Daniele – parte 3

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copertina dell'ultimo libro Racconti di Vita

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Racconti di Vita

Daniele osservava senza vedere gli aerei in decollo e in atterraggio. Lo sguardo fisso nel vuoto. Le immagini passavano sulla retina e non rimanevano impresse. Era sempre quella domanda che catturava la sua attenzione. “Perché Natalina aveva pronunciato queste parole ‘Daniele sono tornata per questo!’” si chiedeva, tenendo in mano la tazzina vuota, incapace di posarla sul bancone. “Perché Sara era arrivata come una furia la sera precedente e aveva detto ‘Hai sentito di Natalia?’. Due frasi di certo collegate con un fattore comune: Natalia. Ma cosa le lega?”

Daniele scosse il capo infastidito, notando che una donna lo stava osservando in modo strano. “Ho forse esternato in modo plateale i miei pensieri? Oppure il mio comportamento appare singolare agli occhi della gente?” Si impose di sgombrare la mente da tutte queste pippe mentali. Tra un po’ sarebbe arrivata Natalina e forse ne avrebbe capito di più. Alzò lo sguardo verso il tabellone luminoso. Il volo AZ da Milano era atterrato. Landed si alternava con atterrato. Tirò un sospiro di sollievo. Depose la tazzina per avviarsi verso l’area arrivi domestici. Si mise in una posizione defilata, accanto a un pilastro ma con la visuale sgombra da ostacoli. I minuti passavano lenti e nessun passeggero compariva dall’apertura. Daniele spostò il peso da una gamba all’altra, impaziente di vedere Natalina.

Daniele notò che alcuni uomini tenevano ritti dei cartelli. ‘Rotary’, ‘MG Industrie’ e altri che non riuscì a decifrare. Una donna, tutta griffata, su due trampoli di scarpe, teneva timidamente in vista un bastone con un fiocco rosa. Altri allungavano il collo per vedere oltre il muro, dietro la curva.

Lui sorrise. Lo spettacolo offerto in quella zona era praticamente sempre lo stesso. Nulla di nuovo. Distolse lo sguardo dal solito siparietto delle attese e lo posò altrove. Vide una ragazzina, magra, dentro un piumino rosa. Capelli biondi, lunghi, lisci che ricadevano sulle spalle. Affiorava in basso sulle scarpe di vernice il fondo dei jeans.

Lisa come sarà?” pensò, distogliendo lo sguardo dal punto dove sarebbero sbucati i passeggeri del volo Milano – Roma. Si concentrò su quella fanciulla, che probabilmente avrebbe avuto l’età di Lisa. Gli sembrava una ragazzina che stava transitando in quell’età indefinita. Né bambina, né ragazza. Un momento della sua vita in rapida evoluzione. Gli ormoni in ebollizione. Il seno che prendeva forma. I primi mestrui. Gli innamoramenti. Le delusioni amorose. Il sentirsi brutta, acerba. L’invidia per le compagne che già sono sbocciate.

Che ne so?” pensò Daniele, andando col pensiero a Lisa. “Per me sono questi discorsi vuoti. Posso solo intuire che possa essere così”. Aveva accantonato le domande su Natalia, i quesiti senza risposta di Sara e Natalina, osservando quella biondina dai lineamenti ancora immaturi. “Chissà chi sta aspettando” sospirò Daniele, quando con la coda dell’occhio notò un certo movimento tra chi stava vicino a lui.

Distolse lo sguardo dalla ragazzina per dirigerlo verso il varco da cui finalmente apparvero i primi passeggeri, frettolosi di guadagnare l’uscita. Da prima pochi, che in pratica senza bagaglio sparivano alla sua vista. Poi il flusso si infittì, diventando un chiassoso vociare di saluti e sorrisi.

Mescolata agli altri arrivò Natalina col suo passo leggero e deciso e il piglio sicuro, che Daniele faticò a riconoscere. Non la ricordava così. Abbronzata, coi capelli corti e un’enorme valigia, che trascinava a fatica. Lo sguardo franco, sicuro di sé contrastava con i suoi ricordi. Una ragazza quasi timida, timorosa delle sue azioni era il ritratto impresso nella sua mente, quando quindici mesi prima l’aveva salutata in partenza per il Brasile. Adesso era una donna, affascinante, maturata nel fisico e nell’aspetto. Una ventisettenne dallo sguardo fiero e deciso, di chi è conscio delle proprie potenzialità senza nasconderle.

Daniele rimase affascinato dalla vista di Natalina e immaginò la sua uscita dall’aereo. Era scesa dalla scaletta come volando, prima fra tutti. Era seguita da un uomo alto e asciutto che, pur non sfiorandola, dava l’idea che fosse il suo angelo custode, perché nessuno le nuocesse, nemmeno per sbaglio.

Daniele non comprese il motivo di vedere alle spalle di Natalina un bodyguard. Forse era quell’uomo che adesso stava dietro di lei. Quasi un’ombra. Alto, atletico. Coi capelli tagliati corti, a spazzola. Mascella volitiva e sguardo mobile, in continuo movimento a destra e sinistra. Tipico della guardia del corpo. “Che ci fa con Natalina?” si interrogò Daniele, aggrottando le sopracciglia. “Perché viaggia con un personaggio del genere?” Una ridda di pensieri, di dubbi lo prese a tradimento. Non riuscì a scacciare quelle immagini, che gli davano le vertigini.

Un moto di gelosia lo colse ma lo represse quasi subito. “Forse è minacciata da qualche mafia” rifletté, staccandosi dalla colonna per avviarsi verso di lei. “Occuparsi dei ninhos de rua è un modo per attirare su di sé le attenzioni di chi sfrutta quei bambini per opere malavitose”. Poi ricordò quella misteriosa telefonata di tre mesi prima, quando Natalina gli aveva parlato di una raccolta di fondi. “Un milione di dollari è una montagna di quattrini” chiosò in silenzio, facendo un fischio di meraviglia, che attirò gli sguardi delle persone vicine. “Mica bruscolini! Chissà se ha raggiunto il suo obiettivo”. Forse per questo girava con una guardia del corpo, che anonima le proteggeva le spalle.

Si mosse incontro a Natalina con un bel sorriso. Lei si fermò per aspettarlo a braccia aperte. L’uomo alle sue spalle finse di cercare con lo sguardo qualcuno, un improbabile amico o una persona venuta ad accoglierlo. Questo movimento non sfuggì all’occhio attento di Daniele, che notò la ragazzina bionda muoversi verso di loro.

Tutto questo gettò nel panico Daniele. “In quale intrigo si è cacciata Natalina?” sospirò Daniele, che già si vedeva in mezzo a un casino internazionale. Complotti, tresche, inseguimenti mozzafiato, fughe avventurose. Insomma la sua fantasia era al galoppo. “Ma chi è quella ragazzina? Perché va incontro a Natalina?” Se la biondina a vederla lì era già un aspetto che lo incuriosiva, intuire accanto a Natalina quella presenza gli sembrò molto più misterioso di quanto sarebbe stato in condizioni normali. Il desiderio di rivedere Natalina passò in secondo piano. Lo accantonò per qualche istante. Un formicolio alla nuca avvertiva Daniele che c’erano guai in vista. “Cosa?” si chiese, allargando le braccia per abbracciarla.

Un abbraccio forte e lungo suggellò il loro incontro. Daniele avvertì tutto il calore che Natalina trasmetteva. Per un attimo non pensò a nulla. Solo a tenerla stretta in silenzio. Aveva creato una minuscola bolla, dove dentro c’erano solo loro due.

Questa scoppiò non appena sentì un parlare in una lingua latina, che non era spagnolo. Forse portoghese, quella che si parla in Brasile.

«Olá, Juan. Bem vindo a Roma» esclamò un uomo alle sue spalle, dandogli una stretta di mano vigorosa.

Dunque il nostro uomo si chiama Juan” catalogò nella mente Daniele, mentre baciava sulle guance Natalina. Non finì di pensare questo, quando udì quella voce bambina.

«Ciao, zia. Fatto buon viaggio?»

Daniele osservò Natalina per capire il senso di quella frase. Lei rimase con gli occhi fissi su di lui, come se non avesse ascoltato quelle parole. Daniele smarrito notò con la coda dell’occhio che una giovane donna era accanto a loro e stava stringendo quella ragazzina.

Possibile che i miei sensi mi abbiano ingannato?” si disse, prendendo sotto braccio Natalina e con l’altra mano il pesante trolley. La ragazza si abbandonò col capo sulla sua spalle, rimanendo in silenzio. Daniele sbirciò a destra e a sinistra. Come angeli custodi era attorniato dalla giovane signora con la ragazzina e dai due stranieri. Acceleravano e rallentavano il passo come loro a Daniele sembrò che volessero stare accanto a loro. Sensazioni, impressioni, brividi di paura. Il formicolio cresceva di pari passo alla percezione che qualcosa di anomalo fosse nell’aria. “Ma cosa?” rifletté, mentre senza dire nulla si dirigeva verso l’area dei treni.

«Non sei in macchina?» lo interrogò dubbiosa Natalina, che mostrava disappunto. Gli occhi avevano cessato di essere sorridenti e le labbra si erano strette, increspandosi.

«No. Hai dimenticato il caos sul GRA a quest’ora?» spiegò Daniele per scusarsi. «Sarei ancora intrappolato. Il trenino è comodo tra meno di un’ora siamo a casa».

Natalina non disse nulla ma il dal viso traspariva contrarietà. Le labbra serrate e la fronte aggrottata. Daniele intuì che voleva parlare senza che nessuno potesse ascoltare le loro parole. L’argomento doveva essere serio, se Natalina non desiderava avere intorno orecchie indiscrete. Sollevò le spalle. L’unica soluzione era noleggiare una macchina. Cambiò bruscamente direzione, puntando verso una vetrina, quella di Hertz.

Questo improvviso cambio disorientò la donna e il bodyguard, che, fatto qualche passo in avanti, si fermarono per intuire dove Daniele e Natalina si stavano dirigendo.

Dunque sono loro i nostri angeli custodi” sospirò Daniele, felice che il suo sesto senso non l’aveva ingannato. Osservò Natalina, che pareva indecifrabile. Un’autentica mummia. Lo seguì docile all’interno dell’agenzia.

«Vorremmo un auto» disse Daniele, sfoderando un bel sorriso alla ragazza dai capelli biondi dietro il bancone.

«Quanti giorni?» gli chiese la giovane donna, che aveva un sorriso stanco stampato sulla faccia. Non mutò espressione, nonostante il volto sorridente di Daniele.

«Un giorno o due al massimo» precisò Daniele, smorzando gli occhi allegri. «Una citycar, se fosse possibile».

La ragazza abbassò lo sguardo, digitò qualcosa, prima di rispondere.

«Una Smart è stata appena riconsegnata» disse la bionda senza distogliere il viso.

«Perfetto» confermò Daniele. «Era il tipo di auto che cercavo».

Tolse dal portafoglio carta di credito e patente per porgerli alla ragazza, che inarcò un sopracciglio nel leggere la residenza. Non commentò ma registrò tutto in silenzio, prima di restituire i due pezzi di plastica a Daniele.

«Un addetto le porterà l’auto nel piazzale» disse con tono neutro l’impiegata. «La restituzione…».

Daniele la interruppe prontamente. «Domani la riconsegniamo qui». E si avviò verso il piazzale. I loro angeli custodi sembravano spariti. Però lui non si fidava. Era certo che erano entrati in qualche agenzia di noleggio auto. Se avevano fortuna li avrebbe seminati. Natalina era rimasta in silenzio. Era aggrappata al suo braccio.

Nel piazzale un uomo li attendeva con una Smart vistosa. Di certo non sarebbe passata inosservata. Era un bel giallo che spiccava tra le altre auto bianche o blu.

Infilata a fatica l’enorme valigia nell’angusto bagagliaio, Daniele avviò il motore e partì.

[continua]

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