Una storia così anonima – parte decima

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Bologna, 21 febbraio 2015, ore nove

Un suono insistente mette fine all’abbraccio dei due ragazzi, che sono profondamente addormentati sul divano.

Vanessa si scuote e si agita, svegliata di soprassalto da quel rumore fastidioso. Si guarda intorno cercando di capire perché Luca sta dormendo con lei su uno scomodo letto di fortuna. Si sfrega gli occhi verdi, ancora assonnati, nel tentativo di aprirli per bene.

“Chi rompe?” esclama ad alta voce, avvicinandosi al video citofono. Non aspetta nessuno, neppure il postino, che di solito arriva intorno a mezzogiorno. Guarda l’ora. Sono passate le nove da poco.

Quando osserva lo schermo illuminato, la rabbia cresce.

“Stronzo, dovevi pensarci bene stanotte a come parlavi” dice, lasciandolo suonare inutilmente. Adesso deve risolvere un altro quesito. ‘Che cazzo ci fa Luca sul mio divano?’ si dice, mentre un lampo le rischiara la memoria. La telefonata dell’amico nel cuore della notte, il litigio con Franz, la lettura del manoscritto del seicento, la storia dei templari bolognesi.

“Chi sta suonando con tanta insistenza?” domanda Luca, che si è messo ritto sul divano, cercando un improbabile appoggio.

“Uno stronzo” replica seccata Vanessa.

“E che vuole?” insiste il ragazzo, che finalmente sta eretto.

“Non lo so e non m’importa” risponde stizzita la ragazza. “Un caffè?”

“Nero e carico” fa Luca, che traballante si muove verso la cucina.

Il ragazzo si siede pesantemente sulla sedia e osserva Vanessa che appare piena d’energia. Lui si sente come uno straccio. La notte insonne l’ha messo a terra.

“Che facciamo?” chiede Luca, sbadigliando vistosamente.

“Quello che ci siamo detti” afferma la ragazza, mentre accende il fornello.

“Non ricordo” dice il ragazzo, che ha un vuoto di memoria. “Se me lo puoi dire, faccio un refresh delle sinapsi”. Ride della battuta non molto felice.

“Andiamo in Strada Maggiore” fa Vanessa, mentre mette sul tavolo due tazze, lo zucchero di canna e della panna fresca. “Ci sono dei biscotti nella credenza”.

“Uhm! Mi basta il caffè” replica Luca, sbadigliando senza ritegno.

Adesso ricorda tutto. La visita alla biblioteca Ariostea, le fotocopie del manoscritto di straforo, il tentativo di capirci qualcosa, la corsa a Bologna nel cuore della notte e alla fine il crollo per stanchezza. Riflette su quello che hanno letto. Il tesoro dei templari bolognesi è stato nascosto. Pare, senza averne la certezza, che non sia mai stato ritrovato. Ma esiste veramente o è uno dei tanti miti, che gli scrittori hanno alimentato? Si dice, mentre sorseggia in silenzio la sua tazza di caffè.

“Tu che pensi?” gli domanda Vanessa, che non lo ha ancora bevuto, perché pensa alla lettura del manoscritto antico.

“Non lo so. Mi sento confuso. Il tesoro è un mito oppure una realtà che i nostri occhi non vedono” risponde Luca, posando la tazzina vuota.

“Non sei di molto aiuto, a quanto pare” fa la ragazza, che si è decisa di bere prima che il caffè diventi completamente freddo.

Il ragazzo sorride storto. Adesso ricorda quello che si sono detti prima di cadere sul divano abbracciati. É stato un momento di dolcezza sentirla addormentarsi tra le sue braccia. Scaccia subito il pensiero ma il retrogusto dolce rimane.

“Volevo dire…” comincia Luca non troppo convito.

“Sentiamo quale cazzata ti sei inventato su due piedi, perché non credo che ci pensavi prima” fa Vanessa, raccogliendo le tazzine, che depone nel lavello insieme alle altre della notte.

“Volevo dire che ho le idee confuse su questa storia. Il francese ha un compito preciso da assolvere. Ma quale non l’ho intuito” dice Luca, improvvisando la battuta.

Vanessa ride, perché legge con chiarezza negli occhi del ragazzo che la risposta è stata messa in piedi come un frutto improvvisato. Adesso deve correre in bagno, se non vuole lasciare un ricordo umido sul pavimento. Per le battute ci penserà dopo.

“Mi faccio una doccia veloce. Puzzo come un caprone” urla la ragazza da dietro la porta. “Poi se vuoi, la puoi fare anche tu”.

“Che caprone meraviglioso vedo!” esclama Luca, ridendo.

Vanessa esce dal bagno, afferra un cuscino da una sedia e lo tira al ragazzo, che lo agguanta al volo. Poi si dilegua nella zona notte. Luca appoggia il cuscino sul tavolo e chiude gli occhi.

Alle dieci i due ragazzi scendono in strada e si avviano verso le due torri. É una giornata fredda priva di sole. Il cielo è coperto e spira un vento di tramontana. Arrivati in fondo a via Rizzoli, entrano nel bar all’angolo per fare colazione.

“Tu, da dove cominceresti le indagini?” gli chiede Vanessa, che si sta gustando una soffice brioche al miele.

“Dalla commenda” risponde pronto Luca con la bocca piena di un bombolone alla crema.

La ragazza ride, gettando indietro i riccioli rossi che erano scivolati sugli occhi.

“Io no” dice, scuotendo il capo.

Vanessa sorseggia un tè al gelsomino senza dire una parola in più. Luca beve l’ennesimo caffè e aspetta che la compagna parli. Lei continua a tacere.

“Mi chiedi da dove cominciare. Ti rispondo ma non sei d’accordo. Poi resti in silenzio” replica il ragazzo deluso, mentre si avvia alla cassa per pagare.

“Alla commenda non troviamo nulla. Tempo sprecato” dice la ragazza, prendendolo sottobraccio.

“Ma che ci andiamo a fare?” domanda Luca alquanto basito.

“Veramente l’hai chiesto tu stanotte” replica Vanessa sorridente, mentre le cade l’occhio su una locandina dell’edicola vicina.

“Certamente, l’ho chiesto…” comincia il ragazzo, mentre lei si ferma di colpo.

Luca non comprende il motivo dell’arresto improvviso e sta per chiederle il motivo, quando capisce tutto. ‘Quel tunnel segreto dei Templari nelle viscere di Strada Maggiore‘ recitava la locandina fuori dall’edicola. Non c’è nemmeno il tempo di focalizzare e metabolizzare la notizia che Vanessa è già entrata nella rivendita per comprare una copia di La Repubblica. ‘Adesso dobbiamo trovare un posto per leggere in santa pace l’articolo’ si dice il ragazzo guardandosi attorno.

“Vieni” fa la ragazza, strattonandolo. “Arriviamo fino a via Torleone. Il numero 80 è proprio sull’angolo”. Il giornale sparisce nella sua capiente borsa.

Strada Maggiore è un immenso cantiere polveroso e rumoroso. Già camminare è un bel problema tra strettoie e piccole deviazioni. In silenzio arrivano al numero ottanta e vedono un palazzo che li lascia delusi. Scialbo e di certo molto più recente rispetto agli avvenimenti, che l’Anonimo cronista ha trascritto, si presenta ai loro occhi. Leggono la targa ‘Opera pia poveri vergognosi‘. Niente riferimenti ai Templari ma una semplice ASP. Si guardano e per un tacito accordo decidono di fare retromarcia. Nessuna informazione, nessuna luce che si accende nella loro testa suscita la vista di questo palazzo davvero insignificante.

“Facciamo un salto in vicolo Ranocchi per comprare qualcosa da mangiare” dice con tono imperioso Vanessa, mentre guida l’amico per le vie strette del centro di Bologna.

“Posso aiutarti?” le chiede Luca.

“Non è domanda da farsi! É un obbligo. Devi aiutare” esclama la ragazza, infilandosi nel negozio di frutta e verdura.

Ormai è mezzogiorno passato, quando il ragazzo, sbuffando per le numerose borse di plastica che porta, sbuca in Piazza Maggiore, seguito da Vanessa che lo dirige a bacchetta.

“Bene. Finiti gli acquisti di vettovaglie per i prossimi giorni. Faccio un salto in Sala Borsa a vedere se c’è qualche materiale interessante sui templari e in particolare su quelli bolognesi” fa la ragazza, lasciandolo in mezzo alla piazza.

“Ma è aperta anche di sabato?” le urla dietro Luca. Le sue parole si disperdono con vento che soffia freddo sulla piazza. Lui, stanco di aspettare e gelato dalla tramontana, si ripara appena dentro a Sala Borsa. ‘Qui almeno non si gela’ si dice, incapace di soffiarsi il naso che cola come una fontanella.

Dopo quasi due ore Vanessa arriva allegra con sottobraccio diversi libri presi in prestito.

“Ho trovato questi” fa la ragazza, mostrandoli a Luca.

“Io non mi sento più braccia e piedi” replica indispettito il ragazzo.

“Quante storie! Eri qui al calduccio. Che vuoi di più?” dice la ragazza, canzonandolo.

“E ora di corsa a casa!” prosegue Vanessa, avviandosi con passo deciso verso via Indipendenza.

“Se vuoi correre, corri tu. Io arrivo, quando ce la faccio” fa Luca, uscendo di nuovo al gelo. ‘Corri, corri! Di grazia che non schiatti sulla piazza’ si dice, muovendosi con lentezza. Vanessa era ormai persa di vista.

parte undecima

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  1. Buongiorno, Gian Paolo!
    Sono contento che ti è piaciuto le foto pubblicate!🙂
    La prima immagine rappresenta il Mio nipote Andrea a giocare e l’ultimo è il matrimonio di mia nipote aspetti sorella che ho partecipato con la moglie (ultima foto, io sono rimasto, la sposa e lo sposo al centro ea destra, mia moglie): )
    Il motivo per cui non ho smesso dal regno stava lasciando la mia casa
    BUCAREST nessun laptop nel periodo 16-25 maggio ……..
    Una settimana è iniziato come un estate piacevole e divertente!🙂
    Cordiali saluti,
    Aliosa.

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  2. Adesso i due ragazzi hanno parecchio materiale sul quale lavorare, speriamo riescano a decifrare il manoscritto. Vanessa mi sembra molto motivata, riuscirà a ripercorrere la storia fino al passato.
    A me non resta che attendere 😀
    un abbraccio Gian Paolo

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  3. Con il ritorno al presente la tensione dell’avventura e del mistero si stempera nella fresca vivacità del rapporto tra i protagonisti, sospesi tra amicizia e attrazione… tra l’altro Vanessa tratta a volte Luca come una moglie tratta il marito (esperienza personale!). E rimane la curiosità di sapere cosa ne sarà di Pietro nel suo viaggio verso la Francia. Molto vero e divertente.

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  4. Pingback: Una storia così anonima – parte nona | Newwhitebear's Blog

  5. Mi piace come Vanessa conduce il gioco…
    Se avessi suoi colori e fossi di 45 anni più giovane, presuntuosamente dico che potrei addirittura somigliarle, sai..
    La curiosità sua è la mia e non solo.
    Ora scappo…buonanotte e alla prossima!

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