La nuova casa – prima parte

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30042007

foto personale

Tutto cominciò per caso. Era una fredda sera di dicembre tra Natale e Capodanno, Paolo stanco per la lunga giornata si sedette al suo tavolo e ripensò agli ultimi tempi.

Erano diversi mesi che la sera lo coglieva affaticato e non sempre, anzi quasi mai, poteva sedersi al suo tavolo a pensare e rilassarsi con le sue occupazioni preferite.

Abitava in una bella casa, silenziosa e nuova, dopo essere tornato nella sua città. Stava pian piano riscoprendole sue radici, riallacciando i ricordi sfilacciati dal tempo.

Pensava e ricordava questi ultimi mesi, così intensi e snervanti. Dapprima la preparazione del trasloco dei mobili e degli oggetti. La vecchia casa era piena di scatoloni anonimi e vuoti da riempire coi ricordi. Con metodo si toglievano gli oggetti dai mobili, si incartavano e si riponevano nei contenitori. Si numeravano, indicando sull’esterno la provenienza: libri dalla libreria nera, piatti dal mobile nero, vestiti dall’armadio bianco. Tutto a memoria futura.

Sembrava un rituale. Alla sera si toglieva la polvere dai vestiti e dalla bocca, secca e arida, stanco e assonnato. Per diverse settimane fu un rituale quotidiano, mentre gli scatoloni sembravano sempre insufficienti a contenere tutto, crescendo di numero. “Dove li metterò nella nuova casa?” pensava preso dallo sconforto. “Non c’è posto per tutto, dovrò eliminarne un bel po’ e con loro i ricordi associati!”

Con molta tristezza Paolo caricava nella macchina quello che non intendeva portare con sé e lo depositava nella discarica pubblica. Ogni viaggio una sofferenza, un volere non ricordare quello che andava inghiottito negli enormi contenitori divisi per tipologia di rifiuto conferito.

Quanti viaggi! Quanta fatica! Quanto dolore! Quale gioia nel ritrovare il vecchio quaderno di poesie, scritte tanti anni prima, quando era ancora un ragazzo! E le vecchie tempere ancora belle e brillanti, che sembravano uscite dalle pennellate di ieri, tanto erano attuali!

Arrivò il gran giorno. La mattina di buon ora gli uomini del trasloco vennero a smontare i mobili, a imballare le ultime cose, a raccogliere la moltitudine di scatoloni. Loro erano lì silenziosi e malinconici nell’attesa di essere trasportati nella nuova casa. Questo si consumò entro mezzogiorno.

Paolo chiuse il portone della vecchia abitazione, prese la macchina e si diresse verso la nuova casa, dove avrebbe atteso il camion con i suoi ricordi. Arrivò senza aver consumato il pasto: non aveva fame. Svuotato dalla tristezza.

La vecchia casa era ormai deserta. Era un edificio nel centro storico, nella piazza più bella circondata da alberi maestosi e carichi di storia. Aveva soffitti alti. Quanto erano alti! Che sofferenza quando si doveva cambiare una lampadina, appendere una nuova luce! L’ingresso dava su una stanza enorme dal soffitto affrescato con decori invernali dai pavimenti a mosaico colorati con un bellissimo disegno centrale. Di fronte alla porta appariva un camino di marmo bianco. Sulla sinistra si accedeva all’altra stanza, anch’essa ampia e spaziosa come la precedente. Aveva un’acustica particolare e l’avevano chiamata “la stanza della musica”.

A Giuliana piaceva, anche se vi trovava mille difetti. Era buia (le piante da appartamento dopo poco morivano). La vista dava su case con intonaco ormai scolorito e un tantino fatiscente. La strada stretta mandava molti rumori soprattutto di sera. Eravamo assediati dalle installazioni dei condizionatori, che non erano rumorosi, ma sollevavano molta polvere. Poi i piccioni sporcavano i davanzali.

A lei piaceva però stare in quella casa, perché la sentiva sua, come una parte di se. Aveva il pregio di essere al centro della città: si scendeva e si era subito a passeggiare fra piazze e portici. Non c’erano molti servizi, ma tutti quelli che servivano stavano comodi e vicini.

Una volta l’anno, per il patrono della città, eravamo sommersi da mille rumori festanti, da mille odori, che si mescolavano tra loro in un guazzabuglio di sensazioni ora piacevoli, ora sgradevoli. La gente si accalcava fra le bancarelle a comprare qualcosa di inutile, da accatastare insieme con quelli degli anni passati: era una tradizione e guai a non osservarla! Anche Paolo e Giuliana, sull’ora di mezzogiorno passavano in rassegna le bancarelle variopinte e odorose, quando la calca umana era intenta a mangiare. Questo anno hanno comprato quattro cuscini rosso fuoco da portare nella nuova casa, mentre Paolo ha acquistato un bonsai da una cinesina, che parlava a gesti. Non ha resistito fino al trasloco. Poi erano andati per la consueta visita nella Cattedrale a pregare il Santo Patrono e ricevere l’ultima benedizione.

In quella casa dagli alti soffitti affrescati non potevano più restare: era troppo costosa. Non era loro e desideravano acquistarne una dove trascorrere i restanti anni della vita da lasciare in eredità alla figlia come ricordo.

-Prosegue con la seconda e ultima parte –

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  1. Questi racconti mini sono i mei preferiti, soprattutto adesso che non posso affaticare gli occhi
    L’ ” abbandono di una casa” ci lascia spesso una grande malinconia dentro
    Ricordi che però, portiamo con noi.
    Vado a leggere la seconda parte

    Un caro abbraccio di un buon week end
    Mistral

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