Una storia così anonima – parte cinquantaseisima

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foto personale

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Bologna, 31 gennaio 1310, prima ora delle vigilie, anno quinto di Clemente V

È ancora presto per il mattutino. La notte è appena cominciata. Il cielo plumbeo minaccia altra neve dopo quella della sera. Una figura scivola veloce sulla candida coltre che si è adagiata sul prato. Lascia le impronte del suo passaggio. Apre la porta della chiesa, che lascia filtrare le luci delle candele.

Il frate cappellano è in attesa per iniziare l’ufficio della messa e intonare i salmi del mattutino, anche se in molto anticipo.

Forte si leva la voce per l’inno che precede le preghiere

Veníte, esultémus Dómino,
iubilémus Deo salutári nostro.

Poi l’officiante comincia, mentre Il nuovo arrivato si inginocchia davanti all’altare. Ha una veste bianca con la croce rossa su una spalla. Tiene la mano sul pomo della spada che pende di fianco, infilata in un fodero di cuoio. Prende la comunione, perché vuole il conforto del corpo di Cristo per il lungo viaggio che sta per iniziare.

Quando esce dalla chiesa, scendono piccoli fiocchi di neve. Silenzioso rientra nella sua cella. Si inginocchia per l’ultima preghiera. Si toglie la tunica per mettere sotto di questa quella da viaggio, indossa un mantello di lana grezza pesante col cappuccio, chiuso con un fermaglio di ferro. Appende al cinturone di cuoio una bisaccia che contengono molti bolognini d’argento, qualche reliquia sacra. Li ha recuperati dal nascondiglio della chiesa di Sant’Homobono.

Frate Alberto gli ha detto: “Prendili. Ti serviranno per il viaggio. Non puoi appoggiarti alle nostre commende, che dovrai evitare”.

Pietro avverte sulle spalle un forte responsabilità per l’ingente somma, che rappresenta il tesoro della magione. Dovrà tenere una dettagliata descrizione delle somme spese da rendicontare al suo ritorno. A questo pensiero un brivido percorre la sua schiena. Sa che sarà in costante pericolo sia durante il viaggio che al suo arrivo a Paris. Deve affrontarli con lo spirito di sacrificio che lo anima secondo le regole dei templari.

Dà un ultimo sguardo alla sua cella, prima di porre sulla spalla sinistra una pesante sacca con quello che gli serve. Chiude dietro di sé la porta della cella e si avvia verso la sacrestia della chiesa della commenda. Si guarda intorno tutto tace, mentre dal cielo scendono fiocchi di neve copiosi.

Pietro è riuscito a mandare a Lizzano un messaggio breve per Giacomo. ‘Tra qualche giorno sono da voi’ tramite Tonio, il fedele servitore della coomenda. Spera d’incontrare di nuovo il vecchio amico e sua nipote Lucia. Deve recuperare il fedele bardo, che ha lasciato lì e controllare che la cassetta sia ancora al suo posto.

Si infila nel passaggio segreto che lo condurrà a ridosso della terza palizzata, la cinta difensiva di Bologna più esterna. Deve fare molta attenzione in questa fase, perché in agguato ci sono molte difficoltà.

Nel marzo di due anni prima era tornato alla commenda ma molti episodi hanno segnato questo periodo di tempo. Il 24 agosto del 1308 finalmente il frate Tascherio, un domenicano, ha coronato il sogno di arrestare tutti i templari della magione di Bologna. È l’inquisitore per la Lombardia meridionale ed è un loro nemico giurato. In realtà i frati erano già di fatto prigionieri, perché entrare o uscire dalla commenda era quasi impossibile. Un presidio di uomini armati stazionava giorno e notte davanti agli ingressi. Veniva controllato tutto. Nessuno sfuggiva all’occhio vigile di quei soldati. Solo Tonio aveva minori difficoltà nell’attraversare quei controlli.

Pietro ricorda quei momenti di tensione, mentre avanza nel passaggio segreto che lo condurrà alla terza palizzata. Anche adesso deve fuggire come un malfattore. ‘Eppure’ si dice il frate, quasi arrivato alla fine del cunicolo, ‘il papa mi ha chiesto di difendere il Gran Maestro, Jacques Molay, e gli altri cinquecento sessanta templari. Il processo si terrà a marzo a Paris. Spero di poter arrivare in tempo per salvarli dalla pena capitale’.

Pietro scuote il capo, perché nonostante tutto sarà un viaggio molto più pericoloso di quello affrontato due anni prima. Allora c’era ancora molta confusione ed era possibile trovare qualche alleato tra il clero e i nobili. Adesso pare che la situazione sia peggiorata in maniera considerevole. I templari sono considerati eretici e blasfemi. Non c’è paese dell’Europa che non ha imprigionato i suoi confratelli e sequestrato i loro beni, come è avvenuto a Bologna.

Nuovi ricordi affiorano nella mente di Pietro. I delegati dell’inquisitore Tascherio, Guidone Bontalenti e Francesco de’ Mussoni, hanno eseguito il sequestro di quanto era presente nella commenda. Magro è stato il loro bottino. Pietro sorride nel rammentare questo episodio, mentre esce nella sacrestia della chiesa di sant’Homobono. ‘Ci sono rimasti male’ si dice il frate con un sorriso ironico. ‘Si aspettavano grandi ricchezze. Invece hanno trovato poco o niente’.

Adesso dev’essere guardingo e silenzioso. La terza palizzata non è completa ma gli hanno riferito che ci sono guardie armate che perlustrano di notte i varchi. ‘Devo scattare’ si dice Pietro, ‘quando sono appena passati. Prima devo rimanere ben nascosto’. Lo strato nevoso è sufficientemente alto per affondare per mezzo piede. Nei pressi dell’apertura scelta per uscire dalla città c’è un casolare in pietra che può offrire un comodo riparo. La zona pericolosa è di una ventina di pertiche bolognesi ma la neve ostacolerà la corsa del frate, appesantito dalla bisaccia e dalla spada. Se ci riuscirà e se non noteranno le sue orme, tutto filerà liscio. ‘Quanti se!’ esclama in silenzio Pietro, acquattato dietro un angolo del casolare.

Vede passare il corpo di guardia e comincia a calcolare il tempo impiegheranno per tornare. ‘Uno, due, tre…’ conta il frate. ‘…cinquanta, cinquantuno, cinquantadue…’. L’attesa e la tensione lo tengono in ansia. ‘Uhm!’ si dice. ‘Non ho molto tempo a disposizione. Alla prossima ronda scatto e che Maria Maddalena mi protegga’.

La nevicata è diventata più fitta. Pietro spera di confondersi meglio con la tunica bianca. È pronto a balzare fuori dal riparo e correre oltre il varco. Vede passare la pattuglia. ‘Uno, due e tre’ e si alza di scatto per passare la cerchia muraria. Incespica, poggia una mano sul terreno indurito dal gelo. Si rialza e riprende la corsa. Cade ancora. Questa volta più rovinosamente. Avverte un dolore al ginocchio ma riprende la marcia verso l’esterno. Sembra che le pertiche siano diventate infinite, mentre avverte l’affanno del respiro. ‘Ancora un piccolo sforzo’ pensa Pietro, che non osa voltarsi indietro. L’obiettivo, un piccolo bosco, è proprio lì a portata di mano, quando avverte il passo cadenzato delle guardie. Si getta per terra con la speranza che non lo notino. Sente le loro voci, le loro bestemmie per il turno di guardia con un tempo così infame. Trattiene il respiro, non osa alzare lo sguardo verso di loro. Poi i passi si allontanano. Si leva con cautela e li vede allontanarsi. Non c’è tempo per togliere la neve, perché deve infilarsi nel bosco. Ancora pochi passi e poi sarà in salvo.

Si appoggia a un tronco di carpino per rimettersi in sesto. Il respiro è corto, affannato. Deve riprendere il controllo del proprio corpo. Adesso lo aspetta una camminata verso la montagna.

Non sa con esattezza per quanto deve proseguire. Ha una vaga indicazione del luogo. Dovrebbe raggiungere il fiume Reno e proseguire lungo l’argine per diverse miglia. Il numero esatto non lo conosce ma anche se lo sapesse, sarebbe stato difficile calcolare la distanza. Il cielo nuvoloso non l’aiuta. Si affida all’istinto.

Tonio ha dato solo vaghe indicazioni. “Uscendo dalla terza palizzata lungo Strada Maggiore, piegate verso destra fino a raggiungere il fiume Reno” ha detto il vecchio servo. “Lo seguite per circa cinque o sei miglia e troverete un capanno in legno. Una postazione usata per controllare le piene del fiume. Qui vi aspetta Domenico, un mio lontano cugino, che vi porterà fino a Lizzano”.

Pietro scuote il capo, perché non ha idea, se sta andando nella direzione giusta. Cammina, mentre il vento fa mulinare i fiocchi, che si insinuano sotto il cappuccio. Dopo un tempo che gli appare lungo e snervante intravvede in lontananza un argine e sente scorre l’acqua. ‘Forse è il Reno’ pensa Pietro, affrettando il passo, ‘ma potrebbe essere anche uno dei tanti canali che attraversano Bologna’.

Raggiunto il culmine del terrapieno, che impedisce all’acqua di uscire, si dirige verso quella che secondo lui è la montagna. Si ferma un attimo. Si inginocchia e recita le preghiere del mattutino, prima di avviarsi alla ricerca del capanno.

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  1. Ottima descrizione dei luoghi e delle sensazioni di frate Pietro che ha un compito importante da soddisfare.
    Seguo attenta ogni parola, catturo ogni attimo come fosse centimetro di filo di una trama ancora nascosta tra le pieghe ma che ben presto mi sorprenderà.
    Bravissimo, un caro saluto da Affy

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  2. Hola amigo!!!!Siempre digo que es una gran escritor**

    muy buena**descripción**de los lugares***me parece ver la nieve**y la iglesia,

    Pedro ya encontrara la solución**de los peligros *que pueden aparecer*

    buen Martes****
    muchos cariños*********

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  3. Seguo la Storia dall’ inizio con passione e piacere ma, ultimamente, causa piccolo ma fastidioso problema ad occhi faccio davvero fatica leggere scritto minuscolo e lungo
    E considerato che non è nel mio stile commentare senza aver letto mi affido alla tua bravura, competenza e originalità per lasciarti il mio Like di stima e fiducia
    Grazie caro Gian Paolo ( spero di tornate a leggerti come prima)

    Ti abbraccio
    Mistral

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