Un storia così anonima – parte tredicesima

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dal web - credit menupizza.it

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Bologna, 21 febbraio 2015, ore 15

Riprendono la lettura delle Chronicae bononiensia dell’anonimo scrittore del settecento e commentano le astuzie di frate Pietro.

“La sa lunga il nostro templare. Depista Henry de Caron con abilità. Allora non c’era il navigatore” dice Vanessa, ridendo.

“Mica facile trovare il sentiero giusto tra i mille possibili. Io mi sarei già perso” esclama Luca, che resta sbalordito per come riesce a seminare gli inseguitori senza perdere la bussola del viaggio.

“Mi chiedo se il nostro anonimo non abbia romanzato un po’ troppo questo tour?” si domanda la ragazza.

“Non credo. Abbiamo già trovato molti riscontri. Quindi niente voli di fantasia” replica sicuro il ragazzo.

“Ma ‘sto Camberiacum a quale città si riferisce?” chiede Vanessa.

Luca fa una ricerca. “É il vecchio nome di Chambéry” esclama sorpreso.

“Ma non faceva prima a scrivere il nome attuale?” dice ironicamente la ragazza.

Ridono. Sono allegri. La nottata in bianco non sembra aver intaccato il loro buon umore.

“Controlla a quale città corrisponde quell’altro nome astruso” gli chiede Vanessa, incuriosita di conoscere dove si trovavano il templare e i suoi inseguitori.

“Indovina un po’?” fa Luca divertito.

“Non ci provo nemmeno” replica lei.

“Lione! Leggo che qui sono nati diversi imperatori romani” afferma il ragazzo.

“Dunque Pietro è diretto a Lione. Leggendo la cronaca, ha quasi del miracoloso quel viaggio. Niente segnali stradali, niente autostrade o smartphone con GPS. Solo il senso di orientamento” dice Vanessa ammirata per come procede il cammino del frate e del chierico senza tentennamenti o dubbi.

Luca annuisce, mentre prosegue nella lettura, che sospendono, quando il frate Pietro da Bologna si avvia sotto scorta armata verso Parigi.

“Pausa?” implora Vanessa, che sente la necessità di camminare un po’.

“Cosa hai racimolato in Sala Borsa, Van?” le chiede Luca, stiracchiandosi senza ritegno, mentre ignora la richiesta.

“Due saggi di uno studioso bolognese, Giampiero Bagni, su Pietro da Bologna” dice la ragazza, mentre li estrae dalla capiente borsa, che pare contenere l’universo intero.

Il ragazzo prende il primo che capita. Templari a Bologna. Lo comincia a sfogliare a caso. Si ferma e legge a pagina 41 che è stata trovata un cassetta, contenente un abito da monaco rosso con croce bianca, scomparsa e mai più ritrovata.

“Dove?” chiede Vanessa.

“A Sasso di Lizzano in Belvedere” fa Luca, che prosegue a sfogliare. Gli pare di rammentare che si trova sull’Appennino bolognese, esattamente non lo ricorda.

La ragazza si risiede al PC, visto che la sua proposta è caduta nel vuoto, e compie qualche ricerca con la speranza di trovare qualcosa di interessante. Si imbatte in un documento dove è citata la chiesa di Sant’Homobono.

“Ho trovato un riferimento più preciso della chiesa” dice la ragazza.

“Dove? Qui parla genericamente dopo la magione sulla via Emilia, fuori dalla cerchia muraria” afferma il ragazzo.

“No. Parla di appartenenza alla parrocchia degli Alemani. Si potrebbe domandare al parroco, dov’è questa chiesetta” si domanda Vanessa.

Luca scuote il capo e non dice nulla. Dubita molto che quel luogo sacro possa essere di aiuto. Piuttosto ricorda che nell’articolo di Repubblica oltre al cunicolo, riconducibile alla chiesa di Santa Maria Maddalena, distrutta dalle bombe della seconda guerra mondiale, citava qualcosa d’altro. Prende il giornale, lo sfoglia febbrilmente e rilegge il breve articolo. ‘Sotto il portico dei Servi c’è una cripta collegata alla chiesa dei Servi. E se fosse questa la chiesetta che cerchiamo?’ pensa il ragazzo, che non sta ascoltando quello che Vanessa sta dicendo.

“Che ne dici, se facciamo due passi? Sento le gambe intorpidite” dice la ragazza, alzandosi con decisione.

“Buona idea. Dove?” chiede il ragazzo, mettendosi ritto.

“Dove ci portano i piedi”.

La città si sta animando per il sabato sera e accende le luci per rischiarare il buio, che cala velocemente. Le giornate sono corte e il cielo nuvoloso non aiuta. Camminano in silenzio, ognuno avvolto nei propri pensieri. Vanessa vorrebbe partire alla caccia del tesoro dei templari di Bologna. Ha letto che già nel passato ci avevano provato con scarsi risultati, anzi senza trovare nulla. Tuttavia lei è convinta che si trovi nascosto da qualche parte. ‘Ma dove?’ si domanda, aggrottando la fronte, mentre si stringe nel piumino. Il freddo della sera è pungente, perché quella brezza neppure troppo forte lo fa sentire ancora di più. Prova a ricapitolare le poche certezze che ha. ‘Il frate ha trasportato il tesoro in una chiesa. Quale? Sant’Homobono? Santa Maria dei Servi? No, questa no. Ho letto che è stata eretta nel 1346. Quarant’anni dopo. San Giovanni dei Celestini? No, troppo lontana. Il cronista ha parlato di un tragitto non troppo lungo. L’unica possibile è questa chiesa di Sant’Homobono. Ma esisterà?’ si dice, riflettendo sulle poche notizie in possesso.

Luca è meno smanioso di cominciare la caccia al tesoro, ammesso che esista. Quel ritrovamento sull’Appennino lo incuriosisce ma anche la scomparsa desta perplessità. ‘Quella cassetta di ferro dove è finita?’ si domanda. Non gli pare possibile che un reperto del genere svanisca come neve al sole. Qualcosa non gli quadra. ‘E se con la cassetta fosse stato recuperato altro, senza dichiararlo? Sarebbe possibile. Ma cosa? Dal saggio di Bagni, sfogliato velocemente, ha parlato di Monte Acuto che è la montagna che sovrasta Lizzano. Personalmente comincerei da lì. Ma c’è ancora qualcosa?’ riflette pensoso.

“Che ne dici di fermarci in pizzeria?” gli chiede Vanessa, rompendo quel silenzio pensieroso.

“Buona idea. Sai già dove?”

“Qui poco distante fanno pizze croccanti e sfiziose”.

“Aggiudicato” dice il ragazzo, seguendola.

Il locale è poco animato. É ancora presto. Non sono nemmeno le diciannove. Si sistemano in un tavolo d’angolo. Studiano il menù e alla fine ordinano una semplice margherita e birra. Restano taciturni senza scambiarsi una parola.

“A cosa stai pensando?” gli domanda la ragazza, vedendolo assorto.

“A nulla, in particolare. Però non sono riuscito a intuire il motivo del viaggio di Pietro in Francia. Tirava aria brutta per i templari ma lui è partito lo stesso. E infatti sta finendo a Parigi”.

“Ma c’era la chiamata del papa!”

Luca scuote il capo. “Non mi convinci. Rischia prigione e rogo, Pietro!”

“Anche questo è vero! Però i templari rispondono direttamente al papa. Quindi al capo si deve sempre obbedienza” fa Vanessa, mentre taglia la pizza.

“Sarà come dici tu ma sono convinto che il mistero sarà risolto nel proseguimento della lettura” dice il ragazzo, pulendosi la bocca dalla schiuma della birra.

“Non vedo l’ora di cominciare la caccia al tesoro” afferma la ragazza.

“Il tuo è un chiodo fisso!”

“Sarà ma quest’avventura mi affascina. Tu niente?”

“Sì. A dire il vero. Però…” fa Luca, arretrando la sedia.

La cameriera si avvicina circospetta come a far capire che è giunto il momento di liberare il tavolo. É una ragazza giovane da capelli castani. Tiene in mano un piccolo tablet, dove registra tavolo e ordinazioni. Vanessa la scruta. Non ha molta voglia di andarsene. ‘Sembra una studentessa che arrotonda la paghetta come cameriera alla sera’ riflette, osservandola con cura.

“Ci facciamo un’altra pizza e birra?” chiede la ragazza, mentre estrae dalla capiente borsa i due libri presi in biblioteca.

Luca capisce il motivo di una nuova ordinazione. Sarebbe già a posto con quella appena finita di mangiare ma annuisce per conferma. “Però prenderei una biancaneve1” dice il ragazzo.

“E sia per due biancaneve” fa la ragazza, chiamando con un cenno della mano la cameriera, che accorre prontamente.

Luca prende quello che aveva cominciato a sfogliare. Consulta l’indice e comincia a leggere nell’attesa della nuova pizza. Vanessa afferra l’altro ed esclama soddisfatta. “Finalmente un po’ di luce su questa misteriosa chiesetta!”

“Dov’è? Esiste ancora?”

“Uhm, forse no. O meglio credo che sia stata inglobata in un’altra struttura”.

“Non lasciarmi sulle spine” la prega il ragazzo visibilmente incuriosito.

“Secondo il Bagni era a ridosso della struttura conventuale dell’ordine dei Teutonici. Quindi a fianco della chiesa degli Alemanni. Però adesso non si distingue più dalla chiesa stessa” riferisce Vanessa con tono di leggera delusione.

“Quindi avevo ragione, quando dicevo che lì non c’è più nulla” afferma con tono trionfale Luca.

La ragazza non risponde e addenta un triangolo di biancaneve.

1La pizza biancaneve è una pizza di sola pasta e mozzarella e niente altro.

parte quattordicesima

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  1. Questi frati (in particolare Pietro) la sanno lunga, per fortuna Vanessa riesce piano piano a ricostruire il cammino della loro storia tra una chiacchiera con Luca e un morso di pizza.
    Si presenta una ricostruzione tortuosa ma il bandolo della matassa sicuramente verrà trovato! 😉
    Un abbraccio
    Affy

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  2. Ah! Beccata la filologa Vanessa che non conosce il nome latino di Lione! Radiata dall’albo (che non esiste)! Scherzo. Sempre molto vivaci e godibili gli interludi tra Van e Luca, con quella serie di dettagli realistici che sono sempre divertenti e azzeccati.

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  3. Continua l’ accattivante avventura di frate Pietro, “interrotta” di tanto in tanto dai dialoghi investigativi di Luca eVanessa. Continua anche i miol gradimento verso questo racconto e il suo autore
    Quasi quasi mi mangerei una Biancaneve
    Bravissimo, Gian Paolo
    Un caro abbraccio
    Mistral

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  4. Pingback: Una storia così anonima – parte dodicesima | Newwhitebear's Blog

  5. Letta pure questa puntata..Vanessa continua a piacermi e pure il plot.
    E’ intrigante.
    Visto il mio culto per la storia un paio di mesi fa acquistai uno degli ultimi numeri di “Conoscere la Storia” ( edizioni SPREA) e sai perchè?
    Offriva uno spaccato mooolto avvincente della storia dei Templari.
    Lo avevo sulla scrivania e se non fosse stato per il tuo racconto, ne avrei intrapresa la lettura solo in autunno, magari davanti al caminetto mangiando castagne.🙂

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    • Ricordo quella rivista e anche il titolo. Non lo acquistai, perché avevo fatto una bella scorta di testi sull’argomento – Frale, Demerger, Dailliez, Bagni e altri. Non storie rmanzate ma saggi ricchi di documentazione – Tutto materiale che ho consultato per ricavare notizie intorno alle quali costruire il mio racconto.
      Il tuo giudizio mi rende felice.

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        • Barbara Frale è la responsabile dell’archivio segreto del Vaticano. Demurger sembra che sia il massimo esperto sui Templari. La sua opera è ricca di documenti e ha una bibliografia sterminata. Dalliez è forse quello meno valido. Giampiero Bagni ha scritto due volumetti sulla magione bolognese e su Pietro da Bologna, il mio frate. Tutte informazioni preziose.
          A presto

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            • I templari sono stati vittima di intrighi politici. De Molay, l’ultimo gran maestro, era troppo sicuro di sé che Filippo il Bello non avrebbe dato corso alla riunione del 23 settembre. E sconò con la morte, perché sapeva del progetti reali.
              Sodomia? Una bufala. Nel senso che forse tra qualche templare ci sarebbero stati rapporti non ortodossi. Più o meno come oggi. Baffomeetto? Era una reliquia sacra, asportata dal Tempio di Salomone a Gerusalemme, dopo il suo abbandono. Esattamente non si è mai saputo ma fa parte di quegli oggetti che i Templari si sono portati via dopo la perdita di Gerusalemme. delle altre accuse era un rituale per verificare la fede di chi voleva entrare nell’ordine.

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              • Sì, lo si evince pure dall’articolo che ribadisce anche il grosso potere economico e offe una panoramica storico-politica nella quale un gioco non da poco è condotto dal Papa Clemente V che ha avuto il suo bel ruolo fino a quando con la bolla “Vox in excelso” non abolisce l’Ordine.
                Ma è vero che volevano divengtare uno Stato come i Cavalieri di Rodi e gli Ospitalieri??
                Mi stai appassionando al tema già avvincente di suo, Gian Paolo!!!
                Ti son debitrice.🙂

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                • Dai documenti letti, non ho tratto questa impressione. Piuttosto interessava loro la finanza. In un certo senso funzionavano come una banca con lettere di credito senza spostare un soldo. Più o meno così. Se un mercante doveva acquistare in una regione orientale, depositava il denaro presso una magione e riceveva un documento che attestava il credito. Arrivato a destinazione prelevava quanto serviva per pagare le merci dalla magione dell’area. Se non prelevava tutto gli veniva rilasciato un nuovo attestato per la somma non ritirata. Ma funzionava anche in modo inverso. Il mercante vendeva le sue merci e il ricavato lo depositava in loco ricevendo una lettera di credito della somma depositata. In questo modo i mercanti non correvano rischi nei commerci di essere depredati del denaro. L’effettivo movimentazione del denaro lo facevano i templari con la loro flotta. I rischi di essere attaccati da qualcuno erano bassi, perché le navi erano armate e veloci, inoltre c’erano templari armati a bordo.
                  Questo sistema è stato poi ripreso nel 1400 ma in misura meno ampia, con la fondazione delle prime banche.

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