Una vita – parte sesta

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un disegno di Maria matthews

un disegno di Maria matthews

«A destra», «A sinistra», «Prenda quella stradina stretta», «Siamo quasi arrivati» diceva Simona con lo sguardo allegro nel dare le indicazioni del percorso, come un provetto navigatore. Forse ancor meglio di quella voce gracchiante del gadget elettronico.

Quel fiume di parole esuberanti, che stavano sovrastando Luca, lo riportarono indietro nel tempo agli anni giovanili. Era il momento delle speranze, dei sogni, dei primi amori. Il pensiero corse a Ersilia ma poi virò su Gloria. “Chissà dov’è?” si disse, mentre seguiva le istruzioni di Simona. “Vive ancora? È sposata, single, divorziata?” Di lei aveva perduto le tracce senza molte nostalgie.

“Perché questa ragazza che mi fa da navigatore mi ricorda Gloria?” si domandò Luca, mentre un velo di nostalgia calò sul suo viso. Eppure Gloria era stata solo la compagna di giochi e di avventure, vissuti più con la fantasia che nella realtà, ma di certo non aveva provato amore. Non si era posto nemmeno il quesito se l’amava, perché per Luca era l’amica, cresciuta giorno dopo giorno insieme a lui. “Certo abbiamo fatto le prime prove di baciare” si disse, sorridendo per la goffaggine di entrambi. La lingua inumidiva il viso e non le labbra. Gli abbracci, a ripensarci adesso, erano una pessima imitazione di quello che avevano visto al cinema, mentre la spingeva col suo corpo contro il muro del corridoio. Che splendida emozione aveva provato, quando aveva sfiorato le minuscole protuberanze sul petto, dure come il marmo, che affioravano sotto la camicetta. Ricordò che era arrossito, mentre aveva ritratto la mano per aver osato tanto. Gloria lo lasciava fare senza dire nulla. “Certo mi assecondava” pensò Luca, serrando le labbra. “Nella mia ingenuità di bambino non mi sono posto la domanda se le mie effusioni le avessero trasmesso qualche emozione”. Forse, riandando con la mente a quei momenti, Gloria si sarebbe aspettata qualche ardimento più temerario da parte sua, che non arrivò.

«Attento» urlò nelle sue orecchie la voce un po’ stridula di Simona.

Luca scacciò quei ricordi lontani per concentrarsi sulla guida. Aveva guidato come un automa e di certo non avrebbe saputo ritrovare la strada per ritornare in paese o allontanarsi da questi luoghi. “Se sono arrivato fin qui, seguendo l’istinto” si disse per nulla preoccupato, “da qui ripartirò con lo stesso spirito”.

«Siamo arrivati» lo avvertì Simona, che aveva descritto ogni angolo, ogni casa, ogni via con entusiasmo e passione, senza che Luca avesse ascoltato una sola parola.

Frenò dolcemente, mentre lo sguardo spaziò verso l’alto e verso il basso, inspirando l’odore della ginestra fiorita. Osservò con occhio sognante lo spettacolo offerto dalla giornata che stava virando verso la sera. Davanti a lui si ergeva un vecchio casale consunto dal tempo, abbarbicato al termine di una ripida salita. Era circondato da cespugli di ginestra e lavanda con un maestoso noce che ombreggiava la facciata. Di lato un fico dava sollievo a un tratto di prato.

Simona prese per mano Luca e gli fece strada, annunciando l’arrivo di un nuovo ospite.

«Maria» disse forte, affacciandosi alla porta su cui stava scritto ‘PRIVATO’. «Hai una stanza per…» e si interruppe perché non sapeva come si chiamava l’uomo che era con lei. Nella concitazione del momento non glielo aveva chiesto e adesso era impacciata con le guance rosse.

«Luca. Luca D’Astolfi» le suggerì senza imbarazzo ridacchiando per la strana situazione che si era creata.

Una donna, avanti negli anni e un po’ sfiorita dal tempo, uscì dalla porta, abbracciando la ragazza. «Certamente. Una stanza libera c’è sempre per le persone che Simona accompagna. Per loro c’è sempre posto».

Rivolgendosi a Luca, chiese: «Partite domani?»

«Non so» rispose Luca, perché l’istinto non gli aveva suggerito nulla. «Potrei anche fermarmi qualche giorno».

La donna sorrise, mentre cominciava a registrare i suoi dati anagrafici.

La stanza era luminosa e guardava verso il mare, che in lontananza cominciava a tingersi di rosso. Arredata con semplicità con un piccolo bagno ricavato in un angolo, era calda e accogliente. A Luca apparve in linea con la padrona di casa. Osservò stupito quella minuscola ragazza che con tanta incoscienza e fiducia si era incaricata di accompagnarlo senza sapere nulla di lui, nemmeno il nome.

Era venuto il tempo di accendere il telefono per far sentire la sua voce a Ersilia, che lo rimproverò aspramente per il lungo silenzio.

«Dove sei?» gli chiese addolcendo il tono della voce.

«Sono a…». Tacque perché non lo sapeva proprio. Si era dimenticato di chiederlo a Simona, perché la parte sognante lo aveva riportato indietro negli anni. La mente sghignazzò, perché la fantasia batteva in ritirata. “E smettetela voi due” li rimproverò Luca. “Sapete solo beccarvi senza darmi un aiuto”.

L’istinto gli suggerì la risposta. «La vista è meravigliosa ma il nome non lo ricordo» ammise imbarazzato Luca. Si aspettò l’ennesima strigliata di capo dalla moglie, che stranamente arrivò.

Parlarono a lungo, come se quella separazione avesse sciolto loro la lingua. Erano anni che vivevano di monosillabi e frasi smozzicate dettate più dalla rabbia che dalla voglia di comunicare. Sentivano il bisogno di trasmettere le emozioni che salivano dal cuore, come se fossero tornati ai primi tempi del loro amore.

«Ci sentiamo domani, Ersilia» concluse rilassato e felice Luca. «e sono pentito di non averti trascinata con me».

«Fai il bravo» replicò lei con la voce incrinata dalla malinconia.

Spento il telefono, Luca ragionò sul come organizzare la serata. “Andrò a braccio come il solito” fece, mentre toglieva dalla valigia un paio di pantaloni chiari e una maglietta fucsia, che dispose sul letto, e dei mocassini leggeri. Sentì la necessità di lavarsi. Sotto il getto di una doccia tiepida strofinò con vigore il corpo per togliere ogni residuo di stanchezza e di caldo, mentre canticchiava un vecchio motivetto ‘All fruit’. Forse lo storpiava nel suo inglese maccheronico ma nessuno prestava attenzione alla sua voce stonata.

Sorrise L’istinto l’aveva guidato con giudizio ancora una volta. Però doveva concentrarsi su quello che gli aveva detto Simona prima di sparire. «Se rifai la strada che abbiamo percorso per arrivare qui» gli aveva spiegato, «ti ritrovi in paese. Stasera grande festa per il patrono con i fuochi d’artificio».

Sospirò, mentre un vago senso di incertezza affiorò nella mente, sospinto dalla parte razionale. “Magari fosse così semplice rintracciare la via” pensò, mentre la fantasia gli suggeriva di fare come era abituato. Lasciarsi guidare dal suo istinto.

“Hai ragione si disse e nel vago chiarore della giornata morente, quando tutti i gatti sono grigi e bigi, si incamminò verso il paese alla ricerca di Simona, il suo angelo custode.

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