Una storia così anonima – parte ventiduesima

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Sens, 13 novembre 1307, ora terza – anno secondo di Clemente V

Pietro e Philippe sono di partenza. Passano dall’arcivescovo per accomiatarsi.

Dòminus vobiscum” augura loro il prelato, impartendo la benedizione.

Deo gratias, allelùia, allelùia” rispondono quasi all’unisono, baciando l’anello vescovile.

Si avviano a uscire da Sens. Il frate nota uno strano cavaliere che staziona accanto alla porta, fingendo di conversare col comandante delle guardie. Non li degna di uno sguardo, resta immobile al loro passaggio, rimane assorto nella discussione ma è sempre vigile e attento a chi esce dalla città. Pietro non crede che Guillaume de Nogaret l’abbia lasciato andare senza mettergli alle costole un angelo custode. Quel cavaliere non ha le ali ma di certo è interessato a dove loro si dirigono. Nel messaggio il cardinale Caetani gli ordina di fare una deviazione e incontrare un prete di campagna, che lo attenderà tutti i giorni all’interno del labirinto. Il cardinale lo riceverà a Poitiers. Per eseguire l’ordine deve prima liberarsi dell’intruso. Si domanda se deve coinvolgere anche Philippe nei suoi piani. Ci sarà tempo, si dice, per capire come muoversi. Adesso il problema è il cavaliere.

‘Come far perdere le nostre tracce?’ si chiede Pietro. Lui si è procurato una mappa della zona, scritta in bretone. Senza le spiegazioni di qualcuno pratico dei luoghi e dei toponimi non è in grado di orientarsi, perché conosce solo vagamente i nomi latini. Superato il largo fiume che scorre a ovest di Sens, si avvia lungo una strada, resa fangosa dalle piogge dei giorni precedenti. Non è sicuro che sia la via giusta. Pietro sa che deve puntare verso ovest, verso la costa. Lui si sta muovendo in una regione ricca di boschi e di paludi, di fiumi e di laghetti ma totalmente sconosciuta.

Non è la strada che ho seguito per raggiungere Sens” mormora con timidezza il chierico.

Davvero?” dice Pietro, fingendo sorpresa. “Non sono pratico delle strade, né conosco la zona. Ma voi che sentiero avete preso?”

Con precisione non saprei dirvelo” replica Philippe. “Mi pare che puntasse più a meridione di questo”.

Tornare sui nostri passi non mi sembra il caso. Rischiamo solo di perderci. Al prossimo villaggio, facciamo una sosta e chiediamo informazioni” fa il frate, sapendo di mentire.

É l’ora sesta, quando raggiungono quattro case di legno, disposte lungo il sentiero, immerse nel bosco. Sono abitazioni molte povere, ricoperte da un tetto, che non appare molto stabile. Pietro scende da cavallo e bussa alla porta di quella che ritiene la più qualificata per ottenere delle risposte. Alla sua vista gli appare la migliore. Una selva di occhi di fanciulli si assiepano dietro le due finestra dell’abitazione. Lo scrutano incuriositi e timorosi. Non vedono troppo frequentemente dei cavalieri passare per il loro villaggio. Quello che li attrae maggiormente è quel largo mantello bianco con una croce rossa, cucita su una spalla. Non ne hanno mai visto uno. La porta si apre cautamente. Il viso di un uomo, incartapecorito dalla vita all’aperto, si sporge quel tanto necessario per osservare chi ha bussato.

Buona giornata, Messere” dice Pietro, facendo un profondo inchino. “Io e il compagno di viaggio, il chierico Philippe, vi chiediamo di poter entrare nella vostra dimora, perché abbiamo necessità di avere informazioni sul nostro viaggio”.

L’uomo rimane in silenzio, come se meditasse, incerto se richiudere l’uscio o spalancarlo. Tuttavia la curiosità ha il sopravvento. “Entrate” fa l’uomo con voce scontrosa, aprendo la porta.

Mentre il frate e il chierico, assicurati i cavalli alla staccionata, si apprestano a varcare la soglia, il piccolo villaggio pare animarsi all’improvviso. Volti e occhi compaiono alle finestre e dalle porte di tutte le case. Osservano incuriositi questi stranieri, vestiti in maniera singolare secondo la loro ottica. É tutto un domandarsi ‘chi sono? Da dove vengono? Dove sono diretti?’. Un cavaliere, che seguiva la coppia, si ferma al limitare del bosco, invisibile alla loro vista. Rimane immobile nell’attesa che riprendano il viaggio.

Dòminus vobiscum” dice il frate con un profondo inchino.

L’uomo lo guarda sbigottito. Non capisce il latino, a malapena conosce il francese. L’essere ossequiato come un re lo destabilizza. É la prima volta che qualcuno gli rende omaggio.

Monsieur,” fa ossequioso il frate “io mi chiamo Pietro e lui è il chierico Philippe. Forse ci siamo perduti”.

L’uomo è basito. ‘Mi chiama monsieur! Io umile contadino vengo trattato come il signor conte, che è il padrone di tutto quello che possiedo’ si dice, aprendo la bocca senza articolare una parola.

Chiamatemi Gustave” fa finalmente, quando la voce esce dalla gola.

Pietro sorride. Ha compreso l’imbarazzo del suo interlocutore. Sa di essersi conquistato la sua deferenza. Adesso è venuto il momento di abbassarsi al suo livello. Philippe guarda il frate e resta in silenzio. É ammirato per la sagacia del compagnio di viaggio.

Grazie, per avermi concesso la vostra amicizia.” fa il frate “Come vi ho detto, crediamo di esserci persi. Dobbiamo raggiungere prima Autricum, poi Limonum. Siamo sulla strada giusta?”

Gustave li guarda stupito, perché sono due nomi assolutamente sconosciuti. Scuote la testa in segno di diniego.

Non posso aiutarvi, messeri.” afferma contrito l’uomo “L’unica cosa, che posso dirvi, è che questo sentiero porta a una grande città con le mura merlate. Lì portiamo una volta al mese i prodotti della nostra terra che vendiamo al mercato e dove compriamo quanto ci necessita per il quotidiano”.

Pietro sorride. Dunque non mi sono sbagliato, pensa, sono sulla strada giusta.

Ma quanto dista questa città?” domanda con tono garbato il frate.

Se partite tra un’ora, la raggiungete prima del vespro” risponde Gustave.

Rischiamo di perderci nella foresta?” fa Pietro, che sta pensando a come depistare il cavaliere che è alle loro costole.

No. C’è un unico punto difficile a due ore di cammino da qui. La strada maestra si divide in tre, che portano in località differenti. Voi dovete prendere la via mediana” spiega l’uomo “Poi proseguite dove il sole tramonta. Non potete sbagliarvi. Il sentiero è ben tracciato. Non si presta a sorprese sgradite”.

Pietro è soddisfatto. Adesso sa dove costringerà il cavaliere a proseguire nella direzione errata.

Un ultimo favore, vi chiedo, Gustave” dice il frate “se avete acqua fresca e fieno per le nostre cavalcature. Vi ricompenserò per il disturbo con due monete d’argento”.

Philippe è sbalordito. Invece di chiedere cibo e acqua per loro, paga per dissetare i cavalli. Non hanno molte provviste e conservarle sarebbe meglio. ‘Come diavolo ha fatto a nascondere delle monete d’argento durante la prigionia?’ si domanda basito.

Acqua e fieno per le vostre cavalcature? Sarà un onore per noi fornirle. Ma se vi fermate posso offrirvi un semplice pasto che mia moglie e le mie figlie stanno preparando” dice Gustave con tono energico.

Non posso abusare della vostra cortese ospitalità. Ci sono sufficienti quanto necessita per i nostri cavalli” replica con tono gentile Pietro.

Il chierico sente i morsi della fame e al pensiero di partire senza mangiare nulla lo fa stare male. Tuttavia non osa contraddire il compagno di viaggio. Spera solo che cambi idea e accetti l’offerta dell’uomo.

Mi sentirei offeso e con me tutta la mia famiglia se un ospite se ne andasse, senza fermarsi al nostro desco” dice Gustave con tono impermalito.

Pietro, che vorrebbe ripartire subito, comprende che non può sottrarsi dallo stare a tavola con loro. “Non era mia intenzione apparire offensivo verso la vostra generosa ospitalità. Accettiamo di buon grado dividere il vostro cibo. Però vogliate prendere queste tre monete d’argento come ricompensa per la vostra gentile disponibilità” fa il frate, facendo comparire tre bolognini, come un prestigiatore alla fiera.

L’uomo osserva i tre pezzi e rapidamente li fa sparire in un sacchetto, legato in cintura. Ordina ai due figli maggiori di accudire alle due bestie, legate alla staccionata e alle figlie più piccole di apparecchiare la tavola.

Dopo essersi rifocillati e aver chiacchierato un po’ per non apparire scontrosi e scortesi, Pietro e il chierico si mettono in marcia, seguiti come un’ombra dal cavaliere a debita distanza. L’inseguitore controlla nel fango le tracce dei due cavalli.

Il frate resta in silenzio, finché non giunge al punto dove la strada si divide in tre direzioni, come aveva spiegato Gustave. Il monaco fa segno a Philippe di rimanere in silenzio e di seguirlo senza fare domande. Scende di sella, stacca delle frasche da un arbusto e indica al chierico di avanzare, mentre lui cancella le tracce alle loro spalle. Poi si dirige verso il bordo erboso della strada, avendo l’avvertenza di non lasciare impronte visibili.

Aspettatemi qui” dice sottovoce a Philippe, mentre raggiunge attraverso il bosco il sentiero che punta a meridione. Lo percorre per qualche centinaia di piedi di liprando, prima di ritornare nel bosco verso il punto, dove lo attende il chierico.

Ora procediamo nel bosco fiancheggiando la strada al piccolo trotto. Tra non molto riprendiamo la via maestra e ci mettiamo al galoppo per recuperare il tempo perduto” fa Pietro “Non chiedete nulla ora. Vi spiegherò tutto”.

Il cavaliere avanza con lentezza, perché non c’è la necessità di stare troppo vicino alla coppia da sorvegliare. La strada non presenta sorprese. É un sentiero largo e ben tracciato. Arrivato alla biforcazione, si chiede quale direzione hanno preso. Osserva le tracce sul terreno e nota che si dirigono verso meridione. ‘Se devono raggiungere Limonum, questa è di certo la via giusta. Le orme dei cavalli si dirigono verso quella direzione’ si dice, imboccando la via a sinistra. Il sentiero non presenta biforcazioni importanti. Quando dopo due ore di cammino ne incontra una, ha l’amara sorpresa di essere stato ingannato. Sul terreno non ci sono tracce recenti del passaggio di cavalli.

Impreca e ritorna sui suoi passi fino al punto della precedente biforcazione. Ha perso molte ore ma in particolare il buio è calato velocemente, rendendo difficoltoso l’esame del fondo del sentiero. Non trova tracce né in quella mediana, né in quella di destra. ‘Dunque sono entrati nel bosco per confondere le tracce’ ammette irritato per essere stato beffato ‘col buio di certo non sono in grado di capire verso quale direzione sono andati. Mi conviene tornare al villaggio e chiedere ospitalità per la notte. Domani mattina al primo albore riprendo la caccia’.

Pietro, quando arriva in prossimità della città merlata, spiega al chierico tutte le manovre misteriose che ha compiuto.

Dovete sapere che, da quando abbiamo lasciato Sens, un angelo custode ci ha seguito come un ombra, ovunque noi andassimo”.

Ma come lo sapete? Perché non me ne sono accorto?” domanda incredulo Philippe.

Non potevate accorgervene, perché siete giovane e con scarsa esperienza. Quando Guillaume de Nogaret mi ha lasciato libero a malincuore, per non urtare la suscettibilità dell’arcivescovo, immaginavo che mi avrebbe messo alle costole qualcuno. Così è stato” fa Pietro, avvicinandosi alla porta d’ingresso in città.

Ma voi come avete potuto accorgervene?” domanda stupito il chierico.

Mentre stavamo uscendo da Sens, ho notato un cavaliere che in modo discreto osservava chi entrava o usciva. La conferma l’ho avuta, quando ci siamo fermati per una breve sosta. Ho ascoltato il rumore di zoccoli alle nostre spalle. Attraverso il bosco sono ritornato indietro. Lui era fermo in attesa che noi ripartissimo. Dunque i sospetti erano fondati. Nel punto della via, nel quale mi avete visto fare strane manovre, l’abbiamo gabbato. Ora si starà chiedendo quale strada abbiamo preso. Però l’oscurità gli impedirà di mettersi in fretta alla nostra ricerca. Domani siamo a destinazione senza averlo alle nostre spalle”.

Perché siete stato in silenzio?” chiede Philippe, leggermente offeso.

Era inutile mettervi in apprensione” esclama Pietro, entrando in città. “La destinazione è Poitiers. Ci stanno aspettando”.

Il chierico mastica amaro. Avrebbe preteso maggior coinvolgimento negli avvenimenti. Tuttavia deve ammettere che il frate agisce con prudenza e non mette a repentaglio la sua vita.

Mentre voi cercate un maniscalco con stalla per i nostri cavalli e una locanda pulita e sicura, io vado a mondare i miei peccati nella Cattedrale, che si erge riconoscibile davanti a noi.” dice Pietro “Vi attendo lì”.

Il frate si avvia verso il luogo dell’incontro. Non sa se il prete ci sarà ad attenderlo. Nel messaggio del cardinale c’era scritto cosa doveva fare e nulla più. Ricorda a memoria il contenuto. Non ha chiaro quando questo avverrà.

Entrate dalla porta Nord e percorrete la navata di destra fino al portale Ovest. Volgetevi verso Est per iniziare il percorso del labirinto fino al punto centrale. Qui inginocchiato, guardando il rosone davanti a voi, pregherete, prima di riprendere il cammino inverso. All’uscita un prete vi affiancherà

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  1. Caro Gian Paolo, mi chiedevo e mi chiedo tuttora quanta pazienza ma sopratutto quanta bravura occorre avere per scrivere una storia così documentata, interessante e bella.
    Ma ormai, ci si fa l’ abitudine ( parlo per me), i tuoi racconti hanno sempre il marchio della Qualità
    Tornando al racconto, Pietro, ancora una volta, riesce con la sua arguzia e saggezza a mettere nel sacco un nuovo un inseguitore.
    Aspetto gli sviluppi di questa fantastica storia
    Un caro abbraccio
    Mistral

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  2. Pingback: Una storia così anonima – parte ventunesima | Newwhitebear's Blog

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