Una storia così anonima – parte nona

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dal fotoalbum di Virgilio

dal fotoalbum di Virgilio

Ospizio del Mont Cenis, 5 novembre 1307, primo albore, anno secondo di Papa Clemente V

Pietro si sveglia al suono della campanella, che chiama a raccolti gli abitanti dell’Ospizio per le preghiere del mattino.

“Sveglia” dice il frate, scuotendo il giovane compagno. “Assolte le preghiere del mattino e mangiato qualcosa di caldo, si parte, tempo permettendo”.

Sbircia fuori nel buio, com’è la situazione. La neve continua a cadere, sia pur con minore intensità. Ha ricoperto il paesaggio sotto una spessa coltre di bianco.

“Frate Pietro, pensate che riusciremo a metterci in marcia?” chiede Philippe scettico sulla possibilità di farcela.

“Con l’aiuto di Gesù Cristo e la protezione di Santa Maria Maddalena, penso proprio di sì” risponde il frate, che infilata la tunica bianca si avvia verso la cappella.

“É ora di mettersi in viaggio” dice Henry, scuotendo i compagni, che per il fastidio grugniscono indispettiti.

Prende qualche pezzo di legna per riaccendere il fuoco e riscaldare un po’ la gelida caverna. Sente il sibilare del vento che fischia tra le rocce. Si avvicina all’apertura e impreca. Il panno è duro come il marmo, la neve accumulata all’esterno sarà alta almeno un braccio e mezzo. Non sarà facile uscire dalla grotta. ‘Di sicuro si sono rifugiati nell’Ospizio. Ritrovare le loro tracce sarà facile’ si dice Henry, mentre ritorna sui suoi passi. Riflette su frate Pietro. Non lo conosceva, nemmeno per sentito dire. Eppure gli sono stati sufficienti pochi scambi di battute per comprendere che sarebbe stato un osso duro da rosicchiare e rendere difficoltoso il suo incarico. Adesso è in ballo e deve ballare.

“Sveglia, dormiglioni. Tra poco si parte” esclama Henry, mentre si scalda vicino al fuoco, che crea sulle pareti ombre misteriose e strane.

Fatta una frugale e fredda colazione, spostano con difficoltà le rocce che avevano messo dinnanzi all’imboccatura. Uno spesso strato di ghiaccio le ha incollate tra loro e la parete. Una piccola valanga di neve, accumulata dal vento, precipita all’interno. All’esterno lo spessore è notevole e rende pericoloso il percorso, perché non si sa cosa si celi sotto. Con molta fatica e qualche apprensione escono per riprendere l’inseguimento.

Pietro si confessa e prende il sacramento della comunione, mentre il chierico lo guarda ammirato. Il frate ha sgomberato la mente da ogni pensiero terreno e rivolge il ringraziamento a Gesù Cristo per averlo assistito fino a quel momento. Di buon umore si sposta nel refettorio per prendere qualcosa di caldo e chiedere lumi sulla strada e sul tempo. Mentre è in attesa che lo servano, pensa al presunto confratello, Henry de Caron, e ai motivi per i quali è alle sue calcagna. Già gli era apparso subito strano che un templare, sfuggito alla retata del re di Francia, avesse rischiato la cattura durante il viaggio per raggiungere la magione bolognese. Perché? Si domanda. Sarebbe stato più logico che si fosse rifugiato in un luogo sicuro, invece di compiere un viaggio di centinaia di miglia per arrivare a Bologna. Deduce che deve avere un preciso incarico da portare a termine e che riguarda la sua persona. Però non trova un collegamento certo tra la presenza a Bologna e il successivo inseguimento, molto discreto nella forma. Anche il falso messaggio del Gran Maestro, Jacques de Molay, stonava nel complesso. ‘Poi dove l’avrebbe portato, se fosse riuscito a mettere le mani sul tesoro della nostra magione?’ si dice Pietro, mentre mangia la zuppa di cavoli e piselli. Troppi punti oscuri sono da dipanare per avere risposte certe.

“Fratello Guilloz sapreste indicarmi la strada per raggiungere il valico e poi scendere nella vallata sottostante?” Pietro chiede lumi al monaco che viene indicato come profondo conoscitore del tempo e delle strade delle Alpi.

Il monaco lo osserva stupito. Gli appare una pazzia mettersi in viaggio con un tempo simile e in particolare senza avere la chiara cognizione della via da percorrere.

“Intendete mettervi in viaggio?” chiede basito il monaco.

“Sì, devo valicare le Alpi e recarmi nella terra dei Franchi” risponde Pietro con calma.

“Ma è una pazzia! La neve è alta almeno du pass ēd trabuch!” esclama Guilloz.

Il frate lo guarda come se fosse un personaggio, uscito da un libro di storia.

“Cosa?” dice Pietro, spalancando gli occhi.

“Ma sì, equivalgono a due piedi liprando ma per noi sono due piedi di trabucco” prosegue il monaco, tutto infervorato a spiegare le misure lineari usate lì.

“Ho capito” fa il frate, fingendo di aver compreso, quanto vale quella misurazione. “Anzi, no! Ma non fa nulla. Intuisco che il manto nevoso sia sufficientemente spesso”.

Guilloz sorride ma prosegue per spiegare come l’impresa di valicare il passo sia un azzardo mortale.

“La strada è diventata invisibile e salire al valico è un’impresa pericolosa”.

Pietro scuote il capo. Nevica e sibila il vento, questo è vero, ma con un minimo di prudenza la salita è possibile, riflette il frate.

“Ma quanto dista?” domanda, tralasciando di approfondire il trabucco e il piede liprando e altre amenità del genere. Tanto non ne avrebbe ricavato nulla di buono a insistere. Meglio lasciar perdere e concentrarsi su altri dettagli.

“Non meno di cinque miglia” risponde il monaco.

“Dunque non siamo molto distanti” dice soddisfatto Pietro.

“No, in condizioni normali. Con la neve tutto diventa difficile. Sia trovare la strada, sia evitare di finire in una buca” afferma Guilloz, scuotendo il capo.

“Ma il tempo tiene oppure peggiora?” insiste il frate, deciso ad acquisire tutte le informazioni.

“Secondo me questo aquilone spazza via tutte le nubi tra un’ora o due al massimo ma le temperature diventano rigide e la neve diventa ghiaccio” sostiene il monaco.

“Grazie per le preziose informazioni” dice Pietro, che ha deciso di partire all’ora terza. Spera di ottenere qualche coperta di lana grezza per proteggersi dal freddo, un po’ di vettovaglie e una pertica per sondare il terreno.

Henry de Caron, prima di abbandonare la grotta, istruisce i due compagni di avventura.

“Messeri, fuori c’è neve in abbondanza e ritrovare la strada per il valico non sarà semplice. Però se voi mi seguirete con diligenza e attenzione, tutto si semplifica. Io starò in testa. Voi starete dietro di me, ricalcando le mie orme. Cammineremo a piedi, tenendo i cavalli per la briglia, facendo la massima attenzione. Ora in marcia”.

Con Henry alla testa del gruppo escono dalla fenditura con prudenza. Il cavaliere sonda il terreno con lo spadone che porta alla cintura alla ricerca del tratto piano tra le rocce. Procede con cautela. ‘Una volta tornati sulla strada, non dovrebbe essere complicato seguire le orme dei due frati, se, come immagino, si sono rifugiati all’ospizio’ si dice Henry che affonda pesantemente nel manto nevoso.

Il tempo scorre, mentre il vento spazza le nubi e mostra l’azzurro del cielo. Il sole fa la sua comparsa ma la temperatura diventa sempre più rigida. Henry de Caron fatica a ritrovare la via che aveva abbandonato ieri sera. Più di una volta è costretto a tornare indietro. Affonda nella neve per mezza gamba e stenta nell’avanzare. É l’ora nona quando intravvede in lontananza le mura dell’Ospizio. Deve decidere, se proseguire oltre col rischio di trovarsi con l’oscurità della notte per strada senza un riparo oppure fermarsi per la notte e riprendere il cammino la mattina successiva. Esiste il pericolo di trovarsi faccia a faccia col frate. Da come l’ha conosciuto, ritiene improbabile questa eventualità. Osserva il viso dei compagni e sceglie di fermarsi.

Pietro, ottenuto quello che voleva, comincia la salita finale verso il passo. La neve è profonda. Procedono a piedi, tenendo i cavalli per le briglie. Con la pertica cerca di intuire se il sentiero sia quello giusto e non presenti insidie nascoste. Sa che deve tenere il piccolo lago ghiacciato alla sua sinistra e il costone roccioso alla sua destra. Avanzano con circospezione, perché alcuni passaggi sono tutt’altro che facili. Come frate Guilloz aveva predetto, il cielo si sgombra dalle nuvole e la neve indurisce. Per un aspetto è un vantaggio, per un altro è un rischio, si dice Pietro. Vede solo roccia e cielo verso l’alto, mentre in basso c’è la conca che racchiude il lago. Superata strettoia, si trovano in un pianoro, dove si fermano per riposare. Osservando il sole, pensa che sia passata da poco l’ora sesta. Devono accelerare se vogliono affrontare la discesa con la luce.

Passato il valico, si dirigono verso il paese di Lens-le-Bôrg passando attraverso un fitto bosco. Il sentiero è ripido e ghiacciato e più di una volta rischiano di scivolare malamente. É buio, quando vedono le prime abitazioni di legno. Ormai sono arrivati. Bussano alla porta di una casa, dal cui camino si leva un filo di fumo.

“Siamo due viandanti diretti a Lugdunum” dice Pietro con la speranza di essere accolti. “Chiediamo ospitalità per la notte per noi e i nostri cavalli”.

Con cautela un montanaro con la barba bianca mostra il suo viso e li accoglie sospettoso. Il fatto che uno di loro porti una grande spada, non lo rende tranquillo.

“Se è per questa” fa Pietro, mostrando l’arma, “non abbiate timori. La lascio fuori dall’uscio. Ripagherò la vostra ospitalità con dei fiorini d’oro”.

Come per magia compaiono delle monete luccicanti nelle mani del frate, che le porge all’uomo.

Henry de Caron, non senza fatica, raggiunge il portone dell’Ospizio, che li accoglie per la notte.

Parte decima

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  1. Caro Gianpaolo mi puoi controllare se sei ancora mio iscritto e se ha ireicevuto il post di stamattina? WP ha cambiato il nome del mio blog e mi sembra di aver perso tutti gli iscritti ed i commenti da stamattina in poi!! Grazie, Fabiana.

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  2. Beautiful installment..
    The initiatory journey here is very well described as a sort of pilgrimage in order to embrace the absolute, a search for God…
    It is challenging but it is worth it at the end… The rewards are invaluable.
    As to the writing itself I really liked the descriptions as regard to the cold weather and the surroundings. Such as, for instance: “Il tempo scorre, mentre il vento spazza le nubi e mostra l’azzurro del cielo. Il sole fa la sua comparsa ma la temperatura diventa sempre più rigida”… Really very nice! Happy weekend and best wishes to you Newwhitebear! Aquileana⭐

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  3. Il cammino nella neve dei frati e dei cavalli lo hai descritto nei vari passaggi con grande competenza, sembrava di essere proprio lì a respirare l’aria frizzantina delle Alpi.
    Dopo la notte di riposo aspetto di conoscere quale sorte attende adesso i due …
    E aspetto di capire anche che fine hanno fatto Vanessa e Luca. 😉
    Un caro saluto Gian Paolo
    Affy

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  4. Pingback: Una storia così anonima – parte ottava | Newwhitebear's Blog

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