Daniele – parte quattordicesima

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Stanno sbocciando – Foto personale

Natalina si strinse nello scialle nero. Un uomo e una donna di lingua portoghese mi hanno pedinata? Ma non me ne sono accorta, pensò.

Sicuro, Dani?”

Certo. Erano dietro di te, quando ti ho accolta nel salone degli arrivi. Non pensarci. Era una semplice curiosità”.

Natalina strabuzzò gli occhi trasecolata. “Una banalità? Non mi pare. Se mi hanno seguita, un motivo c’era”.

Daniele strinse gli occhi. ‘Ma certo! Sono stato cieco!’ si disse. Natalina era la copia giovane di sua sorella. Stessa voce, medesima corporatura. Solo i capelli le differenziavano. Natalia castano scuri, quasi neri, leggermente ondulati. Natalina capelli corti, lisci e castano chiari. Ma il colore in una donna può essere un optional, come lunghezza e altri dettagli. Sì, entrambi l’hanno scambiata per Natalia, pensò. E Sara non poteva che confermare le loro certezze, uscendo da casa mia. Se Juan parlava una lingua che a spanne poteva essere portoghese, la coppia femminile si esprimeva in italiano. Un buon italiano. Eppure Natalina aveva detto che la donna parlava come Juan in portoghese.

Poi ebbe un flash. La ragazzina ha chiamata ‘zia’ la donna. Quella potrebbe essere o Ana oppure Eliseu. Ma la ragazzina? Posò gli occhi sui fogli senza trovare l’ispirazione giusta per collocare nipote e zia. Solo Sara sarebbe stata in grado di sciogliere i suoi dubbi.

A cosa stai pensando?” gli chiese Natalina, come intuendo che qualcosa avesse in mente.

Guardati allo specchio” indicò Daniele quello appeso di fronte a loro. Era sua intenzione farle capire la ragione per la quale la seguivano.

Natalina si guardò ma poi posò lo sguardo su di lui. Non capiva il motivo di quella affermazione. Aveva osservato quello che da anni vedeva tutti i giorni. Una ragazza giovane e carina, dalla pelle dorata per il sole di Bahia.

Non capisco” disse mortificata.

Daniele rise, suscitando un moto di stizza nel volto della ragazza. “Non capisci? I due portoghesi ti hanno scambiata per tua sorella”.

Natalina si osservò di nuovo nello specchio. Doveva ammetterlo che una certa rassomiglianza c’era. Per lei era naturale e non ci aveva mai fatto caso. Non per nulla era sua sorella. ‘Ma questo Juan ha preso una cantonata! Come poteva supporre di seguire Natalia? E poi quando ha conosciuto mia sorella?’ Senza dubbio Daniele aveva una lucidità veramente fuori del comune. Solo un ingegnere è capace di collegare elementi tanto disparati tra loro, sorrise a questo pensiero. In effetti, ragionò, se mia sorella li ha conosciuti a Venezia, erano passati oltre nove anni da allora e forse il raffronto è più sincero.

Capisco dove vuoi arrivare. Juan e la misteriosa donna mi hanno scambiata per Natalia” fece Natalina.

Brava! Proprio così. Sicura che tua sorella non ti abbia mai parlato di Juan o di un tipo come lui?”

La ragazza aggrotto la fronte e poi inarcò le sopracciglia. Adesso che Daniele la spingeva a ricordare, affiorava un frammento di conversazione, un barlume su un uomo conosciuto alla prima festa di carnevale a Venezia.

La prima volta che Natalia ha partecipato a una festa di carnevale a Venezia ha accennato a un certo John. Disse vagamente che lavorava in una ambasciata. Era arrivata da poco a Venezia e quella fu il suo battesimo sociale”.

Daniele sorrise compiaciuto. Segnò sul foglio John, accanto a Juan. Poteva essere un addetto all’ambasciata, uno della sicurezza. Visto il fisico da body guard. “Ricordi la nazione?”

Natalina scosse in capo in segno di diniego. “No. Non credo che me lo disse. Anzi sono certissima che non ha specificato la nazionalità. Ero giovane e poco smaliziata…”.

Però eri già una fanciulla deliziosa” fece ammiccando Daniele.

Le gote di Natalina acquisirono un colorito roseo. La battuta aveva centrato il bersaglio, solleticando la sua vanità.

…Quindi non ho chiesto nulla. Ricordo di aver pensato che fosse americano o di una nazione anglofona” concluse Natalina, incespicando nelle parole per l’emozione del complimento. Era la seconda volta che lui si accorgeva di lei.

Daniele le strinse le mani, che sentì fremere. ‘Calmati. Lo so che vorresti accarezzarla più a fondo ma ora pensa a raccogliere indizi’.

Ma poi ha parlato ancora di questo John?” domandò Daniele, tornato a concentrarsi sugli appunti. Faticava sempre di più a mantenere la concentrazione sull’oggetto della conversazione.

No. Non mi pare” fece Natalina. Dopo una breve pausa riprese il discorso. “Però è strano che Sara abbia taciuto su questo dettaglio”.

Daniele sorrise. ‘Sei veramente ingenua, Natalì’ pensò il ragazzo, prima di affrontare il tema viaggi. “Hai detto che tua sorella ha compiuto numerosi viaggi. Ricordi qualche destinazione?”

Natalina socchiuse gli occhi, prima di spalancarli di nuovo. Daniele vi annegò dentro. ‘Sono stupendi’ pensò il ragazzo, sospirando. Un bel verde screziato. Si diede dello sciocco non averli notati prima.

Di sicuro ad Amsterdam più volte. In aereo con un volo Venezia Monaco e poi da lì fino in Olanda. Partenza venerdì sera e rientro lunedì mattina” disse la ragazza, fissando Daniele. ‘Quanto sei bello!’ pensò. ‘Ma dobbiamo parlare di questo tutta la notte?’

Daniele annotò accanto alla parola viaggi la destinazione Olanda. Adesso aveva la quasi certezza che Natalia servisse da copertura per importare droga. Doveva farle un’altra domanda, poi avrebbe messo fine al suo supplizio. Avere accanto una donna tanto desiderabile e non combinare nulla era proprio un delitto.

Andava da sola?” chiese, volgendo lo sguardo verso di lei.

Una breve risata, quasi di delusione, uscì dalla bocca di Natalina. ‘Sei sciocco. Se metti via quei maledetti fogli, mi sciolgo sotto le tue mani’ si disse, stringendo le cosce. Tra le gambe l’umido era davvero insopportabile.

No. Mi diceva che erano una bella squadra. Quanti non lo so ma di sicuro un paio di coppie” fece Natalina con gli occhi dolci.

Di cosa penso su quei viaggi, ne parleremo domani” disse Daniele appoggiando i fogli ben accatastati sullo sgabello.

La ragazza posò lo scialle da qualche parte, infilandosi sotto il piumone. ‘Ti aspetto’ e socchiuse gli occhi nell’attesa delle sue mani sul corpo.

Daniele si sdraiò di fianco e la baciò con dolcezza. Sollevò il babydoll, che Natalina si tolse con mossa rapida. Era solo d’impiccio. Le labbra del ragazzo sfiorarono i capezzoli che il freddo e la passione avevano reso duri. Lei inarcò la schiena per indicare che doveva togliere quelle inutili mutandine. Adesso era nuda ma il calore di Daniele spazzò via il residuo di freddo. Natalina gli tolse la giacca e i calzoncini, gemendo per il desiderio. Era la prima volta che faceva all’amore con la luce accesa. Questa era un’occasione speciale. In precedenza era stato solo un atto meccanico che non le aveva suscitato nulla. Stanotte no. Era qualcosa di molto di più. Un brivido di piacere le percorse il corpo.

Sussurri, parole appena accennate, gemiti e sospiri accompagnarono le loro mani e le bocche alla ricerca del godimento.

Ti amo” disse Natalina, mentre Daniele la penetrava con dolcezza.

[continua]

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  1. I ricordi di Natalina si fanno meno lisi e qualcosa d’importante affiora.
    Molto bravo Daniele a raccogliere indizi su Natalia e sul suo torbido passato.
    Complimenti Gian Paolo, la trama si fa sempre più interessante.
    Un caro saluto da Affy

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  2. Puff puff sto recuperando… Ciao. Sono stata un bel po’ assente. Arrivo. La storia sta prendendo forma, la parte “piccante” finale mi è piaciuta. Tanti particolari, difficile stargli dietro anche per me, a distanza di tempo. Credo di essermi persa qualcosa per strada, appena riuscirò mi andrò a rileggere quelle vecchie. Una storia interessante, bravo!

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