Una storia così anonima – parte ventiseiesima

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Poitiers, 15 novembre 1307, primo albore – anno secondo di Clemente V

Pietro si alza al primo albore per raggiungere la cappella per le funzioni del mattino. La borsa di tela ricevuta a Autricum è sempre ben stretta al suo corpo. Non sa cosa contenga ma deve conferire col cardinale Caetani sul suo futuro. Attraversa il cortile interno. Sta scendendo una pioggia sottile e gelata, che penetra nelle ossa. La chiesa è illuminata dalle candele, mentre il freddo è pungente. Sono pochi coloro che assistono alla prima funzione della giornata. Pietro resta defilato in una zona d’ombra osservando l’officiante e i fedeli. Un paio di laici e due monaci benedettini sono nei primi banchi. Il sacerdote recita le preghiere in un latino stentato. Pietro vede un confessionale aperto e si confessa per la comunione. Al termine della funzione resta ancora qualche minuto per pregare in solitudine. Alza gli occhi per avviarsi all’uscita, quando nota un movimento furtivo. Qualcuno si è nascosto dietro una colonna. Finge di non averlo visto. Avverte un senso di pericolo. Sta coi sensi all’erta, mentre esce per ritornare alla sua stanza. La pioggia è cresciuta d’intensità e il buio è ancora netto. Avverte che quella persona cammina alle sue spalle, sempre più vicina. Sarebbe un ottimo momento per essere colpito a tradimento. Buio e nessuno a fargli da scudo. Allunga il passo e con rapidità infila il portone, nascondendosi in un angolo oscuro. Sembra un laico. Questo lo inquieta non poco. ‘Chi sarà? Per conto di chi agisce?’ si domanda, mentre osserva i movimenti dell’inseguitore. Se volesse, potrebbe piombare alle sue spalle e immobilizzarlo. Tuttavia vuole studiarne le mosse. Vuole comprendere quali sono le sue intenzioni e per chi agisce. ‘Sono arrivato ieri sera al vespro. Ho fatto una frugale cena al refettorio e poi mi sono ritirato nella mia stanza’ si dice, mentre osserva cosa fa e dove va ‘Non conosco nessuno a parte Philippe e il cardinale. Credo che il mio arrivo sia passato quasi inosservato. Ma forse mi sbaglio’.

Rimane nell’ombra in silenzio. L’uomo si muove silenzioso come un gatto. É incerto sul da farsi. La preda è svanita come una bolla di sapone. Impreca. Pietro lo legge sul labiale e aspetta la prossima mossa. Lo vede avviarsi verso il corridoio che conduce alla sua stanza. Esce dal buio e si trasforma da preda in cacciatore. Lo segue con passo felpato. Pare che solo loro due siano svegli nel palazzo apostolico.

Se l’uomo cammina senza il minimo rumore, Pietro è più silenzioso ed evanescente. Si muove nell’ombra di corridoi male illuminati senza perderlo di vista. Si ferma davanti a una porta, che riconosce come sua. Lo osserva maneggiare intorno alla maniglia, prima che sparisca dentro. ‘Ora so che non è un amico o un messaggero del cardinale’ si dice Pietro, rimanendo in una zona non illuminata. Aspetta che l’intruso se ne vada per seguirne le mosse.

L’attesa non tarda molto a essere soddisfatta. L’uomo esce visibilmente corrucciato. Si guarda intorno alla ricerca della preda che pare essere svanita nel nulla, prima di avviarsi verso una destinazione sconosciuta. Pietro con passo felpato lo segue con discrezione, sempre tenendosi al riparo dell’oscurità. Percorre corridoi che non conosce, scale che non sa dove portano. Esce nel cortile sotto il loggiato per entrare in una porta sconosciuta. Il frate memorizza tutto anche se il buio non lo agevola, prima di riprendere la strada della sua stanza.

Poitiers, 15 novembre 1307, ora seconda – anno secondo di Clemente V

Luis de Chevalier è irritato. ‘Per la seconda volta quel frate malefico mi è scivolato fuori dalle mani’ borbotta innervosito, mentre si avvia verso l’appartamento del cardinale Colonna. ‘Mi chiedo come ha fatto a Autricum a capire che ero alle sue spalle. Ma qui è ancora più inspiegabile. Nessuno era a conoscenza della mia presenza’ si dice, aprendo una porta per sedersi su una poltrona di raso rossa. L’appuntamento col cardinale è all’ora terza. Deve pazientare, mentre prepara il discorso difensivo. ‘Non sarà felice sapere che ho mancato la preda’ pensa. ‘Ma il compito che mi ha affidato Guillaume de Nogaret era più semplice. Seguire il frate e consegnare un messaggio. Non certamente quello di sicario’.

Poitiers, 15 novembre 1307, ora terza – anno secondo di Clemente V

Pietro al rientro nella sua stanza la trova in completo disordine. ‘Quello che cercava, non l’ha trovato’ riflette sul possibile mandante e sui motivi. ‘É forse il contenuto di questa sacca di tela? Oppure era alla ricerca di qualche messaggio?’ Scuote la testa. Blocca la porta, prima di cominciare le orazioni del mattino. Per un lungo tempo è concentrato sulle preghiere senza pensare ad altro.

Il cielo è imbronciato di pioggia, lattiginoso e umido. La luce arriva smorzata nella stanza di Pietro, che con metodo la rimette in ordine. Riflette ancora sugli ultimi avvenimenti, che a un occhio distratto appaiono slegati tra loro. Anche se non l’ha visto in faccia è convinto che l’uomo è lo stesso, che l’ha seguito verso Autricum. ‘Mi domando, perché non ha provato a tendermi un agguato lungo la strada? Anche se l’ho seminato, sapeva dove trovarmi. Dunque l’ordine di uccidermi proviene dall’interno di questo palazzo’ si dice, sedendosi su una poltroncina di velluto verde. C’è qualcosa che lo turba. ‘La chiamata del Papa è strana. Non comprendo cosa di tanto urgente l’abbia spinto a convocarmi. Il viaggio è stato avventuroso e ricco di insidie. Sono finito tra le braccia del grande accusatore dei mie confratelli francesi. Ho rischiato molto senza l’intervento provvidenziale dell’arcivescovo di Sens. Il cardinale Caetani mi ha affidato un compito oscuro a cui teneva molto’. Tanti pensieri, tanti dubbi, quando udì un bussare discreto.

“Chi siete?” chiede Pietro, mettendosi sulla difensiva. Ormai diffida di tutti.

“Sono Angelo Capitanio, il cappellano privato del cardinale” mormora in maniera appena percettibile un uomo dalla classica inflessione romana.

“Quale cardinale?” replica Pietro che non comprende questa reticenza.

“Se mi fate entrare, ve lo dico”.

Il frate è incerto sul da farsi. Pensa a un trucco per fargli aprire la porta. Tuttavia da lì deve uscire, quindi il rischio di un’imboscata esiste sempre. Apre con cautela la porta e vede un giovane sacerdote dal viso roseo e nessun altro.

“Prego, entrate” gli dice Pietro, che non abbassa la guardia.

Il giovane entra velocemente e gli consegna un messaggio. “Viene dal cardinale Caetani” fa il cappellano, che si appresta a uscire.

“Aspettate. Non sono pratico di questo palazzo” dice il frate, trattenendolo per un braccio.

“Vi ascolto”.

“Uscendo da qui si arriva a un cortile interno” comincia Pietro, mentre il giovane annuisce con la testa. “Se faccio cinquanta passi verso manca, trovo un portone. Dove mi conduce?”

Il prete resta in silenzio prima di rispondere. “A cinquanta passi si accede agli appartamenti privati dei due cardinali italiani. Caetani e Colonna”.

Pietro sorride, prima di porre una nuova domanda. “In che rapporti sono i due cardinali?”

Il cappellano stringe le labbra come per suggellarle e non lasciare uscire parole di troppo.

“Capisco e comprendo la vostra ritrosia nel rispondere” fa il frate, che comincia a inquadrare meglio la situazione. “Rispondo io per voi. Se sono nel vero, annuite con la testa”.

Angelo fa segno affermativo col capo. Confermerà oppure no l’intuizione di Pietro.

“Dunque i due si guardano in cagnesco e tramano sgambetti. Le due famiglie stanno su opposti fronti. Lo so per certo. Una guerra che dura da tempo”.

Il giovane annuisce, mentre il frate prosegue: “Riferite al cardinale, che al primo albore qualcuno ha tentato di uccidermi”.

Il cappellano sguscia fuori rapido, mentre il frate richiude con dolcezza la porta. Apre il messaggio.

All’ora sesta andate a confessarvi

Lo brucia usando una candela e disperde le ceneri. ‘Dunque un nuovo mistero’ si dice Pietro, che si prepara a raggiungere il refettorio.

Nei suoi spostamenti non ha notato nulla di insolito né visi noti all’infuori di quello di Philippe. É relativamente tranquillo per il momento, quando all’ora sesta è di nuovo nella chiesa per confessarsi per la seconda volta. La cappella è più luminosa rispetto al primo albore e odora di incenso e cera che brucia. Non va subito all’unico confessionale. Le funzioni del mattino sono terminate, mentre la chiesa appare deserta. Pietro si sposta in modo visibile, prima di entrare in una zona poco illuminata. Finge di pregare ma osserva con occhi indagatori eventuali presenze sospette. Passano i minuti ma tutto appare tranquillo. Nessun movimento sospetto, totale assenza di fedeli o di officianti. ‘É giunto il momento di confessarsi’ si dice, avviandosi deciso verso il confessore. Si inginocchia e pronuncia le frasi di rito. Non sa chi sta dietro la grata. Aspetta che parli per capire chi è. É meglio usare prudenza, si dice, terminato il pater noster.

“Vi sento diffidente” mormora una voce nota.

“Vorrei tornare alla mia magione” risponde Pietro.

Al frate pare di udire una breve risata. ‘Forse è suggestione’ riflette. Resta in silenzio, lascia l’iniziativa al suo interlocutore. Finge di confessare i suoi peccati.

“Un’ultima missione vi aspetta. Recatevi a Rhedae. Un cavaliere vi consegnerà una cassetta di legno. Contiene un bene prezioso, che non deve cadere in mano di altre persone. Conservatela con cura. Se nessuno verrà a cercarvi, alla vostra morte il segreto del luogo dovrà essere trasmesso a persona fidata. Così nei secoli futuri, finché un nuovo messia non la reclamerà” dice la voce, scandendo con cura le parole.

“Ma questa Rhedae dove si trova?” chiede Pietro.

“Nella Linguadoca. Nella terra dei Catari, sui primi contrafforti della catena di montagne che ci separa dalla Spagna” risponde con pacatezza.

“L’oggetto di Autricum? A chi lo devo consegnare?” domanda il frate.

“É destinato all’abbazia di Chiaravalle. Il monaco Berthod se ne prenderà cura. Ora partite al più presto e in gran silenzio. Il cavaliere aspetterà il vostro arrivo fino al vespro del giorno che celebra la presentazione di Maria al tempio. Andate in pace” conclude la voce.

“Amen” replica Pietro.

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  1. Buna dimineata Gian Paolo !
    Am placerea sa te informez ca ITALIA are la US Open 2015,
    reprezentante in amandoua SEMIFINALELE ! 🙂

    Roberta VINCI ( ITA) – Serena WILIIAMS( SUA)
    si
    Flavia PENNETTA ( ITA)-Simona HALEP ( ROU)

    Da-mi voie sa te felicit si sa le urez celor PATRU SPORTIVE 🙂
    sa fie sanatoase , sa joace bine si
    SA CASTIGE cine-o vrea DUMNEZEU !!! 🙂 🙂 🙂
    O zi superba ! 🙂
    Cu prietenie,
    Aliosa.

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      • Per quanto riguarda il match tra Halep e Pennetta
        Sarà una partita difficile per entrambi gli atleti e vincerà chi avrà i nervi più forti! 🙂
        Nell’altra semifinale, francamente, mi piacerebbe che così ha battuto Serena R.VINCI Williiams ma è molto più forte americano e italiano n ° 1 WTA dice tutto …
        Grazie per la vostra visita e commentare! 🙂
        Buonanotte, Gian Paolo! 🙂
        Cordiali saluti,
        Aliosa.

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  2. Quanto mi piace l’ambientazione caro Gian Paolo. E tutti i riferimenti ai luoghi di Francia non fanno altro che affascinarmi.Sarà che da sempre amo tutto ciò che è atmosfera francese. Buona serata. Ti stringo forte. Isabella

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  3. Ancora intrighi, segugi, sicari, tensione….
    Ma Pietro è sempre in grado di difendersi con abile esperienza
    Curiosa, molto, di conoscere Il “contenuto” della borsa di tela
    Leggerti è un piacere per bravura, contenuti e Storia
    Un mega abbraccio
    Mistral

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