Daniele – parte sesta

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foto personale

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Daniele passò lo sguardo prima su Natalina poi su Sara. “Ora o mai più”. Inspirò più aria possibile nei polmoni prima di cominciare a parlare.

«Forse dovrei ascoltare quello che avete da dirmi» iniziò con cautela Daniele, osservando dritto negli occhi Natalina, che li abbassò prima di tornare a reggere il suo sguardo. «Ma pare che non sia così».

Sara si strinse nelle spalle come a dire ‘non ho nulla da riferire’. Una mossa difensiva che non sfuggì a Daniele. “Che bugiarda!” pensò, scoccandole un’occhiata velenosa, subito ricambiata.

Natalina sussultò ma serrò le labbra per impedire alle parole di uscire.

«Visto che tacete» fece Daniele, sedendosi a tavola. «Propongo di mangiare, prima tutto diventi freddo e immangiabile. Poi ci trasferiamo di là con la speranza che le nostre lingue si sciolgano» aggiunse dopo una pausa a effetto.

Pensava di impressionarle ma rimasero chiuse nel loro mutismo.

Visto l’esito della sortita, Daniele, senza curarsi delle due ragazze, attaccò il primo per poi passare al resto.

Sara rimase incerta se alzarsi e andarsene oppure restare, guardandoli a mangiare. Non aveva fame ma forse un boccone l’avrebbe gradito. Gli occhi indugiarono sulle teglie nel forno per poi passare davanti al posto dove sedeva. Niente tovaglietta, niente piatti. Solo il calice macchiato sul fondo dal residuo del vino.

Daniele colse il messaggio nello sguardo incerto di Sara. Si alzò per permetterle di stare a tavola con loro. “Se loro tacciono” si disse, alzando le spalle, “sto zitto anch’io”.

Natalina assaggiò con diffidenza le sue porzioni, come se avesse pudore e riserbo nel prendere il cibo, e in silenzio piluccò qualcosa. Non che le mancasse appetito, perché il lungo viaggio notturno da New York e il rapido aperitivo glielo avevano messo ma aveva un pensiero fisso ‘devo parlare oppure no in presenza di Sara?’. Non era un problema di lana caprina perché coinvolgeva Natalia e Sara e questo non le andava particolarmente a genio.

Daniele rimuginava su quel poco che conosceva. Si sentiva coinvolto in una storia dai contorni torbidi. E questo senza che nessuno gli avesse chiesto se intendeva parteciparvi. Poi quel quartetto che stazionava sotto, davanti al portone della casa. Non sapeva nulla perché avessero seguito Natalina né riusciva a intuirlo se non a grandi linee. “Forse è legato all’attività di Natalina con le ONG. Quel progetto tanto intrigante quanto pericoloso. Ma potrebbe essere altri i motivi” si disse Daniele, nettando le labbra con una salvietta di carta. “Ma questo potrebbe spiegare la presenza di Juan e dell’amico. Ma quella donna bionda con la ragazzina cosa c’entrano? Che legame hanno con Natalina?” Dubbi irrisolti che si intrecciano con la storia di Natalia. Le due donne sedute al tavolo con lui dovevano spiegargli molti aspetti e farlo con la massima sincerità se volevano il suo aiuto.

«Volete un caffè o un digestivo?» propose Daniele, alzandosi dal tavolo per mettere i suoi piatti nel lavello, che era già colmo.

Natalina non aveva mangiato quasi nulla. Osservò dove erano stivate le stoviglie e scosse il capo. “Daniele ha bisogno di una mano” pensò. “Sarebbe opportuno lavare o…”. Lo sguardo corse al posto della lavastoviglie. C’era ma intuiva che veniva usata di rado. Sorrise. Si avvicinò e apri lo sportello. Sgranò gli occhi. Non poteva crederci. Era piena di stoviglie e tegami. Lì da diversi giorni in attesa che qualcuno la mettesse in moto.

«Dove tieni il detersivo» chiese Natalina, rivolgendosi a Daniele, senza fare alcun commento sulla stupefacente scoperta.

«Credo…» rise il ragazzo, che aveva capito le intenzioni dell’amica. Aprì lo sportello sotto il lavello e gli mostrò il contenitore del detersivo.

Sara osservava curiosa Natalina e Daniele, che avevano deciso di lavare i piatti ormai incrostati di vecchi residui. Rimase immobile tanto non sarebbe mutato nulla, né avrebbe potuto aiutare.

«E il caffè?» fece Sara con un sorriso ironico sulle labbra.

Natalina lo guardò di sbieco, mentre completava immissione del detersivo. «Aspetta» la rimbeccò con tono sgarbato, mentre corrugava la fronte.

«Tempo di trovare tazze pulite e lavare la moka» soggiunse morbido Daniele, per smorzare l’accenno di polemica litigiosa tra le due ragazze, mentre voltava le spalle a Sara. “Impresa non lieve” pensò Daniele, visto lo stato del lavello, stracolmo di stoviglie sporche. Trovata dopo una ricerca leggermente affannata la caffetteria, svuotò il filtro pieno di fondi di caffè e sotto il getto d’acqua diede una sommaria lavata al tutto. “Le donne si impicciano sempre degli affari altrui” si disse, mentre udiva armeggiare Natalina intorno alla lavastoviglie. “Proprio ora le è venuto in mente di farla funzionare”. Finse di non vederla, mentre accendeva il fornello per preparare il caffè.

Natalina osservò schifata il lavello ma sarebbe stato il secondo carico per la lavastoviglie. Tornò a sedersi in attesa del caffè, mentre guardava Sara, che prese dalla borsetta un pacchetto di Marlboro. Un rumore di qualcosa che cadeva attirò la sua attenzione. Una tazzina stile inglese era in frantumi sul pavimento, mentre Daniele imprecava sotto voce. Le veniva da ridere ma si trattenne. Non era simpatico una risata in un momento topico come quello.

Il caffè gorgogliò, mettendo fine alla tensione che si era creata nella cucina.

«Sedetevi in sala» suggerì Daniele, che armeggiava tra tazzine e moka. Il rumore di un oggetto metallico, che rovinava al suolo, distolse lo sguardo di Sara, notando un vassoio d’acciaio sul pavimento. “È proprio una frana Daniele” sussurrò Sara con un sorrisino sarcastico sulle labbra. “Prima una tazzina. Adesso il vassoio. Poi cosa?” Si alzò per andare in sala nell’attesa del sospirato caffè.

[continua]

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  1. Daniele … siamo sulla stessa barca! Niente sai tu e ancora meno sappiamo noi.
    Non parla Sara e neppure Natalina, la prima fuma una sigaretta e la seconda rassetta la cucina. Il caffè sprigiona il suo aroma mentre una tazzina sfugge di mano frantumandosi in mille pezzi.
    C’è tensione nell’aria … e l’attesa di sapere quel che accadrà è forte.
    Aspetto fiduciosa che si dipani la matassa e in tale attesa caro Gian Paolo ti auguro una buona domenica lasciandoti un abbraccio 🙂

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  2. non é facile seguire il blog di uno scrittore perché c’é sempre tanto da leggere e da scoprire e per una come me ancora piú complicato, le mie pause di riflessione dovranno essere piú corte…. suppongo, e cosí ho ricominciato da qui…. “Daniele” mi é sembrato che cosí avrei potuto raggiungerti piú facilmente (ma mi sbagliavo, sono cmq troppo lenta per i tuoi ritmi 🙂
    E allora questo segreto? Avrebbero prima dovuto parlare e poi mangiare cosi almeno noi lettori curiosi sapremmo giá qualcosa.

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