Un compleanno un contest … un premio

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Il blog Webnauta – navigatore in un oceano di parole di Barbara Businaro – per il  primo compleanno del suo blog ha indetto un contest, poche regole chiare, un tempo massimo in cui inviare il materiale, tre giudici incorruttibili ed un ghiotto premio su cui buttarsi:

una capiente borsa in tela piena traboccante di libri cartacei.

Si tratta di creare un elaborato (racconto, poesia) di max 8000 caratteri con all’interno quattro parole chiave: nel seguente ordine  NAVIGATORE – CHEESECAKE – MANOSCRITTO – FRESIA; entro le ore 24 dell’8 dicembre 2016. Come? Linkare il sito e menzionare il tag #webnauta. Mandare una mail a Barbara Businaro – webnautasmtp@gmail.com con il link del post.

Siccome partecipare è uno stimolo a scrivere qualcosa, eccomi pronto alla disfida. Vincere o non vincere non fa differenza. l’importante è partecipare. Il testo che segue rispetta i criteri stabilita dal regolamento. Le quattro parole chiavi e il rispetto degli 8000 caratteri – il testo ha 7844 caratteri.

Monica era seduta sul divano a leggere un libro. La giornata era stata stressante. Tanti piccoli intoppi e molti problemi. Pose il romanzo ‘Un paese rinasce’ sul tavolo e sospirò, pensando a tutto quello che le era capitato poco prima.

Mentre voleva mettere il vinile di Witney Houston sul piatto, le era caduto per terra, scheggiandosi. Ci teneva molto. Era il ricordo di una giornata particolare.

Porca paletta!” aveva esclamato Monica. In realtà l’espressione era più colorita nella sua mente ma aveva ripiegato su questa più neutra. “Ma adesso che dico a Riccardo?”

Ricordava bene quel giorno di novembre. Era San Martino. Doveva raggiungerlo a Lizzi, dove si teneva un’importante esposizione di floricoltura. Riccardo era lì già dal giorno precedente.

Ti devo spiegare la strada?” si era offerto Riccardo al telefono prima della partenza. “Non è complicata ma ci si può perdere. Specialmente se cala la nebbia. E qui ha fissa dimora!”

Monica rise, mettendo in mostra due simpatiche fossette sulle guance.

Ma no!” fece divertita. “Non mi perdo mai! E poi ho il navigatore in macchina”.

Monica sentì un brontolio dall’altra parte e rise ancora più forte.

Non ti fidi, Rick?” disse Monica, mentre prendeva le chiavi della Golf nuova di zecca.

No!” si espresse Riccardo con un tono di rassegnata e malcelata paura. “L’ultima volta siamo finiti in discarica”.

Monica rise mentre lanciava uno smack di saluto.

Dopo aver preso la macchina dal box, si mise in cammino per Lizzi. Impostò il navigatore, che le rispose pronto “Svolta a sinistra”.

Cominciamo bene” si disse Monica, zittendolo.

Lizzi era a circa centoventi chilometri da Mughi. Monica calcolò che in due ore sarebbe arrivata.

Sono le dieci” pensò, sbirciando l’orologio della macchina. “Alle dodici sono a Lizzi. Giusto in tempo per un lauto pranzo. Rick mi ha detto che nell’unica locanda del paese servono un cheesecake, che fa resuscitare i morti!”

Fischiettando il motivetto di ‘Grande, grande’, procedeva prudente lungo la strada provinciale SP29. Era San Martino ma di sole manco l’immagine. Cielo grigio e nebbiolina ai margini della strada. La campagna era in chiaroscuro nonostante fosse mattina.

Lo schermo si illuminava per segnalare la strada da seguire, mostrando i segmenti da percorrere. Si inerpicò con dolcezza sui primi contrafforti che portavano a Lizzi. Il paese si trovava a circa 500m di altezza, sopra una dolce collina che pareva un panettone basso.

Monica era tranquilla. “Questa volta non mi sbaglierò” pensò, mentre imboccava un viottolo in mezzo al bosco. Non ebbe il minimo sospetto che qualcosa aveva alterato il percorso segnalato.

Proseguì per diversi minuti mentre la nebbia diventava più fitta. Rallentò per non correre rischi. Osservò lo schermò del computer di bordo. Segnalava le dodici e trenta. “Cavoli!” imprecò sottovoce. “Avrei dovuto essere già a Lizzi da mezz’ora”.

Toccò lo schermo per chiamare Riccardo ma pareva che non ci fosse campo. Aggrottò le sopracciglia, mentre rallentava ancora di più. In pratica a piedi sarebbe andata più forte. Fatta l’ennesima curva, sbucò fuori dal bosco e dovette chiudere per un attimo gli occhi. C’era un sole accecante. Quando li riaprì vide un cancello aperto, dove campeggiava un cartello ‘BENVENUTA’.

Monica strabuzzò gli occhi. “Un cartello di benvenuta?” rifletté, mentre imboccava il vialetto di ingresso. “Forse mi aspettano?”

A destra e a sinistra una distesa di fiori colorati. Un’ampia gamma di colori: dal bianco al giallo, dal rosa al blu, dal rosso all’arancione. Si fermò a guardare ammirata. Per lei erano fiori sconosciuti. “Una fioritura tardiva?” si interrogò, notando che da un piccolo ciuffo di foglie nastriformi, erette, abbastanza rigide e carnose, di colore verde chiaro si sviluppava un sottile fusto eretto, scarsamente ramificato. Su questo stelo c’erano numerosi piccoli fiori a trombetta, riuniti in pannocchie arcuate. Aprì il finestrino per osservare meglio e un effluvio di profumo inondò le sue narici.

Riavviò la Golf per raggiungere la corte che stava tra il giardino e la casa. Sembrava che la stessero aspettando. Fermato il motore, scese per raggiungere l’ingresso che era aperto.

C’è nessuno?” disse forte, mettendo la testa nell’androne illuminato dal sole, che entrava di sbieco. “Rick? Non fare il tuo solito! Lo sai che non sopporto i tuoi scherzi, facendomi morire di paura!

Nessuna risposta. Solo l’eco della sua voce che si perdeva tra corridoi e stanze. Proseguì cauta, attenta a vedere chi abitava quel palazzo che pareva disabitato.

Si addentrò, seguendo un corridoio illuminato da candelabri accesi. Una porta era aperta e dava su una stanza grande con le pareti ricoperte di libri. Nel camino ardeva un bel ciocco scoppiettante e di lato c’era una poltrona di raso rosso con un mobile curioso davanti. Era alto come una figura umana con un piano inclinato, sul quale stava un manoscritto, apparentemente molto vecchio.

Monica si avvicinò curiosa. Era scritto a mano. Cominciò a leggere.

Nonostante la fresia sia un fiore molto conosciuto fin dall’antichità, non esistono documentazioni sulla sua origine. Per questo motivo nel linguaggio dei fiori e delle piante è considerata nell’Europa meridionale il simbolo del mistero. Nel nord Europa, invece, per via del suo profumo è il simbolo della nostalgia e dei ricordi. Essendo il fiore che più di ogni altro rappresenta il fascino per l’ignoto è quello adatto da esser regalato in caso di un appuntamento al buio.

Fiorisce dalla metà della primavera alla fine dell’estate (a seconda del clima) ed è celebre per la sua semplice bellezza. Però è noto per l’ inebriante profumo. Fa parte della famiglia delle Iridaceae, e ha origine nell’Africa del Sud, soprattutto nella zona del Capo di Buona Speranza.

Il nome le fu assegnato dal farmacista e botanico Ecklon nel 1800 per onorare Freese, un suo amico medico.

Monica continuò a sfogliare quel curioso libro dove c’era disegnati fiori e piante. Disegni, e non fotografie, dai colori appena impalliditi dal tempo.

Si chiese dove era capitata. Le sembrava un posto magico. Una distesa di libri ben curati e senza un filo di polvere erano allineati nelle scaffalature in noce scuro. Si intravvedevano dai vetri che chiudevano gli scaffali.

Monica si aggirò per la stanza, prima di uscire, inseguendo una melodia che conosceva bene. Era il suono del suo telefono. L’aveva lasciato sul portaoggetti centrale della sua Golf. Uscì nella corte per raggiungere la sua auto.

Aprì la portiera e si sedette al posto di guida. Il suono era cessato. Controllò il display per vedere chi la chiamava. Non riusciva a leggere il numero o il nome, perché gli occhi si chiudevano per la sonno.

Sentì picchiettare sul vetro. Si riscosse come se avesse dormito. Si guardò intorno con l’occhio smarrito. Giardino e palazzo erano spariti. Il bosco pure. Era ferma ai margini di una strada che non ricordava di avere percorsa. Si interrogò se fosse sttao un bel sogno tutto quello che aveva visto e notato.

Il particolare più inquietante adesso era quel picchiare deciso sul vetro. “Chi è?” si domandò con gli occhi colmi di ansia. “Rick!”

Aprì la portiera e lo abbracciò con calore.

Cosa facevi qui addormentata?” le domandò il suo ragazzo.

Monica aprì la bocca per dire qualcosa ma la richiuse per la sorpresa.

Addormentata?” fece Monica, quando riacquistò l’uso della parola. “Ma ero in un giardino pieno di fiori colorati e profumatissimi. Poi c’era un meraviglioso palazzo pieno di libri antichi”.

Riccardo sorrise e scosse la testa. “Non cambia mai! Sempre con la testa fra le nuvole a fantasticare” pensò, mentre le porgeva un pacchetto tutto infiocchettato con sopra quel fiore profumato che aveva visto nel giardino incantato.

Dai. Metti in moto e seguimi” fece Riccardo, scuotendo il capo, e si avviò verso la vecchia Alfa, posteggiata poco più avanti. “Alla locanda ci aspettano per il pranzo”.

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