprila e mettila in un piatto” gli ordinò, mentre scolava la pasta. “Mi servirà tra un minuto”.

Le patate doravano nel forno, mentre i due ragazzi in silenzio gustavano il primo. Solo il lento masticare interrompeva la quiete domenicale. Loro tacevano ma gli sguardi si incrociavano maliziosi.

Volevo dire prima” cominciò Daniele, spazzando via le ultime patate.

Uhm!” borbottò Natalina con la bocca piena.

Volevo dire che, se Sara avesse suonato, l’avrei lasciata fuori” completò il pensiero il ragazzo.

Saggio proponimento” disse la ragazza, alzandosi da tavola. “E ora a lavare piatti e tegami”.

Rigovernata la cucina, si spostarono sul divano a prendere il caffè. Niente dolce. Mancavano gli ingredienti per prepararla.

Daniele tornò accanto alla ragazza con i fogli e i telefoni. “Non abbiamo controllato chi erano gli scocciatori di stamattina” affermò il ragazzo, scorrendo le chiamate. La barba prudeva e tornò a toccarsela. “Pare un numero di Vodafone il tuo. Per il mio nulla da fare. Lo ha nascosto”.

Per conoscere chi, basta richiamarlo” suggerì Natalina.

Daniele annuì. Ci aveva già pensato. “Faccio un salto sotto casa. C’è una cabina telefonica. Così non capiscono chi chiama”.

I fogli erano diventati un guazzabuglio di segni, che si intrecciavano tra loro. Daniele trascrisse su fogli bianchi le informazioni che riteneva utili, sistemando tabelle e collegamenti. Natalina lo osservava in silenzio con le gambe piegate sotto i glutei. ‘Sì, non abbiamo ancora affrontato il possibile nascondiglio di Nati’ si disse in attesa che Daniele finisse di mettere ordine agli appunti.

Sul tavolino basso davanti al divano stavano distesi i fogli. Lui si appoggiò allo schienale per osservare Natalina. ‘Sì, sono stato cieco in questi anni’ pensò. Un respiro e poi via con le domande.

Lisa. Non ti dice niente questo nome?”

No. L’ho sentito per la prima volta ieri. Ma chi è?”

Daniele trasse un sospiro. “Sarebbe una bambina. Ma forse oggi è una ragazzina. Quattordici o quindici anni” iniziò con lentezza il ragazzo. “Figlia di Sara”.

Lo sguardo sorpreso della ragazza puntò il volto di Daniele. Non poteva crederci. Sara aveva una figlia? Le parole stentavano a uscire dalla gola, perché la rivelazione era troppo sorprendente per essere vera.

Sicuro o solo una supposizione?” azzardò Natalina.

Un sorriso amaro si stampò sulle sue labbra. Se ne avessi la certezza non porrei questa domanda, si disse Daniele, le verità sono il frutto di congetture, quando mancano le prove. “Tua sorella me lo ha confidato una volta. Ma poi ha sempre negato l’affermazione”.

Nati, ha detto questo? Non me ne ha mai parlato!” sbottò incredula la ragazza. “Sei sicuro?”

Era una notizia troppo ghiotta per lasciarla cadere. Natalia non ne aveva mai accennato con lei. Eppure tra loro c’era molta complicità. “È la prima volta che sento accennare di una maternità di Sara. E dove sarebbe nata Lisa?”

A Venezia” disse laconico Daniele.

In quella città sembrò a Natalina che fossero successe le cose più straordinarie e ingarbugliate del mondo. “Chi sarebbe il padre?” La ragazza aveva un accento tra l’indagatore e la sorpresa.

Daniele scosse il capo. Adesso aveva mille dubbi sulle parole di Natalia. “Sarebbe mia figlia, secondo tua sorella”.

La bocca di Natalina rimase aperta. Gli occhi erano spalancati per lo stupore. Deglutì un paio di volte, mentre annaspava alla ricerca di aria. La notizia l’aveva stordita.

Basta con queste mie insistenze. Passiamo oltre” fece Daniele, osservando la ragazza destabilizzata da questa informazione. “Quale molla ti ha spinto a partire col primo aereo per l’Italia?”

Natalina lo guardò di sbieco. “Ma per correre in soccorso di Nati. Mi pare ovvio”.

D’accordo. Questo lo sapevo. Anzi me l’hai detto più volte. La domanda era mal posta. Hai ragione. Provo a riformularla meglio” precisò Daniele. “Volevo conoscere i dettagli della telefonata di tua sorella. Ha chiesto aiuto in modo chiaro oppure tu hai percepito che fosse in pericolo?”

Il quesito adesso era più chiaro. Sapeva cosa volesse conoscere Daniele. Erano le motivazioni della partenza dal Brasile. “La telefonata arrivò nel cuore della notte” spiegò Natalina, sistemandosi meglio sul divano. “La sua voce era tremante o forse incerta. Comunque non franca. Non l’avevo mai sentita così. Nemmeno nei momenti di più grande difficoltà. Faticavo a capire quello che mi diceva. L’ho pregata più volte a parlare più forte. Mi ha risposto che non poteva. Le ho chiesto dove era ma ha chiuso la conversazione”.

La telefonata è chiara ma lo stato di Natalia no, pensò Daniele. Natalina ha sempre parlato di nascondiglio ma da quanto ha detto parrebbe sottoposta a sorveglianza. Devo chiarire il punto.

Hai parlato che Natalia è nascosta e corre dei pericoli” esordì Daniele, che dava corpo ai suoi dubbi. “Però da quanto ho ascoltato, sembra che sia ostaggio di qualcuno o di una banda”.

Natalina scosse il capo. Non era riuscita a trasmettere le sensazioni provate con la telefonata. “Nati non ha detto di essere prigioniera ma semplicemente che doveva parlare sottovoce. Su questo è stata categorica”.

Le parole di Natalina non erano convincenti per Daniele. “Ma ti sei messa in contatto ancora con lei?” incalzò il ragazzo, mentre le prendeva le due mani.

No”.

C’era qualcosa che sfuggiva a Daniele. Una telefonata ambigua e poi il nulla. Tuttavia Natalina ha organizzato un viaggio difficoltoso per rientrare in Italia senza informare i genitori. Questi dettagli continuavano a martellargli la tempie.

Capisco i tuoi dubbi” gli disse Natalina.

Si sistemò appoggiando il capo sul suo torace e prima che Daniele potesse dire qualsiasi cosa. Riprese il racconto.

Non puoi capire. Ti narro un piccolo antefatto, che farà luce sull’episodio”.

Daniele annuì, cingendole le spalle.

Devi sapere che erano da diverse notti che avevo un sogno o forse un incubo. Nati era nascosta in una stanza, che non conoscevo. Lì c’erano solo un armadio rustico, che occupava una parete, e un letto a castello dalla parte opposta. Niente tavolo o sedie. Solo questi due elementi. Nati viveva nel terrore. Si nascondeva nell’armadio ad ogni minimo rumore. Poi mi svegliavo tutta sudata e col cuore in affanno. Quando ho ricevuto la telefonata, ho avuto la sensazione che Nati telefonasse da quella stanza”.

Non poteva crederci. Associare un sogno alla realtà. L’impressione era che Natalina fosse suggestionata da quel sogno e avesse dato consistenza reale alle sue fantasie oniriche.

Ma se fosse così, potrebbe essere ovunque” rifletté ad alta voce Daniele. “Ma quella stanza non ti ricorda nulla?”

Natalina negò col capo ma in maniera poco decisa.

Ma… Forse… No, non credo” borbottò fra sé la ragazza.

Tu dimmi quello che non credi. Sarò io a valutare” la incitò Daniele.

Sara si chiuse in un mutismo arcigno. Daniele non sarebbe stato capace di cavarle una parola di più.

[continua]

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  1. Venezia è una città dai mille segreti, che sia proprio tra i suoi ponti e le sue calli da ricercare la verità?
    Lisa esiste ed è un’adolescente in dubbio tra due madri: Natalia o Sara?
    La trama si dovrà pur diradare prima o poi!
    Un caro saluto da Affy

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  2. Scusa la parola ma direi… “un bel casino!” Hai messo dentro tanta roba, credo che diventi un romanzo a questo punto.
    Bene. Solo una domanda. Natalia e Natalina. Perché hai scelto due nomi così simili?
    Simpatico Daniele.
    Proseguo. Ciao!

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