Una storia così anonima – parte trentoottesima

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Foto personale

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Rhedae, 24 novembre 1307, ora nona – anno secondo di Clemente V

É l’ora sesta, quando Marcel si ferma in un piazzola innevata e scende di cavallo, imitato da Pietro. “Ancora un piccolo sforzo” dice alla sua cavalcatura, mentre prende da un sacco palline di zucchero, carrube per rifocillarlo.

Tra poco, prima che il buio scenda su questo bosco” fa Marcel, appoggiandosi al tronco di un albero, “saremo a Rhedae”.

Pietro sta mangiando l’ultima parte della pagnotta dolce del mattino e guarda quel volto rugoso, che lo fa sembrare più vecchio del dovuto. ‘É stata una guida preziosa’ pensò, ‘mi ha guidato con mano sicura su sentieri nascosti, che solo lui ha saputo decifrare’.

Voi siete un templare?” chiede Marcel, osservando Pietro assorto e silenzioso. Per molte ore hanno cavalcato in silenzio, immersi nei loro pensieri. Solo poche frasi l’hanno rotto. Più di circostanza che di vero dialogo. Il frate rimane sorpreso dalla domanda, chiedendosi il motivo.

Sì” risponde laconicamente, rimanendo sulle sue. La domanda gli garba poco. É vero che non nasconde di esserlo ma preferisce sorvolare sul suo stato. Potrebbe essere pericoloso, se si incontra qualcuno che ligio al dovere dovesse fare la delazione.

Daniel” dice Marcel, fregandosi le mani intirizzite dal freddo, “me l’aveva detto”.

Daniel?” domanda Pietro, che non sa chi sia questa persona.

L’oste” risponde l’uomo, che, vista la smorfia perplessa di Pietro, si affretta a precisare. “Il proprietario della locanda Au Dragon”.

Il frate distende i lineamenti del viso. Ha capito a chi si riferisce. “Perché mi chiedete la conferma di quanto sapevate già?” chiede Pietro, che sistema la coperta di ruvida lana sul suo bardo per proteggerlo dal freddo della sera incipiente.

Così” risponde Marcel, alzando le spalle. “Quei fetenti dei francesi vogliono derubarli delle loro ricchezze. Stanno dando la caccia a tutti voi per sterminarvi”.

Pietro annuisce col capo. Non gli piace parlare di questo. I rischi sono alti per la sua missione. É stato un bene, pensa il frate, averlo incontrato. Un segno del destino ma la prudenza deve essere sovrana e assoluta.

La guida capisce che il suo compagno non ama sbilanciarsi o parlare con chicchessia. Però vuole rassicurarlo sulle sue intenzioni. Vuole anche far capire che con lui sarà sempre al sicuro.

Anch’io ho un conto aperto coi francesi” precisa Marcel.

Perché non vi sentite francese?” domanda cauto Pietro.

No” afferma con convinzione l’uomo. “Io sono un cataro, anche se non posso gridarlo ad alta voce”.

Pietro lo guarda con ammirazione. Ha coraggio da vendere, si dice. Lo sguardo del frate convince la guida a parlare, a sfogare la rabbia repressa dentro di lui.

La famiglia di mio padre fu sterminata a Montsegur, quando nel 1244 venne presa e distrutta dalle armate francesi”.

Pietro riflette che la storia si ripete ancora una volta. Come le crociate contro i catari per estirpare l’eresia, adesso si fa una crociata contro di loro. Il fine è sempre lo stesso: affermare il predominio dei reali francesi su territori e ricchezze, che non gli appartengono.

Aveva dieci anni, quando avvenne il massacro” prosegue Marcel. “Si salvò nascondendosi in un anfratto sotto il castello, che lui conosceva bene. Era il suo rifugio segreto e questo lo salvò dalla furia della soldataglia. Io non sarei qui, se lui non si fosse nascosto. Vagò per mesi per l’Occitania, finché un giorno non arrivò ad Atax, accolto in una famiglia di catari, che erano miracolosamente scampati agli stermini dei francesi. Lui mi ha sempre raccontato di quel periodo oscuro e atroce”.

Capisco, perché non ami i francesi” dice Pietro, annuendo con il capo.

No!” alza la voce Marcel. “Io li odio. Hanno distrutto le nostre città. Hanno occupato le nostre proprietà. Hanno ucciso senza pietà donne e bambini”.

Detto questo cala un silenzio innaturale, mentre dal volto indurito di Marcel scorre una lacrima. Pietro si avvicina all’uomo e lo abbraccia. Le parole servono a poco, non riescono a lenire il dolore che sta dentro di lui. Senza aprire bocca, risalgono in sella per compiere l’ultimo tratto di strada per Rhedae.

Arrivati taciturni, ognuno immerso nei propri pensieri, all’ultima svolta prima di affrontare l’unica via di accesso alla città, Marcel fa cenno di fermarsi.

Vado avanti” dice la guida, “per vedere se la strada è libera”.

Pietro con un breve cenno del capo fa intendere che ha compreso il gesto dell’uomo.

Se non mi vedete tornare” fa Marcel, stringendo i pugni, “la via è sgombra da pericoli”

Ho capito” risponde il frate. “In caso di pericoli?”

La guida sorride sbilenco. Si aspettava la domanda.

Mi vedete di ritorno” dice l’uomo, “ma non subito. Quindi contate fino a… Aspettate prima di muovervi. Quanto non lo so ma un congruo tempo”.

Pietro annuisce. ‘Quest’uomo merita una generosa ricompensa’ riflette, annuendo col capo. Le istruzioni sono chiare.

Marcel sprona il cavallo scomparendo oltre la curva. Il frate solleva il capo per osservare le mura che cingono la cittadina. Scende da cavallo si volta verso levante e prono comincia le orazioni del vespro. Le ombre si allungano fino a diventare strisce oscure. Rimane tranquillo ad aspettare, perché avverte che Marcel tra poco tornerà.

La guida, arrivata alla porta di Rhedae, viene fermata da una guardia.

Alt!” gli intima. “Dove andate?”

Cerco Simon Quizcoe” risponde Marcel, inventando un nome, mentre si ferma al posto di guardia.

Il soldato scuote la testa. Nessun abitante del paese porta questo nome. E poi non è un nome catalano od occitano. “Siete sicuro?” gli chiede, sbarrandogli la strada.

Eppure mi ha dato appuntamento a Rhedae. Mi ha detto sarò lì prima del vespro” inventa la guida, osservandosi intorno. “Forse non è ancora arrivato”.

Finge di voltare il cavallo, tanto sa che può entrare in città attraverso un passaggio segreto.

É forse quello straniero là?” dice la guardia, indicando con lo sguardo un cavaliere che oziosamente si aggira poco oltre la porta d’ingresso.

Marcel lo osserva, lo valuta. ‘Quel cavaliere aspetta di certo l’arrivo del templare’ pensa. ‘Non ha l’aria di uno capitato qui per caso’.

Scuote la testa in segno di diniego. “No” aggiunge per confermare che non è la persona cercata. “Non è lui”. Con voluta lentezza torna su i suoi passi. Senza fretta e senza destare la curiosità né della guardia né del cavaliere. Sa che deve agire con prudenza e astuzia, perché quella figura gli suggerisce pericolo.

Non è prudente” dice Marcel, una volta che ha raggiunto Pietro che lo sta aspettando. “Una figura losca è appostata appena dentro. Dopo il posto di guardia. Non inganna nessuno la sua stolta indifferenza”.

Il frate è deluso. ‘Sono già in ritardo sul giorno dell’appuntamento’ riflette. ‘Quel cavaliere mi sta pericolosamente alle costole’. Guarda la sua guida come per chiedergli come agire.

Tra poco meno di mezz’ora” esordisce Marcel, “siamo in Rhedae”. Spinge il cavallo verso mezzogiorno, inoltrandosi in un bosco innevato e spoglio, seguito da Pietro. Senza dire una parola, costeggiano sotto le mura della città. Scendono verso valle, prima di risalire nuovamente sotto la cinta muraria di Rhedae. Sopra di loro incombono i merli di un castello.

Marcel smonta da cavallo, imitato dal frate. Si dirige verso un costone, che appare in tutta la sua imponenza. Pietro lo segue con fiducia. Sa che l’uomo lo condurrà attraverso un passaggio segreto fin dentro la città.

Il sentiero pare sprofondare in una forra o fermarsi davanti a una parete rocciosa senza aperture visibili.

Non preoccupatevi” dice Marcel, girandosi verso il frate.

Non lo sono minimamente” risponde Pietro, avvolto nelle tenebre.

Con mano sicura l’uomo tasta la roccia, insinua il braccio in un’apertura del tutto invisibile e tira una leva verso di lui. Un po’ cigolante per il gelo una porta gira sui cardini mostrando una caverna oscura. Marcel entra sicuro e accende una torcia, presa dalla parete, illuminando un ampio antro.

I cavalli rimangono qui” dice l’uomo. “Non avranno molto caldo ma almeno saranno al coperto. C’è fieno in abbondanza in quell’angolo. Noi saliremo nel castello per quelle scale”. Con la torcia illumina dei gradini scavati nella roccia.

Il mio bardo è abituato al freddo. Lo coprirò con questo mantello di lana” fa Pietro. “Se li accostiamo, dove c’è il fieno, si riscalderanno a vicenda”.

Dopo aver percorso i gradini in silenzio, facendo attenzione a non scivolare, i due uomini escono all’aperto nel cortile interno del castello. “Venite” lo incita Marcel. “Simon sarà lieto di rivedermi”.

Dopo avere bussato a una porta di legno massiccio, entrano un una stanza riscaldata da un camino. Un uomo tarchiato e basso dalla pelle olivastra esclama “Marcel”. “Simon” replica la guida, abbracciandolo con calore. Pietro rimane in piedi al centro della camera, osservando il calore di quell’abbraccio.

Un templare” dice Marcel, indicando Pietro.

Simon lo guarda senza curiosità prima di parlare. “Paul è ripartito ieri” dice il soldato. “Non poteva rimanere più a lungo. Era braccato da suoi inseguitori. Nella chiesa, sotto l’altare, ha lasciato qualcosa per voi”.

Pietro annuisce. “Possiamo andarci ora?” chiede senza mostrare timore. Col buio è più facile passare inosservati, si dice.

Non sarebbe il momento propizio” afferma Simon, “ma domani con la luce sarebbe più pericoloso”.

Pietro capisce il messaggio. ‘Meglio adesso che domani. Altri sono sulle vostre tracce. Prima lasciate Rhedae, meglio è’. “Chi mi accompagna?” chiede il frate, passando lo sguardo prima su Marcel, poi su Simon.

Io” dicono all’unisono i due uomini, che scoppiano a ridere, dandosi delle pacche amichevoli sulle spalle.

Scivolando nel buio della sera, Pietro raggiunge la chiesa, scortato da i due uomini. Ai piedi dell’altare ricopia dal basamento una serie di lettere senza senso

«BNXkDREpDTCiOELMKEBTEBgTEKENATEAaPECKAiGNBMKAkHICVMApQHEKAiZLMQB»

‘Dunque il misterioso cavaliere mi ha lasciato un messaggio in codice’ pensa il frate, mentre rientrano nel castello.

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  1. Sempre più coivolta da questa storia ricca di particolare e ben strutturata
    Mi sembra di viverla, soprattutto attraverso le gesta di Pietro
    Anche questa volta il nostro Templare con l’ aiuto di Marcel è riuscito a cavarsela, per ora.
    Aspetto con piacere il seguito che non mi perderò…parola di Mistral
    Grazie, Gian Paolo, hai la Stoffa delllo Scrittore
    Un abbraccio forte
    Mistrai

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  2. Effettivamente il frate Pietro riesce con poco a capire il prossimo, è attento ai minimi particolari.
    Accorda la sua fiducia a Marcel e Simon che non si risparmiano per accompagnarlo al sicuro.
    Quelle scritte criptiche continuano ad essere presenti, sembrano essere senza senso ma vorranno pur dire qualcosa!
    Vado avanti con la lettura …

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