Una storia così anonima – parte sesta

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I templari a Bologna - Giampiero Bagni Edizione Penne e Papiri

I templari a Bologna – Giampiero Bagni Edizione Penne e Papiri

Bologna, 1 novembre 1307, ora terza delle Vigilie, anno secondo di Papa Clemente V

La notte è senza luce. Le nuvole coprono le stelle. Una leggera nebbiolina inumidisce la corte quadrata della magione di Santa Maria del Tempio. Un’ombra vestita di bianco scivola furtiva verso la chiesa di Santa Maria Maddalena, che si affaccia su un lato della commenda. Sulle vetrate colorate si disegnano diavoli e diavolesse. Entra da una porta laterale, dopo essersi accertato che nessuno lo stia osservando. L’interno è debolmente rischiarato dalle candele, mentre nell’aria si respira l’odore acre e fumoso della cera. Si inginocchia davanti all’altare, prima di sparire nella sacrestia. Apre un’enorme anta di un armadio che contiene paramenti sacri. Ne scosta alcuni, fa scivolare silenziosamente la parete di fondo. Spinge un pannello e si apre un buco nero. Il frate recupera due bisacce che tintinnano debolmente. Le mette sulla spalla e si avvia verso una botola, occultata da una finta lapide. Accende un grosso cero, mentre un secondo, sparisce sotto la tunica bianca. La sposta e apre un varco che appare nero.

Pietro scende i gradini umidi, mentre zaffate di stantio aggrediscono le narici del naso. Procede sicuro ma lento nel cunicolo che porta alla chiesa di Santo Homobono. Il percorso non è molto lungo ma deve procedere circospetto. Il peso delle bisacce e il fondo scivoloso lo invitano alla prudenza. Dovrà rifare questo viaggio almeno altre tre volte e dovranno essere terminati, quando la comunità dei frati inizia la nuova giornata al primo albore.

Ricorda il dialogo di poche ore prima col frate Giovanni, il precettore della magione.

“Pensi di fare tutto da solo oppure dico a frate Alberto degli Arienti di darti una mano?” gli ha chiesto Giovanni.

“Meno persone sono a conoscenza di questo segreto, più sicuro è il nascondiglio” ha ribattuto frate Pietro da Monte Acuto.

“Ma credi di riuscire a portare a termine il salvataggio del nostro tesoro?” ha insistito il precettore.

“Ce la devo fare” ha replicato il frate, chiudendo l’argomento.

Arrivato sotto una botola, ascolta se provengono dei rumori da sopra. Toglie un’asta di ferro arrugginita che cigola nel silenzio della notte. Spinge verso l’alto l’apertura non senza qualche difficoltà. Con cautela la solleva e si ritrova nella piccola chiesa deserta. Solo qualche cero arde ancora ma sono più le ombre che le luci. Si inginocchia davanti al piccolo altare e recita un Pater Noster. Avverte tensione, mentre si avvicina a una lapide che copre una nicchia. Non si sente tranquillo. La tasta, finché non avverte sotto i polpastrelli una leva, che sposta da destra verso sinistra. Il marmo si muove con un leggero rumore di sfregamento, lasciando intravvedere un grande spazio buio. Lo illumina col cero e introduce le bisacce. Richiuso il marmo, riprende la strada sotterranea, per prelevare altre bisacce e rifare il tragitto.

Il primo viaggio è andato bene ma la tensione non accenna a diminuire. É in allerta con tutti i sensi. Il momento topico sarà, quando riemergerà nella sacrestia. La porta della chiesa è sempre aperta e potrebbe trovare delle brutte sorprese. Si ferma prima di affrontare i gradini finali. Non percepisce nessun rumore ma questo non indica che non troverà qualcuno ad attenderlo. Mette fuori la testa ed esplora il locale, che appare tranquillo. Un profondo respiro gli scarica la tensione. Prende dal nascondiglio segreto altre bisacce e ricomincia il viaggio.

Manca poco alla prima ora, quando riemerge per l’ultima volta nella sacrestia della Chiesa di Santa Maria Maddalena. Ha completato il trasferimento del loro tesoro in un posto più sicuro. Pietro è stanco con la tonaca bianca chiazzata da piccoli sbuffi di fango, che stanno seccando. Sa che al suo ritorno dalla contea dei Franchi, dovrà provvedere a spostare dalla chiesa di Santo Homobono in altro luogo quello che ha trasportato con fatica durante la notte.

Adesso però si deve mettere in cammino il più velocemente il possibile. Il Papa l’ha convocato a Poitiers per ascoltare dalla sua viva voce quanto ci fosse di vero nelle accuse che l’inquisitore di Francia muove al consiglio dei cavalieri del Tempio. Non ha molto tempo per riposare. Il messo papale, il chierico Phillipe, gli ha consegnato la convocazione proprio ieri sera. Per questo motivo ha dovuto spostare in gran fretta il tesoro della commenda altrove e fuori dalla magione. Se fosse rimasto nascosto all’interno, avrebbe potuto finire male, se lui avesse tardato il rientro o non fosse ritornato per nulla. Il viaggio è lungo e ricco di insidie, specialmente in Francia. Le notizie provenienti da quel paese non inducono all’ottimismo.

Bologna 21 febbraio 2015, ore cinque

Vanessa interroga con gli occhi Luca, che strofina la mano sulla guancia ispida. La fatica della notte insonne sta chiedendo pedaggio.

“Il nostro anonimo è parco di notizie utile” fa la ragazza, che stringe le palpebre per la stanchezza.

“Uhm!” grugnisce il ragazzo, che si domanda dove è questo Santo Homobono. Nel manoscritto è descritto genericamente che è una delle quattro chiese, che i templari possedevano a Bologna. Nessuna indicazione della località ma solamente che è vicina alla magione.

“Ma tu sai dove si trova questa chiesa?” chiede il ragazzo.

“No! Mai sentita nominare” esclama Vanessa, scuotendo la chioma riccioluta.

“E noi da dove cominciamo a cercare?” si dice ad alta voce Luca.

La ragazza scoppia a ridire, perché, se ci fosse ancora, sarebbe già stata setacciata e rivoltata come un calzino. I templari sono stati un mito come le loro favolose ricchezze, che hanno fatto gola a regnanti e avventurieri. Lei dubita che la chiesa sia ancora in piedi.

“Ma visto che hai assunto il ruolo di leader, devi condurmi dove si trova questa benedetta chiesa!” la irride il ragazzo.

“E no! Devi collaborare e cercare notizie utili” dice la ragazza con la voce impastata dal sonno.

Sembra un accenno di baruffa fra i due ragazzi ma in realtà si divertono a fare ironia tra di loro. Provano a cercare la chiesa sul web ma risulta sconosciuta. Senza ulteriori indicazioni i due ragazzi non saranno in grado di localizzare il primo nascondiglio usato dal frate Pietro. La chiesa di Santa Maria Maddalena è scomparsa, perché distrutta durante la seconda guerra mondiale. Quest’altra è svanita nell’oblio del tempo. La loro ricerca parte subito con una salita ripida e ardua.

“Siamo in un cul de sac” esclama Luca. “Il web non ci viene in aiuto. Della vecchia commenda non è rimasto quasi nulla, almeno questo si ricava dai motori di ricerca. C’è un libro ‘I Templari a Bologna‘ che dobbiamo procurarci. Forse ci possiamo ricavare delle notizie utili”.

“Dubito che troverai una libreria aperta a quest’ora” chiosa Vanessa con la testa a ciondoloni.

“Tu cosa proponi?” chiede il ragazzo tra uno sbadiglio e uno sprazzo di lucidità.

“Domani mattina andiamo in Strada Maggiore al numero 80, dove sorgeva la vecchia commenda. Quella c’è di certo” fa la ragazza, stropicciandosi gli occhi.

“Dirai fra qualche ora. Sono le cinque passate. Fra non molto facciamo colazione e poi andiamo a vedere il numero 80” fa Luca con un sorriso ironico sulle labbra.

Uno squillo avverte Vanessa che è arrivato qualcosa sulla messaggistica. Si irrigidisce, controlla e sbotta.

“Stronzo! Chiedi scusa? Troppo tardi caro! Dovevi pensarci prima e contare fino al dieci prima di parlare” sbotta la ragazza che pare essersi svegliata di colpo. Gli occhi stanchi acquistano lucidità e intensità. Il verde dell’iride sembra mandare bagliori e lampi di ira fredda.

Luca la vede armeggiare con il Galaxy e resta in silenzio. L’atmosfera si è caricata di elettricità. ‘Che mongolo! Mandi alle cinque e mezza un messaggio! A cosa pensavi? Che lei fosse abbracciata a un altro? Non la conosci bene! Hai ottenuto il risultato opposto. Farla incazzare ancora di più‘ si dice Luca, mentre aspetta che la ragazza metta via lo smartphone.

“Che facciamo? Finiamo la lettura oppure facciamo un pisolino?” chiede Luca, che sbadiglia vistosamente.

“Proseguiamo” dice Vanessa senza tentennamenti. Il messaggio l’ha destata dal torpore della stanchezza e del sonno.

Parte settima

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  1. Inizio avventuroso e carico di suspense, che un po’si scioglie nel ritorno al presente. Ma la curiosità per quello che deve ancora venire rimane altissima. L’alternanza tra i due piani narrativi crea un efficacissimo gioco di rimandi e precisazioni e tiene sempre il lettore sulla corda.

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      • Buon giorno, Gian Paolo !
        Grazie per confermare le mie parole!🙂
        Mi manca Roma, il mondo -capitalelor capitale VATICANO Kattath di Venezia e Firenze si vola in aereo per andare a vedere mia figlia, genero, il nipote ed i parenti del marito di mia figlia!🙂
        Se si dispone di salute, forse sarò visitare anche quest’anno ITALIA!🙂
        Fino ad allora, vi auguro con tutto il cuore ,
        buona salute e successo nel continuare a deliziarci con i migliori prodotti di qualità
        ” Una storia cosi anonima ” !!!🙂🙂🙂
        Una bella Domenica!🙂
        Con stima e amicizia,
        Aliosa

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  2. Felicitaciones!!!!!!**querido amigo!!!!

    por el suspenso!!!!! y muy interesante su reconstrucción histórica

    es un gran escritor y un gran lecctor para podes trasmitir de esta manera!!!!

    besos y cariños***********Gian Paolo****************

    buen fin de semana!!!!!!****************

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  3. Pingback: Una storia così anonima – parte quinta | Newwhitebear's Blog

  4. Ti destreggi bene, a quanto posso capire, sia nella geografia della città di San Petronio sia nei meandri dell’animo umano.
    Devo dire che i due binari della tua scrittura corrono bene insieme e si interfacciano adeguatamente.
    Forse non è la tua prima esperienza di scrittura, Gian Paolo: mi risulti avvezzo.. in questo plot nel quale dimostri originalità e “verve”.

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