Daniele – parte 4

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disegno - foto personale

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Daniele, in silenzio e attento a non sbagliare nulla, si avviò verso l’ingresso dell’autostrada Roma Fiumicino. Difficile capire se i due angeli custodi fossero dietro di loro. La fila di auto che li seguiva rendeva pressoché impossibile decifrare se qualcuno era alle loro calcagna.

Natalina era taciturna, mentre Daniele aspettava che spiegasse i motivi dell’improvviso rientro. Evidentemente si sbagliava, mentre lui attendeva l’occasione giusta per parlarne. Non gli andava di parlarne a freddo. Alla fine dei conti era stata Natalina a innescare i suoi dubbi ed era compito suo scioglierli.

La Roma-Fiumicino era trafficata ma scorrevole. Si poteva tenere una buona media, finché non imboccò il grande raccordo anulare.

«Uno strazio!» sbuffò Daniele, che smise di osservare lo specchietto retrovisivo per prestare attenzione a chi lo precedeva.

Stop and go. Una frenata e un’accelerata. Lo stomaco andava in gola per tornare al suo posto. “Nonostante il sabato” pensò, “la musica non cambia. Tutti sul raccordo. Affiancati come tanti soldatini”. Allo svincolo con l’Aurelia si immise nel traffico cittadino, non meno incasinato del raccordo.

Daniele guardò l’orologio. “È quasi ora di aperitivo” mugugnò, parcheggiando sotto casa.

«Vieni» ordinò Daniele prendendola per un braccio. «Facciamo un drink da Mario. Così possiamo parlare».

Natalina lo seguì docile ma scosse il capo in segno di diniego. Non era il posto adatto per parlare. Daniele diede una sbirciata veloce intorno a sé, mentre attraversava la strada. Ebbe un tuffo al cuore. I due sudamericani avevano tentato inutilmente di occultarsi dietro un suv. “Dunque ci hanno seguito” si disse, corrugando la fronte. “Non era un caso la presenza di Juan alle spalle di Natalì. Perché?”

Adesso doveva verificare anche la presenza della donna e della ragazzina e poi avrebbe fatto bingo. Natalina gli doveva molte spiegazioni. Non credeva che lei ignorasse queste presenze. Sull’altro marciapiede prima di entrare da Mario, Daniele si volse verso la Smart, come a sincerarsi che fosse posteggiata bene. “Evviva!” esclamò in silenzio. “Pure loro ci sono. Qui gatta ci cova”.

Si diresse verso il suo tavolo, che per fortuna era libero. Una postazione strategica, perché gli consentiva di osservare il locale senza sforzo. Passando accanto al bancone, fece un gesto, che venne recepito senza altre spiegazioni, con due dita. Mario annuì con un sorriso. Conosceva a menadito i segnali di Daniele. C’era un’intesa perfetta tra loro. Due spritz con salatini e olive nere. Lo alternava col mojito. Due dita a V indicava lo spritz. Le corna serviva per il mojito. Olive nere sempre e comunque. Gli stuzzichini erano variabili. Patatine e arachidi. Tartine e sfogliatine al formaggio. Dipendeva da quello che era disponibile.

«Che dici?» le chiese, quando furono seduti. «A me Sara non ha detto nulla. Quasi nulla. Di Natalia… insomma cosa mi dici?»

Daniele era spazientito. Due sudamericani, di cui uno pareva un bodyguard, li avevano seguiti e li aspettavano fuori dal locale. Una donna e una ragazzina pure. C’erano tutti gli ingredienti di un intrigo mondiale. E Natalina restava abbottonata a doppia mandata. In silenzio in macchina. In silenzio anche adesso. Solo gesti e mimica facciale per dire che sarebbe stata muta come un pesce. Natalina non aveva modificato l’aspetto del viso da quando era apparsa nella zona arrivi del Leonardo da Vinci. Senza una ruga, con l’occhio assente e le labbra strette. Daniele sbuffò, mentre piluccava un’oliva. “Dopo tre ore abbondanti ne so quanto prima” sospirò, sorseggiando lo spritz. “Ovvero nulla”.

«In casa apri bocca o scena muta?» chiese un Daniele tra l’arrabbiato e il rassegnato. L’enigma di base, anzi i due quesiti erano ancora irrisolti. Di Natalia non sapeva nulla, mentre di Lisa, la fantomatica figlia, tenacemente negata sia da Sara che da Natalia, aveva il dubbio che fosse mai venuta al mondo. Oltre a questi c’era da chiarire le presenze inquietanti fuori del locale.

Rimasero in silenzio, finendo l’aperitivo, fino a quando Daniele non si alzò per saldare il conto. Recuperato l’ingombrante trolley, salirono fino al suo bilocale. Controllò che tutto fosse in ordine. La porta subito. Poi gli oggetti e i cassetti. Lo sguardo spaziò veloce. Nulla era modificato rispetto alla mattina. Il solito velo di polvere che stazionava sul tavolo, il letto da rifare. Solo i bagno era ordinato, mentre in cucina la moka stava ancora sul piano cottura. Non si fidava di quegli estranei che stazionavano in strada. Proprio non riusciva a capire che relazione ci fosse con Natalina e tutti i rebus che continuavano a galleggiare nella mente.

«Ti sistemi qui?» domandò curioso Daniele. Lo spazio non abbondava nel bilocale ma stringendosi un po’ sarebbe stato sufficiente per entrambi.

«Sì» fece Natalina, inscenando un timido sorriso. «Se mi ospiti».

Daniele proruppe in una bella risata. «Ma certo! Sei la benvenuta, se ti va di dividere il letto con me».

Natalina annuì con gli occhi finalmente allegri.

«Se vuoi farti una doccia» disse Daniele, aprendo il frigo, che non era molto rifornito. «Là c’è il bagno. Asciugamani e accappatoio sono puliti di bucato».

Daniele si grattò una guancia. Preparare il pranzo sarebbe stato un’impresa ardua. Per il primo non c’era molta scelta: pennette integrali condite con olio e parmigiano grattugiato. Più complicato il secondo e la verdura. Un residuo di insalata gentile, neppure troppo fresca, e una frittata al massimo per una persona. “Volendo posso pensare a un tortino di pere e gorgonzola” rifletté Daniele, incerto sul da farsi. “Ma serve tempo”. L’altra soluzione, in attesa di fare rifornimento nei negozi vicini, sarebbe un catering, sfruttando qualche ristorante da asporto. “Ancora migliore sarebbe l’idea di finire al ristorante” concluse. “Serviti e riveriti e ampia scelta dal menù”.

«Andiamo al ristorante?» le chiese Daniele, infilando la testa nel bagno ovattato per il vapore della doccia.

«No!» rispose secca Natalina. «Mangio quello che c’è».

Daniele sorrise. «Direi che non c’è nulla o quasi» soggiunse con occhio divertito. «Vedo di trovare un ristorante caritatevole che ci porti il pranzo servito».

Controllò, telefonò, finché non trovo un’osteria che era disponibile a preparare loro qualcosa. Niente di speciale. Un primo, un secondo, una pietanza e dolce. Acqua e vino senza problemi. «Però dovette aspettare» affermò l’oste. «Di pronto non c’è nulla. Se venite qui, preparo tavolo e mangiare».

«No» rispose Daniele cortese ma fermo. «Siamo stanchi per un lungo viaggio dall’America. Possiamo pazientare, finché non arrivate».

Si sistemarono sul divano in attesa dell’arrivo del pranzo ordinato. Niente di speciale. Una pasta alla amatriciana, un filetto al rosmarino con verdure cotte. Per dolce pannacotta. Una bottiglia di un rosso dei Castelli Romani.

«Cosa mi doveva dire Sara?» la interrogò Daniele, guardandola negli occhi.

«Ti doveva dire di Natalia» disse in tono enigmatico Natalina. «Non ti ha detto nulla di mia sorella?»

Daniele scosse il capo in segno di diniego. Continuava a brancolare nel buio. Se qualcuno non si sbrigava a parlare, sarebbe esploso. Sembrava che tutti volessero prendersi gioco di lui con una serie di indovinelli sempre più misteriosi.

«Se te lo chiedo, un motivo c’è» sbottò Daniele, che a stento si tratteneva. «Non so nulla di tua sorella. Sarà almeno un mese che non la sento, né la vedo. Sparita nel nulla».

Natalina sospirò prima di rispondergli. «Troppe cose che si sarebbero dovute fare, non era state fatte. Troppo il tempo impiegato a costruire e smantellare le ragioni di una storia che ha molti lati oscuri».

Daniele osservò i suoi occhi diventati tristi, pieni di lacrime. Ancora un parlare in un codice che lui non conosceva. “Se queste benedette ragazze parlassero più chiaro” pensò. “Forse potrei anche capire le loro parole”.

«Se mi spieghi il nocciolo della questione» chiosò Daniele, che si alzò in piedi. «Forse potrei capire cosa è successo a Natalia».

Natalina lo guardò dispiaciuta. Il tempo che sana e che consola era scaduto. Lei era lì per questo.

«Natalia» cominciò Natalina, abbassando gli occhi. «È nei guai. Guai seri. Non so dove sia. So solo che mi ha cercato».

Daniele le prese le mani, fissandola con intensità. Non riusciva a immaginare in quale ginepraio si fosse cacciata Natalia.

[Continua]

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  1. Molto enigmatica Natalina. Centellina parole e lascia tanti interrogativi sospesi.
    Di sicuro qualcosa di grave è successo, lo ha capito Daniele e lo abbiamo capito pure noi.
    Dalla tua penna lasci cadere poche gocce d’inchiostro, quanto basta a farci tirare il fiato ed arrivare ad una nuova puntata con la frenesia di chi vuol sapere ma deve ancora attendere … 😉
    Ed io aspetto sai? voglio proprio conoscere la fine di questo racconto che come al solito incuriosisce … la curiosità di Affy!
    Buona domenica, un caro abbraccio 🙂

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