Daniele – parte settima

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le mie melagrane - foto personale

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Le due ragazze si sedettero sul divano. Una tutta a sinistra, l’altra all’estremità di destra. Lo spazio intermedio non era enorme ma significativo. Se il sofà fosse stato a più di due posti, la distanza tra loro sarebbe stata maggiore. Non si guardavano, fingevano interesse verso ipotetici punti delle pareti opposte, dove c’era il nulla. Nemmeno un chiodo.

Il vassoio, che Daniele teneva tra le mani, conteneva tre tazzine vuote, una strana zuccheriera a più scomparti e la moka. Daniele sistemò il tutto sul tavolino basso dinnanzi al divano, mentre lui si posizionava su una sedia di fronte a loro. Versò nelle tazzine con cura il caffè che gorgogliava ancora nella caffetteria. Tutto in perfetto silenzio. Si udiva solo il rumore di sottofondo della strada, che giungeva ovattato attraverso le finestre.

Daniele scelse una tazzina, dove mise un cucchiaino di zucchero di canna, che mescolò a lungo con un movimento costanze del polso. Sara lo bevette amaro, mentre Natalina lo zuccherò con quello raffinato chiaro.

Chi si fosse affacciato sulla porta avrebbe notato un’atmosfera surreale. Il rumore del caffè che scendeva nella trachea. E neppure troppo marcato. Il respiro profondo delle persone. I visi svagati, che faticavano a incrociarsi. Sembravano tre estranei immersi nei loro pensieri, mentre mostravano imbarazzo negli occhi e attendevano che qualcuno parlasse.

Come il rumore della rottura di una lastra di ghiaccio sotto il peso di una persona, le parole, che disse Daniele, ebbero lo stesso impatto. Un crack sordo e rumoroso.

«Bene» fece il ragazzo, mettendosi ritto con la schiena appoggiata allo schienale della sedia. «Abbiamo mangiato e preso il caffè. Per chi volesse posso offrire anche un superalcolico».

Una breve pausa che nessuna delle due donne riempì con la sua voce né per assenso né per dissenso. Era chiaro che Daniele doveva parlare per stanarle dal loro mutismo.

«Ci sono molti interrogativi. Si sono addensati nella mia mente da stamani alle cinque, quando una telefonata mi ha tirato giù dal letto» esordì, passando con gli occhi ora su una, ora sull’altra. «In realtà c’è stato anche un prologo ieri sera. Non lo avevo intuito subito ma ora ne sono certo».

Sara sobbalzò, colpita dalle ultime parole. Pensava di essere fuori dalla discussione ma Daniele glielo aveva impedito. L’aveva tirato dentro con quella precisazione. Nessun suono uscì dalla sua bocca, quando l’aprì e la richiuse subito. Qualsiasi affermazione avesse detto a sua difesa sarebbe stata stracciata in meno di un amen. “Meglio tacere” si disse Sara, abbracciandosi come se avesse freddo.

«Non sento o vedo Natalia da tempo» spiegò Daniele, tornando a fissare in modo alterno le due ragazze. «Forse un mese. Forse di più o di meno. Ma non importa quanto. Quello che conta è che ignoro dove sia».

Il silenzio calò nella stanza. Si udiva solo il respiro cadenzato dei tre ragazzi.

«Ammetto che non mi sono preoccupato di quel silenzio, che ora giudico col senno del poi anomalo» precisò Daniele senza increspare la fronte. «D’altra parte perché avrei dovuto mettermi in ansia per Natalia? I nostri rapporti sono sempre stati a intermittenza con intervalli più o meno lunghi».

Neppure il ronzio di una mosca interruppe la quiete della stanza. Gli sguardi muti delle due ragazze vagavano alla ricerca di qualcosa che potesse attirare la loro attenzione.

«Mi chiedete dove sia» incalzò Daniele, appoggiando il gomito al tavolo. L’occhio divenne intenso e cattivo. La mascella mostrava il muscolo muoversi con decisione e nervosismo. «Ma forse sarebbe opportuno che voi mi spiegaste il motivo di questa strana richiesta».

«Natalia è sparita» chiosò la sorella, Natalina. «Non si sa dove sia finita».

«D’accordo, Natali’» ammise Daniele con finto fare bonario. «Questo l’ho capito anche da solo. Tua sorella è sparita. E non sai dove sia in questo momento».

«Daniele devi trovare il modo per scoprire dove si trova» precisò Natalina, che si sistemò rumorosamente sul divano.

«Ah!» la interruppe Daniele, accennando a un sorriso ironico. «Certo. Ho la bacchetta di Harry Potter».

«C’è poco da scherzare» protestò Natalina con la voce incrinata dal pianto. «È in pericolo. Dobbiamo salvarla».

Daniele soffocò l’istinto di ridere. Non gli sembrava il caso. Avrebbe creato solo imbarazzo. Però giudicò l’affermazione di Natalina singolare, come se lui avesse a disposizione un’informazione che avrebbe potuto risolvere la questione.

«Tu cosa dici?» fece Daniele, rivolgendo lo sguardo verso Sara, che era rimasta in silenzio fino a quel momento.

«Certamente. Natalia è sparita da tempo ed è in pericolo» rimarcò Sara, senza modificare l’espressione del viso. Nessun muscolo facciale si era mosso.

Daniele allargò le braccia, prima di ripiegarle sui fianchi. Nessuna delle due dava delle indicazioni sul perché Natalia era sparita e sui motivi per i quali erano in ansia.

«Benedette ragazze» riprese Daniele, socchiudendo gli occhi. «Dite che è sparita ed è in pericolo. Ma se non vi spiegate, dubito che possa aiutarvi o suggerirvi qualche mossa per metterla in salvo. Dunque parlate».

Un nuovo gelo calò vistosamente nella stanza. Nessuna delle due intendeva parlare. Daniele intuì che dietro quella ritrosia a spiegare i motivi delle loro preoccupazioni stava una specie di falso pudore. Insomma c’era imbarazzo nell’illustrare il perché erano in ansia. “Assodato senza ombre di dubbio” rifletté Daniele, corrugando la fronte, “che Natalia sia sparita. Forse fuggita per sottrarsi alle ire di qualcuno a cui ha pestato i piedi. Rimane l’aspetto più misterioso. Ovvero perché è in pericolo”. Lui di certo non lo poteva sapere. Almeno questa era la sua convinzione. Oppure conosceva i motivi, ignorando la loro possibile associazione con la sua sparizione. “Il punto è capire, perché Natalina e Sara si comportano da avversarie, anziché collaborare per risolvere la questione” pensò Daniele. Gli balenò un’idea.

«Ok» esordì Daniele con uno smagliante sorriso, che destò lo stupore delle due ragazze. «Fatte attenzione».

Ad arte fece una sosta per catturare il loro interesse, prima di esporre il suo disegno. O meglio come intendeva procedere.

«Dobbiamo applicare la teoria dei giochi» proseguì Daniele, suscitando la loro incredulità.

Natalina spalancò gli occhi nocciola. Sara sorrise sconcertata.

«Cosa?» fece Natalina, rimanendo a bocca aperta per la sorpresa della sua sortita. Le sembrava una cosa assurda. Parlavano della scomparsa di sua sorella e del pericolo che stava correndo e lui esce con un’affermazione all’apparenza stravagante.

«Sì» confermò Daniele, deciso a prendere in mano le redini della questione. «Sto parlando di quella teoria che permette di raggiungere una soluzione, quando entrano in gioco conflitti di natura soggettiva con altri individui. L’analisi della situazione permette di ottenere la strategia vincente per conseguire i risultati sperati».

Un’ombra di dubbio si dipinse sul volto di Natalina, che mostrava incredulità e incertezze. “Teoria dei giochi?” si domandò, ignorando il significato di questo metodo. Le parole fumose, quasi criptiche da iniziato, non le dicevano nulla. Si doveva cercare una soluzione per portare in salvo la sorella, mentre Daniele si abbandona a teorie fantastiche e misteriose. Stava per chiedere in cosa consisteva questa panacea, quando Sara cominciò a parlare. Rimase ad ascoltare cosa diceva.

«Teoria dei giochi?» domandò Sara, che stava provando a interrogare i propri ricordi scolastici e universitari.

«Certo» fece Daniele con un sorriso beffardo sulle labbra. Mentre osservava il viso di Sara aggrottato. «Quella teoria matematica studiata da Blaise Pascal nel seicento sul calcolo delle probabilità del gioco d’azzardo».

Non era possibile che Daniele si prendesse gioco di lei, quando udì la risposta alla domanda di Sara.

«Ma qui stiamo discutendo della vita di Natalia!» esplose Natalina, mentre imporporava il viso per la collera.

Daniele a stento si trattenne dal ridere. Non avevano ancora associato l’idea di applicare un principio matematico per risolvere il caso di Natalia.

«Capisco le vostre perplessità» disse Daniele, piegando il capo di lato. «Questa teoria matematica è stata pensata per i giocatori allo scopo di massimizzare le loro vincite. Tuttavia è stata impiegata anche durante la seconda guerra mondiale per migliorare la strategia di combattimento tra americani e giapponesi. Nel dopoguerra gli economisti l’hanno utilizzata per descrivere matematicamente il comportamento umano, quanto l’interazione tra più soggetti comporta il raggiungimento di un obiettivo complesso».

Sara scosse la testa, mentre qualche incerto ricordo affiorava nella sua mente. Sì, ricordava qualcosa ma in modo confuso.

«Sara» fece Daniele, sorridente. «Spero che tu non abbia dimenticato le nostre discussioni per cooperare al raggiungimento dell’obiettivo della maturità. Quella tesina che abbiamo portato all’esame».

Natalina con lo sguardo torvo e incattivito guardò gli altri due compagni di avventura. Non capiva un accidente di quello che Daniele stava dicendo. Sara pareva avere capito dove lui voleva andare a parare. Insomma avvertiva di essere il classico pesce fuori dell’acqua, incapace di seguire i loro ragionamenti. Era tagliata fuori e avrebbe dovuto subire passiva le loro teorie.

«Se spiegate anche a me di cosa parlate» sbuffò Natalina. «Forse riesco a comprendere quello che intendete eseguire per cercare Natalia e salvarla».

«Dobbiamo creare una matrice delle decisioni…» cominciò Daniele con calma, disegnando nell’aria con le mani un qualcosa che era chiaro solo a lui. «Una sorta di grafo… ad albero…».

Natalina spalancò occhi e bocca. Non capiva un accidente di quello che Daniele spiegava.

«Matrice delle decisioni?» disse Natalina sconcertata, come se l’amico parlasse una lingua aliena. «Un grafo? Se stai prendendo gioco di me, io non ci sto».

Sara sorrise. Daniele non era cambiato. Bravissimo nel risolvere modelli matematici complessi ma altrettanto incapace nello spiegare con parole umane quello che aveva in mente a chi non capiva nulla di matematica. Era il suo limite e non era migliorato con la maturità.

«Daniele non farla lunga» disse Sara. «Prova a spiegarti in modo comprensibile per Natalina».

[continua]

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  1. Qualcosa si sta muovendo anche se a monosillabi.
    Sarà dura tirar fuori le parole a Natalina e Sara ma Daniele non molla e con un piccolo stratagemma cerca di monopolizzare l’attenzione delle due donne.
    Cresce l’ansia per le sorti di Natalia e chissà se al prossimo capitolo qualche nube si dissolve. Aspettiamo …
    Bravo Gian Paolo, ogni capitolo finisce sempre al momento giusto … 🙂
    Un caro abbraccio da Affy

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