Daniele – parte 2

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Interno Duomo - foto personale

Interno Duomo – foto personale

copertina dell'ultimo libro Racconti di Vita

copertina dell’ultimo libro
Racconti di Vita

«Non ho tempo di dirlo» strillò Natalina, mentre in sottofondo si udiva il classico avviso di imbarco immediato. «Ci sentiamo a Roma».

Daniele rimase con la cornetta in mano col laconico ‘Tuu, Tuu’ che gli ricordava che la comunicazione era stata bruscamente interrotta.

Un lampo. “Daniele sono tornata per questo!” uno schiaffo a mano aperta. “Daniele sono tornata per questo!” un pugno in pieno viso. “Daniele sono tornata per questo!” che, nella lingua di Natalina, significava “Daniele, cazzo! Stupido ragazzino viziato. Tu sai di Natalia e mi chiedi perché sono tornata?”

Daniele scosse la testa. Natalina era rimasta uguale a quella ragazzina impertinente, conosciuta tanti anni prima. La ricordava sempre attaccata alla sorella e Sara, come se fosse la loro ombra. Aveva un modo tutto suo per parlare. Daniele sorrise. “Sì. Gesticolava con le mani, che trasmettevano il suo pensiero con più chiarezza delle parole” pensò, mentre gli sovveniva un dubbio. Non le aveva confermato che sarebbe andata a prenderla all’aeroporto. Aveva perso tempo in inutili riflessioni e polemiche battute.

Tuttavia era quella frase finale ‘sono tornata per questo’ che continuava ad arrovellargli il cervello. “Ma cosa?” si ripeté un’altra volta. Proprio non ci arrivava. Doveva solo aspettare e pazientare tra non molto l’avrebbe saputo, se non l’avesse intuito prima.

Ormai era sveglissimo. Andò in cucina a prepararsi un caffè. Ci voleva dopo la brusca sveglia di Natalina. Meccanicamente riempi il filtro di caffè. Chiuse la moka e la mise sul fuoco. Ebbe un sussulto. Rise per la sua sbadataggine. Era talmente immerso nei suoi pensieri, che aveva dimenticato di riempire d’acqua il serbatoio. «Per fortuna che mi sono ricordato» esclamò, mentre procedeva al riempimento. «Sai che pessima riuscita sarebbe stata!»

Si appoggiò al tavolo nell’attesa. Un minuscolo ricordo affiorò nella sua mente. Daniele rifletté su quello che una volta Natalia si era lasciata sfuggire, nonostante l’impegno assunto con Sara. «Croce su cuore» aveva detto l’amica. «Sarà un segreto per sempre» aveva risposto Natalia e si era disegnata sul suo petto con le dita incrociate una piccola croce.

Però la promessa fatta da Natalia era stata disattesa. Lei gli aveva rivelato che Sara, dopo la partenza da Roma per Venezia aveva avuto una bella bimba. Lisa. Una bambina paffuta e ricciolona, come Daniele, con due fossette sulle guance che parevano la coppia conforme di quelle di lui.

Natalia era da sempre l’amica intima di Sara. Quell’amicizia non era stata minimamente intaccata dalla brutta fine della storia di Sara con Daniele. Quella partenza frettolosa, quel negare un’evidenza che era sotto gli occhi di tutti. Natalia aveva gestito in maniera esemplare la rottura assurda tra Daniele e Sara. Natalia aveva preso posizioni, dato giudizi, litigato, cazziato sia Daniele che Sara ma era rimasta vicina a entrambi. Solo una cosa non le aveva mai perdonato: la cattivissima gestione di Lisa. Non aveva accettato che lei si fosse rifiutata di dare alla bambina il cognome del padre, che secondo Natalia era Daniele. Su quello aveva continuato a battersi, fino allo stremo delle forze. Ma niente aveva potuto. Niente si può, se una storia finisce. Ed era finita. Secondo Sara invece no, non era terminata, perché Daniele l’avrebbe aspettata paziente. Natalia scuoteva il capo su questo punto, quando ne parlava con lei. Conosceva Daniele da una vita, prima ancora che Sara si imbattesse in lui. Natalia era un’intuitiva e, vedendo Daniele dopo la rottura, aveva percepito che lui, deluso e amareggiato, aveva chiuso il suo cuore. Una chiusura totale e definitiva. Daniele era caparbio e testardo al pari di Sara. Era stato questo anche uno dei motivi della rottura fra loro. Entrambi incapaci di fare un passo indietro. Decisi a mantenere le posizioni a costo di sfasciare tutto. Poi Natalia aveva osservato che Daniele si era ripiegato su se stesso. Chiuso a riccio, inaridito nei sentimenti. Non ci sarebbe stato più posto per Sara, quando lei era tornata dalla Germania e aveva provato a riprendere la storia, Natalia aveva compreso che la sua intuizione era giusta. Solo Sara si ostinava a pensare il contrario. Garbatamente aveva tentato di persuaderla, di non illudersi. Tutto inutile.

A Daniele venne in mente quella confessione, poi sempre negata da Natalia. E si chiese se c’era un collegamento tra la telefonata enigmatica di Natalina e il dubbio che Lisa fosse veramente sua figlia. Se così fosse, avrebbe dodici anni. Quasi una signorina o forse lo era già. Si domandò come sarebbe adesso e dove fosse. Natalia e Sara avevano eretto un vallo invalicabile come quello di Adriano nella gelida Britannia. Non avevano mai spiegato che fine avesse fatto Lisa. Sara aveva negato di avere partorito una bambina. Natalia si era trincerata dietro un mutismo, che valeva più di mille parole. Solo Daniele si era illuso di conoscere questa fantomatica figlia.

Daniele era convinto che queste tre donne, assai diverse tra loro, fossero le sue migliori amiche. “Ma sarà vero?” pensò, osservando il sereno della giornata di gennaio. Il cielo era ancora punteggiato di stelle. Le ritardatarie che tra non molto sarebbero scomparse nel rosato dell’alba.

Daniele sorseggiò il caffè, diventato freddo, preso com’era dai suoi pensieri. La sera precedente Sara aveva fatto irruzione nella su vita, dandogli del bugiardo. Secondo lei, lui doveva sapere cosa era successo a Natalia. “Ma come potevo conoscere il problema di Natalia” si disse, mettendo nel lavello la tazza sporca, “se sono settimane che non la vedo o la sento?”

Prese la moka per pulirla. Gesti meccanici, incondizionati. La giornata odierna era dedicata al relax. Rise, perché non era vero. Il sabato era dedicato alle pulizie del suo bilocale di Monte Mario. “Non credo che sarà così” pensò, andando in bagno a farsi una doccia.

Daniele prese tra le mani l’orologio: le sei e quarantacinque. Se avesse preso la macchina non ce l’avrebbe mai fatta ad arrivare a Fiumicino in tempo. A quell’ora il Grande Raccordo Anulare diventava il Grande Parcheggio Anulare. Tutti fermi. Tutti in fila. Sempre così tutti i giorni. Avrebbe preso il trenino a Roma Tiburtina. In quaranta minuti sarebbe arrivato. “Devo sbrigarmi” si disse, perché tra poco più di venti minuti doveva essere alla stazione. Aveva perso tempo in elucubrazioni inutili nel tentativo di risolvere un enigma su Natalia. Chiuse la mente a questi pensieri ma era ugualmente tardi. Doveva fare in fretta. Indossò un paio di jeans e un maglione e chiuse la porta alle spalle. Afferrò al volo il bus, che l’avrebbe scaricato dopo dieci minuti alla stazione. Imprecò perché gli sembrava una lumaca. Guardò in continuazione l’orologio, contando i minuti che mancavano alla partenza del trenino. Una corsa, uno sprint da centometrista. Gli pareva di essere Mennea. Con un balzo salì sul treno, mentre le porte si chiudevano alle sue spalle.

Si sedette accanto al finestrino. La carrozza era praticamente vuota. A quell’ora i romani dormivano dopo il venerdì di sballo. Solo quei pochi pendolari che assonnati andavano al lavoro in aeroporto.

Daniele calmò il respiro dopo la lunga volata per prendere il trenino. Un momento senza pensare a nulla. Tuttavia la calma durò poco.

Il viaggio per Fiumicino gli sembrò lunghissimo. I pensieri cattivi lo distruggevano. Natalina, in Italia, Natalina a Roma. Per cosa non lo sapeva, anche se lei dava per scontato che ne conosceva i motivi. Sara l’aveva insultato dandogli del bugiardo. “Ma io non so nulla di Natalia” si disse, osservando il paesaggio che scorreva veloce sotto i suoi occhi, che non vedevano. “Eppure si ostinano a pensare il contrario”. Poi quel pensiero verso la fantomatica figlia. Lisa aveva detto Natalia. “Ma sarà vero?” si disse sbuffando Daniele. “Oppure è una delle solite bufale che si inventano le donne?”

Più pensava, meno scorgeva il motivo di tanta agitazione in Natalina e Sara. “Natalia è incinta?” si disse, appoggiano il mento sul palmo della mano. “Sarebbe una non notizia. Né Natalina avrebbe compiuto quel lungo e faticoso balzo da New York a Roma. Né Sara sarebbe apparsa ieri sera così inferocita”.

La scartò subito, perché sarebbe stata il frutto di una violenza su Natalia e non gli risultava una cosa del genere.

Natalia morente?” scosse la testa Daniele. Ipotizzò che Sara non gli avrebbe dato del bugiardo, né sarebbe arrivata a casa sua ieri sconvolta. Forse era questa la chiave per decifrare i motivi dell’agitazione di Sara, della sua eccitazione e delusione, quando ieri sera aveva bussato alla sua porta. “Quale evento o causa avrebbe potuto sconvolgere Sara al punto che si è presentata alla mia porta con gli occhi sbarrati e preoccupati?”

Non ebbe il tempo di analizzare questa prospettiva dell’apparizione di Sara, perché il trenino stava rallentando per fermarsi.

Daniele si alzò dal sedile per avviarsi verso la porta. Si fermò al centro con le spalle curve, lo sguardo perso oltre un punto sulla parete. Come un ubriaco si infilò il giaccone, senza guardare, preparandosi a uscire.

Erano ormai già le otto passate quando entrò nell’area aeroportuale degli arrivi. Il solito movimento delle persone in attesa a scrutare il pannello informativo. La voce gracchiante che annunciava decolli, atterraggi e ritardi. Il volo AZ da Milano non era ancora landed. Era in ritardo. Almeno trenta minuti. Si avviò verso il punto di ristoro. Avrebbe dovuto aspettare almeno tre quarti d’ora prima di scorgere Natalina, che compariva dal corridoio degli arrivi domestici, come sono chiamati in gergo i voli nazionali.

La vetrata dava sulla pista di atterraggio. Una caligine rendeva tutto più irreale. L’ora, il luogo, la situazione. Daniele stentava a riconoscere le sue stesse mani, strette attorno alla tazzina del caffè, aspettando che il volo atterrasse.

[continua]

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  1. Sul più bello il racconto s’interrompe e mille pensieri affollano la mia mente. 🙂
    Daniele ha raggiunto l’aeroporto e fra poco incontrerà Natalina che custodisce un segreto. Sarà una notizia positiva? Chissà ….
    Io aspetto il seguito che spero non tarderà ad arrivare 🙂
    Un caro abbraccio da Affy

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  2. Meno male che son passata: da ieri hai pubblicato una nuova puntata che leggerò dopo cena, Gian Paolo.
    Ma il volume è una sorpresa che non mi aspettavo.
    Veronica ha creato le illustrazioni o è un racconto a 4 mani?

    Liked by 1 persona

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