Daniele – parte ottava

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foto personale

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Daniele scelse una penna nera. Tracciò una scacchiera rudimentale, mettendo un titolo sulle varie colonne. Anno, luogo, persone, evento.

«Chi comincia?»

Sara guardò Natalina. Un balletto di sguardi, prima che cominciasse a parlare.

«Venezia, anno 1990, …» e iniziò a elencare date, luoghi e persone. Daniele meccanicamente riempiva gli spazi senza commentare. Registrava, prendeva nuovi fogli, tracciava nuove scacchiere. Un ricordo piacevole di molti anni prima.

Era in quinta liceo e doveva preparare la tesina. Aveva deciso contro il parere di Sara, che la teoria dei giochi sarebbe stato l’argomento. “Ma è palloso” protestò lei ma lui rimase muto e tirò diritto. Era l’analisi del dilemma del prigioniero. L’oggetto era banale. In un paese, dove la libertà individuale era un optional, due giovani erano stati rinchiusi e separati. In pratica una matrice a due ingressi e quattro possibili scenari. Alla fine doveva valutare cosa era conveniente. Daniele sorrise, perché non capiva il motivo di questa reminiscenza. Però adesso doveva concentrarsi su quello che stava facendo.

Daniele confrontò lo schema della tesina con lo stato attuale. Se quindici anni prima aveva preso in considerazione il dilemma della razionalità individuale, adesso era la logica di gruppo da prendere in esame. Loro erano i membri che perseguivano logicamente il proprio interesse, che era quello di scovare Natalia e portarla in salvo. Questo si scontrava con la volontà di altre persone che inseguivano un punto di vista opposto. “Quali sono le probabilità di riuscire nel nostro intento?” pensò Daniele, scrivendo l’ultima località. Osservò i fogli, che erano numerosi. Adesso veniva il difficile. Doveva dare un senso a tutte quelle informazioni.

Natalina non capiva dove Daniele volesse arrivare. Per lei era tutto astruso, come la matematica ai tempi scolastici. Se non fosse stata per Bianca, la secchiona che divideva il banco con lei, avrebbe rischiato la bocciatura tutti gli anni. Faticava a risolvere anche l’equazione più semplice. Al massimo era capace di ripetere a pappagallo l’enunciazione di un teorema ma se la prof le faceva una domanda appena fuori dal solco, entrava in crisi. Tanto brava nelle materie letterarie, quanto incapace in quelle scientifiche. Matematica in testa. Non osava porre una domanda agli altri due per non rischiare risposte che le sarebbero apparse incomprensibili. Si limitò a dire quello che conosceva.

«Dunque, ricapitolando, Natalia parte per Venezia quindici anni fa, nel 1990, insieme a Sara per frequentare la facoltà di lettere».

Daniele mise un numero e tirò una linea accanto a questa informazione. Scorse l’elenco finché non trovò un altro punto che secondo lui era importante. «Tre anni dopo, 1993, conosce Carlo, un facoltoso personaggio della riviera del Brenta» e contrassegnò con un nuovo numero il riquadro che riguardava questo dato, collegandolo all’altro.

Lentamente i fogli diventarono una ragnatela di linee e un inseme di numeri. Tratti colorati, quadrati evidenziati. Daniele non era soddisfatto. Era difficile raccapezzarsi in quell’intrico, seguire logicamente il loro andamento e creare un mosaico credibile. Doveva trovare il modo di semplificare, eliminare le informazioni ridondanti e inutili senza perdere dati importanti.

Avrebbe potuto rappresentare lo schema attraverso formule matematiche ma rischiava di incasinare il tutto. Doveva trovare in quel intrico di frecce una strategia che li avrebbe condotti a Natalia. “Ma dove?” pensò Daniele, socchiudendo gli occhi. “Qual’è l’informazione chiave? Noi siamo tre, ma gli altri quanti sono?”

«Quando siete arrivate a Venezia nel 1990, cosa avete fatto?» chiese Daniele, puntando gli occhi su Sara. «Avete cercato casa? Oppure l’avevate già? Oppure non avevate idea di cosa fare?»

Sara sorrise. Ricordava bene quel quindici settembre del 1990. Dopo un viaggio notturno sulla Freccia della Laguna erano arrivate a Venezia Santa Lucia di prima mattina.

Una giornata splendida. Cielo azzurro e acque verdi dove si specchiavano case e palazzi. Un’accoglienza formidabile.

«Insomma. Cosa avete fatto?» domandò Daniele spazientito.

«Avevamo un indirizzo. Ostello Santa Fosca, fondamenta Canal» precisò Sara.

La camminata con lo sguardo a cogliere i colori dell’estate morente. L’aria frizzante del mattino che odorava di sale. Ricordi, ancora ricordi. Una camerata da quattro posti con altre due donne, due sorelle portoghesi, che cercavano di imparare l’italiano. «Quante risate ma alla fine abbiamo legato. C’è stato feeling fin da subito. Due sorelle, più o meno nostre coetanee. Ana e Eliseu» precisò Sara, nascondendo che il rapporto era ben oltre quello dell’amicizia. Non poteva rivelare che avevano avuto una relazione saffica.

Daniele le lesse il pensiero e sorrise. «Ma poi che avete fatto? Le portoghesi sono ripartite per Lisbona?»

«Beh! Sì ma non subito. Noi abbiamo cercato qualcosa nel sestiere del Cannaregio. Senza fretta. Stavamo bene all’ostello con le nostre amiche». Una breve risata concluse la risposta.

Lo sguardo di Natalina era perso nei suoi ricordi. Allora aveva solo tredici anni e Venezia le era sembrata un posto misterioso e lontano. La località più distante da Roma era stata Ostia. Quindi anche il pensiero di fare un viaggio era per lei fonte di fantasticherie. “Ero veramente ingenua in quel periodo” sorrise, mentre riportava a galla le lunghe telefonate con Natalia, che le parlava di feste, di incontri magici e tanta allegria.

Su un foglio bianco Daniele tracciò uno schema. Sara allungò il collo per vedere cosa stava scrivendo. Era curiosa cosa avrebbe inventato la mente fertile dell’amico.

Ana-Eliseu fanno la corte Ana-Eliseu solo amiche non fanno la corte

Sara-Natalia solo amiche non accettano la corte

Speranze infrante/rottura

Splendida amicizia

Sara-Natalia accettano la corte

simbiosi

Pericolo/incomprensioni

Sara sorrise. Daniele aveva capito tutto, anche se lei non aveva detto nulla. Natalina corrugò la fronte, perché non comprendeva il senso dello scritto. “Fare la corte?” rifletté. Dalle parole di Sara era emerso solo una solida amicizia. Le domande le avrebbe riservato per la fine. Eppure non ricordava, e la sua memoria era proverbiale, che sua sorella avesse parlato di queste due conoscenti. Le aveva raccontato di feste nei palazzi veneziani, di nuove amicizie e di allegria quotidiana. “No. Di queste due sorelle portoghesi proprio nulla” concluse, stringendo le labbra. Mentalmente si appuntò che avrebbe chiesto spiegazioni.

Lo sguardo di Daniele si concentrò sul foglio. Aveva scritto qualcosa di logicamente correlato alle parole di Sara ma forse non era esatto.

«Ma poi, quando le due sorelle se ne sono andate… Sono tornate in patria oppure hanno ripreso a girare per l’Italia?»

La fronte di Sara si aggrottò, come se cercasse di ricordare. «Non saprei» rispose la ragazza. Il timbro della voce era poco convincente.

Per Daniele era evidente che fosse successo qualcosa tra le quattro donne e Sara non voleva rivelarlo. “All’inizio lei e Natalia hanno intrecciato un rapporto che andava ben oltre le righe di una bella amicizia” pensò Daniele, che appuntò in un angolo del foglio questa impressione. “Poi è successo qualcosa che ha incrinato la loro relazione. Un uomo? Più uomini? Così si è consumata la rottura, che non è stata indolore”. Provò a scrivere un possibile schema per Natalia. Per Sara sarebbe stato lo stesso ma di certo c’erano altre condizioni e strascichi meno misteriosi.

Ana o Eliseu reazione violenta

Ana o Eliseu reazione normale

Natalia litiga come due innamorati

Si separano con minacce

Chiarimento e pacificazione

Natalia si innamora di un uomo

Rottura con litigio

Accettazione e separazione amicchevole

Giudicò inutile insistere sull’argomento, perché Sara si sarebbe chiusa a riccio. Sondò Natalina.

«Tu cosa mi racconti su questa amicizia». Daniele calcò la voce sulla parola ‘amicizia’. «Hai detto che sentivi tua sorella tutti i giorni, Di certo ti avrà parlato di Ana e Eliseu». Buttò con nonchalance, sperando che il pesce abboccasse. Il suo intuito gli faceva pensare che la dama bionda con ragazzina, che li aveva seguiti fin sotto casa, avesse a che fare con le due sorelle portoghesi conosciute quindici anni prima.

Un leggero sussulto, quasi impercettibile scosse Natalina, colta di sorpresa dalla domanda di Daniele. Non si aspettava questa richiesta. «Francamente non ricordo se Natalia mi abbia parlato di Ana oppure di Eliseu» precisò Natalina, cercando di usare un tono convincente nella sua risposta. «Allora ero una bambina. Abbiamo parlato di frivolezze». Non intendeva aggiungere altro. Meno parlava e meno rischiava di dire degli spropositi.

Daniele abbandonò l’argomento, che appariva più spinoso di quanto Sara aveva esposto. Il foglio con le tabella e le sue annotazioni venne accantonato, ben distinto dal mucchio, che stava disordinato sul tavolo. Però doveva rifletterci. Doveva trovare un nesso tra l’episodio di quindici anni prima e quello che era avvenuto poche ore fa. Era meglio proseguire nell’indagine. “I sei anni della loro vita a Venezia possono spiegare la sparizione di Natalia” pensò Daniele, grattandosi la leggera peluria cresciuta sulle guance. Stamattina non aveva avuto tempo di rasarsi.

Adesso doveva affrontare cosa era successo dopo che avevano abbandonato l’ostello per verificare se la sua intuizione era vincente. Ricordò che Sara era partita per Berlino, che da pochi anni era tornata unita. Un viaggio frettoloso e coperto di riserbo. Natalia aveva preferito tornare a Roma, adducendo come pretesto la non conoscenza della lingua. “Ma anche Sara non la conosceva” si disse, mentre prendeva un nuovo foglio bianco. “Però non le ha impedito di partire e rimanere per altri sei anni a Berlino”. Concluse che la loro partenza da Venezia avesse altre motivazioni che doveva scoprire. L’idea che la scomparsa di Natalia fosse legata alla loro separazione si faceva strada nella mente di Daniele ma stava incontrando strane reticenze e amnesie da parte delle due ragazze.

[continua]

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  1. Bisogna andare di quindici anni a ritroso per ritrovare una verità plausibile.
    Interessante lo schema matematico di Daniele che riesce a incastonare avvenimenti e luoghi in maniera certosina pur di arrivare ad una spiegazione sulla sparizione di Natalia. Le due ragazze centellinano le risposte ma sono convinta che Daniele con calma e pazienza riuscirà a farle parlare.
    Il racconto procede bene, ogni puntata regala emozione.
    Buona giornata Gian Paolo, un abbraccio 🙂

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