Daniele – parte nona

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La mia stella di Natale per il sesto anno rifiorisce - foto personale

La mia stella di Natale per il sesto anno rifiorisce – foto personale

Natalina osservava i due compagni. Un misto di curiosità e interesse. Il periodo veneziano di sua sorella l’aveva sottovalutato. Non aveva compreso pienamente cosa facevano loro a Venezia. L’aveva visto come un mondo incantato ma in realtà non lo era. Aveva sognato attraverso quei racconti che Natalia le faceva al telefono senza porsi nessuna domanda sulla loro fondatezza e sul loro contenuto. Tuttavia adesso Daniele aveva avuto il potere di riesumarli per consentirle di fare un’autopsia agli stessi. Doveva valutare cosa stava dentro a quelle narrazioni senza fermarsi all’esame superficiale, come aveva fatto a suo tempo.

Avrebbe voluto parlarne con Daniele ma la presenza di Sara la condizionava. Non poteva esprimere dei dubbi sul loro comportamento, sui motivi di quegli inviti che adesso le apparivano incongrui. Delle due sorelle portoghesi non sapeva nulla, anche sforzandosi a ricordare le parole di Natalia. Forse per pudore non ne aveva parlato, nemmeno al suo ritorno. Su questo punto Natalina comprendeva in questi istanti che la sorella aveva tenuto un comportamento singolare e ambiguo. Pareva nascondersi, rendersi invisibile. Un profilo basso, poche parole sul periodo veneziano. Come un’anguilla sgusciava via e si nascondeva, evitando discorsi imbarazzanti. Natalia non aveva terminato il corso di laurea né lo concluse a Roma. Sei mesi dopo il ritorno aveva abbandonato la casa paterna, sistemandosi in un quartiere popolare, anonimo, come se volesse rendersi invisibile. Si era chiesta più di una volta come facesse a vivere, visto che non lavorava. Tuttavia aveva rinunciato a scoprirlo. I loro rapporti erano a intermittenza, sfilacciati e talvolta impacciati. Per lunghi periodi, un mese o due, spariva nel nulla per poi ricomparire come se l’intervallo fosse di poche ore. Dove andava in questi lassi di tempo? È una bella domanda ora, si diceva, ma priva di risposte concrete. Forse conoscendo la risposta, sarebbe la chiave che avrebbe aperto il luogo dove Natalia si è occultata.

Natalina scosse il capo. Doveva riannodare quei fili che penzolavano nel vuoto e ricomporre cosa era avvenuto nei sei anni veneziani. Per i quasi sette romani successivi aveva ben presente tutti gli avvenimenti. Erano quelli di Venezia che doveva rivisitare col senno del poi. Sì, Daniele aveva ragione. In quel periodo era successo qualcosa che avrebbe spiegato quello che sarebbe avvenuto dopo. Daniele non aveva espresso ad alta voce questo ma dalle domande, dalle espressioni del viso, dai segni sui fogli era chiaro che lui puntava a trovarci un nesso con la scomparsa di Natalia.

Ebbe la tentazione di esternare la sua riflessione ma la presenza di Sara era ingombrante. I suoi dubbi, i suoi ragionamenti erano dettati da racconti di seconda mano, nei quali era coinvolta Sara. Formulare delle ipotesi, usando come fonte dei sentito dire rischiano di creare antipatiche polemiche. Era questo il suo convincimento. Non posso sbilanciarmi in ricostruzioni ardite mettendo insieme pezzi di puzzle che ho costruito io. Creo solo un castello di carte che non regge al minimo soffio. Devo rimandare a stanotte. Nel letto con Daniele. Adesso devo solo mettere insieme quei frammenti di conversazioni con mia sorella per cogliere i fattori essenziali.

Il primo carnevale di Natalia a Venezia venne a galla da solo. Un martedì grasso diverso da quelli fastosi che di recente per alcune settimane trasformano Venezia in un palcoscenico, dove gareggiano le maschere più originali. Quel martedì grasso è un ricordo nitido, rimasto impresso nella mia memoria di tredicenne, che fantasticava improbabili amori e fantasie impossibili. Natalia mi aveva raccontato di un ballo in maschera in un palazzo che si affacciava sul Canal Grande. Mia sorella affermò che si vedeva piazza San Marco illuminata a festa. C’erano personaggi famosi e persone comuni. Sara era vestita da Colombina e a un certo punto sparì. Natalia non mi ha detto come, né dove. Disse solo ‘sparì con un uomo mascherato’. Non ho chiesto a mia sorella dove fosse andata e lei cambiò argomento, come se si fosse pentita di averlo rivelato. Ricordo con quale enfasi mi ha descritto quella festa. Aveva conosciuto un John, un addetto a una ambasciata. Poteva essere di un paese anglofono ma forse no. Io non glielo ho chiesto. Forse ho fatto male ma ero talmente presa dal suo racconto, che trascurai questo dettaglio. Mi sono limitata a registrarne il nome. Questo John era alto e robusto. Coi capelli tagliati a spazzola. Non so il perché ma lo associai a quei militari americani tutto muscoli e poco cervello. La cosa curiosa è che in seguito questa persona non fu mai più nominata. Altre persone, altri uomini entrarono e uscirono dalla sua vita. Sembravano tutte meteore. L’unico che durò a lungo fu Carlo, il ricco imprenditore della Riviera del Brenta. Tuttavia lui comparve due anni dopo quella famosa festa.

Natalina si strinse nelle spalle. Non ascoltava più quello che diceva Daniele e Sara. Era immersa nel riportare in superficie quei frammenti di conversazione, ormai datati e levigati dal tempo. Erano adesso maturi, ripuliti dalle sue fantasie di adolescente sognante.

Ma come viveva mia sorella? Chi le pagava i conti? Non mi risulta che i miei genitori fossero entusiasti di Natalia in quel periodo ma nemmeno dopo il suo ritorno a casa. Eppure viveva alla grande. Feste nei palazzi più esclusivi di Venezia. Viaggi all’estero. Columbia, America centrale, Messico.

Il tarlo del dubbio cominciò a scavare nella sua mente. Forse Daniele aveva intuito giusto con quella battuta, che mi ha mandata in bestia, su Natalia prima dell’arrivo di Sara.

Natalina si mordeva il labbro nervosamente. Quel messaggio di aiuto di Natalia le aveva suonato il campanello di allarme. Non capiva adesso il motivo di quel contatto, visto che lei distava migliaia di chilometri, mentre Daniele e Sara erano più vicini e rapidi per intervenire in suo soccorso. Quando l’aveva ricevuto il suo unico pensiero fu quello di rientrare in Italia a precipizio. Aveva perso una settimana per organizzare il viaggio e il distacco da Bahia, senza porsi altre domande. Aveva dovuto arrivare a New York e da lì un volo fino alla Malpensa.

Però anche Sara sapeva che Natalia era sparita. Mi ha contattata alla vigila del volo per New York. Anche in questa occasione non mi sono posta la domanda di come lo sapesse o lo fosse venuto a conoscenza. Ero talmente agitata per le difficoltà del viaggio che non le chiesi nulla. L’unico che stranamente appariva ignaro di tutto era Daniele, come ho potuto appurare al mio arrivo in Italia.

Natalina si mordicchiava l’unghia del pollice per il nervosismo. Aveva tralasciato molte domande che avrebbe dovuto fare e non fece. Tuttavia adesso doveva tornare al periodo veneziano di Natalia, che aveva vissuto con l’immaginazione di un’adolescente. Per i fatti più recenti c’era tempo per avere risposte.

Nuovamente il pensiero tornò a quella famosa festa di carnevale. In che modo Sara e mia sorella sono riuscite a farsi invitare in quella esclusiva serata nel palazzo sul Canal Grande? Erano da pochi mesi a Venezia e non credo che la vita universitaria di matricole possa aver aperto loro quel mondo dorato.

Natalina, ripensando alle informazioni fornite da Sara a Daniele, non aveva ascoltato una parola o un cenno alle frequentazioni di ambienti esclusivi. Aveva accennato solo a quel rapporto col le sorelle portoghesi. Eppure la sua conversazione con Natalia all’indomani della festa del martedì grasso in maschera ritornava a galla, anche quando era presa da altri ricordi. Non riusciva a comprenderne i motivi.

«A cosa stai pensando?»

Queste parole di Daniele la colsero di sorpresa. Non si era accorta di essersi estraniata dai loro discorsi.

[continua]

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  1. Troppe cose Natalina sa! 🙂
    Stiamo entrando nel vivo della trama, tante tessere dello stesso puzzle dovranno incastrarsi per far luce sul disegno. Occorre aspettare ma Daniele sembra ben convinto e determinato ad andare avanti. Noi siamo con lui.
    Buona domenica Gian Paolo, un caro abbraccio 🙂

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