Una storia così anonima – parte ventitresima

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Lione, 22 febbraio 2015, ore 19

Siamo stati seguiti da Ferrara” dice sottovoce Luca “Non voltarti! É fermo dietro di noi a circa duecento metri. Finge di guardare una cartina”.

Vanessa, che istintivamente si sta girando, si ferma a quell’ordine imperioso, lanciato dal compagno.

Sei sicuro?” fa la ragazza, allungando il collo verso lo specchietto laterale.

Se te lo dico, devi credermi” esclama sommesso il ragazzo.

E perché non hai detto nulla fino a questo momento?” lo rimprovera Vanessa un po’ acidamente.

Saresti stata male solamente. Non saresti stata capace di non voltarti indietro per vedere se era dietro di noi. Così l’abbiamo illuso di non esserci accorti di lui” fa Luca, che ha finito di studiare il percorso per raggiungere l’hotel.

Come ti permetti?” dice la ragazza d’istinto ma si corregge quasi subito. “Mi conosci bene. É vero, non avrei resistito alla tentazione di girarmi”.

Il ragazzo sorride, perché per una volta lei ammette di avere torto. Trova questa ammissione sorprendente. Quasi non la riconosce e si domanda quale finimondo meteo succederà tra poco. Neve? Pioggia? Vento? Lei invece è stizzita, perché confessare pubblicamente di non aver ragione non fa parte del suo ego. ‘Ormai l’ho detto e non posso rimangiarmelo’ si dice un po’ innervosita.

Cosa pensi di fare?” gli chiede Vanessa, cercando di mantenere un tono calmo.

Nulla. Raggiungiamo l’hotel, andiamo a mangiare e domani si parte per Parigi. Sulle tracce di Pietro” afferma Luca, avviando l’auto. “Mi raccomando, non voltarti”.

E lui?”

Non me ne frega nulla” afferma il ragazzo sorridente.

Sistemano i bagagli nella camera, che soddisfa visibilmente la ragazza. Elegante, raffinata e molto spaziosa. Luca, collegato al WiFi, rintraccia un autentico bouchon lyonnais, Les Culottes Longues, che è a due passi dall’albergo.

Authentique bouchon lyonnais, Les Culottes Longues est situé à deux pas de la place Bellecour dans le quartier d’Ainay, ancien repère des antiquaires. Dans un cadre convivial et rustique, difficile de passer à côté de cette magnifique culotte encadrée au mur. L’accès à la salle qui se trouve à l’étage se fait par un escalier en colimaçon tout en bois au centre de la pièce.

Créé en 1995 par François Paillet, David Cano a d’abord travaillé comme commis dans ce restaurant. Puis il a monté les différents grades et est ensuite devenu chef. C’est alors qu’il a décidé de racheter le bouchon en 2005. Ce défenseur de la tradition culinaire lyonnaise essaie sans cesse de nouvelles choses pour s’améliorer et progresser.

Impossible de ne pas succomber à sa salade lyonnaise, son saucisson ou son foie de veau. Réputé pour sa bonne chère, les maîtres mots de ce bouchon sont terroir, saison et région. Ambiance chaleureuse et traditionnelle sont de mise dans ce lieu si sympathique.

“Questo mi piace” dice Luca alla ragazza, che scorre ‘Suggestions du soir‘, la lista del menù.

“Ma sei sicuro di non aver preso una cantonata da turisti?” borbotta indecisa Vanessa.

“Fidati! Il mio sesto senso non sbaglia mai! Ho forse ciccato l’albergo?” domanda sornione il ragazzo.

“No, direi di no” replica la ragazza, che non gli vuol dare la soddisfazione di aver scelto un hotel di suo gradimento. ‘Ammettere due volte in una sera, che ha ragione, è troppo per il mio ego’ si dice per nulla soddisfatta.

“Quindi anche questo bouchon sarà ottimo” chiude il discorso seccamente Luca.

Fatti quattro passi, i due ragazzi si siedono a un tavolo del locale e si lasciano consigliare dallo chef David Cano per la sera.

“Ma esattamente bouchon cosa vuol dire?” chiede la ragazza.

“Sei tu che conosci il francese” si schernisce il ragazzo “ma secondo il sito dovrebbe essere l’equivalente di una nostra trattoria tipica, dove servono piatti regionali, certificati da http://www.lesbouchonslyonnais.org. Più o meno. Questo locale, sulla base di quello che sta scritto, ha un pezzo di carta che garantisce di non tradire le tradizioni lionesi dei bouchon. Cosa voglia dire in soldoni, non ne ho la più pallida idea”.

“Da noi le trattorie sono più alla buona” dice Vanessa, che si mostra sorpresa. La sala è accogliente e calda. Il personale è professionale.

Nell’attesa degli Entrees ordinati riprendono l’argomento del pedinamento.

“Il nostro uomo ci ha seguiti anche qui. Per l’hotel è rimasto fregato, perché abbiamo preso l’ultima stanza libera” fa Luca sornione.

La ragazza sobbalza e sta per fare una panoramica della sala, quando il ragazzo le prende il viso per scoccarle un bacio.

“Lasciami!” dice inviperita.

“Certamente, se mi prometti di guardare solo me. Per stasera. Domani hai libertà di scelta” fa Luca, senza accennare a sbloccare la faccia dalle sue mani.

Vanessa capisce che l’amico non scherza, è determinato nella sua azione. Nelle ultime ore non ha sbagliato un colpo. Non può ammettere di essere stata sconfitta. Ne va del suo orgoglio.

“Va bene. Ma adesso lasciami” dice con tono remissivo.

“Così mi piaci. E ora pensiamo solamente alla cena” fa Luca, liberandole il viso.

Il cameriere arriva con due piatti di antipasti differenti. Il ragazzo li osserva con cura. In realtà immaginava qualcosa di diverso. “Metà del mio piatto per te e metà del tuo per me” dice, dividendo i peperoni rossi immersi in una salsa dal colore indefinito.

“D’accordo!” afferma decisa Vanessa. “Quella salsa deve essere migliore rispetto a questa”. La sua Ou salade de Chevre chaud en feuille de brick sembra meno appetitosa di quella di Luca.

Mangiano di buon appetito, praticamente in silenzio, che Luca interrompe.

“Mi sto domandando perché quel simpatico bontempone, che pare un armadio, ci stia pedinando” sussurra appena il ragazzo “posso comprenderlo a casa nostra ma in trasferta no”.

Vanessa sorride ma non ha una risposta. ‘Dunque il misterioso pedinatore è facilmente riconoscibile’ si dice soddisfatta.

“Non riesco a formulare un’ipotesi accettabile” fa la ragazza “eppure un senso dovrà pure averlo”.

“Comunque pare avere un discreto numero di informazioni su di noi” continua Luca “telefono, domicilio, conoscenza delle nostre ricerche. Ora che la sua fisionomia è ben impressa nella mia mente, non mi pare che ci abbia pedinato sabato quando abbiamo girato nelle mattinata per Bologna. É talmente inconfondibile che lo ricorderei”.

Saldato il conto, si chiudono nella loro stanza. La stanchezza ha il sopravvento.

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  1. Ancora le avventure di Luca e Vanessa che questa volta troviamo in un accogliente locale, alle prese con un piatti tipici della zona
    Alle loro costole…sempre lo sconosciuto inseguitore
    Piacevole lettura , ricca di particolari interessanti
    Bravo bravo bravo

    Mistral

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  2. “Non riesco a formulare un’ipotesi accettabile” fa la ragazza “eppure un senso dovrà pure averlo”.

    That was an eloquent and witty sentence… Your episode is truly well penned and truly caught my attention… Thanks so much for sharing! Best wishes. Aquileana 😉

    Liked by 1 persona

  3. La traccia dell’insegiumento si presenta anche per Luca e Vanessa, con divertenti richiami alla vicenda di Pietro. Oltre al valore letterario, la tua storia rivela un’interessante utilità sul piano turistico e stupisce per l’ampiezza delle tue conoscenze anche su questo versante.

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  4. Pingback: Una storia così anonima – parte ventiduesima | Newwhitebear's Blog

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