Daniele – parte tredicesima

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Il mio albicocco fiorito – Foto personale

Parentesi, una lampada a sospensione della Flos, illuminava il letto, già pronto per accogliere i due ragazzi. Due cuscini a colori vivaci e un piumone in tinta blu stavano sopra di esso. Daniele aveva cambiate le lenzuola con l’aiuto di Natalina. “Vanno bene anche quelle che ci sono” aveva tentato di opporsi ma lui era stato irremovibile. “Sono usate e vanno tolte”. La stanza era arredata in modo semplice. L’armadio bianco di lato alla porta stava di fronte alla finestra, che guardava la strada. Accostato alla parete opposta al letto faceva bella mostra un canterano con calatoia e cassettini, dallo stile lineare e rustico. Era un mobile della sua bisnonna Irma. Non era di gran pregio per via del legno di ciliegio ma aveva per lui una forte valenza affettiva. Fatto a mano da un falegname anonimo, come usava a fine ottocento, aveva contenuto la dote di Irma. Ereditato dalla nonna materna, Paola, adesso era passato a Daniele, il nipote prediletto. Sopra questo stava un specchio laccato in foglia d’oro, che aveva scovato in cattivo stato a Porta Portese e restaurato da un conoscente. Il letto non aveva comodini. Daniele, alla sera prima di coricarsi, posava tutto per terra oppure su uno sgabello. A chi gli faceva notare la stranezza, lui rispondeva che li aveva sempre odiati e non sarebbero mai stati in casa sua. In un angolo su una sedia stava il trolley di Natalina aperto.

Se ti fermi qualche giorno, c’è posto anche per te nell’armadio” la informò Daniele, facendo scorrere l’anta a specchio verso sinistra. Era tutta vuota o quasi. Lui occupava solo l’altra parte.

La ragazza scosse il capo. Ci avrebbe pensato il giorno dopo. Stasera aveva altri pensieri. Prelevò la pochette e si chiuse in bagno. “Non ci metto molto” urlò da dietro la porta chiusa. Lui ci credeva poco.

Incastrato tra l’armadio e la parete, non visibile entrando nella camera, stava un servomuto in legno, su cui Daniele posò gli abiti tolti. Indossò un pigiama leggero, nonostante fosse inverno. Pantaloni e maniche corte. Seduto sul letto aspettava che il bagno si liberasse. I fogli con gli appunti presi nel pomeriggio stavano sullo sgabello dalla sua parte, in attesa di essere consultati. Sospirò impaziente. Abituato da sempre ad avere tutto a sua disposizione in casa, sopportava a stento la presenza femminile di Natalina. Quasi era pentito di aver accondisceso alla sua permanenza. ‘Certo è meno invadente di Alice’. Alice era stata l’ultima donna a frequentare di notte il suo bilocale. Ricordava quanto lui fosse insofferente nell’attesa che si liberasse il bagno e quanti spazi lei occupasse con la sua roba. Stava delle ore dinnanzi allo specchio, mentre lui fremeva impaziente. Dopo la relazione burrascosa con Sara, terminata quando lei era partita per Venezia, aveva avuto come compagna in modo stabile solo Alice, che frequentava l’università con lui. Una bella ragazza senza dubbio ma gli aveva massacrato gli zebedei per le sue maniere possessive e gelose. Daniele aveva da poco ereditato dalla nonna materna il bilocale, dove abitava adesso, quando avevano deciso di convivere. Forse era più corretto dire che lei gli aveva forzato la mano. Un mese dopo erano di nuovo single. Da quel momento solo fugaci flirt di poco conto. Per fortuna la relazione è durata poco, pensò, sentendo aprire la porta.

Spalancò gli occhi. La visione lo lasciò di stucco. Un babydoll trasparente, che non copriva quasi niente, anzi mostrava tutto. Bianco con un motivo ricamato appena accennato sul seno, che non nascondeva i capezzoli rosati, copriva a stento le mutandine, anch’esse lattee e diafane, che mostravano la peluria scura del pube. Gli sfuggì una specie di fischio a quella vista. Deglutì. ‘Calma Daniele’ si disse. ‘Niente pensieri impudici’. Natalina era per lui una sorella, quella che aveva sempre desiderato e che i suoi genitori non gli avevano donato. Però stasera la vedeva con altri occhi. Emanava una sensualità che quel babydoll accentuava. Era una donna desiderabile.

Natalina sorrise, mentre Daniele correva in bagno per lavarsi i denti. Aveva notato la sorpresa, quando era comparsa. I pantaloncini non avevano nascosto l’erezione. L’aveva sempre amato senza che lui si fosse accorto dei suoi sentimenti. Capì di essere stata maliziosa nello scegliere questo abbigliamento per la notte. Però voleva vedere le sue reazioni e rimase soddisfatta. Finalmente l’aveva notata. Stanotte non si fa nulla, pensò, dobbiamo pensare a mia sorella. Ma domani. E il pensiero sfumò, quando Daniele fece ritornò nella stanza.

Sono abituata a dormire sulla destra” disse infilandosi sotto le coperte dalla parte abitualmente usata da Daniele.

Lui sbuffò, spostando tutte le sue cose a sinistra.

Si sistemarono con la schiena sulla testiera del letto, mentre lui prese i fogli e una penna.

Spero che tu sia meno reticente di oggi pomeriggio” disse, sistemando il cuscino dietro di sé.

Natalina annuì col capo. Adesso era pentita di avere indossato un babydoll leggerissimo. Aveva freddo. ‘Pazienza. Mi scalderà dopo Daniele’.

Avevi paura di suscitare le ire di Sara?” insistette il ragazzo.

Sì. Non mi andava di avviare un litigio. Ti avrebbe fatto perdere il filo del ragionamento il nostro battibecco. Se lei, pur conoscendo i dettagli, non ne aveva voluto parlare, era inutile che io tentassi di farli emergere”.

Daniele lesse le sue carte, le sue annotazioni.

Parli del periodo veneziano?”

Sì. Ero giovane allora e certe affermazioni di Nati non le ho interpretate nel modo giusto” ribadì Natalina..

Daniele sorrise. Forse stasera sarebbe venuto a capo della sparizione di Natalia. Si concentro sulle tabelle e sui dati evidenziati.

Sentendoti, sono riaffiorati certi brandelli di conversazione con mia sorella”.

Daniele aveva appuntato su un foglio bianco un paio di punti. Le sorelle portoghesi, il ballo di carnevale, Carlo, il ritorno precipitoso a Roma.

Quali?” chiese il ragazzo, osservando la compagna di letto. Però prima che rispondesse, le disse. “Hai freddo. Prendo uno scialle di mia nonna Paola”. Aveva notato che i capezzoli ero duri per il freddo. Dal canterano estrasse un morbido scialle di lana nero, che posò sulle spalle della ragazza.

Grazie” disse Natalina, abbracciandolo. “Non osavo chiederlo”.

Daniele rise, stringendola a sé. “Sciocca. Volevi morire dal freddo? E io come facevo?”

Risero entrambi, mentre Natalina si avvolgeva nello scialle.

Bene. Salvata da ipotermia, torniamo ai nostri appunti”. Daniele riprese il foglio con le ultime annotazioni.

Quali brandelli hai scovato nella tua memoria?”

Non saprei da dove iniziare” fece Natalina, stringendo gli occhi come per concentrarsi su un punto specifico.

Sara ha parlato di due sorelle portoghesi. Ti dicono o ti ricordano qualcosa?” chiese Daniele, mettendo una spunta su quel nome.

Natalina rimase in silenzio, mentre lui la guardava con occhio languido. ‘Quanto è bella!’ si disse, prima di riscuotersi e concentrarsi sulla risposta.

No. Nati non me ne ha mai parlato. Nessun cenno di Ana e Eliseu. Sono rimasta sorpresa oggi quando Sara ha tirato fuori quei nomi”. Natalina chiamava la sorella o Nat oppure Nati in modo affettuoso.

Daniele annuì convinto. Ricordava l’espressione di Natalina sorpresa nell’udire quei nomi ma voleva avere la certezza di avere intuito giusto.

Cosa allora ti ha fatto scattare la scintilla su episodi a cui non avevi dato importanza” affermò il ragazzo.

Natalina strinse le labbra prima di cominciare a parlare. “Ero giovane a quell’epoca. Tredici o quattordici anni. Ascoltando le parole di mia sorella sulle feste in costume per carnevale, sui pranzi con persone altolocate, sui viaggi…”.

Daniele appuntò ‘viaggi’ e la interruppe. “Viaggi? Non mi risulta che Sara ne abbia fatto cenno” disse, consultando i fogli sparsi sul piumone. “No. Proprio no”.

Daniele girò gli occhi verso Natalina. “Dove? Se ti ricordi”.

La ragazza inspirò aria, poi si schiarì la voce. “Dopo aver conosciuto Carlo ha fatto molti viaggi. Alcuni brevi, altri più lunghi”.

Daniele appuntò sotto viaggi ‘droga’, ‘prostituzione’ con diversi punti di domanda accanto. Stava per aggiungere che Natalia era una mantenuta di lusso ma si trattenne. Ricordò come si era arrabbiata stamattina, quando l’aveva detto.

Natalina, come se avesse letto il suo pensiero, affermò sincera. “Mi dovrai scusare se oggi sono stata scortese, quando abbiamo parlato di Natalia e Carlo. Avevo tutt’altre idee sulla loro relazione ma poi tu nel pomeriggio, facendo parlare Sara, ho capito che la mia visione era sbagliata. Quella relazione nascondeva qualcosa. Cosa non è ancora chiaro”.

Daniele adesso intuiva i motivi della reticenza di Natalina. Avrebbe creato un vespaio di polemiche senza approdare a nulla.

Hai parlato di feste oltre che di viaggi” soggiunse il ragazzo.

Sì. Ma non solo. Questo mi ha aperto gli occhi sul tenore di vita di Nati. Un anno dopo i miei genitori hanno smesso di passarle il mensile, perché in pratica non frequentava l’università. Eppure viveva nel lusso tra feste, cene e viaggi. Comprava vestiti costosi. Allora ascoltavo a bocca aperta i suoi racconti ma adesso capisco che era una escort di lusso. Avevi ragione quando hai detto che era una mantenuta di lusso. Anzi sei stato fin troppo gentile. Io avrei usato puttana, anche se è mia sorella”.

Daniele sorrise, mantenendo un profilo basso. Vedeva negli occhi di Natalina la vergogna di avere una sorella implicata in loschi affari, mentre lei si sbatteva per i meninos de ruha, rischiando anche la vita.

Anche dopo il suo ritorno non ho mai capito come facesse a vivere. Poi quelle assenze. Ora ripensandoci bene sono sospette. Troppo sospette” ammise con tono amaro la ragazza.

Pensi che possa esserci correlazione tra la scomparsa e quello che stai dicendo?”

Sì. Credo che tutto nasca nel periodo veneziano” mormorò Natalina con un filo di voce.

Daniele sottolineò droga e prostituzione. Erano due ambiti che potevano garantire a Natalia un tenore di vita sopra le righe. Però l’occhio passò su un nome. Subito scattò la domanda.

Conosci un certo Juan?”

Natalina lo guardò sorpresa. Di uomini con quel nome ne aveva conosciuto ma non comprendeva il senso del quesito. “Sì. È un nome comune in Brasile. Ma non capisco il perché”.

Hai fatto il viaggio con una persona di nome Juan?” precisò Daniele.

No, almeno delle persone che conosco con quel nome. A New York sono salite delle persone che parlavano portoghese e hanno fatto il viaggio con me. Ma erano sconosciuti. Mai visti prima dell’imbarco”.

Daniele accanto al nome Juan segnò Sara. Lei era rimasta sorpresa, quando le aveva fatto notare che sotto casa stazionava un uomo con quel nome. Non aveva reagito chiedendo chi fosse ma si era chiusa a riccio in silenzio.

Chi erano? Uomini oppure donne?” domandò Daniele.

Natalina non rispose subito come se stesse ricordando. “Almeno un uomo e una donna. Ma forse anche altri. Di quelli sono sicura. Erano pochi posti dietro di me. Il portoghese lo conosco bene” spiegò sicura la ragazza.

Daniele era incerto se parlarne oppure no. Poi optò per la chiarezza.

Lo sai che ci hanno seguiti fin sotto casa? Anzi Juan ha monitorato chi entrava e usciva”.

Natalina strabuzzò gli occhi. Era basita.

[Continua]

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  1. Piano piano il cerchio si stringe e qualche ricordo affiora.
    Daniele, nonostante l’ammiccante fisicità di Natalina non si lascia influenzare, è determinato nel seguire ogni pista che possa far luce sul passato leggero di Natalia.
    … e aspettiamo una nuova parte!
    p.s. com’è bello l’albicocco in fiore.
    Buon inizio settimana, un caro abbraccio 🙂

    Liked by 1 persona

    • Sì, il mistero si sta svelando con lentezza. Certo che Daniele deve controllarsi 😀
      L’albicocco? Fotografato oggi pomeriggio. E’ uno splendore. peccato che non riesca a produrre albicocche, stretto com’è tra l’abete e la siepe.
      Serena nuova settimana, Affy
      un abbraccio

      Liked by 1 persona

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