Una storia così anonima – parte undecima

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Bologna 21 febbraio 2015, ore 14

Quando Luca arriva al civico 16, sotto casa di Vanessa, la trova che lo sta aspettando.

“Potevi camminare più in fretta” lo redarguisce. “Sono qui da un’ora”.

Il ragazzo la guarda come se fosse una persona aliena. Non replica. Sbuffa, mostrando gli innumerevoli sacchetti di plastica, che tiene in mano. Vorrebbe soffiarsi il naso che gocciola come una fontana ma non può. É scuro in volto e più di una volta si è detto ‘Fanculo!‘. Adesso sta in silenzio.

“Per due borse!” dice Vanessa sarcastica.

“Due borse di mia nonna!” replica Luca con la mosca al naso, trattenendosi dal dire parolacce. “E le tre ore al gelo e in piedi, quelle non le conti?”

“Ora saliamo e così ti riscaldi, brontolone” fa la ragazza, mentre prende le chiavi dalla borsa.

Vanessa sorride e apre il portone senza aggiungere nulla. In silenzio salgono al secondo piano con l’ascensore. Luca tiene il muso. Gli pare essere preso per i fondelli e mastica amaro. Se non fosse per il manoscritto l’avrebbe già mandata a quel paese, mettendo le borse per terra.

“Posa le sportine della spesa sul tavolo” gli dice, mentre lo abbraccia e gli scocca un bacio sulla bocca come riparazione delle frecciate di prima.

Il ragazzo addolcisce il viso e si rilassa un pochino ma l’irritazione non è cancellata.

“Prepariamo il sugo coi pomodori acquistati, mentre si cuociono gli spaghetti integrali al kamut” afferma decisa. Prende dal cassetto sotto il piano di cottura due pentole che riempe di acqua.

Luca si è seduto e si massaggia le mani indolenzite e violacee per il freddo.

“Cosa hai trovato in Sala Borsa?” le chiede il ragazzo. “Mi dai Repubblica che leggo l’articolo?”

“No!” replica Vanessa seccamente. “Lo leggiamo insieme. Dopo. Con calma. In Sala Borsa? Un paio di libri, che ho preso in prestito. Non so quanto ci saranno utili”.

“Cosa pensi di Henry de Caron? Hai capito dalla cronaca dell’Anonimo, perché sta alle calcagna di Pietro? Io, no” fa Luca, mentre si soffia il naso vistosamente.

“Neppure io” fa Vanessa, mentre prende fuori dalla pentola in ebollizione i pomodori. “Sbucciali, mentre metto a cuocere la pasta”.

Luca comincia a togliere la pelle, mentre riflette sulla storia.

“Pare che il famoso cunicolo esista per davvero, stando al titolo della locandina” dice il ragazzo.

Vanessa non risponde subito, mentre taglia a tocchetti i pomodori pelati, che mette in una casseruola con olio d’oliva, uno spicchio di aglio e prezzemolo.

“Parrebbe di sì, se il testo conferma il titolo” fa la ragazza che mette sul fuoco la teglia. “Senti la pasta. Mi piace al dente ma non troppo”.

“Ma secondo te, Pietro raggiungerà la corte papale? Dovrebbe farcela, ha un salvacondotto” afferma Luca, mentre assaggia uno spaghetto.

“Non saprei se ce la fa. Il salvacondotto? Allora come oggi non conta nulla. Non badavano tanto alle apparenze di un pezzo di carta. Fair play, rispetto delle regole erano degli optional. Non credo che sia cambiato molto al giorno d’oggi” risponde Vanessa, che assaggia il sugo, dopo aver eliminato lo spicchio d’aglio. “La pasta?”

“Per me è cotta” replica il ragazzo. “Se Pietro ritorna sano e salvo dalla Francia, sicuramente sposterà il tesoro”.

“Non farti illusioni. Trovarlo, ammesso che esista o sia esistito, è come la ricerca di un ago nel pagliaio” afferma con decisione Vanessa, mentre versa gli spaghetti scolati nel sugo di pomodoro. “Lava un po’ d’insalata. E non stare lì impalato col viso meditabondo! Dati da fare, se vuoi mangiare!”

Luca prende due caspi di insalata gentile, uno verde e uno rosso. Toglie le foglie brutte e dopo averle sminuzzate mette il tutto nello scola verdure.

“Però secondo me Pietro non fa un viaggio inutile fino a Poitiers. La convocazione è un semplice pretesto” dice il ragazzo, mentre lava con cura l’insalata sotto l’acqua corrente.

Adesso c’è rimasto solo da cuocere le fettine di vitello‘ pensa Vanessa, mentre prende una tovaglia di cotone da un cassetto.

“Sgombra il tavolo. Passalo con la spugnetta umida. Poi metti la tovaglia, piatti, bicchieri e posate” fa la ragazza, che continua a dare ordini. “Anche secondo me. Se il papa voleva incontrarlo, poteva scegliere un momento più opportuno”.

Uffa! Sempre a comandare!‘ si dice Luca, mentre stende la tovaglia e mette quel che serve sul tavolo. Apre il frigo e prende acqua e il vino. Il pane è fresco. Tuttavia i suoi pensieri sono tutti rivolti a Pietro, che trova furbo come una faina. Ha scoperto il gioco sporco di Henry de Caron, l’ha fregato nella salita verso il Moncenisio e adesso chissà cosa ha escogitato per bidonarlo una seconda volta.

“Pietro è un furbacchione, abile con le parole e svelto col cervello. Mi domando se ha un’idea del motivo per il quale è stato convocato dal papa. É vero che lo conosce personalmente ma la situazione per i templari non si può dire ottimale. Inoltre rischia di assaporare le panche delle prigioni reali francesi” dice Luca, mentre sistema la tavola.

“Anziché chiacchierare, cuoci le due fettine di vitello. Vuoi senape o maionese?” gli domanda Vanessa.

“Solo un filo d’olio” risponde il ragazzo.

“Tieni alla linea?” lo canzona la ragazza. “Sì, Pietro è un tipo tosto. Dubito che finisca in una prigione francese. É troppo abile con le parole ed è sveglio con la mente per lasciarsi ingabbiare”.

“D’accordo con te. Ma quelli erano tempi bui e pericolosi per tutti” afferma Luca, che non risponde alla provocazione della ragazza. Mette sulla piastra le due fettine che cuoce con perizia.

“E adesso tutti in tavola. Bando alle ciance. Lavorano solo le mandibole” fa Vanessa, sedendosi.

Il ragazzo alza gli occhi verso l’orologio. Gli scappa un fischio.

“Che c’è, ora?” domanda la ragazza, che non ha afferrato il senso della sorpresa di Luca.

“Hai visto l’ora?”

“No”.

“Sono già le tre!” fa il ragazzo sorpreso.

“Embé? Devi andare da qualche parte?” esclama Vanessa con la bocca piena di spaghetti.

“No. Il tempo è volato oggi” replica Luca. “Buoni questi spaghetti”.

“Perché dubitavi?” dice la ragazza pronta a ringhiare, se lui avesse osato mettere in dubbio le sue qualità di cuoca. “Dove abbiamo lasciato i nostri eroi?”

“Ah! Ah!” fa il ragazzo, sghignazzando.

“Che hai da ridere, sciocca creatura!” afferma stizzita Vanessa.

“Hai detto che dovevamo mangiare senza pensare alla storia” la pungola Luca.

“Infatti, non parlo della storia. Volevo vedere se eri stato attento nella lettura” lo sfotte con sarcasmo.

Luca vorrebbe rispondere per le rime ma non gli va di rovinare il pranzo con battute e ribattute. Ha fame. Il giorno prima ha mangiato qualche panino annaffiato da litri di caffè. A parte il bombolone della mattina non ha messo sotto i denti nulla.

“Dove li abbiamo lasciati?” dice il ragazzo. “Pietro a … nel paesino dopo il valico e Henry de Caron all’Ospizio”.

“Cosa pensi che abbia scritto il nostro cronista anonimo?” fa Vanessa come se parlasse da sola.

“Non saprei” commenta Luca, alzando le spalle.

“Hai perso tutta la tua fantasia di scrittore?” lo punzecchia la ragazza.

“Ma… veramente io non sono uno scrittore. Non ho mai pubblicato nulla” si schernisce il ragazzo.

“Sei timido. Tutto qui” conclude Vanessa. “Io penso che il cronista punterà le sue fiches sull’inseguimento di Henry de Caron e sulla furbizia di Pietro”.

La ragazza si alza, toglie i piatti sporchi e mette in tavola i dolci.

“C’è un po’ di zuppa inglese” comincia la ragazza.

“Cos’è un residuato delle guerre puniche?” dice Luca, ridendo.

“Ma no. É di domenica scorsa”.

“E quindi cerchi il merlotto che la spazzi via” afferma il ragazzo con sarcasmo.

“E va bene. Me la mangio io. Preferisci il certosino o la ciambella che abbiamo comprato nel panificio?” prosegue Vanessa nell’elenco, senza replicare la battuta.

“Ciambella e vino” concorda Luca. “Sì, sì. Quando riprendiamo la lettura sicuramente troveremo l’inseguimento di Henry de Caron a Pietro. A proposito. Non è ancora il momento della lettura dell’articolo sulla Repubblica?”.

La ragazza mette in tavola la ciambella e la zuppa inglese e poi recupera il giornale.

“Posso assaggiarne un po’ di zuppa inglese?” chiede timidamente il ragazzo.

“Ma non è più il reperto archeologico?” fa di rimando la ragazza, che apre il giornale nella sezione di Bologna.

“’Quel tunnel segreto dei Templari nelle viscere di Strada Maggiore‘ titola un breve articolo” legge Vanessa. “Uffa! Appena poche righe!”.

“Leggile” suggerisce Luca, mentre sbocconcella la ciambella inzuppata nel vino.

“E va bene! Leggo”.

C’è un tunnel segreto dei Cavalieri Templari sotto i basoli appena posati in Strada Maggiore. Lo hanno individuato con il georadar gli archeologi durante i lavori per il Crealis: le analisi del sottosuolo ne hanno evidenziato la presenza in maniera chiara, anche se non è stato possibile toccarlo con mano. Si tratta di un cunicolo che parte dalla “Commenda”, la vecchia casa templare di Santa Maria del Tempio in Strada Maggiore al numero 80, localizzato a circa due metri di profondità. Vi si accedeva dalla vecchia chiesa che sorgeva all’interno della “Commenda”, quasi di fianco a dove oggi sorge la chiesa di Santa Caterina, e proprio per questo può darsi che conducesse ad una cripta sotterranea. Che i sotterranei di Bologna siano un vero reticolo di cunicoli medievali non è una novità, ma questo potrebbe servire a chiarire qualche dettaglio sulla storia dei Templari bolognesi, di cui si hanno ancora testimonianze frammentarie. E non è l’unica scoperta fatta dagli archeologi durante gli scavi in Strada Maggiore. I rilievi del georadar hanno fatto emergere anche la presenza di una cripta circa a metà del portico dei Servi, alla quale si accedeva dalla chiesa. Oltre alle fondamenta di Porta Maggiore e del palazzo dei dazi, dove si pagavano le tasse per l’ingresso delle merci –

Da La Republica – sezione Bologna – del 21 febbraio 2015 – Caterina Giusberti

“Contento? Non mi pare che dica molto. Conferma solo che il nostro cronista anonimo aveva documenti di prima mano e non semplici fantasie o fantasiose ricostruzioni. Nella stessa pagina c’è anche un intervista a un certo professor Cova sui templari. Però è troppo lungo per leggertelo. Lo farai da solo” dice Vanessa, allungandogli il giornale.

parte dodicesima

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  1. Finito di litigare con il Garante per la privacy e la Cookies Law posso ritornare alla tua bellissima storia. Singolare e molto ben delineata la relazione tra Luca e Vanessa, che rende la cornice appassionante quanto il quadro. Non vorrei sbagliarmi ma le schermaglie somigliano sempre di più a schermaglie amorose. Ammiro sempre di più la tua abilità nell’incastonare i dettagli nello scorrere della vicenda senza mai risultare prolisso ma riuscendo sempre ad arricchire la pagina.

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  2. Dopo ‘sto pasticciaccio dei cookies (ho perso diversi amici che hanno chiuso il blog o migrato su altre piattaforme) finalmente posso tornare alle cose serie! 😉
    E riprendo il tuo racconto …
    Vanessa e Luca giocano al gatto con il topo, si stuzzicano a vicenda senza dimenticare il motivo principale dei loro incontri e cioè riuscire a decifrare un vecchio manoscritto sui tesori dei templari, tesori che non sono stati mai ritrovati.
    Ogni puntata accende la fiammella della curiosità e la conoscenza di nuovi indizi ripaga l’attesa.
    Sono all’erta per la prossima puntata.
    Un abbraccio

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    • I tuoi amici che hanno chiuso il blog hanno fatto male. Badta leggere il testo per capire a chi è rivolto. Migrare su altre piattaforme? Non ha senso, perché la situazione è la stessa di wp.
      Parlando di cose serie, si Vanessa e Luca si pungono a vicenda ma hanno in comune la voglia di trovare il mitico tesoro.
      Un abbraccio

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  3. C’è un tunnel segreto dei Cavalieri Templari sotto i basoli appena posati in Strada Maggiore. ..

    I think this is a great delivery… I love the story here and the way the characters and the historical background are intertwined!… Very nicely penned… All my best wishes! Aquileana😀

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  4. Pingback: Una storia così anonima – parte decima | Newwhitebear's Blog

  5. Ho appena scritto della Bologna sotterranea e questa puntata cade a fagiolo.
    Mi piace che parlano di Pietro e del resto come gli appartenesse come si trattasse di faccende a loro contemporanee; mi garba la passione che trasuda dai loro discorsi.
    C’è molta energia nell’aria.
    Mi piace anche come si va dipanando la storia..
    Peccato che per un paio di gg non potrò leggerti Gian Paolo.
    Però qua Vanessa è una scass…le”: fossi in lui l’avrei già mandata al paese di Pulcinella ( come si dice qua).

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