Forza Inter!

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tratto da www.bikez.com - Honda 400 del 1980

tratto da http://www.bikez.com – Honda 400 del 1980

Alma era una giovane ragazza di ventisette anni di Mantova dai lunghi capelli neri che incorniciavano un bel viso allungato. Aveva due passioni l’Inter e il motociclismo.

La passione per l’Inter era nata per caso, quando undicenne cominciò a uscire nelle sere di estate. Abitava in un paesino del mantovano dove c’era un bar latteria che ospitava nelle sue sale o sotto il pergolato di vite tutti i giovani e gli uomini del paese e di quelli vicini. D’estate vendeva soprattutto gelati e granite di tipo artigianali. D’inverno caffè corretti col grappino. I due gusti si annullavano a vicenda, così il pessimo caffè era annacquato da una scadente grappa.

Il bar latteria era l’unico posto di ritrovo nel raggio di decine di chilometri. Appoggiati ai grossi platani stavano le biciclette e i motorini in modo caotico. Gli uni addossati agli altri. Le macchine, poche a dire il vero, parcheggiavano nello spiazzo antistante la canonica.

Alma, dunque nelle sere d’estate, andava lì con un paio di amiche e si sedeva al tavolo, consumando un gelato alla crema. Aveva solo undici anni ma era già curiosa dei fatti della vita. Ascoltava i discorsi delle persone, che sorbivano la granita alla menta o al tamarindo. Suoni gutturali e fastidiosi ma era attratta dalla strana processione, che facevano i ragazzi e le ragazze verso i due viottoli laterali, illuminati solo dalla luna, quando c’era. Si muovevano alla spicciolata salvo le coppie più adulte che si incamminavano abbracciati. Dopo un tempo, che non riusciva a quantificare, li vedeva di ritorno. Capelli arruffati, vestiti stazzonati e stropicciati. Le ragazze avevano un viso rosso accaldato. I ragazzi ansavano come mantici.

Non capiva, perché, anziché restare lì a godersi il fresco della sera, erano sempre accaldati e sudati, come se avessero fatto dieci chilometri di corsa. Ne parlava con le due o tre amiche, che venivano lì con lei senza ottenere risposte chiare. Giri di parole evanescenti, rossori e balbettii inspiegabili. Maria faceva le spallucce, come a dire ‘chi se ne frega’. Orietta, diventata rossa come un pomodoro, gesticolava in modo strano e borbottava qualcosa che non assomigliava a parole. Zoe, che aveva una sorella maggiore, frequentatrice assidua dei viottoli, diceva maliziosa ‘fanno all’amore. Vedrai fra qualche anno capiterà anche a te’. Alba, la sorella di Zoe, non si appartava sempre con lo stesso ragazzo ma lo cambiava di frequente. Alma ascoltava dei discorsi, oscuri per lei, su Alba. Non osava chiedere a Zoe, perché tanti uomini parlassero così di sua sorella con parole e gesti che non comprendeva nella loro interezza. Però quello, che capiva meno, erano le risate oscene che facevano al termine delle battute. Avrebbe voluto sapere ma le amiche avevano smesso di rispondere alle sue domande, cambiando argomento.

Ma come è nata la passione per l’Inter, vi chiederete. Un minuto di pazienza e ve lo spiego’ scrisse sul suo blog.

L’anno successivo Alma cominciò a svilupparsi, a diventare una ragazza. I primi filarini, i primi baci strappati al buio, il corpo che prendeva forma. Niente di che, finché a tredici anni cominciò a fare coppia fissa con Aldo, un ragazzo, più vecchio di lei. Arrivò l’estate e iniziò le frequentazioni del bar latteria. C’era il solito via vai verso i viottoli oscuri, quando una sera di luglio Aldo le sussurrò in un orecchio. “Tra cinque minuti mi raggiungi là”. Indicando col capo lo stradello di destra. “Fai cinquanta passi. Sarò alla tua sinistra. Siamo soli io e te”.

Alma ebbe un sussulto, perché finalmente avrebbe capito cosa facevano i ragazzi e le ragazze nel buio delle sera. Aveva un vestito leggero che si apriva davanti e sotto aveva solo delle mutandine leggere di cotone, perché il reggiseno d’estate faceva caldo. ‘Per quei due pomini acerbi che ho, non serve’ diceva a Zoe, che invece aveva un seno formoso e poco sodo ed era costretta a usarlo.

Col cuore a mille, incerta e timorosa che qualcuno la vedesse, fece un largo giro prima di inoltrarsi nel viottolo. Respirava a fatica per l’emozione. La gola era secca come se avesse attraversato il deserto. Si guardava intorno, sperando di non incontrare nessuno. Molte volte si era fermata con la tentazione di tornare indietro. Tutte le paure sparirono, quando infilò lo stradello che portava nei campi di mais. Era buio pesto senza la luna in cielo. Non vedeva nulla, inciampando in continuazione in ostacoli che non riusciva a evitare. Sembrava di avere camminato un’eternità nell’oscurità, sentendo gemiti, sospiri e gridolini in mezzo ai campi. Si stava pentendo di avere accettato l’invito di Aldo, quando sentì la sua voce. “Sono qui. Non mi vedi? A sinistra”. Poi una mano la afferrò rudemente per le spalle e la trascinò a terra senza troppi complimenti. Sentì l’umido della terra bagnata sulle spalle nude e le zolle irregolari che premevano sulla schiena. La sorpresa le impedì di dire qualcosa. Non si era ancora riavuta, quando avvertì due mani impazienti che stavano sbottonando il vestito e le abbassò le mutandine. Poi cominciarono a frugare tra il seno e le cosce in maniera frenetica. Non udì una sola parola ma solo il respiro affannoso del ragazzo. Alma era paralizzata da sensazioni che non riusciva a quantificare. Le parole restavano nella gola senza uscire. Niente di piacevole ma solo fastidio. Avrebbe voluto alzarsi e andarsene, quando avvertì il corpo di Aldo che premeva su di lei con forza, togliendole quasi il respiro. La sua bocca e la sua lingua le bagnavano viso e collo, mentre percepiva qualcosa di duro che si stava strofinando con vigore sul basso ventre. ‘È questo fare all’amore?’ pensò, mentre passiva subiva le attenzioni di Aldo. Non terminò il pensiero che un attimo dopo lo sentì inerte e ansante, mentre la pancia e le cosce si inumidivano con qualcosa di vischioso.

Alma non aveva provato nulla e avvertiva solo un senso di sporco addosso. Si alzò in silenzio, rimise la mutandine al suo posto e riabbottonò il vestito. Si avviò senza aspettarlo verso il bar latteria. Senza salutare le amiche andò a casa.

Quella fu la prima e l’ultima volta che seguì un ragazzo in quei viottoli, perché aveva capito che non avrebbe provato nessun piacere. Da quella sera preferì mettersi vicino a un gruppo di uomini, che discuteva animosamente del calcio mercato. Fu così che imparò a conoscere l’Inter, la grande Inter di Herrera, che aveva vinto tutto quello che si poteva vincere nei favolosi anni sessanta. Imparò a distinguere l’ala dal mediano, il cross dal passaggio in area.

Sentì parlare di Angellilo, il bomber, di Sandro Mazzola, l’antagonista del milanista Rivera, di Burgnich, la roccia, di Facchetti, il gigante buono, di Jair, la gazzella brasiliana.

Il lunedì comprava la Gazzetta per leggere dei suoi idoli, delle loro interviste. Crebbe diventando una donna e con lei la passione interista. Nel bar latteria nelle sere d’inverno partecipava attivamente alle animate discussioni tra interisti, milanisti e juventini. Vedeva alla TV novantesimo minuto e la Domenica sportiva. Era l’unica donna in mezzo a tutti quei maschi. Qualche volta andò con loro a San Siro per vedere dal vivo la sua Inter.

Finite le scuole professionali, trovò lavoro come operaia in un’azienda dei dintorni e trasferì lì la sua passione. Ai primi anni del ventunesimo secolo decise di aprire un blog dal titolo profetico ‘FORZA INTER’. Qui poté sfogare con le parole il tifo per la squadra del cuore: entusiasmo per le vittorie, delusione per sconfitte.

Se L’Inter era la grande passione di Alma, le moto era l’altra, non meno intesa. Aveva da poco compiuto diciannove anni e frequentava Alberto, un ragazzone con la passione per le corse in moto. Alberto la convinse a seguirlo a Monza, dove nell’autodromo c’erano le gare di SuperBike, SBK come diceva lui. Non era molto entusiasta stare per ore sotto il sole cocente coi tappi nelle orecchie. Si erano sistemati in un punto strategico dove si potevano assistere a sorpassi mozzafiato a trecento chilometri all’ora. All’inizio era rimasta fredda ma poi avvertì un brivido e l’adrenalina salire a mille nel vedere quegli spericolati a superarsi in curva a velocità folle. Si dimenticò di Alberto, si appassionò a Colin Edwards e Pierfrancesco Chili. E non solo loro. Ma si innamorò della Honda. Mentre tornavano a Mantova, senza voce e accaldata per il sole dei due giorni, accarezzò l’idea di comprarsi una di quelle moto rombanti e lucide. Costavano troppo per le sue esigue finanze, perché aveva appena iniziato a lavorare da un anno.

Quando alcuni anni dopo riuscì a comprarsela, non quella dei sogni ma una Honda rossa 400 usata, cominciò a girare per le strade intorno a Mantova e al lago di Garda.

Per lei la moto era libertà e vento in faccia. Guardare il mondo come gli altri non potevano apprezzare. L’adrenalina della velocità e la bellezza dei paesaggi. L’asfalto, che si avvicinava in piega, e le gomme mangiate dopo chilometri di curve. La moto era una droga speciale, un amante da coccolare!

La passione era diventata per lei un sentimento che le veniva dal profondo del cuore. Un amore corrisposto. Per lei era un qualcosa che le dava ossigeno nei momenti non rosei e le consentiva di superare le difficoltà quotidiane.

Cominciò, dopo quel fine settimana, ad assistere agli appuntamenti italiani di SBK e del campionato mondiale di motociclismo, senza perderne uno. Andava con un gruppo di appassionati come lei. Partivano il venerdì sera per Milano, per il Mugello, per Misano od ovunque si tenesse la gara con le tende e tanto entusiasmo. Si bivaccava ai margini del circuito con altri venuti dall’Italia e dall’estero intorno al fuoco, cantando, mangiando e bevendo. Tutti insieme assistevano alle prove e alle gare, ognuno tifando per il proprio idolo. La rivalità era sana. Si gioiva o si disperava, se il proprio campione vinceva o perdeva. La domenica sera, al termine delle gare, ognuno tornava a casa contento e felice per le giornate trascorse in allegria e compagnia.

Da quando possedeva la sua Honda rosso fuoco, non faceva più il passeggero sulla moto del suo ragazzo. Preferiva guidarla lei la sua moto, e stare nel gruppo dei bikers. Era una delle poche donne che guidavano, le altre erano passeggeri.

Guidare per Alma era un insieme di sensazioni talmente intense che non poteva descriverle in modo preciso. Una voglia pazzesca di libertà si impadroniva tutte le volte che era in sella. Avvertiva una scossa di adrenalina, che partiva dal cervello e arrivava fino alla punta dei piedi, ogni volta che apriva il gas. Un’emozione che niente al mondo riusciva trasmetterle.

La passione per la moto era per Alma amore e voglia di uscire dagli schemi, quando sentiva il motore salire di giri, quando provava l’ebbrezza della velocità, quando pennellava a dovere la curva. Era il simbolo della libertà conquistata, dell’indipendenza dal resto del mondo, della fantasia che si svegliava con il motore acceso.

Era una sensazione così forte che la eccitava, ancor più rispetto a fare all’amore col suo ragazzo. La faceva sentire bene e le toglieva dalla mente i problemi quotidiani.

La moto era la sua droga, che la prendeva in misura crescente e le impediva di restarne senza.

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  1. Que bella historia …querido amigo!!!La pasión por la la moto Honda

    le gustaba mucho ***y pudo comprarla, para poder pasear y sentir ese aire de libertad e

    independencia!!!!

    escribe muy bonito*********y siempre con gran estilo**

    me encantan sus narraciones****

    muchos cariños****
    y besitos****

    Liked by 1 persona

  2. MI spiace non poter apprezzare il tuo stle e la tua ennesima bravura di scrittore, poi, sono anche Interista ma finchè persiste questo (fastidio), evito la scrittura minuta
    Le prime righe andavano meglio per me
    Comunque il like di stima lo metto eccome

    Abbraccione
    Mistral

    Liked by 1 persona

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